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Lanciato SpaceX Dragon: la prima astronave privata in orbita ∂ Fantascienza.com
23 maggio 2012 alle 16:53 · Archiviato in Deep Space, News, Notizie, Postumanismo, Sociale, Sperimentazioni, Tecnologia ed etichettato con: Corsa allo Spazio
English: SpaceX’s Falcon 9 rocket and Dragon spacecraft lift off from Launch Complex-40 at Cape Canaveral Air Force Station, Fla., at 10:43 a.m. EST, Wednesday, Dec. 8, 2010. (Photo credit: Wikipedia)
Una nuova era spaziale sembra essersi aperta (potenzialmente) in queste ore. Il risalto che ne dà Fantascienza.com è esemplare:
Sarà l’ennesima navicella spaziale che attracca alla stazione, ma la prima a essere costruita non da un’agenzia governativa ma da un’impresa privata.
Perché è importante questo passo?
È molto semplice. Le agenzie governative possono andare nello spazio per i motivi più diversi: politici, scientifici, strategici, militari. Sono quindi soggetti alle opportunità del momento e ai fondi disponibili. Un’impresa privata ci va per un solo motivo: guadagnare soldi. E nel momento in cui dovesse apparire chiaro che si possono guadagnare soldi con le missioni spaziali, allora nulla potrebbe più ostacolare la corsa allo spazio.
Brutalmente, con l’ingresso del biz la corsa allo spazio riprenderebbe, senza regole se non quella del guadagno, lontano dall’ingessatura istituzionale dei Governi. Sempre che, appunto, tutto vada per il verso giusto e si dimostri la fattibilità operativa dell’approdo commerciale locato nello spazio profondo. Preparate i caschi…
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Aldous Huxley recensisce George Orwell ∂ Fantascienza.com
11 maggio 2012 alle 14:00 · Archiviato in Cerebralità, Connettivismo, Letteratura, Recensioni, Sociale ed etichettato con: Aldous Huxley, Controllo sociale, George Orwell
Articolo da leggere assolutamente, questo di Fantascienza.com, per comprendere quanto Aldous Huxley fosse lucidamente preveggente sulle potenzialità di controllo che la classe governativa e capitalistica mondiale avrebbe adottato di lì a poco. Parlando di Geroge Orwell, che recensisce, Huxet dice:
Huxley continua affermando di aver studiato le teorie dell’ipnotismo e di essere rimasto stupito di come — per oltre cent’anni — il genere umano sia riuscito a ignorare le scoperte di Mesmer, Braid, Esdaile e altri. Siamo alla fine degli anni Quaranta e Huxley già da tempo ha manifestato interesse per teorie della conoscenza alternative, parapsicologia compresa, tanto che ha elaborato una sua personale teoria sull’ipnosi: “Essendo il materialismo oggi la cultura prevalente, gli studiosi evitano di affrontare gli aspetti più strani della psicologia umana, mentre i politici non applicano forme di ipnosi. È per questo che la rivoluzione finale è slittata di qualche generazione”.
Ma il momento sta arrivando, perché — nella visione di Huxley — la psicoanalisi sta di nuovo avvicinandosi all’ipnosi. “E tutto diventa più facile grazie ai barbiturici, con i quali si può indurre uno stato di ipnosi anche nei soggetti più recalcitranti.”
Ed ecco la predizione: “Entro la prossima generazione chi tiene le redini del mondo scoprirà che il condizionamento infantile e l’ipnosi indotta dalle droghe sono strumenti di dominio ben più efficaci di armi e prigioni. E che la sete di potere può essere soddisfatta nella sua pienezza inducendo le persone ad amare il loro stato di schiavitù, piuttosto che ridurle all’obbedienza a suon di frustate e calci. Insomma, penso che l’incubo descritto in 1984 sia destinato a evolversi in quello descritto in Il nuovo mondo, se non altro come esito di una necessità di maggiore efficienza”.
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QUANTO VIVRÀ ANCORA IL 1° MAGGIO? – PostPopuli
2 maggio 2012 alle 16:18 · Archiviato in Connettivismo, Mood, Sociale ed etichettato con: Festa, Proteste
Splendido questo post apparso su PostPopuli in cui si tratteggia la storia della festa del 1 maggio. Interessante, e acuto, soprattutto quando si dice:
…gli operai di una volta non ci sono più. Quei lavoratori che mettevano le proprie braccia al servizio dell’edilizia, dei cantieri navali, dell’industria pesante, sono progressivamente stati sostituiti dalle macchine o da altri lavoratori, venuti da altri paesi per lavorare nelle stesse condizioni di sfruttamento. Parola che sembrava consegnata alla storia, e che invece è ritornata purtroppo alla luce, in maniera subdola, cambiando pelle. Adesso l’orario di lavoro allungato si chiama straordinario e l’apertura festiva non viene più retribuita come dovrebbe, ma come una giornata ordinaria. Lo sfruttamento adesso si chiama precarietà e flessibilità, in nome della quale molti giovani vengono pagati con salari a dir poco ridicoli, scaricando il costo del lavoro sul lavoratore stesso (che diventa “autonomo” con la mossa delle false partite Iva). Le condizioni di sicurezza in alcuni ambiti lavorativi continuano ad essere precarie, e non è un caso se nel nostro paese si registra almeno un morto sul lavoro al giorno. Ma soprattutto, i cambiamenti nel mercato del lavoro hanno fatto venir meno quella che è sempre stata la forza motrice di ogni rivendicazione sindacale: la solidarietà tra lavoratori.
Leggetelo tutto il post, e cercate di non inquietarvi troppo, perché è tutto vero quello che scritto. Tutto vero…
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∂| ThrillerMagazine | Diaz
28 aprile 2012 alle 15:28 · Archiviato in Notizie, Recensioni, Sociale ed etichettato con: Fernando Fazzari, Movie, Proteste
Segnalo questa recensione al film Diaz, uscita su ThrillerMagazine.it a cura di Fernando “Black Hole Sun” Fazzari. Conviene essere asciutti, e lasciarsi andare al flusso di emozioni rabbiose e indignate, per descrivere bene cosa può essere questo film e, soprattutto, cos’è stato il fatto di dieci e passa anni fa.
La dose di violenza che cola dallo schermo è davvero massiccia, e risulta fuori luogo lamentarsene, sia perché non è mai — in nessuna sequenza — finalizzata al solo shock dello spettatore, sia perché, visto l’argomento, non sarebbe stato giusto uscire dalla sala con l’anima in pace. La storia del G8 lascia poco spazio alle sottigliezze.
Il cinema d’impegno è tornato? Difficile dirlo quanto è facile sperarlo. Resta il fatto che di Diaz ce n’era bisogno. Qualcuno l’ha girato e, in fin dei conti, neanche male.
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2029 ∂ Fantascienza.com
27 aprile 2012 alle 14:38 · Archiviato in Cerebralità, Creatività, Deliri, Editoria, Letteratura, Notizie, SF, Sociale ed etichettato con: Alessandro Goldoni, Proteste, Spread
Fantascienza.com ci presenta un romanzo che sembra calarsi abbastanza bene nell’alveo della nostra contemporaneità, in questo momento storico folle di predominanza delle logiche economiche, e null’altro, in cui non si esita a smantellare un già devastato stato sociale per garantire guadagni a chi non rischia mai nulla (le banche): 2029, di Alessandro Goldoni.
Estraggo queste note dall’articolo:
Il sistema è nato circa dieci anni prima con il crollo dei mercati europei, la caduta sia degli Usa che della Russia e l’ascesa vertiginosa della Cina come potenza economica. Tutto il mondo usa la moneta cinese, lo Gyuan (abbreviazione di “gold yuan”).
La grande novità per l’Italia è la nascita del CIET, organismo misto formato a Consob, Istat, Eurispes e Telecom (in altri paesi sono sorti organismi simili). Questo ente provvede a fissare il prezzo di collocamento di ogni uomo e donna al compimento dei venticinque anni. Ciò avviene attraverso un complicato sistema computerizzato che valuta e incrocia parametri base come: aspetto fisico, reddito, dati dell’anagrafe tributaria, fedina penale, mappa personale del genoma, superficie abitativa, tesserino sanitario.
Poi c’è il mercato, o meglio il gradimento in società, valutato da apposite agenzie di rating che prendono in considerazione eventuali presenze televisive, telefonate ricevute, citazioni nei motori di ricerca, numero di amici “importanti”, livello del partner e altri mille particolari. È molto ambita, ma impresa durissima, guadagnarsi la “Tripla A”.
Nella graduatoria si possono raggiungere livelli anche molto bassi, come è successo al caporedattore Antonio Zinetti, ormai con un rating praticamente sotto zero. Un giorno decide di chiudere definitivamente le sue azioni e la sua vita gettandosi dalla finestra.
Vi vengono i brividi, eh?
Ugo Mursia Editore, collana Romanzi Mursia, pagg. 228, euro 16,00
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Carmilla on line ® | Infoguerra
27 aprile 2012 alle 12:49 · Archiviato in Cyberpunk, Digitalizzazioni, Editoria, Notizie, Recensioni, SF, Sociale, Sperimentazioni, Tecnologia ed etichettato con: CarmillaOnLine, Cory Doctorow, Filesharing, Pirate Bay, Proteste, Scansioni 3D
[Letto su CarmillaOnLine]
Mentre gli attacchi al file sharing e alla libertà di scambio in rete dei prodotti della conoscenza si fanno sempre più ravvicinati, in un’inutile quanto vana corsa contro la fine del tempo dei diritti d’autore, su Pirate Bay, una delle piattaforme di condivisione più famose nel mondo, compare una nuova categoria di file scaricabili: Physibles.
Di fatto si tratta di file contenenti dati per la fabbricazione di oggetti reali attraverso l’utilizzo di stampanti tridimensionali.Il risultato dovrebbe consistere nella produzione di oggetti concreti (per adesso modellini, forme e strumenti) la cui varietà è per ora estremamente limitata dalla tecnologia e dai costi.
Un comunicato apparso su Pirate Bay spiega e anticipa, però, che:”Una delle cose che sappiamo è che la società condividerà sempre le conoscenze. L’era digitale ha reso tutto più facile e ora è tempo di fare il passo successivo. Oltre ai consumi culturali, libri, musica, film, che nascono nel digitale, anche gli oggetti di uso comune hanno origine da progettazioni software. Così abbiamo deciso di lanciare una categoria di file che chiameremo Physibles, capaci di produrre oggetti reali con l’opportuno hardware. Entro 20 anni, potrete fare il download delle scarpe da ginnastica […]I benefici saranno enormi: non più distribuzione fisica, non più resi, niente più lavoro minorile […]Potremo fare una copia di tutto ”.
Continuate a leggere l’articolo qui, è seminale.
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Piccole note sul software libero – parte terza « HyperNext
16 aprile 2012 alle 11:30 · Archiviato in Creatività, Cyberpunk, Digitalizzazioni, HyperNext, Sociale, Tecnologia ed etichettato con: Application Programming Interface, Open Source
Ultima puntata su HyperNext del mio piccolo viaggio nel mondo del software opensource; qui e qui le due puntate precedenti.
Cooperare, senza che ciò diventi necessariamente un sistema tritatutto, socialmente omicida; anzi, lasciare che la cooperazione diventi un fattore di crescita collettivo, capace sì di generare profitto ma anche benessere, dove nessuno venga mangiato dagli squali dell’alta finanza: questo è forse l’ultimo sogno dei figli delle generazioni che dei ’60. Fondamentalmente, essi non sono lontani, ora, dal conquistare il mondo senza spargere sangue, senza essere diventati belve assetate di denaro, senza che venga schiacciata la nostra dignità, riservatezza, libertà. Anzi, la nostra Libertà: software libero, sempre, ovunque, sempre di più, è la loro arma cristallina, vincente, potente come l’energia riciclabile. Senza l’opensource, il mondo sarebbe assai simile a quello che paventava George Orwell.
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Titanic: la fine di un’epoca e l’inizio della fine « NeoRepubblica Kaotica di Torriglia
14 aprile 2012 alle 12:49 · Archiviato in Cerebralità, Connettivismo, Kipple, Oscurità, Sociale ed etichettato con: NeoRepubblica Kaotica di Torriglia, Positivismo, Titanic
[Letto su NeoRepubblicaKaoticaTorriglia's blog]
Oggi (per l’esattezza la prossima notte), sono trascorsi 100 anni dalla tragedia più celebre della storia: l’affondamento del Titanic, celebrato da migliaia di libri e almeno 7 film.
Ma la notte tra il 14 e il 15 aprile 1912 non avvenne soltanto un tragico incidente, ma il fatto fu l’emblema della fine di un periodo storico: il positivismo ottocentesco. L’infrangersi dell’inaffondabile transatlantico segnò il fallimento del sogno positivista. Per la prima volta, in modo plateale e clamoroso, una nuova tecnologia considerata infallibile falliva al primo varo.
Dagli anni ’30 dell’Ottocento, infatti, si erano diffuse idee e teorie di grande fiducia nei confronti della scienza e della tecnologia, sostenendo che insieme potessero risolvere tutti i problemi dell’uomo, fino a includere anche il superamento della morte.
Queste ottimismo si era rafforzato grazie al forte sviluppo della medicina, della chimica e delle altre scienze inserite in un quadro geopolitico di sostanziale stabilità: l’Europa disegnata da Metternich al Congresso di Vienna del 1814 aveva resistito e vi era appena stato il più lungo periodo di pace conosciuto allora, nota come “la belle époque”.
Tale eccesso di ottimismo fu sconfessato per la prima volta dal Titanic nel 1912, e “La bella epoca” terminò nel 1914 con la Grande Guerra, seguita dalla Rivoluzione russa, dalle dittature nazifasciste, dall’altro grande disastro del dirigibile Hindenburg nel 1937 e dalla Seconda Guerra Mondiale dal 1939.
La fiducia nella scienza e nel progresso civile naufragò insieme con il Titanic, e per sempre, se consideriamo che nel 1945 s’inaugurò la fase della Guerra Fredda con i suoi tremendi spauracchi nucleari, fino alla caduta del muro di Berlino e del regime sovietico (1989 e 1992), prontamente rimpiazzata dal Terrorismo internazionale dell’11 settembre 2001, che caratterizza ancora oggi lo scenario mondiale.
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Piccole note sul software libero – parte seconda « HyperNext
13 aprile 2012 alle 11:34 · Archiviato in Cyberpunk, Digitalizzazioni, HyperNext, Sociale, Tecnologia ed etichettato con: Open Source
Uscita oggi la seconda puntata, su HyperNext, delle mie piccole note sul software libero. Qui la prima parte.
A questo punto interseca facilmente il nostro discorso un secondo articolo, sempre di Repubblica.it: l’intervista a Stefano Zacchiroli, leader di Debian, la distribuzione regina dei sistemi operativi Linux, quindi il top dell’opensource. Che esprime una visione politica del mondo che sfiora l’anarchismo illuminato.
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C’è del marcio in Padania « N I G R I C A N T E
11 aprile 2012 alle 15:59 · Archiviato in Cerebralità, Cultura, Mood, Sociale, Varie ed etichettato con: Attualità
Michele “Dottore in Niente” Nigro ci sottopone un post arguto, strettamente attinente all’attualità penosa di questi giorni. Non dico altro, vi copioincollo il suo contributo perché meglio non è possibile fare. Leggete, e riflettete.
<<IL SARTO “La Rivoluzione era già strumentalizzata nel momento stesso del suo acme… Non so come spiegarglielo… (una breve pausa per cercare le parole adatte) Le motivazioni erano giuste e la popolazione aveva veramente bisogno di un cambiamento radicale della politica e delle condizioni di vita. Dai campi di tabacco fino ai quartieri in stile coloniale di Partagas, si sentiva la pesantezza di un ruolo impostoci dal passato e dai continui compromessi stipulati, senza il nostro parere, tra la classe politica latifondista partagassiana e i signori americani. Ma qualcosa non andava… Sentivo che la Rivoluzione non avrebbe estirpato la Febbre di Potere dalle viscere dell’essere umano e che anche (con tono sarcastico) il mio – come lo definisce lei ingenuamente – “amico”, Rodriguez De La Rua, era già corrotto fin dai tempi della costituzione dell’Esercito dei torcedores. Quando parlo di corruzione non mi riferisco alla corruzione monetaria e materiale, non mi fraintenda… La corruzione è qualcosa che va oltre le ideologie e le rivoluzioni. Va oltre i conti in Svizzera e i “paradisi fiscali”… E’ parte integrante della cosiddetta “natura umana”… La corruzione è il naturale esaurimento del fuoco ideologico; è la visione di un mondo più giusto ma paurosamente simile a quello che ci si è affannati a ribaltare; è l’illusione di un cambiamento che avviene con mezzi troppo simili a quelli contro cui si combatte…

