HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per Cyberpunk

ALCUNE NOTE SU NEUROMANTE DI WILLIAM GIBSON | IL FILO A PIOMBO DELLE SCIENZE >


Riporto integralmente il post di Marco “Antares666″ Moretti, perché una perla così connettivista è difficile da cogliere in giro. Un applauso…

Case, Molly, Armitage, Finn e Linda Lee sono ombre che sfarfallano e si perdono come segnali distorti in angoscianti antri onirici. A volte si reincarnano in formato metastabile nei deliri di intelligenze artificiali, nuvole di fragili faskware allucinogeni. La distopia cibernetica avvolge ogni cosa e fa sussistere una consapevolezza sfocata solo per lacerarla in un vortice frattale di lame di carborundum. Le olografie sfolgoranti e il cielo televisivo sono le più genuine manifestazioni della Tenebra Assoluta, maschere nullifiche che celano vaghe fluttazioni di vuoto pneumatico. Il Nulla Senziente è palpabile in ogni sillaba. Condizione di overflow straripante alternato a periodi di ibernazione che paiono oceani eterni.

Test Tone, 1000hz, 33 rpm, Dadaist Turntablism – Yann Leguay | Neural


[Letto su Neural.it]

1000hz è una frequenza comunemente usata come segnale di prova in esperimenti di percezione uditiva. In rigorose ricerche sulla sensibilità umana al suono e sulle soglie uditive si sono spesso usati 1000Hz come punto di riferimento per la determinazione dei toni silenziosi che una persona con udito perfetto può percepire. I “test tones” sono comunemente utilizzati per la configurazione di apparecchiature audio, PA, altoparlanti e interfacce audio digitali. Questa frequenza è talvolta utilizzata come segnale di prova per le stazioni radio o TV. L’installazione “Test Tone, 1000hz, 33 rpm” di Yann Leguay è costituita da un disco in vinile e da un giradischi i cui rispettivi movimenti sono stati invertiti. Il player stesso, il braccio e la stilo ruotano attorno al disco statico per creare una frequenza test di tono di 1000Hz, anche se con un momentaneo glitch ad una frequenza leggermente superiore ad ogni giro. L’ inversione di ruolo qui suggerisce un impulso dadaista e la decostruzione contraddittoria di utilità propone una rimodificazione delle aspettative percettive del suono in relazione alla materialità da cui nasce. Yann ama presentarsi come un “media sabotatore”, un attivista che accetta le norme delle performance auditive, riappropriandosi poi dell’utilità dei diversi tipi di media nelle sue installazioni, mentre pubblica – ad esempio – una serie di registrazioni sonore disfunzionali. La sua produzione non convenzionale comprende anche un vinile da 7 pollici senza buco, nonché – in una performance – la disintegrazione in diretta di un microfono con una smerigliatrice angolare.

Sandalpunk | ilcantooscuro


Replica di Alessio “Galessio” Brugnoli sul suo blog per il clamore suscitato dal romanzo sandalpunk De Bello alieno, di Davide Del Popolo Riolo, vincitore del Premio Odissea per la Delos Books, tema già trattato da me qui e qui. Ecco uno stralcio delle sue valutazioni che non posso non condividere, ma che sottolineano la verve suscitata da questo romanzo che, quantomeno, scuote l’italico torpore.

Se nello steampunk il punto di partenza è di solito la realizzazione della macchina analitica, nel sandalpunk è invece l’eolipila di Erone, l’antenata della nostra turbina a vapore.

Il problema è perché l’equites dell’epoca avrebbe dovuto investire in un’impresa del genere i suoi sesterzi: affinché la turbina a vapore possa essere competitiva, bisogna ipotizzare una produzione industriale standardizzabile, in cui vi è necessità di produzione di massa, in cui il capitale umano da un valore aggiunto trascurabile e in cui vi sia richiesta di mercato.

Condizioni difficili da trovare nell’antica Roma: le uniche possibilità sono nella produzione tessile, magari per l’esercito, o la produzione delle anfore, in cui è possibile anche ipotizzare un ciclo di produzione integrato…

Quindi in questa Roma ipotetica, il promotore della rivoluzione industriale romana, potrebbe essere un ricco liberto della famiglia senatoriale dei Laecanii e magari le prime fabbriche potrebbero essere localizzate nell’Istria e nella Dalmazia.

Finn Brunton – Spam: A Shadow History of the Internet | Neural


[Letto su Neural.it]

La sfida linguistica dello spam è uno dei più sottovalutati esperimenti nel rapporto che si crea fra uomo e macchina. Lo spam – infatti – è principalmente innescato dall’auto-alimentato appetito per il denaro generato dagli algoritmi: dalle classiche email generate dai software chiedendo alle persone di inviare denaro per varie ragioni, agli innumerevoli blog – i cosiddetti splog o spam blog – con i loro contenuti generati da software che cercano d’ingannare i bot di controllo della pubblicità di Google AdSense. Per portare avanti queste attività i programmatori devono far propria la giusta mentalità letteraria necessaria per automatizzare il dialogo tra il software e la vittima (uomo o macchina). In realtà è proprio questo il punto fondamentale, lo spam è un gioco senza fine giocato tra il software di spam generativo e il filtro anti-spam per vedere chi può mettere nel sacco chi: una sorta d’astratto e continuato aggiornamento del test di Turing. Questo libro è un lungo, ampio studio dello spam che include la maggior parte delle ricerche che sono state scritte attorno a questo tema e che tiene traccia della storia dello spam in tre epoche diverse, analizzando con attenzione entrambi i versanti – uomo e macchina – attraverso l’evoluzione scientifica e sociale, analizzando tecniche e riferimenti culturali con grande attenzione e competenza. L’affascinante e quasi condivisa narrazione dello spam è qui per rimanere, perché è parte della cultura globale, che colpisce le nuove tecnologie e gli standard, ancora in grado di penetrare la nostra volontà irresistibile di essere in dialogo con il nostro destino.

De bello mirabile | ucronicamente


Su Ucronicamente, il blog di Giampietro Stocco, un post_recensione di Francesco Troccoli per quanto riguarda la pubblicazione – citata già qui - De bello mirabile, di Davide Del Popolo Riolo, vincitore del Premio Odissea di quest’anno e perciò pubblicato dalla Delos Books.

Il parere di Troccoli è diviso tra l’apprezzamento e una pacata delusione, per i motivi che vi spiega lui stesso nel post; io vi incollo qui sotto solo una parte della critica. Comunque, è un libro che secondo me val la pena leggere.

Lo dico subito a scanso di equivoci: questo romanzo mi è piaciuto. E mi è piaciuto perché è sfrontato, rompe coi generi come un mattone infrange una vetrina, anche se ovviamente si inserisce a pieno diritto nel novero dei romanzi di genere. Un fantasy, per la precisione. Un fantasy molto particolare, va detto, che corre su più binari, e non solo perché ci sono le locomotive.  Questa deve essere la spiegazione del suo successo al prestigioso premio Odissea. Steampunk ma non solo, o comunque non proprio, fantascientifico per ispirazione, e comunque non fino in fondo, ucronico per aspirazione, anche se dell’ucronia calpesta le regole fondamentali.

Net Art Implant, Digital Gallery Under The Skin – Anthony Antonellis | Neural


[Letto su Neural.it]

Se pensavate che l’arte possa davvero un giorno finire sotto la pelle avevate ragione. Anthony Antonellis, un artista americano che dice di “vivere e lavorare su Internet”, ha sviluppato una galleria in un chip, che poi indossa sotto la sua pelle. Il contenuto del chip può essere modificato in remoto. Antonellis parla di micro curatela d’arte, ma dice anche che si potrebbe vedere il suo lavoro come una sorta di net art tattoo di stampo digitale. L’arte, finora composta da GIF animate, è visualizzabile attraverso i telefoni cellulari e i lettori di schede wireless. Sembra che la sottile antenna nel chip non abbia però molta portata. Un telefono deve essere tenuto vicino per funzionare. Eppure, il progetto parla alla fantasia di tutti, come appunto dimostrano i tanti link alle recensioni della stampa sul sito web dell’artista. Il progetto di Antonellis è ascrivibile ad un trend che sia per la net art che per il media attivismo implica l’allontanarsi dalla “vecchia” Internet, o ‘“Big Daddy Mainframe”, che è ciò che il gruppo cyberfemminista attivista VNS Matrix già chiamava the Internet nel 1992. Le intenzioni di Antonellis sembrano fortemente politiche e sono parte di una serie di progetti in cui gli artisti e gli hacker sviluppano modi per la condivisione delle informazioni al di là della rete. Come tale, essa non è lontano dalle “dead drops” che sono diventate popolari grazie ad Aram Bartholl, la rete wireless nascosta all’interno del libro Weise7 in L’ In/Compatibile Laboratorium, o le varie reti indipendenti in corso di realizzazione in molti luoghi da parte di hacker e attivisti. La Net Art Implant di Antonellis crea però anche un ponte verso la cultura pop e la moda. Ḕ proprio in quest’ultimo ambito che il suo lavoro potrebbe avere gli sviluppi più interessanti. Nel futuro della moda le tecnologie wireless come AR e RFID potrebbero far tendenza e dare un tocco di “profumo” all’intera scena.

Dario Tonani • “Conchiglie”, le prime pagine


Sul sito di Dario Tonani la lettura di un assaggio del racconto Le polverose conchiglie del mattino che, come dica Dario stesso, è

uno dei miei racconti più conosciuti. Parla di un mondo post-apocalittico in cui il tempo è semplicemente andato avanti a velocità diverse, dentro e fuori dalle automobili. A fronteggiarsi, tra svincoli autostradali e asfalto spaccato, “paguri” e “No-tech”.

In eBook, per la DelosBooks, senza DRM.

Tonani inaugura Robotica.it, più spazio per gli autori italiani ∂ Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di una nuova uscita di Dario Tonani, questa volta per la versione digitale della rivista Robot, ovvero per Robotica; si tratta di collana di eBook di racconti per la DelosBooks, di cui Dario è solo l’ultimo autore in ordine temporale. Le polverose conchiglie del mattino è il titolo dell’opera.

Tosse è un no-tech, un fiero nemico della tecnologia. Insieme a Tarlo e a Fibbia, i suoi compagni, batte gli svincoli delle vecchie autostrade a caccia degli ormai rari paguri, simbionti uomo-macchina, esseri che un tempo erano umani e ora sono appendici biologiche del proprio veicolo.

CARruthers è un esploratore. Sulla sua carrozzeria si inseguono ammaccature, grumi di fango, sporcizia, sangue umano. Sul suo braccio un tatuaggio: una ruota dentata percorsa da una saetta.

Tra CARruthers a Tosse si avvicina il momento della resa dei conti finale. Ma sarà solo un episodio senza importanza, verso un futuro il cui destino è già scritto.

Sull’articolo le indicazioni per l’acquisto del racconto, a 1.99 senza DRM.

De Bello Alieno: arriva lo steampunk dell’antica Roma ∂ Fantascienza.com


Bella segnalazione su Fantascienza.com, relativamente al vincitore del Premio Odissea di quest’anno. Parliamo di Davide Del Popolo Riolo, che con il suo De Bello Alieno scrive delle memorabili pagine steampunk legate a Roma. Ma non alla maniera del Canto Oscuro, di Alessio “Galessio” Brugnoli, che vinse il Premio Kipple un paio di anni fa, bensì la Roma fine repubblicana inizio imperiale, quella di Giulio Cesare. Un estratto dall’articolo:

Cosa sarebbe stata Roma se Giulio Cesare avesse messo il suo genio al servizio della tecnologia anziché della guerra? La Roma del primo secolo avanti Cristo immaginata da Davide Del Popolo Riolo è una potenza senza eguali nella sua epoca. I suoi eserciti viaggiano carri a motore, affrontano i nemici con armi da fuoco. E questo soprattutto grazie a Giulio Cesare, che avendo dovuto abbandonare la carriera politica e militare, si è dedicato alla scienza, alla tecnologia, all’industria. E ora non solo ha reso Roma una potenza ancora più formidabile che non se fosse sceso in campo in prima persona con le armi, ma si è anche conquistato un ruolo di influenza nella sua politica al quale solo pochi, come Catone, continuano a opporsi. Ma il successo della Roma tecnologica dà fastidio anche a qualcun altro; al di là del cielo e dello spazio, un’antica razza sta preparando i suoi tripodi da guerra. Un romanzo entusiasmante, ricco di riferimenti storici reali, scritto in modo originale.

Futurismo e Transumanesimo, la poetica di Internet, di Roberto Guerra


Ho letto Futurismo e Transumanesimo, la poetica di Internet, saggio uscito in eBook per le Edizioni La Carmelina, a cura del vulcanico e attivissimo neofuturista Roberto Guerra, che ho già segnalato qui.

Roberto esplora da tempo la galassia avanguardista dell’arte e del pensiero speculativo a essa correlato, sviscerando i molteplici punti di adesione che la realtà ha stabilito saldamente con gli insegnamenti del Futurismo di Marinetti. Lo fa guardandosi bene intorno, considerando le conoscenze attuali mediate dalla tecnologia e dalle scienze e usando un metro connettivista in cui non c’è nulla di veramente slegato, in cui tutto si amalgama per donare a chi riesce a vedere con gli occhi della propria consapevolezza un corpo coeso di informazioni, in cui l’umanità sta rapidamente mutando per donarci un futuro nuovo, un’evoluzione della nostra razza che, tramite il Transumanesimo, ci porterà verso molteplici mutazioni dei nostri organi, fisicità, potenza, che cambieranno inevitabilmente il nostro modo di pensare e di rapportarci con quello che abbiamo intorno.

Veramente tanti i punti di discussione presenti nel saggio, che toccano la psicoanalisi, Jung, la politica, i robot, la Fantascienza, la Scienza, le arti elettroniche e sperimentali in genere, la Letteratura, il Cinema; considerazioni in ordine sparso e caotico ma che tornano sempre al punto di discussione unico: la nuova umanità, la pulsione verso il futuro, il cambiamento epocale che stiamo cominciando ad attraversare. Tutto appare come l’atto di fondazione, finalmente, del Futuro, di questo nuovo futuro che fin dai tempi di Dick e del cyberpunk sentiamo teorizzare e che, finalmente, sembra essere arrivato; Guerra ci fa scivolare su questo tappeto di realtà incipienti e ci rende partecipi, c’illumina con rara lucidità il cammino che ci aspetta.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 207 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: