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L’inverno più nero | SherlockMagazine


Su SherlockMagazine la recensione a L’inverno più nero, romanzo di Carlo Lucarelli che indaga la realtà di Bologna nel 1944; un capolavoro anche la recensione, a cura del sempre eccellente Fabio Lotti.

Tutti i personaggi sono ben delineati con le loro diverse peculiarità e creano un coro di voci, umori e situazioni diverse. Ecco quindi che la recensione stava per prendere corpo come sempre…

Ma a un certo punto ho smesso di prendere appunti e mi sono lasciato avvolgere dal contesto, dal momento storico, dal dramma nel suo complesso che mi faceva ritornare alla mente certe storie ascoltate da ragazzo in famiglia e che circolavano nel mio paese. Certe storie che ora si ripetevano in una Bologna squallida,  con bambini infagottati, donne in cerca di cibo, lotte immani per la sopravvivenza, in una Bologna di freddo e gelo che sa di fumo vecchio, di cenere, di sporco e canzoni a rammentarci il triste periodo. Al diavolo  le indagini, al diavolo controllare se tutto torna, se tutto quadra. Al centro il dramma della guerra, della miseria, dell’uomo, lo schifo delle sue azioni, l’odio, la brutalità, il tradimento, la violenza, un misto di orrore, di paura e vergogna. Solo ogni tanto, dal vaso dell’orrido esce fuori, a stento e timida, qualche goccia di umanità, qualche goccia di commozione. Anche in quell’inverno “ruvido e freddo.” Nero.

Glifi politici


Le simbologie arretrano di fronte all’avanzata delle parole strutturate, glifi standard di false alfabetizzazioni, incomplete e politiche.

Esiti sidrali


Disturbanti esiti della ricerca psichica portano ad abissi incontaminati di nulla, sacche quantiche di frattali dimenticati.

Fradejas & Fradejas – 45th part I (live)


La curva sperimentale s’insinua nelle distanze siderali ed evoca ogni abisso.

Virus finale – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un lungo articolo di Mario Boffo che analizza il presente pandemico da Covid-19 e ne disseziona le problematiche per argomento, mostrando cosa succederà quando la ripartenza – che non sarà per forza “tutto com’era prima” – prenderà di nuovo forma. Vedo già le fetide canizze liberiste pronte ad azzannare gli avversari, per rendere di nuovo florido il Mercato…

Le grandi evoluzioni della Storia sono state spesso conseguenza di catastrofi: guerre, cataclismi, epidemie. Più correttamente, sono state tributarie delle catastrofi quelle evoluzioni che dovevano passare per la modifica o la rottura di preesistenti equilibri consolidati. Questo non vuol dire che le catastrofi intervengano a demolire situazioni socialmente, economicamente o internazionalmente armoniche ed equilibrate. Vuol dire invece che, calando come tremende tempeste su alberi già fragili e mal coltivati, contribuiscono a devastare la foresta, o almeno a darvi il colpo di grazia. Verso la fine della belle époque erano già evidenti i segni di sofferenza sociale dei paesi europei, mentre le “magnifiche sorti e progressive” decantate dalla filosofia e dall’economia positivista dei tempi facevano segnare il passo; la Grande Guerra spazzò quell’era di effimero progresso, facendone emergere le contraddizioni e le diverse risposte dei popoli: il comunismo in Russia, gli autoritarismi fascisti in Europa. La Seconda Guerra mondiale segnò per le nazioni europee (anche per quelle che formalmente furono tra i vincitori del conflitto) il declassamento da potenze internazionali a membri di alleanze da altri guidate, e per altri versi permise la sconfitta del fascismo e l’affermazione della democrazia, almeno in Europa Occidentale. La caduta dell’Unione Sovietica, infine, facendo crollare l’impalcatura bilaterale che aveva sostenuto i diversi concetti di libertà, di idee, di economia, anche mantenendo sui due fronti l’esempio o la minaccia di un’almeno potenziale alternativa, provocò l’abbandono di ogni idea socialista nella visione del mondo e nell’azione dei popoli e dei governanti, la pretesa “fine della Storia”, il trionfo di un liberismo esasperato, predatorio e senza freni che ha conquistato il mondo con la globalizzazione e lo sta devastando facendosi follemente catastrofe di se stesso. In epoche più antiche, le grandi epidemie, come per esempio la peste nera che infuriò in Europa nel XIV secolo, furono senz’altro foriere di grandi mutazioni sociali ed economiche.

Naturalmente è presto per capire se anche l’attuale pandemia dovuta al Covid 19 produrrà mutamenti di rilievo storico nella società umana, o almeno nel mondo occidentale. È presto, e non dobbiamo certo augurarcelo. Non possiamo nemmeno essere sicuri che “nulla sarà come prima”, secondo un auspicio o un timore che circola fra i molti commenti. Forse semplicemente l’epidemia finirà entro pochi mesi, prima di aver potuto attaccare a fondo gli equilibri e le teorie che oggi governano il mondo. Essa però sta già mettendo a durissima prova non solo la tenuta dei sistemi istituzionali, economici e internazionali, ma anche molti concetti di gestione della società che da tempo vengono proposti come dogmi, o come “mantra”, pur essendo paurosamente svuotati di contenuto e di significato. Quindi, non sappiamo se tutto o qualcosa cambierà, ma possiamo certo cominciare a guardare il “Re” finalmente nudo, spoglio delle arroganze e delle retoriche, del pensiero unico che ci è stato propinato per decenni. Propongo qui di seguito una libera e non esaustiva elencazione di pensieri, quasi un piccolo zibaldone di riflessioni di un periodo di isolamento, con la curiosità di vedere se e che cosa sarà diverso alla fine dell’emergenza.

Stato di diritto v. stato autoritario.

L’Europa.

I “grandi sacerdoti” dell’economia globale.

Il valore della competenza.

Conclusioni.

Terence McKenna e il “cibo degli dèi” – A X I S m u n d i


Su AxisMundi un saggio di Marco Maculotti su Terence McKenna, personaggio della controcultura sessantottina e psichedelica mai troppo celebrato in questi anni, di cui ricorre proprio in questi giorni il ventennale della sua morte. Un estratto:

McKenna peraltro osserva come la mente occidentale sia stata plasmata non solo dalla preferenza concessa a questo tipo di droghe illegali, ma anche dall’uso spasmodico, a partire dal XV secolo, dei quattro grandi stimolanti su cui si fonda il nostro stile di vita: zucchero, tè, caffè e cioccolato — a cui va aggiunto ovviamente anche il tabacco che, importato dall’America dove veniva adoperato ritualmente nelle cerimonie, subì una volta giunto nel Vecchio Mondo un processo immediato di descralizzazione. E tuttavia «le nostre assuefazioni nel corso delle epoche –», scrive, «dallo zucchero alla cocaina alla televisione — rappresentano la storia dell’irrequieta ricerca di ciò che è stato strappato dalle nostre mani nel paradiso».

Si rende quindi, in prima battuta, necessario «ricostruire la nostra immagine di sé e del mondo», in quanto «non conoscere la propria vera identità significa essere resi folli — dei golem. E in verità», commenta il Nostro:

«quest’immagine orwelliana e nauseante si potrebbe applicare alla gran massa degli esseri umani che oggi vivono nelle democrazie industriali ad alta tecnologia. La loro autenticità consiste nella capacità di aderire e obbedire ai cambiamenti di stile massificati veicolati e promossi dai media […] condannati a vite tossiche, affatto consapevoli […] sono come morti viventi, estraniati da tutto tranne che dall’atto di consumare.»

La proposta di McKenna alla brutta piega che la storia dell’umanità ha preso è nota a tutti e contempla, prima di ogni altra cosa, un cambiamento interiore ed ontologico, che si concreta nel ricongiungimento con quella da lui definita «Mente Vegetale», vale a dire il Logos cosmico che permea ogni cosa e su cui ogni cosa è inanellata come le perle-mondi di Vishnu nel mito orientale. Detto in altre parole, una volta che ci siamo resi conto che «il tradimento nei confronti della relazione simbiotica con gli allucinogeni vegetali ci ha resi vittime di un rapporto sempre più nevrotico con il mondo che ci circonda e gli uni con gli altri», non ci resta che andare con la mente all’antichità, e comprendere che:

«È nel Rinascimento Arcaico che risiede la nostra possibilità di trascendere il dilemma storico».

Ti sorprendi


Ti sorprendi a rilevare le tue coordinate mistiche su sentieri di luce, sul soffitto, che non sai nemmeno perché accadono.

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