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∂| ThrillerMagazine | Il divano di Istanbul

ThrillerMagazine.it recensisce Il divano di Istanbul, di Alessandro Berbero. Libro anomalo, ma straordinariamente interessante:

L’autore è uno storico prestigioso ed in questo libro dimostra di essere anche un ottimo divulgatore.
Con linguaggio semplice e un ritmo che non lascia mai un attimo di noia, ci spiega come funzionava il governo dell’Impero Ottomano, sfatando i miti e le superficiali discriminazioni che ci portiamo appresso da secoli di intransigenza cattolica.
La storia è continua rivisitazione del passato; quello che era valido per uno storico di cinquant’anni fa, non lo è più per una generazione che rifiuta le contrapposizioni culturali e religiose e si vuole arricchire dalle differenze.
Barbero ci mostra un impero governato dal sultano, dove convivono islam, cristianità nelle diverse accezioni orientali e cattolicesimo, ebraismo e sette religiose. Quello che potrebbe risultare un assolutismo, riesce a mettere insieme ciò che poi, nel corso della storia, non sarà più possibile far sedere attorno allo stesso tavolo.
Esamina la nascita dell’Impero Ottomano, la sua espansione, il perfetto equlibrio governativo, lo scontro con la cività occidentale ed il rifiuto della modernità.
La mancanza di cambiamento, sarà la conseguenza della stagnazione, che porterà poi alla fine dell’impero dopo la prima guerra mondiale.

Interessante la annotazione che nell’Impero non era permessa la stampa; la cultura non poteva così diffondersi ed il divario con l’occidente è diventato insanabile: invece degli scambi commerciali a loro vantaggio, si è dovuto importare tecnologia. Questa non serve solo per costruire orologi, ma anche armamenti che sono stati puntati verso la Sublime Porta.
Il seme del nazionalismo si è instillato e, come una goccia d’acqua scava la roccia, così il gigante si è logorato anche dall’interno.
Il libro è affascinante, ricco di curiosità, di aneddoti, di storia con la “s” minuscola che si intreccia intorno agli eventi che hanno cambiato il mondo. Un libro da leggere assolutamente.

Concordate con me che siamo davanti a uno di quei testi in grado di spalancarti le percezioni del passato?

Francesco Verso vince il Premio Letterario Odissea ∂ Fantascienza.com

Come segnala Fantascienza.com, il vincitore di quest’anno del Premio Odissea indetto dalla casa editrice Delos Books è Francesco “Xabaras” Verso, con il suo romanzo Livido.

Verso vince la quarta edizione di questo premio, dedicato ai romanzi inediti di fantascienza, fantasy e fantastico.

Ambientato in un mondo di un futuro non molto lontano in cui la spazzatura è diventata fonte di sostentamento per intere classi sociali, che vivono dell’arte del riciclo. “Palta”, viene chiamata: un mare di sudiciume nel quale cercare oggetti di valore, pezzi di tecnologia funzionanti, riparabili o riciclabili. Un mare dal quale i disperati che vivono ai margini della città, come antichi pescatori, ricavano con pazienza e fatica, e talvolta anche affrontando gravi pericoli, il proprio sostentamento.

È in queste atmosfere che prende corpo la storia di Peter Pains e del suo amore impossibile per Alba Vincente, un amore ostacolato dal perfido fratello di Peter, Charlie, e che trasformerà la vita di Peter in una caccia continua, alimentata dall’energia inesauribile del livore della pelle e dell’animo.

Faccio i miei complimenti a Francesco per questo suo nuovo risultato. Una conferma, l’ennesima, anche per il Connettivismo.

Steampunk: vapore, metallo, velluto e corsetti | Urban Fantasy

[Letto su KippleBlog]

Un interessante articolo indaga i molteplici rivoli dello Steampunk, rendendone chiare le origini. Su UrbanFantasy.Horror.it. In questo filone trova il suo posto anche Il canto oscuro, di Alessio “Galessio” Brugnoli, vincitore dell’ultimo Premio Kipple, in vendita sia in cartaceo che in eBook senza DRM:

Un ottimo esempio di steampunk di ambientazione “romana”: un panorama d’inizio secolo in cui le sorprese tecnologiche non mancano e l’azione si snoda tra eleganti teatri dell’opera, antiche residenze decadute, bische e la classica Roma “sparita”. Sullo sfondo di un’indagine, partita per scoprire il responsabile di un crimine, si muove il principe Andrea il quale diventerà, suo malgrado, testimone di un tempo di trasformazione, un tempo che segnerà l’avvento di un nuovo modo di concepire l’elaborazione elettronica.

Ecco perché è salutare parlare di questo sottogenere come di una risorsa per tutta la SF e il Fantastico, in senso lato. Per illuminarvi meglio, incollo qui sotto il post di UrbanFantasy.Horror.it. Buona lettura…

E se la storia avesse preso una piega diversa? Se il mondo andasse… a vapore?

E’ in questo “what if” che si pone lo steampunk, un genere letterario che nasce verso la fine del XIX secolo e che, almeno nel suo avvento in epoca tardo-vittoriana, fu classificato come fantascienza. Solo da pochi anni ha assunto dignità e fisionomia propria, specie con l’avvento di scrittori quali China Mièville, Paul di Filippo e James Gurney che hanno mescolato universi paralleli a sviluppo industriale e romanzo scientifico. Recenti poi sono i romanzi di Alexia Tarabotti, che ha mescolato fantasy puro a steampunk, creando un universo alternativo e originale.

Ma cosa è precisamente lo steampunk? Questo genere riguarda romanzi la cui ambientazione è, nella stragrande maggioranza dei casi, la Londra Vittoriana, in un mondo a metà strada tra la città di Sherlock Holmes, quella di Jack the Ripper e quella di H. G. Wells. In esso dominano le macchine che vanno a vapore, vi sono automi meccanici, esiste una tecnologia informatica su base analogica, viaggi spaziali e i costumi sociali sono rigidamente codificati. Le atmosfere e le ambientazioni di Conan Doyle, Jules Verne, H.G. Wells sono lo scenario prediletto di questo genere letterario che mescola rigore scientifico alle infinite possibilità dell’evoluzione umana.

Oggi, il concetto di steampunk è diventato un unico contenitore che ricomprende la narrativa fantastica ambientata in un XIX secolo alternativo e non solo: vi sono anche i romanzi scientifici che si ispirano a Wells e Verne  o alla rivoluzione industriale, e sono ammessi influssi fantascientifici, noir, gothic o horror. Spesso, la parola steampunk è associata all’ ucronia (letteralmente significa “nessun tempo”) che potrebbe rappresentare la vera chiave di lettura del genere. In realtà, indica un mondo in cui la storia umana ha percorso strade alternative, generando una realtà parallela, diversa o  - appunto – alternativa, in cui l’evoluzione sociale, politica e tecnologica ha avuto esiti imprevedibili, magari con il condimento di società segrete e complotti politici (un esempio: il romanzo “La svastica sul sole” di Philip K. Dick).

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Nuova recensione a La giustizia di Iside | KippleBlog

[Letto su KippleBlog]

La stamberga dei Lettori recensisce La giustizia di Iside, di Clelia Farris. Dopo la segnalazione di pochissimi giorni fa ecco un altro parere sul libro di una delle nostri autrici di punta.
Quando ho finito di leggere La pesatura dell’anima, il primo romanzo pubblicato per la Kipple, ho subito pensato: c’è bisogno di un seguito! Il mondo creato dall’autrice era talmente affascinante da apparire fin troppo compresso e limitato in un solo romanzo di duecento pagine. Nel giro di un anno, la mia richiesta è stata esaudita!
Con La giustizia di Iside Clelia Farris torna a farci viaggiare nelle Due Terre: l’anacronistico, ucronico Antico Egitto dal sapore steampunk. Nell’epoca che ha visto il declino delle dinastie e l’ascesa di una nuova forma di governo ufficiale, a detenere il potere e il controllo sulla vita e sulla morte sono i Sette, una squadra speciale che si occupa di omicidi, in collaborazione con i Giudici della Morte e la dea Iside. Apoteosi dell’antichissima legge del taglione, i morti per omicidio possono esser resuscitati, la loro anima viene data indietro in cambio dell’anima dell’omicida. Un sistema, però, non infallibile, fosse solo per il peso psicologico che grava sui sette membri della squadra: e tanto basterebbe  a chi volesse metterli fuori gioco, come le creature del Mare di sotto. Ma alla fine è con se stesso che ognuno dei sette dovrà fare i conti.
La trama di fondo è essenzialmente un giallo, ma il vero asso portante del romanzo è il gioco tra i personaggi: tutto ruota attorno alle loro relazioni e ai loro conflitti personali. La protagonista, Naima, donna apparentemente forte, ma molto complessa e in conflitto con se stessa, guida di fatto una schiera di personaggi che, ognuno a modo suo, compierà una trasformazione – scelte drastiche incluse – che attraversa l’intero romanzo, mentre il nemico invisibile abbatte, colpo dopo colpo, l’inganno del perfetto controllo della squadra e i loro equilibri.
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Recensione a La giustizia di Iside, su Mondoscrittura

[Letto su KippleBlog]

Esce su Mondoscrittura.it una recensione al seguito della Pesatura dell’anima, di Clelia Farris, romanzo vincitore del Premio Kipple 2010: La giustizia di Iside.
Recensione interessante che mette l’accento sulle peculiarità del romanzo ambientato nell’Egitto distopico; qui di seguito un passaggio che può esemplificare di cosa stiamo parlando:
L’arrivo di questo romanzo per l’iniziativa Fatti recensire di Mondoscrittura, ha suscitato un momento di perplessità nella sottoscritta. Da anni non approcciavo un fantasy “d’autore”, e non mi vergogno di ammettere che ho iniziato questa lettura con un sano scetticismo. Scetticismo che è crollato dopo le prime cinque pagine, vinto dall’interesse e dal piacere della lettura. La Giustizia di Iside fa quello che dovrebbe fare qualsiasi buon romanzo: tenerti incollato dalla prima all’ultima pagina. È anche un romanzo che alla fine lascia più domande che risposte, e un pizzico di amaro in bocca: non sapremo mai come si è giunti a imbrigliare Iside (e anzi ci rimarrà il sospetto che non fosse altro che una creatura del Mare di Sotto), né se i caimani sono veri coccodrilli trasformati in mezzi di trasporto, o se l’Ostrakon è un cellulare/ostrica. Rimane tutto alla nostra immaginazione capire come i fiori possano dare luce e gli aracne tessere notizie, ma non ci interessa davvero. Partiamo con Sadou e Naima verso una destinazione sconosciuta, sperando che l’autrice possa regalarci presto un sequel.
Vi ricordiamo che il romanzo è in vendita sia in cartaceo che in digitale, quest’ultimo libero da DRM (in formato sia ePub che MOBI), al prezzo rispettivamente di 11€ e 2,5€. Buona lettura a tutti.

Sopravvissuti | Lankelot

Su Lankelot.eu la recensione sul romanzo di Richard K. Morgan, Sopravvissuti.

Le novità introdotte da Richard K. Morgan in “Sopravvissuti”, e tali da farne un “fantasy moderno”, sicuramente non possono essere comprese soltanto con un breve riassunto della trama: salvo quell’accenno all’omosessualità del protagonista principale del libro, il guerriero Ringil Eskiath, chi si limitasse a leggere la quarta di copertina potrebbe pur sempre pensare di avere tra le mani un romanzo strutturato comunque secondo i più noti cliché del genere. Niente di più sbagliato. L’autore ha voluto giocare pesante e, nel raccontare uno dei tanti mondi paralleli propri del fantasy, ha introdotto un linguaggio e personaggi che – tanto per capirci – proprio non hanno nulla della Terra di Mezzo o dei Sette Regni di Westeros.

Questo qui sopra è l’incipit della rece, particolareggiata più avanti da dettagli di questo tipo:

Se nel campo della fantascienza conosciamo il genere steampunk, che introduce una tecnologia anacronistica all’interno di un’ambientazione storica, parimenti nel caso di “Sopravvissuti”, romanzo con velleità di fantasy moderno, se non vi troviamo anacronismi tecnologici (salvo forse la presenza del “crystal”, uno stupefacente consumato in quantità da Ringil e Archet e che sa tanto di acido e droga sintetica), sicuramente il linguaggio volutamente triviale, i monologhi interiori, l’insistere su descrizioni oscene, temi come la corruzione, l’omosessualità, la dipendenza dalle droghe, lo schiavismo, ci riportano a qualcosa di molto vicino a noi, magari ai bassifondi delle nostre metropoli contemporanee, ed altrettanto lontano dal quell’ambientazione medievale, o alto medievale, che sembrava tagliata così bene per i romanzi di George Martin e Robert Howard.
Altro aspetto volutamente sui generis, almeno per i parametri del fantasy fino ad ora conosciuto, è rappresentato da alcune pagine dove l’autore si sbizzarrisce con descrizioni che sanno tanto di splatter, ad esempio quando, proprio all’apertura del romanzo, Ringil uccide i coprofiti intenti a spolpare carcasse umane in un cimitero.
Fantasy particolare, innovativo, da un autore che è innovativo di suo. Qualcuno l’ha letto, questo Sopravvissuti?

La Graphe.it pratica forti sconti

Da oggi 30 maggio, gli ebook della collana eTales saranno posti in vendita sul sito dell’editore al prezzo di 0,99€. Significa, quindi, che anche il mio racconto La mappa è una contrazione potete portarvelo sul vostro eReader a meno di un euro: cosa deve fare l’editore per farvelo acquistare, regalarvelo? Poco ci manca davvero!

∂| HorrorMagazine | L’isola perduta

Rivisitazione dei Grandi Antichi di Lovecraft, ok, ma questa segnalazione di HorrorMagazine.it mi ha colpito perché ho imparato a conoscere, da poco tempo, queste forze arcaiche, potenti e inumane. Ecco, capisco bene il mood che l’autore Jack Rogan ha voluto infondere nell’Isola perduta.

Coste frastagliate e inospitali, fondali insidiosi, relitti di navi sparsi ovunque: è questo lo scenario che si presenta ai membri dell’equipaggio dell’Antoinette, un cargo proveniente da Miami è arrivato in quella remota isola nel mar dei Caraibi per incontrare la Mariposa, un peschereccio che trasporta un carico illegale di armi. Lontana dalle consuete rotte di navigazione e segnata solo sulle antiche mappe dei cacciatori di tesori, quell’isola è infatti il luogo ideale per l’approdo di trafficanti e contrabbandieri. Tuttavia, poche ore prima dell’appuntamento, dalla Mariposa è giunta via radio una comunicazione incomprensibile e allarmante: grida disperate, urla strazianti e, infine, il silenzio. E adesso il peschereccio è alla deriva e l’unico superstite, terrorizzato e moribondo, farfuglia frasi sconnesse, ripetendo ossessivamente una parola inquietante: los diablos…
Nel frattempo, a largo dell’isola, un’altra nave è in attesa. Gli uomini a bordo stanno aspettando il segnale dell’agente dell’FBI imbarcato sotto copertura sull’Antoinette per intervenire e sventare lo scambio della merce. Ma tutti coloro che si trovano nelle vicinanze di quel luogo maledetto non possono immaginare che presto dovranno affrontare una minaccia finora sconosciuta all’uomo, i cui echi di morte, però, si perdono nella notte dei tempi

Alessio Brugnoli incontra i lettori de Il Canto Oscuro | KippleBlog

[Letto su KippleBlog]

Alessio “Galessio” Brugnoli, talentuoso autore del romanzo Il Canto Oscuro, spiega sul suo blog le ragioni che l’hanno spinto ad adottare un approccio nei confronti della tecnologia per certi versi spiazzante, specialmente per un’opera come Il Canto Oscuro, ascrivibile al genere steampunk.
Rispondendo indirettamente alle critiche avanzate da alcuni lettori, Alessio conferma che la mancanza nel testo di una tecnologia particolarmente avveniristica è frutto di una precisa scelta narrativa.
Per chi volesse approfondire l’argomento, questo è il link del post originale pubblicato pochi giorni fa dall’autore.
Approfittiamo dell’occasione per segnalare che hanno anche preso il via le presentazioni del libro, per ora così articolate:
- 30 Maggio, ore 21.00, Hula Hoop, in via De Magistris 91/93

- 9 Giugno, a Cerreto Laziale, nell’ambito dell’Art Festival

Non mancheremo di segnalarvi i prossimi appuntamenti. Perciò, cari amici, restate sintonizzati.

Alan D. Altieri ai raggi X – Parte 2. L’autore si racconta « HyperNext

La seconda parte dello special su Sergio “Alan D.” Altieri, in occasione della NeXT-Con che si apre stasera e avrà come ospite d’eccezione proprio il Lupo.

In qualità di story editor, produttore esecutivo e senior staff editor per Dino De Laurentiis hai preso parte a progetti di indiscutibile prestigio quali Conan il DistruttoreL’Anno del DragoneAtto di Forza Velluto Blu, legati a nomi  eccellenti dell’industria americana (e spesso in contrasto con l’establishment hollywoodiano): Michael Cimino, Oliver Stone, Paul Verhoeven, David Lynch. Ti va di parlarci della tua esperienza e magari svelarci qualche succulento aneddoto?

La “descoverta de le Americhe” in generale e di “Hollywood” – virgolette d’obbligo, o anche “Hollyweird” – non è stato un processo né semplice, né facile, né indolore. Per me rimane comunque un’esperienza unica e fondamentale.
In questa sede dovrò necessariamente essere breve. Gli uomini di cui sopra sono tutti talenti straordinari, anche se nei modi più diversi e antitetici. Cimino è un perfezionista cartesiano, Stone un autentico regista d’assalto di enorme capacità evocativa, Verhoeven un fenomenale “meccanico” affascinato dalla “femmina” (non proprio archetipica) in tutte le sue forme, Lynch è un esploratore del lato oscuro. Da ognuno di loro ho imparato qualcosa che poi ho cercato di mettere in pratica nelle mie esperienze successive di scrittore. Aneddoti succulenti? Non basterebbe la Encyclopedia Britannica per elencarli tutti. Mi limiterò a riportare un corrosivo appunto anonimo che trovai affisso in una bacheca dei Churubuscos Studios, a Mexico City, durante la lavorazione di “Dune” e di “Conan il Distruttore”.
Le cinque fasi della realizzazione di un film:
1) pazzo entusiasmo;
2) totale disperazione;
3) ricerca del colpevole;
4) condanna dell’innocente;
5) ricompensa dell’incompetente.
Well, how about that now?

A stasera, signore e signori…

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