HyperHouse
NeXT Hyper ObscureArchivio per Disumano
Einstürzende Neubauten – Autobahn
Caos industriale, delirio imperfetto di matrice antropomorfa. La nuova bestialità metallifera.
Discreti siderali
Nel discreto il disfacimento assume connotati apocalittici; il flusso del ware organico decomposto mi avvolge e trasmette ogni particella informativa, ogni strame delle vite vissute lasciate lì a macerare: odo il ronzio determinato dal vuoto pneumatico siderale che preme sulle pareti di questo luogo irreale, disumano, prossimo all’umano.
Metachaos, disumanizzazione virale « HyperNext
HyperNext ospita un bel post di Oedipa_Drake su Alessandro Bavari, illustratore del prossimo NeXT 17. Lo fa usando il cortometraggio di Bavari presente in Rete (e riprodotto qui sotto) intitolato Metachaos. Vi lascio ad alcune note di Oedipa, che rendono molto bene l’idea della poesia e tematiche dell’artista.
Il cortometraggio è un’allegoria degli aspetti più atroci e corrotti della specie umana e della sua progressiva disumanizzazione (che nel quotidiano corrisponderebbero a guerra, odio, oppressione), rappresentata dalla contrapposizione tra un mondo puro, isolato e protetto da una costruzione simile a una sorta di cubo di Rubik in perenne movimento, e l’esterno, una landa desolata, mefitica, infestata da creature ostili solo apparentemente antropomorfe.
Quando questi esseri demoniaci riescono a irrompere nella fortezza, si propagano come un virus letale e, moltiplicandosi e ramificandosi in maniera incontrollata e inarrestabile, seminano rovina e disfacimento. Un crescendo di devastazione, bestialità, caos, quasi un macabro compiacimento dell’orrore di fango e sporcizia che rigurgita queste creature, man mano sempre più ibridate con rettili e simili a raccapriccianti aracnidi, deliranti in un sabba folle e frenetico che sfocia nell’esplosione finale del tutto in un magmatico e denso brodo primordiale. Due poli antitetici, quindi, benché in un certo senso entrambi estremi nella loro assolutezza, destinati ad annientarsi e autodistruggersi. Una caratterizzazione che si potrebbe far derivare per l’analoga ispirazione a Eloi e Morlock de La Macchina del tempo di Herbert George Wells.
L’impatto del video è reso innanzitutto a livello cromatico, dal contrasto tra l’ecosistema dell’ideale, in cui predominano il colore bianco e movimenti fluidi, e il mondo avverso dominato da tinte sabbia e acide, cupe, che lo rendono già alla vista claustrofobico e minaccioso. Il movimento della videocamera a spalla, il ritmo stordente e sferragliante della colonna sonora, la collisione tra architettura ed esseri viventi, la conformazione delle creature malvagie, dai connotati astratti ma al contempo modellate in una carnalità depravata e in sfacelo, rendono ancor più il senso di tragicità e rovina inesorabile.
Infine, come promesso, ecco il video:
Addictions: nuove forme di dipendenza « HyperNext
Il post di Oedipa_Drake, apparso su HyperNext, affronta il tema della dipendenza dalla tecnologia in un modo avanguardistico, artistico. Da un clip di Giovanni Bucci diparte l’analisi acuta che porta ad affermare che:
È anche l’indizio delle estreme conseguenze a cui può portare l’ossessione dell’universo mass-mediatico, in cui attore e regista si prevaricano a vicenda, in un efferato gioco di intercambiabilità tra cavia e burattinaio, spettatore e partecipante, come narrato in Cavie del geniale Chuck Palahniuk.
Un’avvampante Furia, Peste feral, piomba… « HyperNext
In uscita oggi su HyperNext una breve (ma sapida) critica al romanzo di Jack London La peste scarlatta. Oedipa_Drake tratteggia abilmente le caratteristiche salienti di questo romanzo e getta il ponte con altri riferimenti letterari, in un abile gioco di rimandi ed estensione della tela narrativa che hanno come comune denominatore il virus umano, a sua volta regolato da altri virus biologici.
Visionario, lacerante nel suo realismo e nel linguaggio potente, è il racconto dei pochi scampati alla letale epidemiache sterminò l’umanità nel 2013.
Nei dintorni di quella che fu San Francisco, sessant’anni dopo la pandemia, vagano un anziano malconcio e un giovane dodicenne, Edwin. Sono due dei pochissimi superstiti, che insieme a un manipolo di ragazzi selvaggi, nipoti di altri sopravvissuti, si raccolgono intorno al fuoco dopo la caccia, occasione per il vecchio di narrare la rovina della civiltà, allorché l’umanità, sfasciata dal morbo incontrollabile, precipitò a livelli inconcepibili di crudeltà e arretratezza (“La civiltà crollava e ognuno doveva pensare a se stesso”, “Imperavano l’assassinio, la rapina, l’ubriachezza”).
London, reduce dall’esperienza di reporter del conflitto russo-giapponese e alle soglie della Grande Guerra, ravvisava il mondo slittare verso uno sfacelo ineludibile. Sensazione che si ripercuote nel cupo pessimismo del racconto, che riconosce all’essere umano la capacità solo di moltiplicarsi, edificare, distruggere, in un ricorrente eterno ritorno, suggellato dalla sentenza “La stessa vecchia storia si ripeterà. L’uomo si moltiplicherà e gli uomini si combatteranno. […] Come la vecchia civiltà si è estinta, così si estinguerà la nuova”.
Il carapace di confine
Altera, si muove lungo il sentiero antico e testimonia la contaminazione aliena dell’orgoglio antropocentrico; la sua lingua, quando si muove, ammalia e ordisce intrighi cerebrali, lingue di sessualità s’ingegnano sui tuoi genitali ormai quasi estinti.
Shattered Hand – No Man´s Land
Cadevano a grappoli, nulla era mai stato così sfibrante e inutile. Nulla era mai stato così evidente nella sua nullità, e le voci si sommano nelle teste dei sopravvissuti, voci di morti mentre morivano, shock epocale che ha segnato un’intera generazione che attendeva solo l’apocalisse. Che venne…
Domenico Mastrapasqua, “Zombie Carpocalypse”
[Letto su KippleBlog]
Così s’intitola la recensione del blog Interno-2 al racconto di Domenico “7di9″ Mastrapasqua, Zombie Carpocalypse, vincitore con un altro racconto, Le balene di Maath, dello scorso Premio Short-Kipple.
Tra gli apprezzamenti espressi nel post, vi segnaliamo questo passaggio:
Pochi paragrafi, cambio di scena e la narrazione entra nel vivo, si fa via via più incalzante, obbligando a non distogliere un attimo l’attenzione fino al finale, immersi totalmente nel dinamismo dell’intreccio.La scenografia apocalittica si integra perfettamente con la trama, trasuda l’angoscia dei protagonisti, rendendo ancor più cupi e inquietanti i loro timori (cosa sono davvero quegli zombie-tank?, qual è la causa di quella epidemia o infezione?). Talvolta sembra addirittura viva, una trappola infernale che dietro ogni maceria, ogni angolo, nasconde una minaccia. Nulla, nulla, è più umano.Colpi di scena e momenti di pura azione rendono la trama ancor più godibile, incrementando il ritmo narrativo tanto che ci si aspetterebbe di sentire in sottofondo la miglior colonna sonora di un film ad alto contenuto adrenalinico.Diretti fino alla scena finale. Inattesa.
Il racconto è in vendita sul sito Kipple al prezzo di un euro, senza DRM.

