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Archivio per maggio 28, 2011

Kipple.it: Stefano Di Marino per Alda Teodorani


[Letto su KippleBlog]

All’interno del sito Kipple.it, nell’Alda Teodorani’s corner, abbiamo pubblicato una presentazione – semmai ce ne fosse bisogno – di Alda da parte di Stefano Di Marino. Più che una presentazione è una retrospettiva del momento in cui Alda cominciò a farsi notare in giro per i suoi scritti, e il prestigio di Di Marino, autore conosciutissimo in Italia per i suoi innumerevoli “Segretissimo” e per la sua attività culturale a tutto tondo, inquadra benissimo le opere di Alda che stiamo pubblicando su Kipple.it, in epub, in esclusiva per il mercato digitale, senza DRM e a prezzi bassissimi, come nel caso di Belve e di Organi (presto altre novità).

Un breve estratto dalla presentazione:

Mi sembra di conoscerla da sempre, Alda. In effetti è così perché anche se di persona ci siamo visti forse un paio di volte c’è un fil rouge che unisce le nostre ispirazioni da molto tempo. Molte volte dico di non ricordare un periodo della mia vita in cui non ho scritto. Credo sia così anche per Alda. Erano forse i primi anni ’90 quando lessi Giù nel delirio e trovai in quella narrazione, sofisticata nella forma ma estremamente cruda nei contenuti, qualcosa che mi colpì. Ancora non sapevo identificare bene la ragione di tutto questo, ma scambiando parole e messaggi con Alda arrivai a capirlo. Era la passione per l’immaginario tipicamente italiano che avevano conosciuto al cinema ancor prima che sulle pagine scritte… che c’erano state pure loro, certo, ma avevano avuto nelle nostre menti un impatto minore di quegli splendidi film che si vedevano ancora al cinema. Prodotti italiani, realizzati da grandissimi artigiani che erano maestri del cinema ma nessuno, proprio per le tematiche ‘popolari’ voleva riconoscere. La realtà editoriale e critica italiana sono un territorio durissimo. Classista, politicizzato, dominio quasi di una setta. Per questo Lucio Fulci non è considerato realmente per il suo valore. Per questo, forse, la narrativa intensa ma non buonista di Alda dopo quel promettente passo che fu ‘i giovani cannibali’ è approdata al cult tra chi di thriller e fantastico gotico s’intende realmente ma non alle edizioni lanciate da grossi editori in centinaia di migliaia di copie.

Violo


Violando ogni intima certezza
ogni totale assenza di camera fisica
i suoni si legano alle immagini e allo stupro mentale che opero.
Poi la penetrazione attraverso i continuum.

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Parerga e Paralipomena: Laszlo Moholy-Nagy


Interessante e colto (as usual) articolo di Nimiel che, questa volta, verte sul periodo Bauhaus della Germania post prima guerra mondiale. Uno dei maggiori esponenti di quel periodo fu Laszlo Moholy-Nagy e, su ParergaParalipomena, la raffinata blogger e artista grafica ne traccia un profilo profondo e completo, calandolo nel contesto dell’epoca.

Un breve estratto:

La Berlino negli anni Venti era la più grande città industriale tedesca, ma soprattutto il centro di un intensa vitalità artistico-politica. Poco dopo la guerra, infatti, qui si svilupparono le maggiori avanguardie internazionali, tra cui l’espressionismo e il dadaismo, movimenti che miravano a spostare l’attenzione dalla pittura figurativa verso opere nelle quali linee e forme geometriche si combinavano con elementi iconografici.
A Berlino confluirono numerosi pittori come Kasimir Malevich, El Lissitzky, Alexander Rodchenko e Theo Van Doesburg, tutti artisti, insieme a Tatlin e Kandinsky, dai quali Moholy-Nagy fu particolarmente attratto, così come dalle avanguardie russe (Suprematismo e Costruttivismo). Furono questi gli spunti che fecero maturare la sua riflessione sulle infinite risorse della forma e del movimento, sulla possibilità della grande città e della tecnologia moderna. Dal 1921 in poi, i suoi dipinti si spogliarono di riferimenti, per lasciare spazio all’esplorazione del colore, della superficie, della luce e della trasparenza. L’arte divenne “qualcosa di puro, liberato da utilità e bellezza, qualcosa di elementare che può insorgere in ogni persona”.
Grazie alla conoscenza con Lucia Schultz, fotografa di talento e sua moglie dal 1922, l’artista ungherese si interessò sempre con maggior attenzione alla fotografia come nuovo mezzo artistico dalle potenzialità rivoluzionarie. I suoi esperimenti con la macchina fotografica lo portarono a creare foto-collage, giocare con le inedite vedute a volo d’uccello, con prospettive insolite in diagonale e a ritaglio, a sperimentare il processo fotografico di esporre carta sensibile alla luce, e a realizzare i suoi celeberrimi fotogrammi (una vastissima produzione che dal 1922 continuò fino al 1946).

Fruscio


La carica mistica si ripropone come un assalto modulare – vari livelli di software quantistico – che scardina ogni rappresaglia tentata dalla biologia ingegnerizzata. Poi, il suono, che è il vento, che è il passaggio di elettroni.

Lingodroids: robot sviluppano linguaggio di comunicazione parlato


Robots used for the high-throughput screening ...

Image via Wikipedia

Interessante articolo, anche se logico per gli – in qualche modo – addetti ai lavori, che riguarda i linguaggi di comunicazione adottati tra i robot, gli umani, computer. Sono coinvolte semantiche sofisticate eppure non troppo lontane da quelle usate tra umani, anche se con un’estetica e un supporto linguistico parecchio differente da quello usato da noi.

Il dettaglio di queste indagini è presente su DitaDiFulmine.com, e ha un incipit del genere:

Un linguaggio di programmazione è sostanzialmente un metodo di comunicazione tra un essere umano e un computer, o tra due macchine in grado di scambiarsi informazioni. Sebbene un linguaggio di programmazione sia dotato di una propria sintassi, di un lessico e di una semantica ben definiti e ragionati da un essere umano, si tratta sostanzialmente di una forma di comunicazione uomo-computer o computer-computer differente da un qualsiasi linguaggio naturale.

Un esempio semplice da comprendere è quello della creazione di una pagina web. La pagina che state leggendo è un contenitore di differenti linguaggi di programmazione, che serviranno a comunicare sia al server su cui è ospitata, sia al browser che la legge, come deve essere eseguita affinchè possiamo visualizzarla correttamente sul nostro monitor e leggere i dati che contiene.

Allo stesso modo, due computer possono comunicare utilizzando linguaggi o protocolli definiti a priori dal programmatore, e ben lontani per struttura e significato dalle forme di comunicazione utilizzate da un essere umano per scambiare informazioni con altri esseri umani.

Il linguaggio appare davvero come un virus che si insinua tra elementi non senzienti, portandoli a un grado di autoconsapevolezza variabile, ma comunque non banale. Ma siamo poco oltre gli inizi di queste indagini, aspettiamoci grosse sorprese nel prossimo futuro.

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