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Mio giorno

Il tempo modifica i propri comportamenti, anche quelli. Dopo tutta l’eternità digitale passata a occultare il mio genetliaco, per motivi estremi di riservatezza, oggi mi sento di diffonderlo, un po’ come un conflitto che a questo punto del cammino appare in qualche modo risolto, appianato.. Ecco, oggi è il mio giorno, e mi allieta dirlo al mondo digitale, per non so bene quale senso di leggerezza.

C’è del marcio in Padania « N I G R I C A N T E

Michele “Dottore in Niente” Nigro ci sottopone un post arguto, strettamente attinente all’attualità penosa di questi giorni. Non dico altro, vi copioincollo il suo contributo perché meglio non è possibile fare. Leggete, e riflettete.

<<IL SARTO  “La Rivoluzione era già strumentalizzata nel momento stesso del suo acme… Non so come spiegarglielo… (una breve pausa per cercare le parole adatte) Le motivazioni erano giuste e la popolazione aveva veramente bisogno di un cambiamento radicale della politica e delle condizioni di vita. Dai campi di tabacco fino ai quartieri in stile coloniale di Partagas, si sentiva la pesantezza di un ruolo impostoci dal passato e dai continui compromessi stipulati, senza il nostro parere, tra la classe politica latifondista partagassiana e i signori americani. Ma qualcosa non andava… Sentivo che la Rivoluzione non avrebbe estirpato la Febbre di Potere dalle viscere dell’essere umano e che anche (con tono sarcastico) il mio – come lo definisce lei ingenuamente – “amico”, Rodriguez De La Rua, era già corrotto fin dai tempi della costituzione dell’Esercito dei torcedores. Quando parlo di corruzione non mi riferisco alla corruzione monetaria e materiale, non mi fraintenda… La corruzione è qualcosa che va oltre le ideologie e le rivoluzioni. Va oltre i conti in Svizzera e i “paradisi fiscali”… E’ parte integrante della cosiddetta “natura umana”… La corruzione è il naturale esaurimento del fuoco ideologico; è la visione di un mondo più giusto ma paurosamente simile a quello che ci si è affannati a ribaltare; è l’illusione di un cambiamento che avviene con mezzi troppo simili a quelli contro cui si combatte…

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LA BATTAGLIA PER GLI ANIMALI DI JILL ROBINSON – PostPopuli

[Letto su PostPopuli]

Tanti, tantissimi progetti di salvaguardia della natura, degli animali e dell’ambiente sono condotti da donne. Di loro si parla poco, eppure il loro impegno è stato, ed è decisivo per la salvezza di nostra Madre Terra. Pensiamo alla grande primatologa Jane Goodall, a Diane Fossey, a Kuki Galmann, a Lone Droescher Nielsen…

Jill Robinson nel centro AAF di salvataggio e riabilitazione di Chengdu

È questa l’occasione per raccontare, nel mese in cui cade la festa della donna, la storia dell’impegno di una inglese, dal sorriso luminoso e dalla volontà d’acciaio, che ho conosciuto e intervistato due anni fa a un importante convegno a Genova, in occasione del Festival della ScienzaJill Robinson.

Vera eroina del mondo animale, è una delle personalità più importanti nel panorama internazionale delle associazioni e delle fondazioni che si occupano di tutela e salvaguardia. Consulente per l’International Fund for Animal Welfare, ha dato vita nel 1998 ad Animals Asian Foundation (AAF), prima e unica ONG per la tutela dei diritti animali riconosciuta dal Governo cinese. Fatto straordinario (si consideri il contesto), frutto di un incessante lavoro di pressione e di negoziazione con le autorità di Pechino.

Scopo dell’AAF è quello di porre fine alle “Fattorie della bile” e alle mostruose sofferenze inflitte agli oltre diecimila Orsi della Luna (così chiamati per la tipica mezzaluna bianca che hanno alla base del collo) detenuti all’interno di strutture lager autorizzate dal Governo cinese.

Il paradosso vuole che, per far fronte all’estinzione di questa specie di orsi asiatici, siano nati, a partire dal 1980, allevamenti destinati all’estrazione della bile, nei quali questi plantigradi sono sottoposti quotidianamente a torture inaudite.

“La bile – spiega Jill – viene impiegata dalla medicina tradizionale cinese per la produzione di rimedi farmaceutici e altri beni di consumo destinati al mercato asiatico quali shampoo, bibite, dentifrici”. Il Governo e i proprietari degli allevamenti proclamano ripetutamente che l’uso della cistifellea e dei prodotti derivati appartiene alla cultura e alla millenaria farmacopea cinese. Un’antica consuetudine che può essere e deve essere cambiata, ricorrendo alla più economica sintesi chimica dell’acido ursodeoxicolico o alla sostituzione con oltre cinquanta alternative erboristiche che contengono gli stessi principi attivi”.

L’orso Jasper nella gabbia delle torture

Qual è il prezzo pagato da questi splendidi animali? E che cosa Jill Robinson con AAF ha fatto – e fa – per la loro salvezza?

“Entrai per la prima volta in una fabbrica della bile nel 1993. Nulla mi aveva preparato per quel che avrei visto, e incredula ho assistito a una scena che avrebbe successivamente cambiato la mia vita, e che avrebbe dato inizio al sogno del China Bear Rescue”.

In buona sostanza Jill si trovò a osservare, impotente, una lunghissima fila di orsi imprigionati in gabbie grandi quanto i loro corpi, costretti a passarvi l’intera vita senza alcuna possibilità di muoversi. L’estrazione della bile poi è impressionante: una fistola viene aperta chirurgicamente nell’addome e qui conficcato un catetere d’acciaio, spesso arrugginito, dal quale, forzatamente viene estratta la bile per colamento. Due volte al giorno, giorno dopo giorno, anno dopo anno. Per tutta la vita. Che può durare anche 25 anni.

Spiega Jill, con la sua voce calma: “A questi animali non è negata solo la libertà dalla sofferenza, ma anche la libertà di morire. Vengono deungulati e privati dei denti perché non possano ferirsi e porre fine al proprio dolore”.

Gli orsi muoiono tra atroci sofferenze causate dalle condizioni disumane di prigionia, dalla setticemia e dall’insorgere di patologie gravissime a carico del fegato e degli organi interni.

È di fronte a questo scempio che prende vita il progetto del China Bear Rescue per il recupero e il reinserimento degli orsi in un ambiente seminaturale. Con il suo team Jill crea due grandi santuari in Cina, a Chengdu, e in Vietnam, a Tam Dao, per l’accoglimento di questi animali, e inizia un’estenuante trattativa con le autorità cinesi, che vede l’AAF, nel luglio del 2000, concludere il primo storico accordo con la liberazione di cinquecento orsi. L’accordo impegna le autorità a chiudere le fattorie in condizioni peggiori, confiscare gli orsi e consegnarli all’associazione. Come contropartita gli allevatori vengono compensati finanziariamente, affinché possano ritirarsi definitivamente dall’attività; tutte le licenze confiscate vengono consegnate ad Animals Asia Foundation.

A partire dall’ottobre 2000, più di 400 fattorie della bile sono state chiuse dal Governo cinese e oltre 300 orsi hanno ricevuto le cure dello staff veterinario di Animals Asia iniziando il lungo percorso di riabilitazione.

L’orso Jasper tornato in libertà

L’immenso lavoro svolto da Jill Robinson e dall’AAF ha contribuito a creare una nuova coscienza nel popolo cinese, al punto che nel corso di questi ultimi anni sono aumentate esponenzialmente le proteste che chiedono la fine dell’allevamento degli orsi per l’estrazione della bile. Non solo persone, ma anche TV, giornali e riviste. Fondamentale il ruolo rivestito dal microblog Sina (lo stesso che regolarmente informa il popolo della rete delle azioni di salvataggio degli animali da parte di gruppi animalisti cinesi), che ha lanciato una campagna coinvolgendo celebrità, medici e gruppi animalisti.

Oltre 4000 le persone famose che hanno aderito alla campagna, e oltre 90.000 le firme raccolte. Importantissima, poi, l’adesione di medici tradizionali cinesi, che hanno sottolineato come la bile d’orso non sia un ingrediente essenziale, e che può essere sostituita con prodotti analoghi senza ricorrere alla tortura degli orsi. La campagna di sensibilizzazione di Jill è incessante a favore non solo degli orsi ma di tutti gli animali che, in Cina, non godono di alcun diritto al rispetto.

Resta nella memoria l’immagine di Jill e del suo straordinario staff, impegnati nell’accoglienza e nella cura dei poveri orsi salvati dall’orrore di una vita consumata nel dolore e nella prigionia più atroce. Ma ancor più è l’immagine delle sepolture che AAF dedica a questi straordinari plantigradi. A ogni orso è riservato un saluto speciale, unico e irripetibile. Commovente.

Evi Mibelli – FDA Fondazione Diritti Animali

29 febbraio

Anomalie del mese di febbraio, di per sé un’anomalia costante con i suoi 28 giorni standard, che una volta ogni 4 anni diventano 29 e che addirittura in sporadiche occasioni sono diventati 30.

Ce ne parla sia KippleBlog che la Neo Repubblica Kaotica di Torriglia, in un incrocio di temi bizzarri e fuori standard, usciti proprio nel giorno che compare ogni 4 anni.

«Mai mangiato carne in vita mia. E mai lo farò» – Corriere.it

The Italian scientist Margherita Hack before a...

Image via Wikipedia

Sul Corriere.it c’è una bella intervista a Margherita Hack, animalista convinta da sempre che da sempre, rifiuta di mangiare la carne. Due i passaggi salienti della chiacchierata con l’astrofisica, che prendono come pretesto l’uscita del suo libro intitolato Perché sono vegeteriana(Edizioni dell’Altana), che sabato 18, alle 18, sarà presentato alla libreria Hoepli di Milano in un confronto con Paola Maugeri, altra vegetariana e animalista doc.

«Non mangio carne perché amo gli animali e li rispetto. Ma ci sono anche ragioni scientifiche: non posso pensare di mangiare carne di animali provenienti da allevamenti intensivi, dove non sono più animali ma macchine da carne. Sono rimpinzati di antibiotici e vivono in maniera innaturale. Quindi le loro sono carni malate. Anche Veronesi spiega che c’è una frequenza maggiore di cancro intestinale in chi mangia molta carne».

Alla base di tutto c’è questa idea sbagliata secondo cui non si può fare a meno della carne. Bisogna cambiare mentalità, far capire che si può vivere benissimo senza. E di certo senza consumarne tanta quanta se ne consuma oggi.

«Vi si potrebbe fare ricorso (si parla della vivisezione) in misura molto inferiore. A volte si fanno esperimenti che sono assolutamente inutili. Per altri ci si potrebbe servire delle cellule. Se ci sono casi in cui la sperimentazione animale è assolutamente necessaria allora che la si effettui in anestesia, pensando alla sofferenza dell’animale. Purtroppo l’Europa ha approvato una legge che da questo punto di vista è peggiore di quella italiana».

Ciò che pensa questa donna è in larghissima parte, se non integralmente, anche il mio pensiero. Non faccio nessuna fatica a riconoscermi in lei. Pensateci atutto ciò che dice la Hack la prossima volta che tagliate una bistecca, o indossate una pelliccia, o fate spallucce sulla vivisezione…

I levrieri da corsa, vittime di crudeltà | PostPopuli

[Letto su PostPopuli]

I Greyhound, i grandi levrieri da corsa, ovvero una delle razze canine più abusate e sconosciute. Di questi meravigliosi animali si parla pochissimo, anche in quei paesi dove i cinodromi e le scommesse sulle corse dei cani sono legali e molto popolari, addirittura incentivate e promosse da una industria potente che propone questo ‘spettacolo’ come sano divertimento per famiglie e considera questi cani alla stregua di “macchine da corsa” da rottamare quando perdono competitività o si ‘rompono’. Chi li alleva li considera merce a consumo, l’abbattimento è prassi quotidiana per gli addetti ai lavori. Nessun sentimento, nessuna pietà. Nulla di nulla.

Il grande pubblico è all’oscuro di ciò che avviene nel backstage delle corse e dei cinodromi: ignora o semplicemente non si chiede quale sorte è riservata alle migliaia di levrieri che ogni anno vengono uccisi legalmente dopo aver vissuto una vita di sofferenze e prigionia. Guardando in profondità dentro questo mondo appare subito evidente che in nessun caso un cucciolo viene allevato perchè abbia un futuro fuori dalle piste.

L’Irlanda è uno dei maggiori ‘produttori’ di Greyhound, con un carico annuo pari a 40.000/50.000 cuccioli: un allevamento intensivo alla ricerca illusoria e spasmodica del campione che porterà soldi e gloria al fortunato proprietario/allevatore. Di questi cuccioli solo una metà ha speranza di arrivare ai cinodromi, perché gli ‘altri’ – i meno dotati – sono destinati alla morte ben prima dei 2 anni di vita.

Dei levrieri che arrivano a correre in pista, almeno un terzo viene abbattuto a seguito di incidenti e infortuni durante gli allenamenti e le gare. I rimanenti hanno una speranza di vita tra i 2 e i 4 anni… poi anche per i “fortunati racer” la carriera termina in ogni caso con la soppressione. Definirli “fortunati” è un eufemismo perché i Greyhound trascorrono la loro miserabile e breve vita in piccolissimi box di cemento dai quali escono in funzione degli allenamenti e delle gare.

Intorno all’anno di età inizia il loro addestramento, una scuola durissima che nega qualsiasi libertà, anche quella di giocare: imparano solo ciò che serve per correre in pista, a seguire perfettamente al guinzaglio, a viaggiare nei kennel (canili), a essere manipolati. Vivono quasi ininterrottamente indossando la museruola che non viene tolta neppure durante i pasti – non perché aggressivi – ma perché non devono perdere concentrazione.

Cemento e museruola: questa è la loro vita che termina, quando il proprietario è compassionevole, con una iniezione letale. Molto più spesso vengono lasciati morire di fame e di sete, metodo considerato di gran lunga più “economico”; oppure vengono mutilati e abbandonati, ceduti per la sperimentazione o come donatori “totali” di sangue (ovvero gli viene sottratto completamente il sangue che ha caratteristiche particolari…), vengono venduti ai ristoranti asiatici o esportati per le piste in paesi come Spagna, Marocco, Asia dove finiscono i loro giorni in condizioni spaventose.

Abbiamo detto che sono cani poco conosciuti, spesso considerati “stupidi”. Non lo sono affatto. I Greyhound sono creature delicate nell’anima, gentili nei modi, dotati di una personalità poliedrica, con un carattere discreto e tuttavia “fermo”. Mai servili. Non chiedete a un levriero di riportarvi la pallina: lo farà una volta per dimostrare che ha compreso la vostra richiesta ma non si ripeterà. Vivono come ombre al fianco di coloro che ne diventano i fortunati proprietari. Mai invadenti. Mai. Potenti e robusti, a dispetto della loro estetica filiforme e malgrado le dimensioni sono perfetti compagni di casa, silenziosi e compassati. Adorano acciambellarsi su divani o su comodi cuscini e sonnecchiano per lunghe ore al giorno. E le loro esigenze di movimento sono esattamente le stesse di un qualsiasi altro cane.

Non serve giardino e non servono ore di estenuanti passeggiate. La loro devozione è infinita: il contatto fisico, il sentire vicino il proprio compagno umano è per loro un regalo inestimabile, loro che mai hanno conosciuto attenzione o carezze. C’è chi da anni si occupa di rehoming dei levrieri ex racer, un impegno portato avanti con passione e determinazione, per dare una chance di salvezza a questi splendidi animali. Numeri piccoli rispetto al dramma che vede decine di migliaia di levrieri abbattuti senza pietà ogni anno, ma preziosissimi messaggeri di una “battaglia” che cerca finalmente di strappare il velo di silenzio che circonda la realtà dei levrieri e del mondo del racing. Adottando uno di questi animali se ne salvano due: quello che giungerà in una famiglia e quello che riuscirà a prendere il posto della salvezza in un rifugio.

Parafrasando Baudelaire “il Greyhound è quel nobile principe delle nuvole, che non si cura della tempesta e se la ride dell’arciere. Poi, in esilio sulla terra, con le sue ali da gigante non riesce a camminare”.

Alcuni video, particolarmente duri: video 1, video 2 e video 3.

(Da un’intervista a Lilian Mazzola – GACI Greyhound Adoption Center Italy)

Evi Mibelli è una giornalista attiva nella lotta per i diritti degli animali. Partecipa alle attività e alla gestione del sito della Fondazione Diritti Animali.

Rain

Pioggia di simbologie matematiche che poi scivolano sull’asfalto, lasciando soltanto sequenze di bolle e flussi di fluidi, infinitamente finiti nella loro Sequenza di Fibonacci; mi sto perdendo in questa gabbia olografica di parole a me sconosciute, eppure empatiche.

24 ore di oscuramento di Wikipedia e altri siti chiave | Il Disinformatico

HyperHouse aderisce alle iniziative contro le legislative liberticide USA conosciute come SOPA e PIPA. Il Disinformatico ne dà un esaustivo sunto, che diffondo integralmente, a cui immagino non sia difficile dar ragione. Se hai un sito Internet e hai a cuore la possibilità di dire la tua, comunque e sempre, non puoi che far tua questa protesta; questo blog avrà in alto a destra, di conseguenza, il banner della censorship fino al 24 gennaio. Questo blog sarà pronto a estremizzare, nel caso servisse, l’attività censoria fino a oscurarsi completamente.

Per ventiquattro ore, Wikipedia, WordPress, Reddit, BoingBoing e altri siti chiave di Internet saranno oscurati. Lo scopo del blackout è attirare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla stupidità delle leggi SOPA e PIPA che gli Stati Uniti stanno valutando: secondo il parere di molti tecnici, queste leggi – concepite per contrastare la pirateria audiovisiva – sarebbero in realtà del tutto inefficaci e avrebbero invece effetti collaterali devastanti sulla libera circolazione del sapere e delle idee.

Non è un problema che riguarda solo gli Stati Uniti, perché gli effetti di queste leggi si sentirebbero in tutto il pianeta. Già adesso un cittadino britannico, Richard O’Dwyer, “rischia l’estradizione negli USA per aver commesso presunte violazioni del diritto d’autore USA, nonostante viva nel Regno Unito e tutto quello che ha fatto sia avvenuto su server situati nel Regno Unito”, come segnala Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia. Una casa cinematografica USA avrebbe il potere di far chiudere o togliere dai motori di ricerca qualunque sito accusato di ospitare qualunque contenuto che (a giudizio della casa cinematografica stessa) viola il diritto d’autore. Secondo BoingBoing, per finire oscurati sarebbe sufficiente linkare un qualunque sito accusato di violazione del copyright. In altre parole, la semplice menzione dell’esistenza di Isohunt.com che state leggendo comporterebbe il blackout forzato.

Non si tratta di una protesta in difesa della pirateria, ma di richiesta di combattere la pirateria usando metodi che funzionano invece di provvedimenti dettati dal panico e dall’incompetenza tecnica. Matt Mullenweg, cofondatore di WordPress, lo dice chiaro e tondo: “gli autori di queste leggi sembrano non capire veramente come funziona Internet. La definizione di sito domestico rispetto a sito estero dimostra una deplorevole mancanza di comprensione del modo in cui si usano i domini e del modo in cui si muove il traffico su Internet.” Mancanza di comprensione talmente alta che persino l’estensore di SOPA, il membro del Congresso USA Lamar Smith, viola il copyright sul suo stesso sito, che con SOPA verrebbe quindi oscurato.

Maggiori dettagli su queste leggi sono nelle pagine apposite di Wikipedia (che restano accessibili). Il comunicato di Reddit è qui. Anche Google è contro queste proposte di legge, come lo sono Facebook, EOL, eBay, Twitter, LinkedIn e molti altri nomi fondamentali di Internet. Anche la Casa Bianca si oppone, temendo che venga minata alla base la libertà d’espressione. La MPAA liquida la protesta definendola una “sceneggiata pericolosa” e dicendo che sono in pericolo dei posti di lavoro americani.

Per quel che mi riguarda, la scelta è semplice: non è accettabile che si reprima un diritto fondamentale di tutti per salvaguardare il diritto di pochi. Se mi si costringe (senza motivo) a scegliere fra libertà d’espressione e tutela di Twilight, non faccio fatica a scegliere la prima. E lo dico come autore e creatore di contenuti. Tutto quello che si chiede al legislatore è di ascoltare le idee degli esperti invece dei piagnistei dei magnati di Hollywood. Perché è solo ai big del copyright che SOPA e PIPA danno un vantaggio: i pesci piccoli, i musicisti emergenti, gli artisti che vogliono crescere restano comunque, all’atto pratico, privi di qualunque tutela, perché non possono pagarsi eserciti di avvocati.

Evviva la pirateria, sale della cultura « NeoRepubblica Kaotica di Torriglia

[Letto su NeoRepubblica Kaotica Torriglia's blog]

Trascriviamo una notizia letta su http://retetre.rtsi.ch

“Avete presente i video “non ruberesti mai un’auto… non ruberesti mai una borsetta…” che trovate all’inizio di tanti DVD come messaggi antipirateria? La loro musica è di Melchior Rietveldt, un musicista olandese al quale il brano fu commissionato nel 2006 dall’associazione olandese di lotta alla pirateria audiovisiva BREIN. Ora Rietveldt dice che la sua musica è stata usata abusivamente: in altre parole, è stata piratata dall’associazione antipirateria, come segnala Torrentfreak.
Secondo Rietveldt, infatti, la licenza d’uso del suo brano ne permetteva lo sfruttamento soltanto in

DVD two kinds

Image via Wikipedia

un singolo video antipirateria prodotto per un festival del cinema, ma l’industria cinematografica lo ha riutilizzato in decine di milioni di DVD senza pagarli un soldo in diritti d’autore. Si tratterebbe di una distribuzione non autorizzata, per la quale il musicista reclama oltre un milione e trecentomila di euro.”

Sappiamo bene che la pirateria è stata ed è il maggiore mezzo di diffusione della cultura (quante cassette e videocasette registrate dagli amici hanno contribuito alla cultura musicale e cinematografica un tempo? E quanti cd e dvd masterizzati o semplici file lo fanno oggi?)
I danni economici derivanti dalla pirateria gravano quasi esclusivamente sulle industrie dell’intrattenimento e sugli artisti primi per guadagni, mentre favoriscono la notorietà degli artisti e delle etichette poco note. Ma in generale favoriscono la maggiore diffusione e la notorietà di tutti, compresi gli stessi artisti che subiscono dei danni.
Insomma, favoriscono a tutti gli effetti un certo tipo di operatori dell’arte, mentre tolgono denaro aggiungendo notorietà a quelli più celebri, ovvero quelli che sono a livelli di guadagni stratosferici, quasi offensivi per molti spettatori.
Vista così la pirateria non è rubare, ma uno scambio, uno sconto in cambio della notorietà e un aiuto al libera circolazione delle idee.
Solo l’eccesso (il non acquistare mai e usufruire sistematicamente di materiale scaricato o piratato) danneggia la dignità dell’artista, che dovrebbe essere sempre pagato. Un atteggiamento responsabile (l’acquiato delle opere che sono veramente piaciute) rende la pirateria meno pericolosa.
Come dimostra l’articolo appena citato, la pirateria ha aiutato anche lo spot antipirateria, uno spot di parte, che tende a proteggere le grandi lobbies del cinema (e della musica), che si spaccia come messaggio progressista valido per tutti gli artisti, ma che è invece espressione di un’elite dell’industria dell’intrattenimento.

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Brambilla e Veronesi contro le pellicce: «Appello alle donne, non vestitevi di cadaveri» – Corriere della Sera

[Letto su Corriere.it]

Introduco quest’articolo dell Corriere.it, che copio e incollo integralmente, dicendovi che ci sono dei filmati che mostrano in modo assai crudo quanto gli umani possono essere efferati; non ce l’ho fatta a vederli se non per brevi istanti: se volete visionarli, potete andare sul link in alto del Corriere. Magari, fateli vedere a chi vuol farsi una pelliccia, o a chi è pro vivisezione; o a chi non riesce a non mangiare carne…

* * *

Animali scuoiati vivi, catturati in natura e poi soppressi con metodi cruenti, costretti a un’esistenza infima in piccole gabbie e finalizzata unicamente ad una morte tesa a soddisfare l’industria della vanità. Immagini che da sole dovrebbero indurre a più di una riflessione su quanto vi sia dietro a sfilate e capi vaporosi esposti in vetrine luccicanti. E che il comitato promotore de «La coscienza degli animali», il movimento fondato dall’ex ministro Michela Vittoria Brambilla e dall’oncologo Umberto Veronesi, ha deciso di raccogliere in un filmato crudo ma tristemente molto reale per rilanciare la campagna per un abbigliamento etico, rispettoso della vita degli altri animali. «Non vestirti di cadaveri» è l’esortazione finale che accompagna il mini-documentario, presentato oggi a Milano in occasione del «Fur Free Day», la giornata mondiale contro le pellicce, nata negli Stati Uniti e diffusasi ormai in tutto il mondo occidentale e industrializzato.

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