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∂| ThrillerMagazine | Corpi spenti: l’officina del futuro


Bell’articolo, su ThrillerMagazine, a firma di “X” De Matteo, che indaga le intersezioni tra thrillernoir e SF nella letteratura di genere attuale, prendendo a pretesto proprio l’ultimo libro Giovanni, quel Corpi spenti che è uscito su Urania nei giorni scorsi e che tanto mi sta piacendo. Un estratto dell’intervento:

Che si tratti di un’epoca futura o di un presente alternativo, la fantascienza è quel paio di occhiali attraverso cui l’autore e il lettore scrutano il presente che li circonda. E il poliziesco, per sua natura, esalta proprio le capacità analitiche di chi osserva. Così il cerchio si chiude dove si è aperto, riportandoci al punto di partenza, alle affinità e convergenze possibili tra i generi; e reitera in questo modo lo schema dell’Ouroboros, che non a caso è uno dei simboli ricorrenti nella serie di Briganti & Co (i personaggi principali di Corpi spenti, n.d.r.).

Mondo9: il gran finale ∂ Fantascienza.com


Su Fantascienza.com l’avviso di una nuova uscita editoriale di Dario Tonani, per la DelosBooks. Parliamo di Miserable, racconto inquadrato nell’universo di Mondo9. La letteratura, e quindi anche quella SF, può vivere di saghe: la sua salute ne guadagna.

Italiano: Dario Tonani Italiano: Dario Tonani

La saga di maggior successo della fantascienza italiana degli ultimi anni giunge alla conclusione con un capitolo — più lungo del solito, un breve romanzo — nel quale si raccolgono tutti i fili e si porta la storia a compimento, con un finale sorprendente e struggente. Il titolo è Miserable, come il nome della spietata nave volante alla quale, con motivazioni diverse, i personaggi della serie stanno cercando di arrivare. Dario Tonani col suo affilato stile ricco e insieme efficace conduce il lettore verso un finale sorprendente.

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Ulises Ali Mejias – Off the Network: Disrupting the Digital World | Neural


[Letto su Neural.it]

Il discorso popolare sui social media e il loro impatto ha rallentato l’analisi delle reti in quanto strutture fondamentali sottostanti. Eppure i social network hanno favorito l’evoluzione delle reti digitali fino a un diverso status, accelerando un nuovo rapporto tra la piattaforma e gli individui, tanto da farci domandare: è il nostro mondo organizzato da reti e siamo tutti oramai arresi alla loro logica? Questo libro è politicamente radicale e definisce la rete come “parte di un ordine capitalistico che riproduce la disuguaglianza attraverso la partecipazione e… questa partecipazione presenta una natura egemonica e consensuale”. Off the Network: Disrupting the Digital World è diviso in tre capitoli: il primo fa un’analisi strutturale del nostro rapporto con le reti, il secondo motiva il caos attraverso varie tattiche e il terzo promuove “l’intensificazione” come la tattica più sovversiva. C’è una parola paradigmatica usata nel testo, “esclusione”. Essa oppone anni di supporto al paradigma di rete come condizione aperta che crea l’accesso democratico e il capitale sociale, che facilita le persone nel partecipare, non importa quanto fisicamente isolate o socialmente escluse sono. Mejias attacca la contemporaneità di questo approccio, descrivendo il “nodocentrismo” della rete e le sue conseguenze negative, o un “oligopsonio limitato ad un unico acquirente”, investigando anche quelle strutture di social network dove c’è un acquirente singolo per una moltitudine di venditori. Ḕ una critica strutturale che mira a “disidentificarsi dalla rete digitale” e costituisce un manifesto avvincente, con strategie per lo più teoriche che sollevano molte interessanti domande.

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Dario Tonani • Et voilà, “Tutti i mondi di Mondo9″!


Momento di news continue dal sito di Dario Tonani: i racconti ispirati al suo paradigmatico Mondo 9 fanno ora parte di un’antologia cartacea e digitale.

A un anno dal contest di Writers Magazine Italia che coinvolse un’ottantina di autori, esce finalmente su carta e in ebook l’antologia con i microracconti inspirati a Mondo9. Un grazie particolare per l’ospitalità a Delos, nelle persone di Franco ForteSilvio Sosio e lo staff di WMI, e a tutti gli autori partecipanti.

L’introduzione del volume

“Mondo9” ha dunque un nuovo, e per certi versi inatteso, seguito. Anche se a scriverlo non sono stato io. Quello che mi trovo a introdurre è un pastiche di storie nato dall’incursione veloce di un manipolo agguerrito di autori, che grazie a Writers Magazine Italia e alla rivista Robot si sono misurati in un contest al quale hanno partecipato lo scorso anno un centinaio di scrittori. Ma andiamo con ordine. Che “Mondo9” non dovesse esaurirsi in 170 pagine era abbastanza scontato, io stesso — in modo più o meno esplicito — l’ho sempre considerato alla stregua di un cantiere aperto, di un progetto in evoluzione costante.

Non è cosa da poco avere una vasta porzione dell’orizzonte artistico di un autore a portata di mano, e averla davvero disponibile rende la notizia un evento in attesa del film, magari? Dario, illuminaci… :)

Us+ by Lauren McCarthy and Kyle McDonald, hangout confidential. | Neural


[Letto su Neural.it]

US + è un plug-in per il noto servizio di videochat chiamato Google Hangout, nata dalla collaborazione tra Lauren McCarthy and Kyle McDonald. Una volta installata e attivata Us+ appare nella finestra di conversazione come una semplice applicazione. Su un box laterale a quello della videochiamata vediamo due classiche emoticon di colore arancione e azzurro che identificano i due partecipanti alla conversazione in corso. Più in basso un grafico a barre rappresenta una serie di stati d’animo particolari: positivity, selfabsorption, femininity, aggression, honesty. Prima che la conversazione inizi le due emoticon sono inespressive (ossia la linea che descrive le labbra è orizzontale) e le barre del grafico sono monocolore. Man mano che si parla questi elementi si trasformano. Se si sorride l’emoticon corrispondente al proprio account sorriderà di conseguenza (e viceversa) grazie al riconoscimento facciale implementato nella app. Quando anche il grafico entra in azione,le barre percentuali che indicano gli stati d’animo si colorano di arancione e azzurro specularmente a quanto espresso dai due interlocutori. L’uso del software di analisi testuale LIWC (Linguistic Inquiry and Word Count) permette infatti di esaminare il vocabolario utilizzato e calcolare le ricorrenze e le tipologie delle parole emesse da ogni utente (trasformate in testo da Chrome Speech API). Le informazioni ricavate si riversano poi nel grafico che indica le rispettive quantità percentuali di “positivity, selfabsorption, femininity, aggression, honesty” nei discorsi dei singoli interlocutori. Ma US+ nn si limita ad analizzare e rappresentare la conversazione in atto. Nella finestra appaiono di continuo messaggi testuali popup che dicono se l’interlocutore si annoia, se è necessario essere più aggressivo o più femminile, se sorridere o cercare di essere meno prepotente. E soprattutto nessun rischio di soliloqui noiosi: se si parla troppo a lungo US+ disattiva il microfono per qualche secondo. Presentandosi ironicamente come strumento di ottimizzazione, successo e produttività delle conversazioni online, US+ probabilmente vuole esasperare un meccanismo quotidiano: il totale affidamento al software proprietario per la comunicazione. Potenzialmente può essere cambiato o disattivato in ogni momento, eppure lo si lascia intromettere nelle nostre modalità di comunicazione anche in questa maniera paradossale.

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Olo


Mi guardi e trovi icono olografiche nei miei occhi, diretta esportazione dalle cellule craniali riconvertite prima dell’impianto. È festa, dalla concreta mistica del suono olofonico.

Kipple blog: Kipple intervista Paul Di Filippo: il processo di scrittura e il futuro della fantascienza / Kipple’s interview with Paul Di Filippo: the writing process and the future of science fiction


Splendida intervista su KippleBlog a Paul Di Filippo, a opera del sempre superbo e supremo Roberto Bommarito. Da leggere attentamente e con venerazione, Di Filippo è un mostro sacro dell’attuale panorama mondiale della SF; un estratto:

Hai scritto sia racconti brevi che romanzi. Quali sono le differenze principali che caratterizzano entrambi, specialmente per quanto riguarda il processo di scrittura?
Ho iniziato con i racconti brevi, che rappresentavano il normale percorso professionale, se non altro durante gli anni della mia giovinezza. Bisognava prima praticare con il racconto nella sua forma breve, poi iniziare a vendere delle storie alle riviste specializzate, e solo alla fine passare ai romanzi. Se guardiamo agli autori della Golden Age, così come agli anni ’80, questo era il percorso generale dello scrittore di fantascienza. Ma poi, per via di alcuni cambiamenti sia culturali che di mercato, la situazione si è capovolta e spesso oggi l’esordiente inizia la propria carriera subito col romanzo.
 
Quindi, avendo adottato un percorso di crescita professionale classico, ho scoperto di amare i racconti brevi per la loro immediatezza e per la possibilità di scriverli e pubblicarli in breve tempo. Un buon racconto breve può avere un impatto forte sul lettore, diciamo “violento”, che un romanzo invece non può sperare di ottenere. Basta comparare The Lottery di Shirley Jackson, ad esempio, con qualcosa come A CANTICLE FOR LEIBOWITZ. D’altro canto il romanzo riesce però ad arrivare più in profondità e a rimanere più tempo nella mente del lettore.

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Dario Tonani • Premio Italia a “Mechardionica” e tanto altro…


Aggiornamenti sul sito di Dario Tonani che, nei giorni scorsi, ha vinto il Premio Italia nella categoria Racconti professionali con Mechardionica. Oltre a questa notizia, quindi, Dario ci segnala:

La seconda novità riguarda l’uscita, prevista per il 3 giugno, dell’antologia “Tutti i Mondi di Mondo9″, la raccolta di 82 spin-off (tra i quali anche uno del sottoscritto) dedicati alla mia saga steampunk. Il volume uscirà per Delos sia in edizione ebook, sia in versione cartacea, e inaugurerà (questo per me è un onore) la collana Odissea Digital.

La terza si riferisce alla conclusione dell’intera saga, con l’uscita — programmata probabilmente per il 10 giugno — dell’ebook dell’ultimo episodio, che s’intitolerà “Miserable”. Insomma il gran finale, che porterà il conto conclusivo — e non poteva essere altrimenti! — a 9 storie.

La quarta e ultima riguarda invece il fix-up cartaceo della serie, previsto per il prossimo anno. E qui mi fermo, perché alcuni aspetti della questione sono ancora in corso di definizione. E io, come si dice, non amo vendere la pelle dell’orso prima di… Ma saranno news importanti. Per cui, stay tuned, sarete i primi a saperlo. Molto molto presto!

Approfitto di ciò per fare i complimenti a Dario, ospite fisso ormai di ogni premiazione; ma se lo merita, ed è sempre un vero piacere segnalarlo. Al prossimo successo!

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The Computer Orchestra by Simon de Diesbach, Jonas Lacôte and Laura Perrenoud, musician-screen playing. | Neural


[Letto su Neural.it]

Utilizzare campioni per “orchestrare” una melodia è stato tentato molte differenti volte in passato: dai remix di YouTube di voci/strumenti al fine di dar vita ad uno specifico brano, fino ai molti giochi che permettono d’immedesimarsi in un direttore d’orchestra, come quello popolare, giocabile nel Sony Centre della Potsdamer Platz di Berlino, alla fine degli anni Novanta. Questi tentativi sono stati agiti – tuttavia – più spesso nascondendo la componente macchinica, cercando di essere il più vicino possibile ad una simulazione perfetta della realtà. In questo progetto di Simon de Diesbach, Jonas Lacôte e Laura Perrenoud, le macchine sono collocate su piedistalli, in un ambiente neutro e ben illuminato. Essenzialmente sono poste al centro dell’attenzione (anche più del conduttore) e supportate nel loro funzionamento attraverso una corretta visualizzazione. Il computer emerge come protagonista preponderante, interessato solo alla esecuzione perfetta di un pezzo. Questo cambiamento emblematico ci dice molto sulla nostra contemporanea percezione e su come i musicisti possono essere sostituiti da quello che gli autori chiamano un “musicista-schermo”.

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Clearing Out Four Months Of Internet Cache by Evan Roth, description. | Neural


[Letto su Neural.it]

Solo lentamente stiamo imparando a trattare con le nostre memorie estese e le tracce fisiche che tali ricordi lasciano in tutto il mondo. Sia gli hardware che i software tengono traccia dei nostri comportamenti al fine di servirci meglio, agendo quindi come una sorta di estensione dei nostri cervelli e corpi. Le informazioni che questi immagazzinano per un possibile riutilizzo futuro sono chiamate cache. La forma più comune di cache per la maggior parte di noi è quella del browser. Questo particolare archivio della memoria personale è utilizzato dall’artista Evan Roth in Clearing Out Four Months Of Internet Cache. Questo lavoro – che sembra essere un follow-up del suo Internet Cache Self Portrait – è un video dell’artista che cestina una stampa venuta fuori dalla sua cache del browser e poi presenta il risultato dell’operazione in una galleria. Roth ha stampato tutta la cache raccolta in quattro mesi di navigazione su un lungo pezzo di cartone. Il video mostra lui e un amico che spingono questa grande stampa in un compattatore di rifiuti. La macchina trasforma la stampa in un cubo irregolare che è legato con una corda ed esposto in una galleria, dove sarà illuminato dal soffuso bagliore di un faretto. Quattro mesi di esperienza online, di divertimento, di comunicazione, di navigazione insensata e di lavoro si riducono a un mattoncino senza vita. Ciò che sorprende del lavoro è il titolo. Roth è un artista hacker sofisticato che sa che il web è solo una parte di Internet. Il titolo potrebbe quindi essere un gesto verso un pubblico che non ha familiarità con la diversità dei modi di lavorare con la rete. Potrebbe anche essere un commento su come una incredibile e intricata rete come Internet è istupidita nel diventare una serie di immagini, non molto diversamente da un canale TV. In Clearing Four Months of Internet Cache vediamo i risultati dell’essere schiacciati e avvolti ordinatamente, lasciati in una galleria per un pubblico stupefatto. Evan Roth ci lascia interdetti a interrogarci circa il valore, la forma e la funzione delle nostre memorie estese con un lavoro che solo apparentemente può sembrare semplice.

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