Archivio per ottobre 17, 2011
17 ottobre 2011 alle 22:11 · Archiviato in Connettivismo, Cybergoth, Empatia, Energia, Matematica, Oscurità, Surrealtà ed etichettato con: Application Programming Interface, Luce oscura, Olosensorialità
Ho il risuono delle cadenze musicali proprio dentro al muscolo cerebrale, che confina col mio centro di comando: tutto l’algoritmo biologico che sono risuona anch’egli di reminiscenze aromatiche di buio, costruisco la mia percezione personale dell’occulto matematico.

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17 ottobre 2011 alle 19:49 · Archiviato in Connettivismo, Deliri, Empatia, Energia, Matematica, Oscurità, Surrealtà ed etichettato con: Corrente, Luce oscura, My continuum, Nefandum psichico, Olosensorialità
Aurea oleosa, che si appiccica addosso, dentro, fin dentro le narici. Il costrutto si compone di brandelli frattali che arrivano diretti da un ordine dimensionale adiacente, forse il passato.
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17 ottobre 2011 alle 10:54 · Archiviato in Sociale ed etichettato con: Alessandra Daniele, Proteste
[Letto su CarmillaOnLine]
La cliente urla.
- C’è uno scarafaggio nella minestra!
Il maitre si avvicina sollecito. Estrae una pinzetta e un fazzoletto dal taschino, pesca lo scarafaggio dalla scodella, lo ripone nel fazzoletto, e lo consegna a un cameriere. Poi sorride alla cliente.
- Tutto a posto, può iniziare la cena.
La cliente indica la minestra.
- Non me la cambia?
- L’ho già cambiata.
- Non è vero!
- Sì invece. Ho rimosso lo scarafaggio. Questo è un importante segnale di rinnovamento. La minestra adesso è libera dall’elemento perturbante, quindi è oggettivamente cambiata.
La cliente lo fissa, basita.
- Ma è la stessa.
Il maitre scuote la testa.
- La sua è un’affermazione qualunquista.
- Mi cambi immediatamente questa schifezza! – Urla la cliente. Il maitre inarca le sopracciglia. Poi, compunto, stappa la minerale sul tavolo, e la versa nella scodella fino a farla traboccare, inzuppando la tovaglia.
- Cosa sta facendo?
- Allargo la minestra alle forze esterne, aggiungendo un ulteriore elemento di discontinuità.
La cliente si alza di scatto.
- Lei è un demente, e questo ristorante è una fogna! Io me ne vado.
- Ci dispiace che abbia deciso di scegliere la via della protesta sterile e antistorica – il maitre estrae un blocchetto di carta dalla tasca – è comunque tenuta anche lei a partecipare allo sforzo comune per uscire dalla crisi – stacca un foglietto, e lo consegna alla cliente.
- Cos’è?
- Il conto.
- Lei è pazzo! Io non pago il brodo di scarafaggio che m’è colato sulle scarpe!
Il maitre estrae una pistola.
I clienti agli altri tavoli, chini sulle loro scodelle, continuano a mangiare facendo finta di niente.
- Ma questa è una rapina! Siete dei criminali! – Dice la cliente, pallida.
- Le ricordo che siamo tutti innocenti fino al terzo grado di giudizio – il maitre punta la pistola alla testa della cliente – sono tremila euro.
La cliente porge al maitre tutto il portafoglio.
- Ne ho solo quattrocento – dice, con un filo di voce.
- Possiamo integrarli con una norma anti-intercettazioni – il maitre intasca anche il cellulare rimasto sul tavolo – e la privatizzazione dei cosiddetti gioielli di famiglia – indica l’orologio, e gli orecchini della cliente, che si affretta a consegnarli.
- Posso andarmene adesso?
- Mi dispiace, ma ci deve ancora più di mille euro – il maitre fa cenno a un cameriere, che si avvicina armato di mannaia – sarà necessario anche qualche taglio.
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