HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Percorsi quantici


Giocano le istanze ermetiche sulle mappe estese sulla tua pelle. Infinite movimentazioni del surreale disegnano i tuoi percorsi quantici.

Gelo indefinito


Distendo le protesi mistiche nel tuo esteso momento di pausa. Non cerchi niente da modificare, non cerchi nulla da costruire, la catarsi è un gelo indefinito eterno.

I carnevali di San Pio e San Remo – Il non-senso della vita 3.0 – Blog – Repubblica.it


Quest’uomo ha ragione da vendere. Piergiorgio Odifreddi.

La quaresima che inizia oggi dovrebbe portarsi via il carnevale, ma purtroppo, non lo fa. Almeno, non per i due carnevali che due circhi diversi hanno messo in pista in questi giorni.

Il primo circo sta a Roma, dall’altra sponda del fiume Tevere, e il suo carnevale è l’esibizione delle reliquie di padre Pio in varie chiese romane, compresa ovviamente San Pietro. Il papa ha già assistito una prima volta domenica allo spettacolo,e vi assisterà una seconda volta oggi. I fedeli arrivano a greggi, come le pecorelle, ma nessuno di essi sembra essere conscio del fatto che correre a venerare e toccare i resti mortali di un uomo, come se qualcosa significativo di lui vi fosse rimasto attaccato, è una manifestazione più degna di un reale vudù selvaggio che di una supposta fede matura.

Povero Ratzinger, che credeva di poter parlare all’Europa civilizzata usando la teologia e appellandosi alla ragione: in particolare, nel famoso discorso di Ratisbona, di cui cade quest’anno il decennale. L’Europa è rimasta sorda e ha riacquistato l’udito soltanto con l’arrivo di papa Francesco, che ha riesumato i riti magici già usati dal suo amato predecessore Giovanni Paolo II: in particolare, appunto, il culto primordiale di padre Pio, che con la sua ostensione mobile diviene ora addirittura un “morto vivente”, appunto nello stile degli zombie haitiani.

Con urla e risate più facile comunicare i sentimenti – Repubblica.it


Un articolo su Repubblica sottolinea come l’uso delle parole, e del linguaggio basato su esse, sia meno immediato, più artefatto e meno potente delle espressioni gutturali, assimilabili a immagini quindi.

Effetti collaterali: La fantascienza tra letteratura, cinema e TV | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di un nuovo saggio editoriale: Effetti collaterali: La fantascienza tra letteratura, cinema e TV, a firma di vari autori, tra l’altro Armando Corridore e Pier Luigi Manieri, coordinati da Tino Franco.

I saggi che, insieme, vogliono affrontare i rapporti tra science fiction scritta e per immagini, sono dovuti ad Armando Corridore, che apre il volume con una disamina dei referenti letterari e di costume di Fantasy & Science Fiction, la più importante rivista del fantastica del mondo, a Marcello Rossi, che ci rivela segreti e retroscena dei primi sceneggiati televisivi di science fiction, quelli che andavano in onda in diretta e i cui effetti speciali consistevano nelle risorse di tecnici privi di qualsiasi mezzo ma ricchi di straordinaria fantasia. Seguono due testi tra loro complementari, Guerre stellari. Un catalogo di miti? di Bruno Lo Turco, docente di filosofie dell’India e dell’Asia Centrale, docente all’Università “La Sapienza”, che si avventura in una disamina inconsueta del mito presente (e derivato) in Star Wars, tesi rafforzata e rivisitata in chiave quasi politica da Simone Scardecchia in Star Wars: sovversivi delle stelle.

Pier Luigi Manieri, noto per il fortunato saggio La regia di frontiera di John Carpenterci propone in chiusura del volume un lungo studio intitolato Le guerre stellariovvero la space opera cine-televisiva da Lucas a oggi. Un tentativo di collegare la fantascienza letteraria alla ripresa dei suoi topoi da parte di registi e sceneggiatori dei nostri tempi… una miniera di notizie, considerazioni, tesi anche azzardate incandescenti come tutti gli scritti di Manieri. Un libro inconsueto, interessante, pieno di spunti, da non perdere.

Viste le premesse, direi che è un’opera imperdibile!

Drumcorps – Falling Forward | Neural


[Letto su Neural.it]

Uscendo nove anni dopo Grist (Ad Noiseam adn70, 2006), un album che ha dato origine a intensi spettacoli dal vivo, procurando a Drumcorps una notevole base di fan, Falling Forward non poteva certo deludere, seppure dopo tutto questo tempo le scene industrial, metal e breakcore sono sicuramente molto mutate, grazie a nuovi generi e influenze che sono apparsi all’orizzonte, effetto anche della maniera di fruire la musica, che sempre più massicciamente infusa dalle piattaforme streaming ha portato a un consumo decisamente differente rispetto al passato. Nonostante sequenze urticanti, glitcherie vacue, tagli devastanti e intoppi, aleggia tra i solchi un pizzico di mutoide sound grunge anni novanta e Mike Justian (Madball) abbellisce tre tracce con il suo drumming metalcore, potente e soul, mentre Leo Miller (Animosity) contribuisce con il suo pesante marchio di fabbrica vocale su due piste e Iggor Cavalera, batterista brasiliano (ex-Sepultura, Mixhell) completa il novero delle collaborazioni al fine di costituire una massiccia struttura ritmica. Alla Ad Noiseam sono avvezzi ai densi riff, ai feedback e a ogni sorta di contaminazione noise nelle forme più caotiche e parossistiche: non poteva trovare di meglio per questo album il maestro bostoniano, un musicista abile nell’organizzare distorti e contundenti hardcore breakbeat. Se le estetiche glitch e principalmente l’idea del malfunzionamento sin dai primordi del genere breakcore sono state fra le seminali ispirazioni, Aaron Spectre – questo il vero nome nascosto dietro il moniker – ha voluto insistere su questo riferimento e non solo nei vortici, nelle forzate accelerazioni dei suoni o nei salti e nelle distorsioni vocali: anche l’artwork è partecipe di questo traballante concetto concedendosi una foto del sound-maverick ad arte difettata, con pixel distorti o mancanti. Un ulteriore maniera di sottolineare la diversità e l’asprezza di questi suoni nati e prosperati indefessamente all’ombra dell’underground più genuino ed elettronico.

Markus Krajewski – World Projects: Global Information before World War I | Neural


[Letto su Neural.it]

Quando la “globalizzazione” è veramente cominciata? Scavando attraverso la storia sarebbe stato facile tornare indietro di qualche decennio, quando Internet stava iniziando a diventare così pervasiva. Ma esattamente quanto lontano possiamo tornare indietro nel tempo prima di non potere più paragonare quelle di una volta alle condizioni attuali? Il momento cruciale è senza dubbio l’inizio del ventesimo secolo con il nuovo impulso d’energia elettrica a indurre un improvviso cambiamento nella velocità di distribuzione delle informazioni e di trasporto, portando alla percezione del mondo come uno spazio unico. Nei primi due decenni questo processo è progredito fino alla prima guerra mondiale, con la realizzazione di visionari “sistemi” atti culturalmente e strutturalmente allo scopo di “unificare”. Krajewski ha approfonditamente studiato questo argomento, scavando negli archivi – soprattutto quelli di lingua tedesca – e portando alla luce progetti assai rilevanti rilevanti per la comprensione della contemporaneità. La limitazione di spazio, nei termini della sensazione di un mondo intero coinvolto simultaneamente, viene descritta dall’autore come un “world wide web” ante-litteram con un “software” umano capace di farlo funzionare sia a livello intellettuale che funzionale, disciplinando la relazione fra tra entità e nodi. Al di là di atteggiamenti ingenui e megalomani, il prefisso “mondo” – così alla moda durante la belle époque – viene utilizzato per definire, tra l’altro, progetti come gli ambiziosi “world auxiliary language” e “world currency” di Ostwald. Soffrendo talvolta della traduzione dal tedesco, il libro può sembrare a volte intricato, pur risultando sempre informato e prezioso per i ricercatori e gli archeologi dei media.

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