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Curtoni, tutto l’affetto del Premio Italia ∂ Fantascienza.com

Facce da ItalCon II

Facce da ItalCon II (Photo credit: Iguana Jo): Giovanni De Matteo

Ieri sera, nella cornice ItalCon (e nel nostro piccolo anche NeXT-Con), si è svolta la premiazione del Premio Italia 2012. Preferisco parlare, in questa sede, soltanto di ciò che riguarda il Connettivismo, pur essendoci stati molti e molti altri argomenti d’interesse, non ultimo le belle persone che lì ho incontrato e gli amici che mi sono stati intorno, Sergio Altieri compreso, che è un summa immenso e fantastico di sapienza, senso pratico, acume e tanta tanta umanità a contatto, un fratello maggiore che ti guarda con comprensione ed è sempre pronto a buttarti una fune per aiutarti.

Ringraziando tutte queste splendide persone, quindi, torniamo ai Premi Italia che il Movimento ha conquistato:

Ecco, il succo dei nostri premi è questo. È stata festa grande per tutti, senso di soddisfazione; i miei complimenti a Dario, Giovanni e Salvatore, in rigoroso ordine alfabetico (gli ultimi due, curatori di Next-Station) e ora, avanti per il futuro. Per chi invece vuole dare un’occhiata a tutti i Premi Italia, su Fantascienza.com c’è l’elenco completo.

Di nuovo, grazie a tutti!

SALVATORE PROIETTI « La zona morta

Bellissima intervista a Salvatore Proietti, a cura di Filippo Radogna, uscita su LaZonaMorta.it, che ha come cardine sì la SF, ma anche il Connettivismo, l’editoria, la cultura in generale. Ne estrapolo, come al solito, una parte, invitandovi a leggerla tutta sul sito proprietario.

LEI È UNO DEI PROMOTORI DELLA WEBZINE NEXT STATION, IL SITO DEI CONNETTIVISTI. COME SI E’ RINNOVATA IN ITALIA LA SCIENCE FICTION?

C’è sicuramente un buon numero di nuove voci nella fantascienza italiana. Sto parlando proprio dei connettivisti, ma penso anche alle individualità come Giovanni De Matteo e Dario Tonani. Il punto di svolta comunque è stato Valerio Evangelisti, a metà degli anni ’90. Cos’ha di diverso quest’ultima generazione? È una generazione che anche quando scrive distopie sa che con la tecnologia e la modernità si deve fare i conti e stabilire un rapporto pieno di conflitti, di rabbia o di piacere secondo i casi. Negli ultimi anni De Matteo e Tonani sono le voci che hanno espresso la maggiore continuità in tale nuovo rapporto. Ma aggiungo che il lavoro di un veterano come Vittorio Catani continua a essere di altissimo livello. Nella media e piccola editoria come la Delos, la Kipple, la Elara e altre case continuano a esserci voci interessanti. Alcune di queste sono distintamente femminili: Nicoletta Vallorani, Enrica Zunic, Clelia Farris. Anche autori come Sergio “Alan D.” Altieri e Tullio Avoledo sono riusciti a ottenere un ottimo successo nella grande editoria, e Urania continua a garantire uno spazio per gli italiani. Sì, è un buon momento, ma ancora non permette pienamente la nascita di un professionismo nella fantascienza, di gente che viva primariamente di scrittura. Questo non è possibile ancora, ma cerchiamo di promuoverlo nelle sfide che portiamo avanti anche con Next Station. La fantascienza ha sicuramente necessità di promozione.

T H E : N e X T : S T A T I O N – Mission live, 9 marzo 1987

Il mio contributo al numero attuale di NeXT-Station.org (il 3): The Mission live, Roma 9 marzo 1987.

* * *

Roma, marzo del 1987. I Mission suonavano per la prima volta nella Capitale.
Preceduti da un battage pubblicitario che li etichettava come il gruppo che rinnovava le sonorità dark (era vero, ma quante altre volte avrei sentito questo slogan!) i Mission si presentavano con all’attivo alcuni singoli accattivanti – i primi vagiti del pop oscuro – e un album, God’s Own Medicine, indubbiamente splendido.

La band nasceva dalle ceneri dei Sisters of Mercy, creatura seminale di Andrew Eldritch dei primi ‘80 che, anche ai giorni nostri, fa proseliti sonori, nel senso che molte band si rifanno proprio alle loro sonorità.
Dopo un disco epico (First and Last and Always) e singoli precedenti devastanti, i Sisters of Mercy si sciolsero per manifesti eccessi di noia (Eldritch non si divertiva più ad andare in giro a suonare coi suoi tre compagni). Due degli ex componenti (Wayne Hussey e Craig Adams) si risolsero a formare i Mission, cambiando anche qualche sonorità. Laddove i Sisters si contraddistinguevano per la voce gutturale di Eldritch e le sonorità oscure, costituite da una via di mezzo tra l’elettrico e l’elettronico (un approccio lungimirante), i Mission propendevano per gusti neoromantici, decadenti, andando a scavare proprio laddove la sensibilità del secolo passato dava il meglio. Quindi nei testi atmosfere alla Poe, alla Maupassant, alla Keats; scenografie floreali, cimiteriali, ma senza calcare troppo la mano sull’aspetto macabro, una serie di continui rimandi a un decadentismo oscuro e quasi etereo, comunque grondante di nero. Accanto a tutto ciò c’era la sensazione di una svolta (che sarebbe diventata) pop per tutto il popolo dark dell’epoca, che in Europa si rifaceva a pietre miliari varie che partivano dai Joy Division per approdare ai Cure, fino a giungere agli stessi Sisters, mentre negli States abbondavano canoni estetici diversi, uno dei quali era dato dai Christian Death di Rozz Williams, assai ruvidi nei suoni ed essenzialmente intrisi di quel modo di intendere le cose molto americano, più pratico e scevro da tutti i romanticismi europei. Ecco, i Mission rappresentarono un po’ il punto di rottura dell’underground oscuro, come se tutto quel variegato movimento nero mondiale si affacciasse verso il resto del mondo e cercasse di accattivarselo con suoni più abbordabili; certo non furono i primi (molta della new wave precedente aveva cercato di ingraziarsi il grande pubblico con sonorità paracule e al contempo oscure o d’avanguardia), ma il fatto che un ambiente da setta, quale quello dei dark o dei successivi gothic, facesse carte un bel po’ false per scalare la popolarità s’insinuò pian piano in ogni amante di quella cultura dell’epoca; personalmente feci un po’ spallucce a tutto ciò, la band mi piaceva e piace tuttora, certo era che con i Mission non si parlava di sperimentalismi tetri e inossidabili quali quelli, per esempio, dei Cindytalk: tutto appariva e si percepiva un po’ più easy.

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T H E : N e X T : S T A T I O N – Conflitti, incubi e traiettorie superluminali

È online il terzo numero della webzine NeXT-Station.org. Ormai il magazine ha preso il volo, le incertezze dell’inizio – non certo sulla strada da intraprendere di sforamento dal Fantastico tramite la sua inclusione nella cultura ufficiale – sono brillantemente superate, come testimonia l’editoriale (che riporto qui sotto) e gli articoli stessi, di caratura e spessore notevoli.

Nuova tappa del nostro viaggio attraverso la galassia dell’immaginario. Ancora l’attesa è stata più lunga rispetto ai nostri propositi, ma confidiamo che l’offerta vi ripaghi per la pazienza.
Per i nostri sogni, il ritardo è stato provvidenziale. Se le verifiche in corso dovessero confermare la notizia che a settembre è rimbalzata dai laboratori del Gran Sasso sui media di tutto il mondo, questo potrebbe diventare il primo numero di un’ipotetica era superluminale. L’esperimento OPERA, frutto di una collaborazione tra il Cern e l’Infn, avrebbe infatti rilevato neutrini capaci di viaggiare a una velocità superiore rispetto al limite della luce. Quante visioni evoca questa idea nel ricordo del lettore di fantascienza? Motori iperluce, ansible, teletrasporto, macchine del tempo… Certo, si tratta di espedienti narrativi utili alla costruzione di una situazione drammatica o anche solo pretesti da sfruttare per giustificare i presupposti di un universo di fantasia, ma insomma rivendichiamo il diritto di sognare. Se la frattura tra le due culture denunciata da C.P. Snow nel 1959 non avesse continuato a imperversare, forse ci saremmo risparmiati un’ondata di stupore sensazionalistico che ha superato i limiti del ridicolo, facendo il giro del mondo.
La scienza è altro da proclami, trovate fantasmagoriche e anatemi terrorizzati, prima di tutto metodo, affinato per condurre l’inseguimento della conoscenza, attività che solo a un approccio superficiale può essere scambiata con una corsa automobilistica per misurare le prestazioni di due motori. E chi, attraverso l’immaginario della fantascienza, ne ha assimilato le basi avrà saputo apprezzare la notizia per le conseguenze che potrebbe apportare nella nostra comprensione dei processi del cosmo, piuttosto che per le eventuali ricadute economiche per i soliti pochi.

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T H E : N e X T : S T A T I O N – La ragione conoscitiva: la cosmicomica parabola di Italo Calvino

Un eccellente articolo firmato da Salvatore Proietti è apparso in questi giorni sul portale connettivista NeXT-Station.org. L’argomento è intrigante e dotto: Italo Calvino.

L’intervento è già stato pubblicato su Robot 60, ma – come riportato pure nell’intro di NeXT-Station – la successiva rivisitazione e ampliamento ne costituisce, di fatto, un nuovo originale.

Raccontare in poche parole quello che Proietti segnala e mette in evidenza di Calvino, in relazione all’immaginario fantastico e anche fantascientifico con cui anche l’autore nostrano si cimentava, non è banale e può essere, anzi, riduttivo; il mio consiglio è di farsi avvolgere dalla lettura, fino in fondo, e per facilitarvi un poco il compito vi copioincollo qui sotto uno dei tanti tratti salienti.

Lettore non casuale per quanto non sistematico, Calvino si considera lontano dall’atteggiamento che ritiene prevalente nella SF. Bisogna “vivere anche il quotidiano nei termini più lontani”, scrive nel 1968, invece di “avvicinare ciò che è lontano”: visionarietà, non realismo. Ma dove Calvino trova un dubbio e un’apertura, altri reagiscono con certezze e chiusure. Nel 1958-59 uno scontro è con Pasolini, in occasione dei primi lanci dei satelliti artificiali. Nei satelliti (e negli elettrodomestici) Pasolini non vede altro che un’ennesima forma di alienazione, per cui dai sogni della scienza nasce “una nuova forma, centuplicata, d’evasione”. La scienza e le sue storie non sono che trappole del potere: “Nel lunik si sovrappongono e coincidono il pericolo spersonalizzante della tecnica e quello pseudo-umanistico della fantasia evasiva”. Per Calvino, invece, “operare sulla terra” e “pensare all’universo” non sono alternative incompatibili.
Analogamente, per Calvino esiste uno stretto legame fra fiaba e scienza, fra razionalità e story-telling: nelle Cosmicomiche, dice, “è la scienza a produrre mito” in una “poetica dell’allargamento” sempre rigorosamente razionale anche nel bizzarro: l’entusiasmante scoperta di un sistema, non un’estasi sacrale. Allora il fantastico è una più alta forma di impegno, dice in un’intervista del 1957: “Chi accetta il mondo com’è, sarà scrittore naturalista, chi non vuole accettarlo ma vuole spiegarselo sarà scrittore favoloso”. Calvino aveva avuto la giusta premonizione, e per quasi tutti i recensori le Cosmicomiche sono una fuga dal mondo, un esercizio intellettuale astratto e futile.

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Il Connettivismo e i Premi Italia 2011

Per il 2011 il Premio Italia – il riconoscimento per antonomasia del Fantastico italiano – nell’ambito della rivista non professionale è stato assegnato a NeXT. Questo è avvenuto sabato 4 giugno, durante le fasi finali dei DelosDays2011 in cui la NeXT-Con, la manifestazione dei connettivisti, era calata.

La notizia, cruda ed essenziale è questa. La festa interiore che subito dopo si è scatenata in me, che dirigo la rivista dall’iterazione 9 (stiamo per chiudere la 16) e che comunque ho contribuito a fondare, è stata immensa. Anni di lavori sotterranei, istintivi e inevitabili, si sono materializzati all’improvviso nella targa di cristallo che concretizza il Premio. Ma il vero obbligo di riconoscenza ce l’ho con Francesco “Xabaras” Verso e Marco “Alazif” Marino, tanto per cominciare, che sono i due editor che si smazzano il materiale che va sulla rivista e che mi indicano molto, molto bene, cosa va modificato e come. E poi lo stesso ringraziamento va a Giovanni “X” De Matteo, che ha diretto prima di me NeXT e che ha sempre creduto nelle potenzialità di una rivista cartacea, mentre lo scettico ero proprio io. Grazie anche, e tanto, a chi scrive i pezzi del bollettino connettivista, i numerosi redattori, scrittori, poeti, artisti grafici eterogenei e bravi, complessi, capaci con il loro immaginifico interiore di rendere ineguagliabile e articolata l’esperienza NeXT. Grazie a Marco “pykmil” Milani, che c’è stato, c’è sempre e sempre ci sarà, con il suo apporto costantemente rivolto a dare continuità al genere, al lavoro, all’apertura verso nuovi orizzonti, e al Kremo, una presenza costante, occulta e decisiva.

Grazie ai lettori, agli appassionati, agli abbonati, a chi ci crede e ci dona qualcosa di sé per farci crescere e che ci ha permesso – tutti quanti – di vincere questo Premio. Premio che conferma il Connettivismo anche attraverso Salvatore Proietti e il suo articolo apparso su www.next-station.org (il corrispettivo web di NeXT) dal titolo L’algoritmo della fantascienza: Dario Tonani, premiato  come miglior articolo amatoriale.

La pianto qui. È festa, per tutti. Per tutto il Connettivismo, che è il vero vincitore dei Premi.

Qui sotto, il video realizzato da Nimiel per celebrare il fatto. Grazie, anche a lei.

Pink Floyd – Yet Another Movie – Ovvero, residui della NeXT-Con

Ho visto una distesa di volti, conosciuti, amichevoli e pronti a ogni comprensione, o alla loro confutazione. Ho sentito la fatica di prender sonno perché in overflow di sensazioni, immagini, parole. Ho sperimentato la coesione del gruppo, l’ho cercata ed evocata come un’entità impalpabile ma viva, in chissà quale dimensione – la nostra.

La NeXT-Con è passata sotto i miei sensi – tutti, altri ancora – grazie anche alla collaborazione di tutto lo staff della Casa dei Giochi, che ringrazio infinitamente, perché sono il sogno di qualsiasi organizzazione. Il muro di volti ed espressioni e sensazioni e parole e concetti e interventi e immagini e visioni e sogni e racconti e suggestioni e invasamenti e buio, buio e urla… Tutto questo è stato per me la NeXT-Con, tutto questo e tutto il Movimento e chiunque si è interfacciato con esso, collaboratori, affiliati, simpatizzanti, contrari per qualsiasi motivo si possa pensare; Silvio Sosio e lo staff DelosBooks sono stati semplicemente immensi nel darci piena fiducia e appoggi, piena autonomia, così come dev’essere per far crescere le cose.

Ora pian piano tutto sta rifluendo. Rimane solo lo strato calcico delle sensazioni bellissime, delle bevute, delle risate, dei ragionamenti, della catarsi. Far parte del Connettivismo è un privilegio e averlo cofondato è un atto creativo di incredibile potenza, come aver dato vita a qualcosa di seminale, alternativo, che tramite l’entropia genererà nuovi punti di partenza. We are here…

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