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QUANTO MANCA ALLA FINE DEL MONDO? – PostPopuli


Giovanni “Kosmos” Agnoloni traccia sul blog multiautoriale PostPopuli una sorta di cronaca ragionata ed empatica dell’intervento che Sergio “Alan D.” Altieri ha fatto sabato scorso alla NeXT-Con di Bellaria. Nel ringraziarlo per la fedeltà nel riportare gli eventi e per i suoi contributi, molto più che validi, incollo qui sotto il post.

Quanto manca alla fine del mondo? Alla NeXTCon di Bellaria, convention dell’avanguardia connettivista organizzata nell’ambito dell’ItalCon, manifestazione nazionale della fantascienza e del fantasy, il dibattito con Sergio “Alan D.” Altieri, Sandro Battisti e Giovanni De Matteo su questo e spunto e altri consonanti è stato molto interessante.

La domanda è da un milione di euro, e il grande scrittore e sceneggiatore, insieme a due dei co-fondatori del Connettivismo (il terzo è Marco Milani), lo hanno affrontato con grinta e giusto spirito critico. A loro si sono poi anche aggiunti Dario Tonani, Mario Gazzola, Salvatore Proietti e il sottoscritto. Il tentativo, più che di dare una risposta, è stato di offrire prospettive interpretative e di percorso.

Da che cosa è minacciato il mondo? Senza dubbio da fattori esterni (cosmici e atmosferici, dai meteoriti a spasso per l’universo a tutte le varie forme di inquinamento), ma anche da dinamiche interne. E qui il discorso si fa articolato, perché, oltre alla crisi economica, emerge tutta una serie di problematiche che, legando tra loro in modo improprio livelli di funzione pubblica che dovrebbero restar separati, e inoltre ambiti privati, portano all’impossibilità di individuare un vero “nemico”. Oggi la minaccia è diffusa, e anche se per assurdo si volesse fare una rivoluzione, non si saprebbe quale roccaforte attaccare. E, nota giustamente Altieri, il fatto è che tutto questo si manifesta alla luce del sole: insomma, nessuno si vergogna più a “farla sporca”.

Poi c’è il problema dei “finti”, ovvero quelle realtà apparenti che il mondo dell’economia e quello della comunicazione ci propinano ogni giorno, ma che sono palesemente fittizie. Come le grandezze incommensurabili dei flussi virtuali di denaro, o l’idea stessa di spazio, di fatto annullata dalla reperibilità universale portata dai cellulari e da internet, per di più oggi combinati tra loro.

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Nuova recensione a La giustizia di Iside | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

La stamberga dei Lettori recensisce La giustizia di Iside, di Clelia Farris. Dopo la segnalazione di pochissimi giorni fa ecco un altro parere sul libro di una delle nostri autrici di punta.
Quando ho finito di leggere La pesatura dell’anima, il primo romanzo pubblicato per la Kipple, ho subito pensato: c’è bisogno di un seguito! Il mondo creato dall’autrice era talmente affascinante da apparire fin troppo compresso e limitato in un solo romanzo di duecento pagine. Nel giro di un anno, la mia richiesta è stata esaudita!
Con La giustizia di Iside Clelia Farris torna a farci viaggiare nelle Due Terre: l’anacronistico, ucronico Antico Egitto dal sapore steampunk. Nell’epoca che ha visto il declino delle dinastie e l’ascesa di una nuova forma di governo ufficiale, a detenere il potere e il controllo sulla vita e sulla morte sono i Sette, una squadra speciale che si occupa di omicidi, in collaborazione con i Giudici della Morte e la dea Iside. Apoteosi dell’antichissima legge del taglione, i morti per omicidio possono esser resuscitati, la loro anima viene data indietro in cambio dell’anima dell’omicida. Un sistema, però, non infallibile, fosse solo per il peso psicologico che grava sui sette membri della squadra: e tanto basterebbe  a chi volesse metterli fuori gioco, come le creature del Mare di sotto. Ma alla fine è con se stesso che ognuno dei sette dovrà fare i conti.
La trama di fondo è essenzialmente un giallo, ma il vero asso portante del romanzo è il gioco tra i personaggi: tutto ruota attorno alle loro relazioni e ai loro conflitti personali. La protagonista, Naima, donna apparentemente forte, ma molto complessa e in conflitto con se stessa, guida di fatto una schiera di personaggi che, ognuno a modo suo, compierà una trasformazione – scelte drastiche incluse – che attraversa l’intero romanzo, mentre il nemico invisibile abbatte, colpo dopo colpo, l’inganno del perfetto controllo della squadra e i loro equilibri.
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Power


Passo ogni iato entropico nel considerare le tue manipolazioni genesi della mia anima, istanti prossimi all’eterno che si cristallizzano nel suono, nel fuoco a te così caro. Disassemblo il costrutto che è intorno, lascio decantare la poca matematica frammentata che ne muore, e poi mi inalo i tuoi umori direttamente nella psiche modificata – il ghigno che qualcuno può leggere come malevolo.

We’re not


Differenze caotiche che rimangono nel regno del possibile lasciando sulla pelle compressioni del sistema, simboli e segni agghiaccianti di ciò che è appena oltre il limite biologico: non sono, non sei, non siamo umani.

Infinity


Cristalli frattali nella carne: un tocco di infinito esoterico, in codice.

Dom/Sub


Gli elementi della dominazione e della sottomissione si alternano in estensioni psichiche che cadenzano il tempo. Quello interiore, quello fake; rimane soltanto il senso di energia assoluta, da cui bere.

Recensione a La giustizia di Iside, su Mondoscrittura


[Letto su KippleBlog]

Esce su Mondoscrittura.it una recensione al seguito della Pesatura dell’anima, di Clelia Farris, romanzo vincitore del Premio Kipple 2010: La giustizia di Iside.
Recensione interessante che mette l’accento sulle peculiarità del romanzo ambientato nell’Egitto distopico; qui di seguito un passaggio che può esemplificare di cosa stiamo parlando:
L’arrivo di questo romanzo per l’iniziativa Fatti recensire di Mondoscrittura, ha suscitato un momento di perplessità nella sottoscritta. Da anni non approcciavo un fantasy “d’autore”, e non mi vergogno di ammettere che ho iniziato questa lettura con un sano scetticismo. Scetticismo che è crollato dopo le prime cinque pagine, vinto dall’interesse e dal piacere della lettura. La Giustizia di Iside fa quello che dovrebbe fare qualsiasi buon romanzo: tenerti incollato dalla prima all’ultima pagina. È anche un romanzo che alla fine lascia più domande che risposte, e un pizzico di amaro in bocca: non sapremo mai come si è giunti a imbrigliare Iside (e anzi ci rimarrà il sospetto che non fosse altro che una creatura del Mare di Sotto), né se i caimani sono veri coccodrilli trasformati in mezzi di trasporto, o se l’Ostrakon è un cellulare/ostrica. Rimane tutto alla nostra immaginazione capire come i fiori possano dare luce e gli aracne tessere notizie, ma non ci interessa davvero. Partiamo con Sadou e Naima verso una destinazione sconosciuta, sperando che l’autrice possa regalarci presto un sequel.
Vi ricordiamo che il romanzo è in vendita sia in cartaceo che in digitale, quest’ultimo libero da DRM (in formato sia ePub che MOBI), al prezzo rispettivamente di 11€ e 2,5€. Buona lettura a tutti.

Decadence


La sostanza da assorbire per chiudere il rivolo empatico è qui; la sostanza da ingoiare tutta per spezzare la propria consistenza da dentro la rottura è evidente e lascia affondare la propria stanchezza, l’inutilità di cui ci si macchia, il decadimento del flusso di cui si è colpevoli.

Pure morning


L’abisso si è aperto con un fragore estremo. I frattali di puro codice esoterico si aggrappano alle faglie estese lungo le linee neurali e divergono sul territorio, lasciano affiorare le pulsioni magmatiche che tutto sciolgono.

Polesine, lì intorno


Tutti i volti visti recentemente mi tornano in mente in questi giorni. Situazioni banali, quotidiane, momenti di vita normale, luoghi che mi hanno trasmesso i loro spazi intimi nell’intimità del buio e del giorno placido. Sono sempre lì, per i più svariati motivi; la mia anima è lì.

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