HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per Mario Gazzola

www.posthuman.it – Cronenberg, Syxty, Altieri e il denaro virtuale che siamo

[Letto su PostHuman.it]

Da Cosmopolis, passato da Cannes alle nostre sale, alla mostra di carte di credito artistiche del regista teatrale, ai dibattiti sulla narrativa di fantascienza e la sua capacità di rappresentare ancora il “futuro”, la cyberfinanza deviata si conferma IL TEMA del presentefuturo attuale.

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L’immaginario di fantascienza tra scienza, tecnologia e linguaggio | PostHuman

Su PostHuman.it gli interventi di Domenico “7di9″ Mastrapasqua e di Giovanni “X” DE Matteo alla scorsa NeXT-Con – FFM di marzo scorso, a Milano. Vi lascio alle parole dell’estensore del post, Mario “Black M” Gazzola, mettendovi qui sotto solo l’incipit perché l’intervento stesso è lungo ed è ben leggibile su PostHuman.

Surreale cut-up fra le riflessioni di Giovanni De Matteo su fantascienza, letteratura e conflitto cultura scientifica/umanistica e il delirio in glossolalia paramedicale di Domenico Mastrapasqua che ha vivsezionatol’intervento al FFM.

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Il confine sempre più sfumato tra la frontiera della ricerca scientifica e del progresso tecnologico e le visioni degli autori di fantascienza: come l’immaginario contamina la realtà, nutrendosi delle sue premesse.

Vogliamo tracciare in questo articolo una parabola spezzata in quattro archi, riprendendo i contenuti e la forma dell’intervento che abbiamo tenuto insieme a Milano il 30 marzo 2012, inframezzando una fattispecie di relazione con delle incursioni metaletterarie dal carattere dirompente e spiazzante. L’obiettivo che ci prefiggiamo – ancora una volta – è sgomberare il campo dal pregiudizio che ristagna intorno alla fantascienza, in pressoché tutte le forme espressive possibili.

Partiamo da un tentativo di collocazione del genere nell’ambito della letteratura tout-court. Così facendo proveremo a dare innanzitutto una risposta al quesito: la fantascienza è vera letteratura? Allo stesso tempo, non senza intenti polemici, cercheremo anche di rispondere a una seconda, più oscura, domanda: può la fantascienza sopravvivere tra i confini di una scrittura degenere, priva, cioè, di punti di riferimento riconoscibili dai più?

Onde di ritorno dell’effetto scrittura 1/2 | Carmilla on line ®

CarmillaOnLine oggi ospita la prima puntata di due di un articolo di Danilo Arona su Sincronicità, quantistica ed empatia per le cose oscure (sataniche, direbbero molti cristiani). Il post è interessante perché coinvolge un po’ anche il kernel delle nostre ricerche connettiviste (non psichiche, o almeno non solo quelle) tramite gli interventi che Mario “Black M” Gazzola ha disseminato per il web e non solo. Un estratto:

«… sovente i più grandi capolavori – in tutti i linguaggi – sono figli di terribili sofferenze: fisiche, psichiche o entrambe insieme. “Solo quando una persona sperimenta un forte dolore, un’emozione negativa, il suo subconscio riesce a filtrare nel conscio… e fornirgli l’accesso all’ispirazione divina. Secondo Jung ciò consente di entrare in contatto con un corpus di conoscenza universale. La saggezza di tutti gli individui di tutti i tempi”. E poco oltre: “E’ questa soppressione della mente razionale la fonte dell’ispirazione. La musa. Il nostro angelo custode”.
In quest’ottica, in fondo, il pensiero si ricollega al pàthei màthos (conoscenza attraverso la sofferenza) della tragedia greca».
Per capirci, Mario ci racconta di sciamanesimo contemporaneo e di riti tribali della modernità che spesso vanno “fuori controllo” in rapporto con il processo di creazione artistica. E’ interessante al proposito la sua ricerca in chiave “connettivista” tra sciamanesimo e musica rock:

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Quale futuro? Il punto sulla Fantascienza italiana | PostPopuli

Non c’è introduzione migliore di quella che ha scritto Giovanni “kosmos” Agnoloni sul blog PostPopuli. Introduzione a cosa, direte voi: introduzione al report del dibattito che si è svolto al MoHole, a Milano il 31 marzo scorso.

Al Fanta Festival MoHole, lo scorso 31 marzo, a Milano, ho assistito a un interessantissimo panel sul tema Visioni e vapori di un rugginoso futuro, con protagonisti gli scrittori Dario Tonani (una delle voci di maggior spicco della fantascienza italiana) e Giovanni De Matteo (già vincitore del Premio Urania e co-fondatore del movimento connettivista, nonché estensore del suo manifesto), nonché Franco Brambilla, illustratore della celeberrima collana fantascientifica di MondadoriUrania”. Brillante moderatore dell’incontro, Mario Gazzola, che ha organizzato questo festival ed è lui stesso uno scrittore aderente al Connettivismo (e fondatore del sito posthuman.it).

Si è parlato dei racconti lunghi (ma mi piace considerarli piuttosto dei romanzi brevi) di Dario Tonani della serie ormai convenzionalmente denominata MondoNove, iniziata a uscire in forma cartacea, e quindi passata all’e-book, con l’editore digitale 40kbooks, ma presto destinata a tornare su carta (col titolo di Mondo9). Tradotto in diverse lingue e rimasto tra i primi 100 della classifica dei Technothriller di Amazon US per diverse settimane (cosa ben rara, per gli autori italiani), Tonani ambienta le sue storie in un tempo immaginario, realizzando così un’ucronia steampunk.

Si tratta infatti di un mondo (mirabilmente raffigurato dalle illustrazioni di Franco Brambilla) in cui l’evoluzione tecnologica si è fermata a uno stadio pre-elettricità e pre-informatica, dove l’unica fonte di energia è il vapore (steam), applicato a elaborati sviluppi della meccanica. Gli spostamenti e i traffici, così come i processi industriali, avvengono mediante complessi marchingegni, che rendono anche possibili gli spostamenti attraverso le immense distese desertiche che dominano il mondo. Protagoniste, immense navi su ruote, colossi autosufficienti in cui i membri degli equipaggi possono sopravvivere grazie a cellule di sopravvivenza – ma capaci peraltro di autoalimentarsi nutrendosi per l’appunto degli stessi uomini che li manovrano.

I capitoli di questa serie finora pubblicati sono Cardanica, Robredo (che è il nome di una di queste enormi “navi”), Chatarra e Afritania.

Il dibattito milanese, però, non si è svolto solo sui temi relativi a MondoNove, ma sull’immaginario fantascientifico in senso lato, soprattutto dal cyberpunk, dunque dall’inizio degli anni Ottanta, in poi.

Cercherò qui, affidandomi alla mia memoria, di ripercorrere, con quest’intervista corale, i fili centrali delle riflessioni svolte dai protagonisti del confronto. Grazie a tutti gli autori!

A questo punto, potete seguire correttamente i quattro sapidi interventi su PostPopuli.

FFM – Fanta Festival Mohole – NeXT-Con

Prendo come spunto l’articolo uscito oggi su FantasyMagazine.it relativo a quella che si può definire come una nuova, e anomala, NeXT-Con. Lo svolgimento sarà a Milano presso la sede del MoHole, in via privata Desiderio 3/9 – Milano, i prossimi 30 e 31 marzo; saranno due giorni ideati dalla vulcanica mente di Mario “Black M” Gazzola che avranno come filo conduttore il tema “il fantastico sviluppa un pensiero?”.

Qui di seguito, la locandina dell’evento a cui parteciparanno molti connettivisti, spero anche io.

Una due giorni diretta da Mario Gazzola e dedicata al fantastico, a tutti i suoi sottogeneri (fantascienza, horror, urban fantasy, new weird, cyberpunk) in tutte le sue declinazioni linguistiche: narrativa, poesia, cinema, fotografia, fumetto, teatro.

Se nella cultura italiana spesso il fantastico è  considerato una produzione di serie B, il Movimento Connettivista, certo che  rappresenti invece un punto di vista privilegiato per osservare criticamente il presente, intuire possibili degenerazioni cui potrebbero condurre gli sviluppi della scienza, della tecnologia, dei media, della politica e della società contemporanea in genere, investendo la filosofia e la stessa concezione della realtà, risponde al quesito “Il fantastico sviluppa pensiero?” presentando al FFM un ampio ventaglio delle produzioni letterarie proprie e non solo: romanzi, antologie di racconti e di poesia, corti autoprodotti, live reading, performance di musica elettronica e uno spettacolo teatrale.

Ospiti d’onore gli scrittori Danilo Arona (decano dell’horror occulto italiano, ma anche saggista, giornalista e musicista) e Dario Tonani (autore di s/f dal ’79, recentemente tradotto anche in russo e in inglese), i registi Federico Greco e Gabriele Calarco.

All’interno dell’evento spazio anche alle presentazioni degli scatti fotografici, del cortometraggio e della graphic story realizzati rispettivamente dagli allievi di Fotografia, Cinema e Fumetto della scuola Mohole e tutti ispirati a “Silenzi” (edito nell’antologia 365 Racconti Horror per un Anno, Delos Books 2011), un racconto dello stesso Gazzola, che in occasione del FFM presenterà anche il romanzo Rave di Morte e il corto Con gli Occhi di Domani.

L’appuntamento è per venerdì 30 e sabato 31 Marzo 2012, dalle ore 15.00, presso le sale Vigneron e Pietri del Teatro Mohole, in via privata Desiderio 3/9 — Milano (MM2 Lambrate, FS Lambrate, Bus 93, 54, 23).

Il calendario degli appuntamenti

Venerdì 30 e sabato 31 marzo 2012 dalle 18.30 alle 22.30.

Live reading, Cinema, Proiezioni, Performance

Ingresso libero.

Intervengono: Giovanni Agnoloni, Danilo Arona, Lukha Kremo Baroncinij, Sandro Battisti, Franco Brambilla, Gabriele Calarco, Francesco Cortonesi, Giovanni De Matteo, Roberto Furlani, Mario Gazzola, Federico Greco, Dario Tonani, Alex Tonelli, Francesco Verso e gli allievi della scuola di cinema Mohole.

Venerdì 30 marzo 2012 dalle 15.00 alle 18.00

Laboratorio di scrittura del Fantastico

Partecipazione gratuita, prenotazione obbligatoria.

Sabato 31 marzo dalle 15.00 alle 18.00

Fotografia, Web, FumettoGli allievi della scuola Mohole interpretano il Fantastico.

Sabato 31 marzo 2012 Ore 21.00

Teatro: Chorea di Cosimo Lupo.

Ingresso 12€, 8€, 6€.

Ore 22.00

Musica elettronica: Connettelectro.

Ingresso libero.

Per ulteriori informazioni e il programma aggiornato della manifestazione è possibile consultare i siti teatro.mohole.it/.  e ffm.mohole.it

www.posthuman.it – Note per un Collasso Mentale – Ballard a teatro

PostHuman.it presenta Ballard a teatro, ovvero un invito per andare a vedere uno spettacolo milanese, ispirato al Maestro dell’Innerspace, dove c’è in aggiunta l’inventiva e la capacità artistica di Antonio Caronia.

Un breve estratto dall’articolo, per farvi capire meglio:

Come si fa a portare Ballard a teatro? E perché portarlo a teatro? Il Ballard più terremotante e insicuro che ci sia, poi, quello degli anni 1960, quello della sua fase più delirante e provocante, quello di The Atrocity Exhibition. Ammesso che ci siano delle ragioni per rileggere questo Ballard a quarant’anni di distanza, bisogna vedere poi perché tradurlo in movimenti di corpi dal vivo, in musica dal vivo, in video, in una scelta di parole (di Ballard) tessute dentro quei suoni, quei video, quei movimenti. Sono due problemi diversi, evidentemente, ma collegati.

The Atrocity Exhibition va letto (o riletto) e amato, perché è uno dei documenti più spaventosi e lucidi (e dunque belli) del breve e intenso momento in cui la nostra vita di ipermoderni o tardomoderni o postmoderni cominciò: gli anni ’60. Sono la nostra data di nascita immaginaria, e quindi tanto più reale, quella in cui abbiamo cessato di essere dei soggetti “moderni”, in cui siamo sfuggiti a Joyce e a Picasso, al cinema visto su un grande schermo dentro una sala buia e alla drogheria sotto casa, alla grande fabbrica e al “territorio”, per entrare in un mondo tutto diverso. Il mondo della produzione just in time, del lavoro precario, dell’immaginario come forza produttiva, del rifiuto della politica, della tecnologia sotto la pelle, della nuova religione della comunicazione e della nuova categoria filosofico-scientifica della “informazione”. Se molto di tutto questo (o anche la sua totalità) è venuto dieci, venti, trent’anni dopo, negli anni ’60 era già in incubazione. E lo era perché si era definitivamente conclusa la seconda guerra mondiale; e le sue inenarrabili atrocità, da Auschwitz alla bomba di Hiroshima, potevano finalmente produrre le loro repliche farsesche (anche se altrettanto disgustose e perturbanti): l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy, il suicidio di Marilyn Monroe, il primo disastro dell’Apollo. L’insensatezza della storia era finalmente sotto gli occhi di tutti, non era più solo l’incubo privato di James Joyce.

www.posthuman.it – Dylan Dog, le farfalle e il caos

[Letto su Posthuman.it]

Se una farfalla batte le ali all’Equatore, cosa può accadere a Londra all’investigatore dell’incubo? Da Butterfly Effect ad Another Earth, con un contributo di Paola De Vecchi sul paradigma olografico e gli scambi fra prospetive della scienza e science fiction.

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L’Albo Gigante N. 20 di Dylan Dog (cover in apertura) mi ha indotto a qualche riflessione, in particolare la storia intitolata Effetti Collaterali, firmata da Carlo Ambrosini (anche i disegni, secondo me non memorabili). Ma la sceneggiatura… in verità, riprende in parte un vecchio albo (Inferni) – la trovata un po’ grottesca di un inferno iper-burocratico in cui un errore procedurale scatena disastri nel nostro mondo – ma quando temevo che tutto si chiudesse in un surreale un po’ da macchietta arriva la svolta geniale, preannunciata nel prologo “cosmico”: finali multipli, nei quali mutano ogni volta leggermente le relazioni fra un piccolo gruppo di personaggi, dirigendo il dramma in direzioni sempre diverse.

Mi fa tornare alla mente film come Sliding Doors o Smoking/No Smoking di Resnais. O anche, in un campo più decisamente s/f, a Butterfly Effect (locandina a destra), un discreto film del 2004 (che ebbe ben due sequel a me ignoti per ora) il cui protagonista scopriva d’aver appunto il potere di tornare indietro nel tempo modificando situazioni dolorose, anche se poi le conseguenze di tali “correzioni” davano vita a nuove tragedie e sensi di colpa.

Da qui il riferimento nel titolo del film al celbre “effetto farfalla” appunto: l’espressione della teoria del caos secondo cui il battito d’ali di una farfalla in un luogo può avere conseguenze incalcolabili anche dall’altra parte del mondo. Una formulazione che – guarda guarda – dobbiamo proprio a uno scrittore di s/f: il Bradbury di Rumore di Tuono (da cui pure fu tratto un film nel 2005).

Tutto molto, molto connettivista, rifletto. Tutto connesso con tutto. La mia mente scientificamente zoppicante si riconnette allora a un altro concetto: il “paradigma della rosa olografica” che non a caso ispirava il titolo dell’antologia connettivista Frammenti di una rosa quantica (Kipple 2008, oggi anche in ebook).

Ma le mie esigue conoscenze di fisica zoppicano miseramente sull’esistenza di un reale collegamento fra la teoria del caos e il paradigma olografico. Fortunatamente mi soccorre nel cammino una vecchia amicizia degli anni del liceo: Paola De Vecchi Galbiati, esperta di eidomatica, a lungo impegnata su progetti complessi e sistemi informativi di società multinazionali. Le giro il quesito, lei mi illumina, quindi eccovi di seguito il contributo con cui debutta su Posthuman, tra scienza, fantascienza e memetica, di cui è un’appassionata.

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Nocturno.it: Scure stelle d’Italia

È in edicola per ancora pochi giorni, Nocturno n. 110, il mensile dei cinefili. All’interno, un articolo del nostro Mario “Black M” Gazzola intitolato

Dark Resurrection (film)

Image via Wikipedia

Scure Stelle d’Italia, dedicato a Dark Resurrection 2, la famosa saga italiana spin-off di Star Wars. La valenza connettivista della segnalazione è data anche dal ricordo della proiezione del primo capito di Dark Ressurection a una lontana NeXT-Con, la seconda, del 2008.

www.posthuman.it – Il dark si rigenera in Italia

[Letto su PostHuman.it]

Ritornano i Danse Society con una cantante italiana e i Ripper con Steve Sylvester dei Death SS, debuttano i laziali-dark Floorshow. Nei nuovi dischi della Black Widow si fondono psichedelia e prog esoterici, dark wave degli anni ’80, doom e horror metal recente.

 Del prode lavoro della Black Widow ci eravamo già occupati quasi un anno fa (QUI e QUI). Ma le uscite recenti dell’etichetta genovese ci inducono a ritornare su un progetto musicale che probabilmente al momento attuale ha pochi eguali, non solo in Italia, ma anche sulla scena internazionale.

Spieghiamoci, ché se no sembra pure che facciamo marchette: che tanto della storia del rock si debba alle etichette indipendenti – tantissimo dal punk in avanti – non è una scoperta per cui serviva Posthuman. Anche il dark ha avuto le sue “ditte mitiche”: la Factory (Joy Division/New Order), Beggars Banquet (Bauhaus, Nico, Fields of the Nephilim) la 4 AD (Birthday Party, Dead Can Dance, Xmal Deutschland)… tutte etichette che promuovevano il sound del momento, evolvendosi nel proprio scaffale-artisti con il passare del tempo.

Sarà che oggi forse il tasso d’innovazione musicale s’è ridotto rispetto ai golden years del post-punk, ma a me sembra che il lavoro della Black Widow oggi vanti uno spettro più ampio: vengono ripubblicate o redistribuite chicche discografiche (sia in cd che nell’incredibilmente risorto formato del vinile, molto più succoso per il collezionista) recuperate dall’oblio del tempo, come i veronesi Black Hole o più recentemente i fiorentini Spettri, che registrarono il loro concept prog nel ’72 senza mai vederlo pubblicatofino ad ora.

Oppure gli orrori goth-prog di Jacula-Bartoccetti (sia quelli storici dei ’70 sia il recente Pre Viam, che sembra una colonna sonora dei Goblin migliori per un film del terrore immaginario); o anche il debutto dei Three Monks, un delirio d’organo da cattedrale posseduta (forse li avrete ascoltati nella puntata di Moshpit del 6 ottobre scorso), che all’ensemble di Claudio Simonetti dedica pure una notevole cover del classico tema di Profondo Rosso.

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www.posthuman.it – Nel buio del Moshpit

Mario “Black M” Gazzola torna a far radio. Lo farà domani 6 ottobre, alle ore 21, su www.radiobase.fm. Maggiori dettagli su PostHuman.it.

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