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Lanciato SpaceX Dragon: la prima astronave privata in orbita ∂ Fantascienza.com

English: SpaceX’s Falcon 9 rocket and Dragon s...

English: SpaceX’s Falcon 9 rocket and Dragon spacecraft lift off from Launch Complex-40 at Cape Canaveral Air Force Station, Fla., at 10:43 a.m. EST, Wednesday, Dec. 8, 2010. (Photo credit: Wikipedia)

Una nuova era spaziale sembra essersi aperta (potenzialmente) in queste ore. Il risalto che ne dà Fantascienza.com è esemplare:

Sarà l’ennesima navicella spaziale che attracca alla stazione, ma la prima a essere costruita non da un’agenzia governativa ma da un’impresa privata.

Perché è importante questo passo?

È molto semplice. Le agenzie governative possono andare nello spazio per i motivi più diversi: politici, scientifici, strategici, militari. Sono quindi soggetti alle opportunità del momento e ai fondi disponibili. Un’impresa privata ci va per un solo motivo: guadagnare soldi. E nel momento in cui dovesse apparire chiaro che si possono guadagnare soldi con le missioni spaziali, allora nulla potrebbe più ostacolare la corsa allo spazio.

Brutalmente, con l’ingresso del biz la corsa allo spazio riprenderebbe, senza regole se non quella del guadagno, lontano dall’ingessatura istituzionale dei Governi. Sempre che, appunto, tutto vada per il verso giusto e si dimostri la fattibilità operativa dell’approdo commerciale locato nello spazio profondo. Preparate i caschi…

XNA: alternative genetiche per l’origine della vita « HyperNext

Il codice genetico alternativo è l’argomento trattato nel post odierno di HyperNext. In sostanza, si sta cercando di creare in laboratorio codice genetico di sintesi, teoricamente con maggiori possibilità di manipolazione; per maggiori dettagli (anche tecnici) vi invito a leggere il post completo.

AntiVJ: video mapping multisensoriale « HyperNext

La vitalità del blog multiautoriale HyperNext, nella cui redazione ci sono un po’ di connettivisti, è testimoniata dal flusso di post, quasi giornaliero. Oggi è uscito un intervento di Oedipa_DrakeAntiVJ: video mapping multisensoriale.

All’inizio del 2008, un gruppo di eterogenei artisti europei ha dato vita ad AntiVJ, con l’obiettivo di sviluppare, produrre e promuovere nuove contaminazioni tra arti visive e musica. Il progetto si focalizza su un utilizzo peculiare delle proiezioni e della luce e su come questi due elementi influenzino le nostre percezioni. Combinando strumenti, una solida preparazione tecnica e forme artistiche differenti, i risultati che questi artisti ottengono, di solito durante performance live o attraverso installazioni, sono una vera esperienza artistica neurotonica.

Un viaggio attraverso le installazioni di avanguardia, è questo il post, interessante perché pone l’accento sui concetti che guidano alcune avanguardie nell’epoca della connessione elettronica che vira verso l’olistico. Leggetelo tutto.

“ALTA – Ruins Aren’t Here. Secondo capitolo”

[Letto su Peja's blog]

Si è svolta sabato 5 maggio 2012, alle ore 19,00, presso l’Ex Arena Forlivense di Forlì, l’inaugurazione di RUINS AREN’T HERE, all’interno del festival Fuori le Stelle – Notte verde di Forlì, organizzato dai nostri nuovi di Spazi Indecisi. Secondo capitolo, seconda mostra del ciclo di 10 eventi tesi ad indagare il rapporto tra rovine e contemporaneità. Un rapporto paradossale, che vede proprio nell’ora della distruzione totale la scomparsa delle rovine come realtà e come memoria. L’iniziativa si propone di dare una rilettura di natura estetica ad alcuni ruderi creati dall’uomo ma assenti in forma fisica: esse sono rovine appartenenti più alla sfera comunicativa che a quella dell’architettura, dell’arte o dell’archeologia…

Questo è quanto ci riporta Emmanuele “Peja” Pilia sul suo blog, per l’evento che c’è stato la settimana scorsa a Forlì e che ha riguardato Alta, il laboratorio architetturale transumanista. Complimenti agli amici di Alta per questo nuovo successo.

Ultime dal fronte quantistico dell’informazione « HyperNext

Un altro post da segnalare su HyperNext: Ultime dal fronte quantistico dell’informazione . L’articolo, a firma di X, fa un’analisi approfondita ma resa anche divulgative, dello stato dell’arte della computazione quantistica. Imperdibile…

Ruins Aren’t Here: Secondo capitolo

Segnalo quest’iniziativa concretizzatasi in una mostra: gli amici di ALTA ed Emmanuele “Peja” Pilia in primis propongono Ruins Aren’t Here: Secondo capitolo, ovvero:

Sabato 5 maggio 2012, alle ore 19,00, presso l’ExArena Forlivense di Forlì, ci sarà l’inaugurazione di RUINS AREN’T HERE. Secondo capitolo, seconda mostra del ciclo di eventi tesi ad indagare il rapporto tra rovine e contemporaneità. Un rapporto paradossale, che vede proprio nell’ora della distruzione totale la scomparsa delle rovine come realtà e come memoria.

L’iniziativa si propone di dare una rilettura di natura estetica ad alcuni ruderi creati dall’uomo ma assenti in forma fisica: esse sono rovine appartenenti più alla sfera comunicativa che a quella dell’architettura, dell’arte o dell’archeologia.

Protagonisti di questo secondo incontro sono Fabio Fornasari e Massimiliano Ercolani, entrambi architetti e artisti da anni impegnati in una ricerca sul ruolo delle immagini nella contemporaneità. Sarà proprio la sostituzione della rovinaimmagine ad essere al centro della riflessione dell’intervento di Fabio Fornasari: a distanza di dieci anni non rimane infatti alcun resto fisico che permetta di ricordare il tragico evento dell’11 settembre 2001. Le montagne di funeste macerie delle due torri del World Trade Center di New York create della potenza dello schianto dei due aerei sono state sostituite da una moltitudine di rovine virtuali, da rappresentazioni fruibili unicamente tramite uno schermo.         
Solo sei mesi prima, il 23 marzo dello stesso anno, uno degli artefatti più incredibili mai creati dall’uomo, va a impattare le circa 135 tonnellate che la compongono contro l’atmosfera terrestre. La Stazione Orbitante MIR viene così in parte disintegrata dall’attrito causato dal rientro in atmosfera. Ciò che rimane, andrà a perdersi in fondo all’oceano che bagna le isole Fiji. Il baluardo della presenza umana nello spazio, verrà così sommersa dalle maree dell’oceano pacifico, e così, l’immaginario che ha stimolato l’intervento di Massimiliano Ercolani.

Due simboli, due motivi di orgoglio per ciò che un tempo rappresentavano i due poli della geopolitica globale, spazzati via in una manciata di istanti. Le vicende che accompagnano la morte di questi due emblemi sono estremamente diverse, eppure entrambi hanno un elemento in comune: la sostituzione delle rovine compiute da parte delleimmagini.

Nel solco delle esperienze connettiviste e transumaniste, Peja e il suo gruppo di lavoro confermano gli esperimenti che hanno visto protagonisti attivi anche noi connettivisti in precedenti convention e su NeXT: invito chi può ad andare, è un lavoro cerebrale e semiotico imperdibile, unico.

Dettagli e info

  • RUINS ISN’T HERE. Secondo capitolo.
  • A cura di Barbara Martusciello ed Emmanuele J. Pilia
  • Inaugurazione: sabato 5 maggio 2012, ore 19.00 – 22.00
  • Ex Arena Forlivense – Spazi Indecisi
  • Via Giorgio Regnoli 91, Ex Arena Forlivense, Forlì.
  • Tel. 320 8036613; email: info@altaproject.com
  • Dal 5 al 6 maggio

Carmilla on line ® | Infoguerra

[Letto su CarmillaOnLine]

Mentre gli attacchi al file sharing e alla libertà di scambio in rete dei prodotti della conoscenza si fanno sempre più ravvicinati, in un’inutile quanto vana corsa contro la fine del tempo dei diritti d’autore, su Pirate Bay, una delle piattaforme di condivisione più famose nel mondo, compare una nuova categoria di file scaricabili: Physibles.
Di fatto si tratta di file contenenti dati per la fabbricazione di oggetti reali attraverso l’utilizzo di stampanti tridimensionali.

Il risultato dovrebbe consistere nella produzione di oggetti concreti (per adesso modellini, forme e strumenti) la cui varietà è per ora estremamente limitata dalla tecnologia e dai costi.
Un comunicato apparso su Pirate Bay spiega e anticipa, però, che:”Una delle cose che sappiamo è che la società condividerà sempre le conoscenze. L’era digitale ha reso tutto più facile e ora è tempo di fare il passo successivo. Oltre ai consumi culturali, libri, musica, film, che nascono nel digitale, anche gli oggetti di uso comune hanno origine da progettazioni software. Così abbiamo deciso di lanciare una categoria di file che chiameremo Physibles, capaci di produrre oggetti reali con l’opportuno hardware. Entro 20 anni, potrete fare il download delle scarpe da ginnastica […]I benefici saranno enormi: non più distribuzione fisica, non più resi, niente più lavoro minorile […]Potremo fare una copia di tutto ”.

Continuate a leggere l’articolo qui, è seminale.

Kipple.it: La casa editrice TOR dice basta ai DRM

[Letto su KippleBlog]

La notizia è assai importante, e ce ne dà conto Fantascienza.com: il maggiore editore di SF americano, TOR, per i suoi eBook ha scelto di non applicare più i lucchetti digitali, i famigerati DRM che, anche secondo il nostro modestissimo parere Kipple, sono dannosi perché impediscono la libera circolazione della cultura solo presso gli utenti poco smaliziati tecnologicamente e non risolvono di un millimetro i problemi della pirateria.
Rimandando, per i dettagli della notizia, all’articolo suddetto di Fantascienza.com, ci preme evidenziarvi un passaggio che copiaincolliamo qui sotto:

Se alla decisione della Tor seguiranno quelle analoghe di altri editori in USA (e l’Europa ovviamente seguirà a ruota: uno dei motivi per cui gli editori italiani usano il DRM è anche che viene imposto dagli editori americani proprietari dei diritti di molti libri che vengono tradotti) cambieranno gli scenari.
Possiamop prevedere per esempio che ebook reader e tablet costeranno di più, mentre gli ebook costeranno di meno.
Uno degli scopi dei DRM, soprattutto in USA, è la fidelizzazione del cliente: in USA ogni grosso rivenditore — Amazon, B&N, Apple, Kobo — ha un proprio reader e usa un DRM diverso. Chi ha un Kindle quindi sarà portato ad acquistare ebook sempre su Amazon; Amazon quindi ha un vantaggio economico a vendere Kindle sottocosto, a prezzi molto bassi (il più economico è sotto i cento dollari), perché poi riguadagna vendendo ebook per quel reader per un lungo periodo di tempo. Se un lettore può acquistare ebook sprotetti su B&N, convertirli con Calibre e caricarli su Kindle, il vantaggio di Amazon decade.
D’altra parte, diventa interessante per le librerie online competere sul prezzo degli ebook con sconti e offerte.

Ecco, gli scenari che si prospettano ora sono questi. Scenari affascinanti e capaci di disegnare un futuro che, fino a qualche anno fa, era pura Fantascienza. Che nemmeno Tor era in grado di vendere.

Piccole note sul software libero – parte terza « HyperNext

Ultima puntata su HyperNext del mio piccolo viaggio nel mondo del software opensource; qui e qui le due puntate precedenti.

Cooperare, senza che ciò diventi necessariamente un sistema tritatutto, socialmente omicida; anzi, lasciare che la cooperazione diventi un fattore di crescita collettivo, capace sì di generare profitto ma anche benessere, dove nessuno venga mangiato dagli squali dell’alta finanza: questo è forse l’ultimo sogno dei figli delle generazioni che dei ’60. Fondamentalmente, essi non sono lontani, ora, dal conquistare il mondo senza spargere sangue, senza essere diventati belve assetate di denaro, senza che venga schiacciata la nostra dignità, riservatezza, libertà. Anzi, la nostra Libertà: software libero, sempre, ovunque, sempre di più, è la loro arma cristallina, vincente, potente come l’energia riciclabile. Senza l’opensource, il mondo sarebbe assai simile a quello che paventava George Orwell.

Piccole note sul software libero – parte seconda « HyperNext

Uscita oggi la seconda puntata, su HyperNext, delle mie piccole note sul software libero. Qui la prima parte.

Stefano Zacchiroli speaking at the debconf10 c...

Stefano Zacchiroli speaking at the debconf10 conference (Photo credit: Wikipedia)

A questo punto interseca facilmente il nostro discorso un secondo articolo, sempre di Repubblica.it: l’intervista a Stefano Zacchiroli, leader di Debian, la distribuzione regina dei sistemi operativi Linux, quindi il top dell’opensource. Che esprime una visione politica del mondo che sfiora l’anarchismo illuminato.

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