HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per febbraio 18, 2012

Panoramica


La suoneria suona come un videogame, rende tutto simpatico al contatto per un solo istante riempiendo poi di vuoto il nulla che mi circonda. Lo sguardo si abbassa, l’umore implode, la delizia dell’introversione si sfarina fino a divenire poltiglia emozionale, insussistenza vitale.

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Al servizio di…


Trovi la distinzione dei gradienti di buio esattamente sotto alle dichiarazioni tecniche, empatia a contatto sfiorando le label nascoste. La distribuzione delle immersioni nell’oscurità è un catalogo iperlinkato, tecnologia al servizio dell’umore.

Il tuffo


La finestra è aperta sul golfo sottostante. Miliardi di metri cubi di idrocarburi si muovono semicongelati con ondate viscose, quasi immobili; l’idea di un tuffo finale esplode nella mia mente come un’apocalisse cercata, tanto tempo fa dimenticata e ora, finalmente, a portata di mano: morire biologicamente in un oceano profondamente buio, come nessun umano ha mai potuto desiderare.

Gli occhiali dello scrittore | Interno-2


Segnalo questa bella riflessione di Oedipa_Drake, uscita sul suo blog Interno-2. Il tema verte sull’attenzione al particolare e al dettaglio che generalmente gli scrittori americani hanno, rispetto agli europei. Un brano del post:

La letteratura europea, soprattutto dal Romanticismo, ha ampliato il proprio sguardo verso una prospettiva omnicomprensiva, che abbracciasse la storia, l’uomo, grandi temi filosofici e sociali, quasi a voler essere un compendio ultimo della storia dell’umanità, a seconda del punto di vista e degli obiettivi del relativo scrittore.
Questo stilisticamente si è ripercosso in un modo di rappresentare l’ambiente in cui agiscono i personaggi che risultasse sì drammaticamente funzionale alla storia, ma consistesse innanzitutto in un apparato scenografico, per quanto essenziale, maestoso, coinvolgente.
Una tendenza – ovviamente è una sintesi generale, ogni eccezione esclusa – che nel Novecento è continuata in alcuni autori quanto è stata abbandonata da altri, sicuramente a causa dell’influenza fondamentale delle avanguardie e delle nuove sperimentazioni che si sono diffuse.
E la letteratura americana “classica”, un po’ per ascendenza ed emulazione dei maestri europei, un po’ per sensibilità culturale-antropologica propria, ha per lo più calcato questo genere di via stilistica.
Negli autori contemporanei europei, ma direi soprattutto italiani, paradossalmente invece si è assistito ad un accentuarsi di questo utilizzo principalmente “scenografico”, per lo più secondario, dell’universo in cui si svolge la storia: simile a un allestimento teatrale, sebbene perfetto, ma che rimane sostanzialmente un retroscena.
Alcuni scrittori americani odierni, invece, hanno rivoluzionato il proprio modo di guardare, anzi, di descrivere, il mondo: hanno inforcato occhiali nuovi, preso in mano la lente d’ingrandimento, divenendo veri indagatori del reale. Sì, ma un “reale” nelle accezioni riportate nelle citazioni in testa, quello che lascia vedere oltre la propria scorza altri mondi incantevoli, quelli che la letteratura e l’arte sanno cogliere.
La riflessione si fa acuta quando l’autrice del post analizza alcuni meccanismi di costruzione della storia romanzata, in una esplosione di dettagli che acquistano significati strutturali per le storie narrate dagli scrittori. Vi invito caldamente, quindi, a leggere il resto del post, sempre qui.

SERGIO ALAN D. ALTIERI – “MAGDEBURG”, LA TRILOGIA – PostPopuli


È uscita oggi, su PostPopuli (qui la seconda parte) una mia recensione alla trilogia di Sergio “Alan D.” Altieri, Magdeburg. Ringrazio Giovanni “Kosmos” Agnoloni per la visibilità e la gentilezza nel donarmi lo spazio necessario.

Ecco l’incipit:

Ho impiegato quasi tre anni per leggere completamente la trilogia Magdeburg, del maestro Sergio “Alan D.” Altieri (edita da Corbaccio tra il 2005 e il 2007, e da TEA tra il 2007 e il 2009). I tre tomi che la costituiscono (L’ereticoLa furia e Il demone), scritti con lo stesso stile, sono a innesco lento, nel senso che per apprezzare quello che si sta leggendo deve passare un numero non indifferente di pagine: il taglio cinematografico che Altieri ha imposto alla storia, i primi piani e gli scorci successivi in rapida dissolvenza, la definizione netta e secca delle scene proposte danno spesso l’impressione di una sceneggiatura, piuttosto che di un romanzo, tutto annegato in una crudezza infinita e senza speranza.

anche-ombre

percorsi ombreggiati, riflessioni esauste, alcooliche, liberatorie

There was a vision…

… of an outstanding and individual concept, which would last for many years hence.

Giacomo Ferraiuolo

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