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Archivio per settembre 14, 2011

∂| ThrillerMagazine | Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma


Su ThrillerMagazine.it è apparsa la recensione a questo interessante film di matrice cinese. È una pellicola già apparsa anni fa e ora riproposta. Uno stralcio della recensione:

Chi lo vedrà quindi si troverà di fronte fondamentalmente ad un wu xia coreografato splendidamente (il director of martial arts è Sammo Hung) appaiato alla pura detection, il tutto incorniciato in scenografie sontuose nutrite da abbondanti dosi di computer grafica senza però che la storia ne esca in qualche modo rimpicciolita da una cornice troppo fastosa.
Il finale di primo acchito pare un po’ anodino, invece a rifletterci bene ci si accorge della differenza con quelli mainstream (prettamente hollywoodiani ma non solo) dove stavolta spicca netto il rifiuto di separare radicalmente il bene dal male che spesso, è risaputo, coesistono.

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∂| ThrillerMagazine | Il vessillo di porpora


Questo il booktrailer de Il vessillo di porpora, di Massimiliano Colombo, già autore de La legione degli immortali. Da ThrillerMagazine.it prendo anche, oltre alla segnalazione, la quarta di copertina:

Britannia, 60 d.C. Da qualche anno l’isola è sotto il giogo romano, ma le popolazioni locali sono lungi dall’essere domate, anche se l’odio fra le tribù prevale su quello per Roma. Ma quando lo stolto governatore Svetonio umilia brutalmente la regina degli Iceni, Budicca, l’insurrezione divampa. Le legioni romane di stanza sull’isola devono prepararsi a un’incerta battaglia contro il più temibile dei nemici: la sete di libertà.

∂| HorrorMagazine | Il diavolo sta sempre nei dettagli


Questo è il corto animato The Facts in the Case of Mister Hollow, presentato da HorrorMagazine.it. Il cortometraggio (6 minuti) si basa interamente su una singola fotografia scattata negli anni ’30: la telecamera si aggira per la fotografia zoomando su una serie di particolari che, raccolti dallo spettatore come indizi sulla scena di un crimine, permettono di intuire una terribile storia di violenza e mostruosità.

People Staring at Computers: lo sguardo discreto delle merci – Neural.it :: nuovi media, hacktivismo


[Letto su Neural.it]

Kyle McDonald è ben noto per le sue esplorazioni sui confini dello spazio pubblico e privato nel nostro mondo post-privacy. Con il suo Keytweetersi è volontariamente messo sotto sorveglianza digitale per un anno intero, catturando tutto ciò che digitava con un keylogger e postandolo su Twitter – 140 battute alla volta. Il suo progetto più recente è un’altra svolta concettuale sullo spyware. ‘People staring at computers‘ è una semplice applicazione che esegue un’istantanea da webcam ogni minuto e la carica su un sito web. Kyle ha installato il software su computer in esposizione in alcuni punti vendita della Apple nell’area di New York, ha raccolto più di mille foto e poi ha lanciato una presentazione sulle stesse macchine ad un pubblico di clienti perplessi. Il materiale è uno studio fisiognomico di base dei consumatori di Apple, una collezione di candidi (a volte poco lusinghieri), ritratti di persone che interagiscono con i loro oggetti del desiderio. Nella loro mondanità, sono scatti affascinanti: gli esseri umani sono usati per una performance su webcam, consapevoli della loro audience pubblica, mentre i prodotti sono lì fermi, docili e seducenti. L’intervento è stato pensato come un esperimento di soli tre giorni, ma ben presto si è trasformato in un affare complesso. Giorni dopo la disattivazione del software e la pubblicazione dei risultati, quattro agenti del Secret Service (il ramo del governo degli Stati Uniti che gestisce i crimini informatici) hanno fatto irruzione in casa dell’artista e hanno confiscato il suo computer, iPod e memorie flash. Kyle è presumibilmente accusato di frode informatica e rischia fino a 20 anni di carcere. Il caso sta generando accese discussioni sui limiti della privacy: dopo tutto, scattare foto in spazi pubblici è consentito, e i clienti entrando in un negozio implicitamente accettano di essere monitorati e comparire sulle telecamere di sicurezza. E poi, uno spin off del progetto che sostituisce i volti delle persone con la faccia di Steve Jobs sarebbe ancora considerata frode informatica? E in cima a tutto, come può il Servizio Segreto permettersi di allocare le risorse per perseguitare un media artist in un momento in cui attacchi di tutt’altra e maggiore entità vengono effettuati su base giornaliera da gruppi di hacker anonimi, anti-security e altri? Solo il tempo dirà se questo è un esempio tragicomico di scarsa capacità di giudizio o semplicemente il modo in cui le autorità trattano con chiunque osi profanare le cattedrali del consumo.

Quantum Parallelograph, vite parallele quantistiche – Neural.it :: nuovi media, hacktivismo


[Letto su Neural.it]

Il Quantum Parallelograph, progettato da Patrick Stevenson Keating, è un bizzarro congegno bianco simile ad un apparecchio medico fatto per tradurre i nostri invisibili funzionamenti interni in linguaggi interpretabili dagli esperti del settore. In questo caso le informazioni che vengono prodotte sono invece relative a realtà invisibili ed esterne al corpo: le nostre vite possibili in ipotetici universi paralleli. Previo appuntamento con Stevenson Keating si può personalizzare il proprio “Parallelograph” in modo che i suoi output siano coerenti all’utente. Un tasto d’avvio innesca una ricerca online dei dati delle possibili vite parallele dell’utente, e il display visualizza contemporanemante l’esperimento della doppia fenditura di Young: un fotone di luce passa attraverso una doppia fessura, rifrangendosi (e moltiplicandosi) sul display luminoso. Partendo da questo esperimento, alcune teorie scientifiche contemporanee sull’esistenza di realtà parallele hanno ipotizzato che nel passaggio attraverso le due fenditure viene stabilita una connessione tra universi, e il fotone interagisce con le sue versioni parallele. Tale simbolica rappresentazione visiva sul dispositivo coincide con la stampa di un breve testo che restitutisce le informazioni trovate. Questo probabilmente avviene con una selezione di fonti che menzionano il nome ricercato. Il dichiarato tentativo dell’artista è di rendere concrete realtà della fisica (come questa) altrimenti difficili da comprendere incoraggiando l’immaginario del sè moltiplicato in luoghi inaccessibili. Il risultato è efficace e lascia realmente una sensazione di comprensione di concetti fisici complessi, affiancata attraverso una narrativa personale. Si rende possibile e riconoscibile così una sintesi di realtà, scienza ed illusione da cui scaturisce la consapevolezza che questa potrebbe essere solo la prima di inimmaginabili dimensioni.

Jussi Parikka – Insect Media: An Archaeology of Animals and Technology – Neural.it :: nuovi media, hacktivismo


[Letto su Neural.it]

Univ Of Minnesota Press, English, 320 pages, 2010, ISBN: 978-0816667406

Per le società in rete, l’intelligenza collettiva e il comportamento cosiddetto ‘emergente’ degli sciami hanno assunto un importante potere esplicativo in termini di modalità di comportamento altamenta distribuita, ben oltre i contesti e le discussioni come le teorie militari, l’economia, lo sviluppo di algoritmi software, l’organizzazione politica e la generazione di contenuti da parte degli utenti. Infatti, come hanno sostenuto i nuovi teorici dei media Alexander Galloway e Eugene Thacker, il potere ricorrente di questa figurazione bestiale oggi richiede un chiarimento storico oltre il suo essere semplicemente una metafora naïve applicata alle tecnologie digitali e di rete.

‘Insect Media: An Archaeology of Animals and Technology’ di Jussi Parikka può essere letto proprio cogliendo questo invito, poiché scava a fondo in un passato fondamentale per le intersezioni tra strani insetti e (ultime) moderne tecnologie. Un grande vantaggio di questo curioso testo, per la cronaca, è la padronanza dei temi trattati che Parikka ha, al di là della teoria contemporanea sui media: ci si aspetta un corso intensivo in entomologia, ma non solo, visti gli excursus che si incontrano sugli studi di software, teoria delle reti, nuovo materialismo e (ovviamente) archeologia dei media. C’è inoltre una nuova tendenza nel punto di vista del lavoro che vale la pena sottolineare, in quegli approcci storici dello storico tedesco della teoria dei media che sono ‘contorti’, e che partono dal ceppo del vitalismo ontologico di Deleuze (e, a volte Guattarian). Questo è invece paragonabile al suo precedente Digital Contagions: A Media Archaeology of Computer Viruses (2007) essendo preparato per la definizione di un vocabolario concettuale di affetti, intensità e assemblaggi.

Infatti, per Parikka, l’approccio principale ai cambiamenti storici nel corso del tempo è ‘diagrammatico’, anche se questa variazione sul concetto è più vicina alla ontologia realista di Manuel De Landa, che alle discussioni circa la potenza modulante delle società di controllo o la lettura foucaultiana di sovranità, disciplina e sicurezza. Naturalmente, gli aspetti della biopolitica, dell’informazionalismo e del capitalismo sono toccati, ma non è questo il focus principale del testo. Piuttosto, Parikka è più interessato ad una stirpe di virtualità e attualizzazione tra ambienti umani e non umani che gradualmente elabora una prospettiva ecosofica sul ‘non ancora esistente nella sfera dei corpi, sensazioni, e relazionalità etologici’ (194).

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Francesco “Xabaras” Verso al PRIMO REP DAY ITALIANO


Domani 15 settembre, alle ore 15.30, Francesco “Xabaras” Verso, insieme ad altri personaggi di spicco del mondo digitale e culturale, sarà presso la Facoltà di Ingegneria di Roma, via Eudossiana 18, per un convegno sul mondo digitale e sulle repliche in 3D dei nostri oggetti: L’era del 3d printing. Introdurrà il dibattito, Leo Sorge. Maggiori notizie qui.

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