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Archivio per dicembre 24, 2011

A proposito del Mind Uploading…


Michele “Dottore in Niente” Nigro ha pubblicato, ieri, un post davvero interessante: sul Mind Uploading.

La trattazione che Michele fa è molto complessa e completa, nulla di particolarmente nuovo (almeno, per noi connettivisti tansumanisti) ma il piglio che sa dare al discorso è completo e approfondito. Vi lascio qui sotto soltanto un passo, tanto da farvi incuriosire (spero) e andare a farvi leggere il resto.

Che cos’è il Mind Uploading? In poche parole è il trasferimento della mente di un individuo dal cervello a un supporto non biologico. Direte voi: “ma è fantascienza!” In parte è così – per ora – ma la ‘discussione’ intorno alla realizzazione del M. U., almeno dal punto di vista filosofico e teorico, è più vecchia di quanto si possa immaginare. Siamo giunti a un punto, però, in cui il progresso tecnologico e le conoscenze riguardanti la struttura anatomica e la fisiologia del cervello, avvicinano gradualmente il sogno fantascientifico alla realtà. Che significa ‘trasferire’ una mente? Per cogliere il significato del trasferimento mentale bisogna partire dal presupposto che il pensiero è un prodotto meccanicistico: un meraviglioso e stupefacente prodotto, ma pur sempre il risultato di un’evoluzione anatomica ed elettrochimica… Certo, è stato più facile ricostruire la fisiologia dello stomaco che quella del cervello, ma il fatto che ci sia ancora tanto da fare sul versante della conoscenza del funzionamento del sistema nervoso, non significa che non si farà.

Il tema del doppio

Realizzare il Mind Uploading significa sostanzialmente creare una copia (o più copie) della nostra mente. Maggiore sarà la precisione con cui avverrà la scansione (“scanning”) e la conseguente mappatura sinaptica del cervello, maggiore sarà il grado di emulazione raggiunto. Anche se la mappatura da sola, senza l’introduzione di variabili fisiologiche (ormoni, influenze chimiche interne…), servirà a ben poco: il cervello è un organo estremamente complesso. L’intima conoscenza della neurofisiologia unita al progresso esponenziale raggiunto in campo informatico renderanno possibile l’abbattimento delle ultime barriere tra l’originale e la copia.

E ancora:

Per ora il M. U. è solo teoria (la ricerca ha compiuto finora piccoli passi su modelli non umani) ed è troppo presto per parlare di menti innestate su robot umanoidi che prendono coscienza della propria individualità e se ne vanno in giro a combinare guai a nome nostro e con i nostri ricordi! Quindi preoccupiamoci dei profili clonati sui social network o dei cosiddetti furti di identità, espedienti molto in voga attualmente per spillare soldi ai malcapitati, perché quando il tema del doppio derivante dal M. U. diverrà un tema caldo sarà molto difficile dimostrare anche da un punto di vista legale che a compiere il crimine è stata la nostra copia e non noi stessi. Sarà difficile perché in fin dei conti le copie saranno noi, come in una sorta di vita parallela: come dimostreremo che, nelle condizioni in cui si è venuto a trovare il nostro doppio, non avremmo fatto lo stesso? Il suo crimine sarà il nostro crimine a meno che il codice penale non distingua la copia dall’originale fornendo piena dignità e autonomia giuridica al nostro doppio. Ma rendere autonoma la nostra copia, e quindi affidarle responsabilità civili e penali, significherà non considerarla più come la nostra copia e questo, lo capite da soli, sarebbe una contraddizione in quanto il nostro doppio sarebbe effettivamente una copia identica del nostro io e non solo una sua reinterpretazione.

Una volta copiata e trasferita, quale sarebbe il destino della mente? Poiché il cervello da cui si trasferisce la mente è dotato di capacità cognitive, si presume che anche la sua copia avrà le stesse capacità che non si limiteranno alla sola consapevolezza o alla condivisione nella rete informatica dei propri pensieri. Quale sarà il grado di interazione tra il computer che ospiterà i risultati della scansione e la realtà esterna? Dal momento che la mente di una persona non è solo il risultato di pensieri generati in maniera solitaria ma soprattutto di informazioni sensoriali ricavate dall’esperienza relazionale e dal mondo esterno che ‘nutre’ la mente, il computer sarà corredato di sensori capaci di simulare i recettori che nel corpo fisico rappresentano le terminazioni nervose appartenenti ai cinque sensi?

Non riesco a non ciclare le mie sinapsi su questi argomenti; no. Splendide percezioni di ciò che sta per avvenire…

Interno-2: Ted Chiang, “Il ciclo di vita degli oggetti software”


Su Interno-2 una splendida critica letteraria a un lavoro di Ted Chiang: Il ciclo di vita degli oggetti software.

Ted Chiang, American science fiction author. T...Il post è articolato e dettagliato, pur vertendo esclusivamente sul romanzo breve di Chiang; le implicazioni tra IA e umanità sono trattate

profondamente, come nel brano che copincollo qui sotto:

In primo piano l’autore pone la questione di quello che potrebbe essere il rapporto tra uomo e IA, quali livelli di profondità, “umanità” potrebbe raggiungere.
Addirittura, le IA stesse potrebbero diventare un soggetto legalmente riconosciuto, una volta definite le loro caratteristiche e capacità, ma soprattutto la loro autonomia.
Se, tuttavia, i digienti di Chiang hanno ancora una patina “artificiale” (forse anche per non mettere in discussione la teoria dell’uncanny valley), la controversia sarebbe davvero complessa nel caso di una IA altamente evoluta e antropomorfizzata: fino a che punto potrebbe essere equiparata agli esseri viventi, all’uomo nello specifico? Esiste un limite di emozioni da non oltrepassare nei confronti di una IA? Se essa fosse programmata per provare sentimenti pressoché indistinguibili da quelli umani, dovrebbe essere considerata sempre alla stregua di un oggetto, un qualcosa di innaturale, oppure sarebbe necessaria una completa rivoluzione del paradigma dei valori e dei riferimenti umani?
E ancora:
Accanto a questa tematiche fondamentale, la lettura di Chiang sfiora altri basilari argomenti, quali la responsabilità, l’educazione, il valore dell’esperienza.
Il tema della responsabilità è suggerito dalla cura che i digienti richiedono e che non tutti sono disposti dedicare loro, relegandoli, una volta stufati del nuovo gioco, in un angolo, spenti. Purtroppo, comportamento tipicamente umano che, finita l’adrenalina della novità, non discerne quale possa essere davvero un passatempo da confinare nell’oblio o una responsabilità (scelta, oltretutto) che necessita di cura e accortezza costanti, restituendo doni e gratificazioni con l’impegno nel lungo periodo.
Il valore dell’esperienza diretta, sofferta, dei traguardi conquistati, sono ben esemplificati dalla frase: “Ogni qualità che rende una persona più preziosa di un database è il prodotto dell’esperienza.”
Strettamente legato è il tema dell’educazione, con richiami che potrebbero risalire fino a J.J. Rousseau, sui diversi possibili metodi di formazione e crescita del singolo (inerenti all’ambiente sociale, le relazioni, la libertà individuale, i valori trasmessi).
Il libro è edito dalla DelosBooks, collana Odissea.

Tears of ochre (Unune) – Despondency


Un intero universo di dolore industriale bussa alle nostre porte; anzi, è già oltre, è sulla tavola imbandita.

La fame


Loro entrano da buchi dimensionale insospettati. Loro snudano i denti fini e piccoli ma dilanianti per tagliare e divorare qualsiasi cosa sia commestibile: la fame penetra nel nostro continuum usando vie matematiche inespresse, ma possibili.

Kipple.it: Iva al 7% su libri cartacei e digitali: la Francia lo ha fatto davvero!


[Letto su KippleBlog]

BooksBlog ci informa di questa misura fiscale, auspicabile anche nel nostro Paese: l’aliquota IVA sui libri (digitali e cartacei) nella nazione transalpina è stata fissata al 7%, ovvero i due formati sono stati equiparati; qui da noi, vale la pena ricordarlo, sulla carta vige il 4% mentre sul digitale ben il 20%!
A quando l’equiparazione (verso il basso, of course)?

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