Archivio per Giovanni Agnoloni
2 giugno 2012 alle 19:36 · Archiviato in Accadimenti, Catarsi, Creatività, Empatia, Energia, Experimental, Notizie, Presentazioni, Surrealtà ed etichettato con: Giovanni Agnoloni, J.R.R. Tolkien, Olistico, Seminario
Continuano gli incontri di Giovanni “Kosmos” Agnoloni per divulgare le sue scoperte in ambito olistico-tolkeniano. Riassumo qui sotto, usando le parole di Kosmos stesso; se potete, andate ad ascoltare, vibrare: Firenze, 17 giugno 2012, Via Guelfa 69.
Tolkien e Bach è un evento che nasce dall’idea di Giovanni Agnoloni, che nel suo saggio Tolkien e Bach. Dalla Terra di Mezzo all’energia dei fiori (ed. Galaad, 2011) per la prima volta accosta le vite e le opere di J.R.R. Tolkien ed Edward Bach, il medico inglese scopritore dei celebri rimedi naturali detti “Fiori di Bach”, e di Marina Menichelli, esperta di Rimedi floreali che da tempo affronta lo studio delle tragedie shakespeariane attraverso il pensiero bachiano. Il seminario esperienziale intende fornire, sia agli appassionati della letteratura tolkieniana sia a chi studia e utilizza i Rimedi Floreali, uno strumento di approfondimento che permetta loro di entrare senza filtri interpretativi negli archetipi che queste due grandi personalità del ‘900 hanno individuati. L’intento è di evidenziare i sottili nessi e l’efficacia liberatoria, sul piano psicologico e spirituale, del Legendarium tolkieniano, confrontato con il meccanismo d’azione dei Rimedi Floreali del Dr. Bach, che nacque nello stesso villaggio in cui Tolkien trascorse un periodo della sua infanzia, entrambi guidati da una spiritualità trasversale rispetto a tutte le fedi, radicata profondamente nell’amore per la natura.
Con un attento lavoro sul testo, individueremo il percorso animico dell’opera e dei personaggi, che ci condurrà ad analizzare gli archetipi che affiorano, a individuarne le sfumature più sofisticate e quelle più palesi, ma soprattutto a viverle attraverso un laboratorio di scrittura creativa, in cui in prima persona coglieremo il testimone lasciato da Tolkien e, con spirito bachiano, lo porteremo là fin dove sarà possibile, fin dove la nostra anima potrà avventurarsi…
Un’occasione per comprendere l’opera di due “genialità” tipicamente inglesi così affascinate dalla vicenda umana da caratterizzarne tutta la loro opera: Tolkien attraverso la letteratura e Bach con la medicina. Un percorso solo apparentemente diverso, ma accomunato da un estasiato, doloroso e travolgente viaggio ai confini dell’anima e da un altrettanto profondo amore per l’uomo e la vita in tutte le sue vicissitudini.
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2 giugno 2012 alle 18:59 · Archiviato in Accadimenti, Empatia, Energia, NeXT-Con, Notizie, Segnalazioni ed etichettato con: Giovanni Agnoloni, Sergio Altieri
Giovanni “Kosmos” Agnoloni traccia sul blog multiautoriale PostPopuli una sorta di cronaca ragionata ed empatica dell’intervento che Sergio “Alan D.” Altieri ha fatto sabato scorso alla NeXT-Con di Bellaria. Nel ringraziarlo per la fedeltà nel riportare gli eventi e per i suoi contributi, molto più che validi, incollo qui sotto il post.
Quanto manca alla fine del mondo? Alla NeXTCon di Bellaria, convention dell’avanguardia connettivista organizzata nell’ambito dell’ItalCon, manifestazione nazionale della fantascienza e del fantasy, il dibattito con Sergio “Alan D.” Altieri, Sandro Battisti e Giovanni De Matteo su questo e spunto e altri consonanti è stato molto interessante.
La domanda è da un milione di euro, e il grande scrittore e sceneggiatore, insieme a due dei co-fondatori del Connettivismo (il terzo è Marco Milani), lo hanno affrontato con grinta e giusto spirito critico. A loro si sono poi anche aggiunti Dario Tonani, Mario Gazzola, Salvatore Proietti e il sottoscritto. Il tentativo, più che di dare una risposta, è stato di offrire prospettive interpretative e di percorso.
Da che cosa è minacciato il mondo? Senza dubbio da fattori esterni (cosmici e atmosferici, dai meteoriti a spasso per l’universo a tutte le varie forme di inquinamento), ma anche da dinamiche interne. E qui il discorso si fa articolato, perché, oltre alla crisi economica, emerge tutta una serie di problematiche che, legando tra loro in modo improprio livelli di funzione pubblica che dovrebbero restar separati, e inoltre ambiti privati, portano all’impossibilità di individuare un vero “nemico”. Oggi la minaccia è diffusa, e anche se per assurdo si volesse fare una rivoluzione, non si saprebbe quale roccaforte attaccare. E, nota giustamente Altieri, il fatto è che tutto questo si manifesta alla luce del sole: insomma, nessuno si vergogna più a “farla sporca”.
Poi c’è il problema dei “finti”, ovvero quelle realtà apparenti che il mondo dell’economia e quello della comunicazione ci propinano ogni giorno, ma che sono palesemente fittizie. Come le grandezze incommensurabili dei flussi virtuali di denaro, o l’idea stessa di spazio, di fatto annullata dalla reperibilità universale portata dai cellulari e da internet, per di più oggi combinati tra loro.
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30 maggio 2012 alle 12:53 · Archiviato in Catarsi, Empatia, Energia, Notizie, Segnalazioni, Surrealtà ed etichettato con: Giovanni Agnoloni, PostPopuli, Sincronicità
Copio e incollo integralmente da PostPopuli questo post di Giovanni “Kosmos” Agnoloni, dal significato esplicito sulla Sincronicità:
Il tema delle coincidenze (che nella psicologia junghiana vengono chiamate sincronicità) è estremamente affascinante. Da un punto di vista strettamente razionale, non significano nulla. Ma sono abituato a pensare che la razionalità sia una cosa fondamentale per definire e capire gli eventi che si svolgono su un piano strettamente causale, ovvero consequenziale. Le coincidenze, invece, come ben spiegato da Robert H. Hopcke in Nulla succede per caso (Mondadori) sono nessi di natura non causale, ovvero “semplici” concomitanze, rispetto a quello che stiamo facendo o pensando, di eventi stranamente corrispondenti o consonanti, che sembrano darci una conferma o un’indicazione.
La mia vita ne è farcita, per cui ci credo. Adotto sempre un approccio empirico alla conoscenza, almeno al di fuori degli ambiti di natura strettamente scientifica. La scienza spiega tanto, ma non tutto. Per il resto, esistono i canali intuitivi e sapienziali, che sono tramiti molto più potenti. D’altronde, neanche la geometria euclidea dimostra o definisce tutto, se è vero che si basa su postulati (norme prive di dimostrazione, tipo: “due rette parallele non hanno nessun punto in comune”) e concetti primitivi (come il punto e la retta, privi di definizione). Insomma, su cose che si prendono “per fede” (o, forse meglio, per “visione interiore”). Peraltro, la stessa filosofia cartesiana, alla base del moderno razionalismo occidentale, alla base ha “idee chiare e distinte“, che si colgono per pura intuizione di verità. Insomma, sono vere perché non possono che esserlo, perché è evidente che lo siano. E senza di esse nessun’altra dimostrazione avrebbe luogo.
Non starò a passare in rassegna le coincidenze della mia vita. Non la finirei più, e comunque le sincronicità sono fatti dal significato inequivocabile soltanto per chi li vive. Trascurabili, magari, invece, o al limite poco significativi, per gli altri. Risuonano principalmente con la persona coinvolta, anche se a volte sono così clamorose da non passare inosservate neanche a chi gli sta vicino. Conta soprattutto un punto: spiegarne in qualche modo – nei limiti del possibile - il “sapore”. Di cosa “sanno” le coincidenze?
Posso dire una cosa: quando si verificano, avverto una percezione di improvvisa apertura, come se si manifestasse o si allargasse una stanza interiore (no, non perché ho mangiato pesante e devo correre al bagno, credetemi). Le percezioni di ariosità, di comprensione e di conforto fanno praticamente tutt’uno. Si accede a un nuovo piano di comprensione, perché si capisce che il proprio cammino, indipendentemente da chiunque provi a interferirvi, adesso si srotola in una forma più fluida e accede a un nuovo stadio, proprio come nei giochini elettronici in cui si passa al livello successivo. La sensazione è liberante più o meno come quella di essere stati appena promossi e di avere davanti a sé un bel periodo di vacanza.
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17 maggio 2012 alle 14:10 · Archiviato in Accadimenti, Creatività, Cultura, Editoria, Empatia, Energia, Fantastico, Presentazioni ed etichettato con: Giovanni Agnoloni, J.R.R. Tolkien
Oggi alle ore 18.00 Giovanni “Kosmos” Agnoloni sarà, come dice lui nel suo post:
alla Biblioteca delBritish Institute di Firenze (Lungarno Guicciardini 9 – primo piano) per una tavola rotonda con la counsellor Marina Menichelli (Presidente dell’Accademia Centaurea – Associazione Italiana Ricerca Rimedi Floreali) e il prof. Giuseppe Panella (critico letterario e docente presso la Scuola Normale di Pisa) sul mio saggio Tolkien e Bach – Dalla Terra di Mezzo all’Energia dei Fiori (Galaad Edizioni, 2011 - http://www.galaadedizioni.com/schede/tolkienebach.htm), sulla raccolta da me curata e tradotta Tolkien. La Luce e l’Ombra (Senzapatria Editore, 2011 - http://www.ibs.it/code/9788897006176/zzz99-agnoloni-g/tolkien-la-luce-e.html), e con riferimenti anche alle tematiche di fondo dell’avanguardia letteraria delConnettivismo (su cui vi ricordo la mia recente intervista sul blog Critica Impura, di Sonia Caporossi - http://criticaimpura.wordpress.com/2012/05/12/il-connettivismo-come-sensibilita-sottile-e-archetipica-del-se-unintervista-impura-con-giovanni-agnoloni/).
Gli interventi saranno in parte in italiano e in parte in inglese.
Chi può, vada!
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13 maggio 2012 alle 18:20 · Archiviato in Accadimenti, Cerebralità, Creatività, Cultura, Empatia, Energia, Experimental, Fantastico, InnerSpace, Interviste, NeXT-Con, Notizie, OuterSpace, Surrealtà ed etichettato con: Giovanni Agnoloni, Olistico
Monumentale intervista a Giovanni “Kosmos” Agnoloni su CriticaImpura. Il pretesto è stato il FFM di Milano dello scorso marzo, ma è stato davvero poco più di un pretesto perché le domande fatte a Kosmos hanno attraversato tutto l’arco del Connettivismo, dal lato filosofico, empatico, olistico, SF. È difficile citare della chiacchierata un brano piuttosto che un altro, ma credo che non scontenti nessuno se incollo qui sotto questo passaggio:
Considerato un movimento letterario italiano cardine, se non l’unico d’avanguardia presente oggi in Italia, il connettivismo ha subito attirato l’attenzione degli addetti ai lavori. Dapprima legatosi fortemente ad una letteratura a contenuti e formule specifiche, in special modo alla fantascienza distopica di Philip K. Dick e al cyberpunk di maestri quali William Gibson e Bruce Sterling, adesso lotta per svincolarsi dalle definizioni restrittive di genere e per essere considerato una corrente autonoma da schematismi e correnti precostituite. Attraverso quali forme e quali contenuti?
Le forme e i contenuti sono diversi, e addirittura travalicano i “limiti” dell’espressione letteraria. Il connettivismo si esprime attraverso testi narrativi lunghi (romanzi e novelette), racconti brevi, versi (penso ai flussi poetico-connettivi di Sandro Battisti, alle poesie di Lukha B. Kremo e di Domenico “7di9″ Mastrapasqua, alle performance musicali dello stesso Kremo, ma anche ai cortometraggi di Francesco “DeadToday” Cortonesi e al film Neuronica in corso di realizzazione a opera di Gabriele Calarco e Roberto “Ro” Furlani (autore dell’omonimo racconto), con il contributo dell’illustratore Tommaso Ragnisco (). Quanto ai grandi maestri a cui ci ispiriamo, onnipresente è il loro influsso, ma del resto niente nasce dal niente, neanche le innovazioni più geniali (penso alla musica dei Beatles, tanto per fare un esempio universalmente noto). Tra le nostre fonti di ispirazione, non dimentichiamo neppure, in un orizzonte italiano, i modelli del crepuscolarismo e del futurismo; ma aggiungerei anche il romanticismo, con il concetto e il sentimento di Sehnsucht, lo “struggimento” del “tendere a”, e quindi l’idea dell’Oltre, come ben sottolineato da Alex “Logos” Tonelli in occasione del nostro panel congiunto al Fanta Festival MoHole del 31 marzo scorso. Pur tuttavia, ciascuno di noi attinge a un suo nucleo di ispirazione intimo e personale, seguendo logiche che non esito ad accostare a quelle della grande lirica greca classica, in cui la dimensione del “privato” diventava porta di accesso a una comprensione intuitiva del mare emotivo che è l’anima dell’uomo.
Ecco, credo che come antipasto, il brano qui sopra sia sufficiente per farvi gustare l’intero pasto. Il link, ve lo ripeto, è qui. Grazie, Kosmos…
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5 maggio 2012 alle 18:20 · Archiviato in Connettivismo, Empatia, Energia, InnerSpace, OuterSpace, Segnalazioni, Surrealtà ed etichettato con: Carl Gustav Jung, Giovanni Agnoloni
Riporto integralmente questo post di Giovanni “Kosmos” Agnoloni preso dal blog multiautoriale PostPopuli, con cu Kosmos collabora. È breve, ma significativo, e intensamente connettivo.
L’arte è una ricerca. E la ricerca è un’arte. La chiave è l’individuazione. Nella psicologia junghiana questo è un processo/percorso che porta alla graduale messa a fuoco del nucleo dell’identità, il Sé, mediante la progressiva presa di coscienza degli aspetti di Ombra che ci impediscono di lasciarla emergere.
In altre parole, la questione è: liberarsi dell’Ego, delle maschere/proiezioni/false credenze che non ci dicono nulla su chi siamo (e cosa possiamo fare) veramente. Questo è il livello al quale si prende coscienza della ferita dell’anima: momento cruciale in ogni percorso creativo, per sciogliere le energie bloccate e farle confluire in un’esperienza costruttiva e per sua natura, e quasi paradossalmente, tanto centrata sul profondo di se stessi quanto aperta all’Altro.
Chi si dedica a un’attività artistica, di qualunque tipo, svolge bene il suo compito se traduce immediatamente i “grumi dell’essere” in suoni e parole. In questo senso, l’opera di un musicista e quella di uno scrittore seguono “logiche” simili. Ogni parola (in ogni lingua) ha una sua nota specifica, che deriva dalla sua radice semantica. Così, ogni nota in quanto espressa in un certo momento e con un certo timbro, veicola uno specifico stato d’animo, ovvero una vibrazione.
Cogliere la parola/nota “giusta” significa calarsi in una zona del proprio essere molto calma e silenziosa, nonostante il trambusto che la può sconvolgere: e lo è nella misura in cui i significati, ovvero le vibrazioni nette, pure, senza compromessi, sono chiare al di là di ogni possibile confusione. Significa, dunque, fare un’opera di profonda onestà con se stessi e dirsi le cose come stanno, raccogliendo un messaggio di cui, in definitiva, non siamo autori, ma tramiti.
Le note, il suono e la parola ne deriveranno automaticamente, e avranno il sapore (e l’efficacia) di un messaggio inequivocabile.
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18 aprile 2012 alle 14:27 · Archiviato in Accadimenti, Catarsi, Empatia, Energia, Experimental, Presentazioni, Surrealtà ed etichettato con: Giovanni Agnoloni, J.R.R. Tolkien, Seminario
Giovanni “Kosmos” Agnoloni condurrà un seminario, a Firenze, il 13 maggio, sul tema “Il fiore come chiave di lettura: una rivisitazione del Signore degli Anelli attraverso i Fiori di Bach. Ecco alcune info estratte dal post di Giovanni:
Tolkien e Bach è un evento che nasce dall’idea di Giovanni Agnoloni, che nel suo saggio Tolkien e Bach. Dalla Terra di Mezzo all’energia dei fiori (ed. Galaad, 2011) per la prima volta accosta le vite e le opere di J.R.R. Tolkien ed Edward Bach, il medico inglese scopritore dei celebri rimedi naturali detti “Fiori di Bach”, e di Marina Menichelli, esperta di Rimedi floreali che da tempo affronta lo studio delle tragedie shakespeariane attraverso il pensiero bachiano. Il seminario esperienziale intende fornire, sia agli appassionati della letteratura tolkieniana sia a chi studia e utilizza i Rimedi Floreali, uno strumento di approfondimento che permetta loro di entrare senza filtri interpretativi negli archetipi che queste due grandi personalità del ‘900 hanno individuati. L’intento è di evidenziare i sottili nessi e l’efficacia liberatoria, sul piano psicologico e spirituale, del Legendarium tolkieniano, confrontato con il meccanismo d’azione dei Rimedi Floreali del Dr. Bach, che nacque nello stesso villaggio in cui Tolkien trascorse un periodo della sua infanzia, entrambi guidati da una spiritualità trasversale rispetto a tutte le fedi, radicata profondamente nell’amore per la natura.
Con un attento lavoro sul testo, individueremo il percorso animico dell’opera e dei personaggi, che ci condurrà ad analizzare gli archetipi che affiorano, a individuarne le sfumature più sofisticate e quelle più palesi, ma soprattutto a viverle attraverso un laboratorio di scrittura creativa, in cui in prima persona coglieremo il testimone lasciato da Tolkien e, con spirito bachiano, lo porteremo là fin dove sarà possibile, fin dove la nostra anima potrà avventurarsi…
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18 aprile 2012 alle 05:06 · Archiviato in Accadimenti, Creatività, Experimental, Interviste, Letteratura, NeXT-Con, Notizie, SF ed etichettato con: Dario Tonani, Giovanni Agnoloni, Giovanni De Matteo, Mario Gazzola
Non c’è introduzione migliore di quella che ha scritto Giovanni “kosmos” Agnoloni sul blog PostPopuli. Introduzione a cosa, direte voi: introduzione al report del dibattito che si è svolto al MoHole, a Milano il 31 marzo scorso.
Al Fanta Festival MoHole, lo scorso 31 marzo, a Milano, ho assistito a un interessantissimo panel sul tema Visioni e vapori di un rugginoso futuro, con protagonisti gli scrittori Dario Tonani (una delle voci di maggior spicco della fantascienza italiana) e Giovanni De Matteo (già vincitore del Premio Urania e co-fondatore del movimento connettivista, nonché estensore del suo manifesto), nonché Franco Brambilla, illustratore della celeberrima collana fantascientifica di Mondadori “Urania”. Brillante moderatore dell’incontro, Mario Gazzola, che ha organizzato questo festival ed è lui stesso uno scrittore aderente al Connettivismo (e fondatore del sito posthuman.it).
Si è parlato dei racconti lunghi (ma mi piace considerarli piuttosto dei romanzi brevi) di Dario Tonani della serie ormai convenzionalmente denominata MondoNove, iniziata a uscire in forma cartacea, e quindi passata all’e-book, con l’editore digitale 40kbooks, ma presto destinata a tornare su carta (col titolo di Mondo9). Tradotto in diverse lingue e rimasto tra i primi 100 della classifica dei Technothriller di Amazon US per diverse settimane (cosa ben rara, per gli autori italiani), Tonani ambienta le sue storie in un tempo immaginario, realizzando così un’ucronia steampunk.
Si tratta infatti di un mondo (mirabilmente raffigurato dalle illustrazioni di Franco Brambilla) in cui l’evoluzione tecnologica si è fermata a uno stadio pre-elettricità e pre-informatica, dove l’unica fonte di energia è il vapore (steam), applicato a elaborati sviluppi della meccanica. Gli spostamenti e i traffici, così come i processi industriali, avvengono mediante complessi marchingegni, che rendono anche possibili gli spostamenti attraverso le immense distese desertiche che dominano il mondo. Protagoniste, immense navi su ruote, colossi autosufficienti in cui i membri degli equipaggi possono sopravvivere grazie a cellule di sopravvivenza – ma capaci peraltro di autoalimentarsi nutrendosi per l’appunto degli stessi uomini che li manovrano.
I capitoli di questa serie finora pubblicati sono Cardanica, Robredo (che è il nome di una di queste enormi “navi”), Chatarra e Afritania.
Il dibattito milanese, però, non si è svolto solo sui temi relativi a MondoNove, ma sull’immaginario fantascientifico in senso lato, soprattutto dal cyberpunk, dunque dall’inizio degli anni Ottanta, in poi.
Cercherò qui, affidandomi alla mia memoria, di ripercorrere, con quest’intervista corale, i fili centrali delle riflessioni svolte dai protagonisti del confronto. Grazie a tutti gli autori!
A questo punto, potete seguire correttamente i quattro sapidi interventi su PostPopuli.
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7 aprile 2012 alle 14:56 · Archiviato in Accadimenti, Cerebralità, Creatività, eBook, Experimental, Fantastico, Interviste, Kipple, Letteratura, Notizie, Recensioni ed etichettato con: Application Programming Interface, eCapsule, Francesco Verso, Giovanni Agnoloni
PostPopuli recensisce la nuova pubblicazione di Francesco “Xabaras” Verso uscita per Kipple (anche in versione inglese), in formato eBook senza DRM. Vi lascio alle parole di Giovanni “Kosmos” Agnoloni che lo recensisce:
Un felice tentativo di coniugare fantasy e fantascienza, per affrontare un tema – lacrisi ecologica del pianeta– assolutamente attuale.
Una crisi climatica globale ha determinato l’innalzamento del livello dei mari, e le profonde trasformazioni del mondo si sono estese anche al genere umano, evolutosi in due distinte specie: Acquamanti e Aeromanti. I primi vivono sotto la superficie dei mari, i secondi sulle alte vette. Uno di loro, una giovane Aeromante, si spinge più in là di tutti i suoi simili, volando sull’oceano per compiere una missione fondamentale per il destino del mondo: raggiungere la Torre dei Semi, luogo remoto dove sono conservate delle sementi che devono servire a salvare la vita vegetale del pianeta. Ma crolla, stremata, fino a essere raccolta e soccorsa dagli Acquamanti, a cui chiederà aiuto per raggiungere il suo scopo.
Nel post, poi, segue un’intervista a Verso. Questi sono i passaggi più salienti:
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29 marzo 2012 alle 03:16 · Archiviato in Accadimenti, Creatività, Empatia, Energia, Experimental, Letteratura, NeXT-Con ed etichettato con: Alex Tonelli, Festa, Giovanni Agnoloni, Ridefinizioni alternative
Discorrendo della imminente FFM (la prossima NeXT-Con, convention connettivista), Giovanni “Kosmos” Agnoloni mette sul suo blog una riflessione scritta a quattro mani con Alex “Logos” Tonelli, su cui vale davvero la pena riflettere; eccovi l’intervento integrale.
Alex “Logos” Tonelli:
Il Connettivismo sin dalle origini si è presentato anche attraverso il veicolo della poesia rivelando così uno scandalo innato: la poesia nella fantascienza.
L’intento dei connettivisti era certamente di rottura, di palese distacco, dall’impaludata tradizione fantascientifica italiana, per urlare al mondo una diversità profonda. Vi era però un secondo intento, più originario, ad animare i connettivisti nel loro viaggio nella poesia. E questo secondo motivo è di fatto il Connettivismo stesso.
Il Connettivismo è il darsi emozionale dell’uomo futuro al futuro, dell’uomo-agente al futuro. Questo darsi emozionale però non può essere completamente raccontato dalla prosa che è azione, fatti. Serve dire qualcosa di più e questo di più (questo OLTRE) è raccontato dalla poesia che è ermetica, è evocazione, è intuizione di un’emozione. Solo la poesia riesce a mostrare (non raccontare ma mostrare) la parte molle, emozionale, viva, dell’esperienza vissuta (Erlebnis) dell’uomo di fronte all’abisso misterioso del futuro.
Questo scandalo della poesia è stato raccontato sia nelle Ermetica Ermeneutiche apparse su NEXT a partire dall’iterazione 11, sia nell’antologia Super Next (edita da Kipple Officina Libraria) che ha raccolto il meglio della produzione poetica presente su NEXT, ma soprattutto da Concetti Spaziali, Oltre, silloge ragionata (sempre edita da Kipple) della poesia connettivista.
In Concetti Spaziali, Oltre è emerso, a fronte di tante voci fra loro diverse, un tema ricorrente, una sorta di fiume carsico che soggiace ad ogni poeta connettivista. Questo tema è stato chiamato l’Oltre. Un Oltre non inteso come fuga in avanti da un presente deprimente e frustrante, ma come balzo di ricerca, di indagine, di presenza in un’Altra realtà, un Oltre che è direzione di un corsa verso cui muovono i poeti connettivisti.
L’Oltre raccontanto può essere il futuro, ma può essere anche un mondo alternativo di pseudo-storia, può essere un regno di divinità malvagie, o addirittura un passato romantico e rievocato.
L’Oltre è lo sguardo emozionale in avanti, è, di fatto, la poesia connettivista.
—
Giovanni “Kosmos” Agnoloni:
Il tema dell’Oltre e quello della Connessione, legati inscindibilmente a quello della parola come tramite di vibrazione, e dunque di energie, è centrale nel mio approccio personale al Connettivismo, e del resto patrimonio comune all’intera avanguardia di cui facciamo parte. “In principio era il Verbo”, dice il Vangelo di Giovanni: perché la parola, il suono, l’energia e la vibrazione, come Tolkien e Owen Barfield ci insegnano, sono i tramiti per creare (o ri-creare) una realtà spesso abbrutita dall’abitudine e dalla perdita di fede-slancio, da intendersi anche come apertura all’Oltre. La Connessione, rispetto a questo stato medio di cose, è lo strumento per ripristinare una Comunione, ovvero il trait d’union interiore con questa dimensione, che si esprime nella Natura-Cosmo, ma anche negli universi dell’anima, nel profondo, laddove, dietro tutte le maschere e le proiezioni confondenti, si annida il Sé, il nucleo dell’identità più vera e la radice del divino-in-noi.
Questa la quintessenza del mio approccio alle riflessioni sul fantastico attraverso la falsariga degli scritti tolkieniani, come riflesso in Tolkien e Bach. Dalla Terra di Mezzo all’energia dei fiori (Galaad, 2011) e nel mio articolo “Tolkien. L’ombra della Paura e la luce del Desiderio”, nella raccolta a mira cura e per mia traduzione Tolkien. La Luce e l’Ombra – Senzapatria, 2011) [colgo l'occasione per ricordare che presenterò questi volumi, insieme a Nuova letteratura fantasy, ed. Eumeswil, il 30 marzo a Pavia, all'Osteria Letteraria "Sottovento", alle 19,30].
La parola “poetica” è Verbo (ri)creatore nella misura in cui (come l’etimologia di “poesia, da “poièin”, “fare” in greco antico, lascia intendere), noi, mediante essa, interagiamo con il mondo in cui viviamo, co-creandolo costantemente. L’intelligenza emotiva espressa in parola, che sia lirica (versi) o narrativa, ma pur sempre risonante con le profondità “di dentro” e aperta alle immensità cosmiche “fuori”, è un potentissimo mezzo attraverso cui ci rendiamo co-protagonisti del destino globale.
Per questo la letteratura è una cosa profondamente seria, e il Connettivismo è un movimento profondamente consapevole di quanto sia o possa essere delicato il suo ruolo. Esso, infatti (come ben dimostrato anche dalla raccolta A.F.O. – Avanguardie Futuro Oscuro, a cura di Sandro Battisti ed edita da EDS e poi da Kipple Officina Libraria), si propone come chiave di lettura/interazione del/con il reale precisamente da questo punto di vista, connotandosi ormai non più tanto in senso di “genere”, ma di approccio alla realtà (peraltro, anche del fantasy, ormai, più che come genere si parla come di “modo fantastico”, il che evidenzia come sia non tanto un ambito letterario o artistico in senso lato, ma una sensibilità, una chiave di lettura, appunto). In questo senso, il movimento connettivista si pone adesso l’obiettivo di affermarsi come stile e taglio di sensibilità per permeare e arricchire il mainstream.
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