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NeXT Hyper ObscureArchivio per Postumanismo
XNA: alternative genetiche per l’origine della vita « HyperNext
Il codice genetico alternativo è l’argomento trattato nel post odierno di HyperNext. In sostanza, si sta cercando di creare in laboratorio codice genetico di sintesi, teoricamente con maggiori possibilità di manipolazione; per maggiori dettagli (anche tecnici) vi invito a leggere il post completo.
“ALTA – Ruins Aren’t Here. Secondo capitolo”
[Letto su Peja's blog]
Si è svolta sabato 5 maggio 2012, alle ore 19,00, presso l’Ex Arena Forlivense di Forlì, l’inaugurazione di RUINS AREN’T HERE, all’interno del festival Fuori le Stelle – Notte verde di Forlì, organizzato dai nostri nuovi di Spazi Indecisi. Secondo capitolo, seconda mostra del ciclo di 10 eventi tesi ad indagare il rapporto tra rovine e contemporaneità. Un rapporto paradossale, che vede proprio nell’ora della distruzione totale la scomparsa delle rovine come realtà e come memoria. L’iniziativa si propone di dare una rilettura di natura estetica ad alcuni ruderi creati dall’uomo ma assenti in forma fisica: esse sono rovine appartenenti più alla sfera comunicativa che a quella dell’architettura, dell’arte o dell’archeologia…
Questo è quanto ci riporta Emmanuele “Peja” Pilia sul suo blog, per l’evento che c’è stato la settimana scorsa a Forlì e che ha riguardato Alta, il laboratorio architetturale transumanista. Complimenti agli amici di Alta per questo nuovo successo.
Non più
Confermando i teoremi, le decisioni prese si trasformano in filamenti matematici e poi in descrizioni ineffabili provenienti da altri sistemi dimensionali. Ma tu ormai non sei più un postumano…
Ruins Aren’t Here: Secondo capitolo
Segnalo quest’iniziativa concretizzatasi in una mostra: gli amici di ALTA ed Emmanuele “Peja” Pilia in primis propongono Ruins Aren’t Here: Secondo capitolo, ovvero:
Sabato 5 maggio 2012, alle ore 19,00, presso l’ExArena Forlivense di Forlì, ci sarà l’inaugurazione di RUINS AREN’T HERE. Secondo capitolo, seconda mostra del ciclo di eventi tesi ad indagare il rapporto tra rovine e contemporaneità. Un rapporto paradossale, che vede proprio nell’ora della distruzione totale la scomparsa delle rovine come realtà e come memoria.
L’iniziativa si propone di dare una rilettura di natura estetica ad alcuni ruderi creati dall’uomo ma assenti in forma fisica: esse sono rovine appartenenti più alla sfera comunicativa che a quella dell’architettura, dell’arte o dell’archeologia.
Protagonisti di questo secondo incontro sono Fabio Fornasari e Massimiliano Ercolani, entrambi architetti e artisti da anni impegnati in una ricerca sul ruolo delle immagini nella contemporaneità. Sarà proprio la sostituzione della rovinaa immagine ad essere al centro della riflessione dell’intervento di Fabio Fornasari: a distanza di dieci anni non rimane infatti alcun resto fisico che permetta di ricordare il tragico evento dell’11 settembre 2001. Le montagne di funeste macerie delle due torri del World Trade Center di New York create della potenza dello schianto dei due aerei sono state sostituite da una moltitudine di rovine virtuali, da rappresentazioni fruibili unicamente tramite uno schermo.
Solo sei mesi prima, il 23 marzo dello stesso anno, uno degli artefatti più incredibili mai creati dall’uomo, va a impattare le circa 135 tonnellate che la compongono contro l’atmosfera terrestre. La Stazione Orbitante MIR viene così in parte disintegrata dall’attrito causato dal rientro in atmosfera. Ciò che rimane, andrà a perdersi in fondo all’oceano che bagna le isole Fiji. Il baluardo della presenza umana nello spazio, verrà così sommersa dalle maree dell’oceano pacifico, e così, l’immaginario che ha stimolato l’intervento di Massimiliano Ercolani.Due simboli, due motivi di orgoglio per ciò che un tempo rappresentavano i due poli della geopolitica globale, spazzati via in una manciata di istanti. Le vicende che accompagnano la morte di questi due emblemi sono estremamente diverse, eppure entrambi hanno un elemento in comune: la sostituzione delle rovine compiute da parte delleimmagini.
Nel solco delle esperienze connettiviste e transumaniste, Peja e il suo gruppo di lavoro confermano gli esperimenti che hanno visto protagonisti attivi anche noi connettivisti in precedenti convention e su NeXT: invito chi può ad andare, è un lavoro cerebrale e semiotico imperdibile, unico.
Dettagli e info
- RUINS ISN’T HERE. Secondo capitolo.
- A cura di Barbara Martusciello ed Emmanuele J. Pilia
- Inaugurazione: sabato 5 maggio 2012, ore 19.00 – 22.00
- Ex Arena Forlivense – Spazi Indecisi
- Via Giorgio Regnoli 91, Ex Arena Forlivense, Forlì.
- Tel. 320 8036613; email: info@altaproject.com
- Dal 5 al 6 maggio
Da Tolosa alle stelle con Jean Claude Dunyach ∂ Fantascienza.com
Français : L'écrivain français Jean-Claude Dunyach (Imaginales 2010, Epinal, France) (Photo credit: Wikipedia)
Una bella intervista a Jean Claude Dunyach è apparsa oggi su Fantascienza.com; Jean Claude è il coautore del grandioso Stelle morenti, un romanzo scritto a quattro mani un po’ di anni fa che ho apprezzato molto quando lo lessi nell’edizione Fanucci: una space opera con postumanità in lotta militare tra loro, sullo sfondo di movimenti galattici dello spazio profondo. Ecco un breve estratto della chiacchierata:
Come si colloca la tua fantascienza rispetto ai temi delle generazioni che ti hanno preceduto? Trovi affinità di intenti in altri autori francesi contemporanei?
Beh, vedi, nei miei trent’anni come scrittore ho visto prodursi un’evoluzione dei temi trattati da una generazione di autori alla seguente, in media ogni dieci anni. Ho cominciato a essere pubblicato subito dopo quello che è stato chiamato il periodo della fantascienza politica (gli eroi dovevano avere la barba, vivere in campagna, in baracche ecologiche, e combattere contro l’energia atomica e gli stati totalitari), poi c’è stato il periodo “letteraturante”: era imperativo servirsi di una forma molto elaborata, fare esperimenti di stile, mentre la storia passava in secondo piano.
In seguito, in reazione ai letteraturanti, sono arrivati i “narrativi” (lo stile non conta, importa solo la storia!), poi gli scrittori transgenere (che mescolavano nello stesso testo un po’ di fantascienza, un’oncia di fantastico e una goccia di letteratura mainstream, mantenendosi alla frontiera fra i vari generi).
All’epoca inoltre il Cyberpunk (lo adoro: sono informatico di formazione) cedeva il passo alla nuova Space Opera (adoro anche quella, benché ne abbia scritta raramente). Aspetto con impazienza la prossima moda.
Quanto a me, sono solo uno che racconta le storie che gli vengono in mente, niente di più. Lo faccio da trent’anni. Non ho messaggi da trasmettere o rivendicazioni da far valere, sono un semplice cantastorie. Ho però un punto in comune con gli autori della generazione anni ’80: l’Arte. Le mie storie pullulano di artisti, di opere d’arte strane, di riflessioni sulla creazione… C’è poi il lato “organico”, che si richiama un po’ al surrealismo (influenza di una certa fantascienza francese). Mi piace che le cose che mi circondano siano vive, particolarmente le città. Per il resto, sono convinto che ogni autore di fantascienza sia un continente a sé: crea il proprio territorio, senza rifarsi necessariamente a quanto lo circonda.
At least
Definitivo il suono, definitiva la presa di posizione assunta quando il continuum stava disgregandosi; finale il brusio come una vibrazione, di sottofondo, che fa compagnia agli ultimi istanti biologici, mentre la compressioni dei dati in download si blocca drammaticamente: mi sto perdendo.
Intervista a Roberto Guerra – Quaz-art: arte contemporanea
Estesa intervista a Roberto Guerra, sulle pagine di Quaz-Art. Roberto è un avanguardista puro, erede del Futurismo o forse, per usare le sue parole, meglio dire che è l’elemento di unione con Filippo Tommaso Marinetti.
Vi propongo un breve passo dell’intervista, con l’invito a leggerla tutta; in particolare, la mia proposta riguarda ciò che pensa Roberto del Connettivismo:
Connettivismo… Il tuo giudizio su questa realtà letteraria?
La prima autentica fantascienza italiana, Battisti, Verso, Milani, Kremo…, Tonelli, anche Ganzaroli, Brugnoli stesso e molti altri. Sul piano letterario la migliore e autentica letteratura appunto postfuturista e nativo digitale del nostro tempo ed in forte progress produttivo e mediatico.
In Italia possono nascere ancora avanguardie artistiche?
È il senso ultimo del nuovo futurismo: ci sono ancora, ma parziali, poco ”totali” . Noi intendiamo ridare libertà e autonomia all’arte contemporanea, terminando storici e critici d’arte che son parodie di Lorenzo Il Magnifico e mistificano l’arte di oggi, spesso.
Stato dell’arte
Ogni incastro si configura come una cesura sigillante sul fascio di continuum che mi compongono. Le descrizioni di questo stato sono impossibili, non espletabili con il linguaggio e la postumanità corrente: è necessario il balzo prigoginico della nostra struttura per poter accedere al nuovo stato cognitivo.

