HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per aprile 14, 2012

Migrations (2012) a short video by Luca Cervini


Molti ricorderanno Luca Cervini, il bravo artista grafico che ha illustrato NeXT 13, che ha dato la copertina a SuperNeXT ed è stato presente su alcune copertine di pubblicazioni Kipple; ora Luca ha realizzato un cortometraggio che è possibile visionare qui sotto e di cui non voglio anticiparvi nulla, se non annunciarvi la poesia di cui lui è stato capace nel realizzare i suoi sentimenti. Buona visione…

Mal comune mezzo gaudio ∂ Fantascienza.com


Un racconto robusto di Roberto “Ro” Furlani è uscito oggi su Fantascienza.com: Mal comune mezzo gaudio. L’incipit:

Stranamente ciò che più tormentava Trevor erano le catene. Gli impedivano di crollare a terra e gli facevano esplodere le vene nei polsi per i quali era appeso.

Sentiva nella bocca il sapore acre del proprio sangue, il cui fetore si combinava a quello della muffa e degli escrementi a pochi centimetri da lui.

Ogni movimento gli procurava delle fitte lancinanti ai fianchi e al torace: doveva avere qualche costola rotta. Se almeno avesse potuto accasciarsi a terra avrebbe trovato il conforto del pavimento lurido, invece era inchiodato al soffitto da quelle catene, con le ginocchia che non lo sostenevano più.

Faceva maledettamente freddo. La cella buia in cui si trovava Trevor doveva essere sotterranea, come suggeriva l’umidità che gli entrava nelle carni nude e tremanti.

Cosa aspettavano a ucciderlo? Ormai avevano vinto, non c’era più niente in cui Trevor potesse essere utile ai suoi carcerieri. Mantenerlo in vita era per loro solo uno spreco di tempo e di denaro. Prima o poi si sarebbero stufati di averlo tra i piedi e se ne sarebbero sbarazzati. Trevor non vedeva l’ora: un colpo di fucile e tutto sarebbe finito per sempre.

Sentì un leggero clangore sopra la sua testa. Doveva essere un piccione che si era posato sopra la grata della presa d’aerazione della segreta. Di tanto in tanto udiva il greve tubare degli uccelli che si appollaiavano sulla grata; sembravano intonare uno struggente requiem apposta per lui.

Durante la prigionia Trevor aveva imparato ad apprezzarli: erano gli unici esseri viventi che era in grado di percepire all’infuori dei suoi aguzzini.

— Com’è il tempo lì fuori, amico? — mormorò l’uomo, scioccamente.

Il sangue rifluì dalle ferite nella bocca ancora fresche e per un momento Trevor se ne sentì soffocare. Forse il suo corpo stava cedendo; forse aveva finalmente deciso di lasciarlo morire.

“Beth…” pensò, sputando un grumo ematico. Un pensiero doloroso, come una nuova sprangata in grado di fracassargli la scatola toracica e dilaniargli il cuore. Chissà quanto stava soffrendo da quando lui era scomparso. Magari credeva che l’avesse abbandonata per inseguire la sua causa, probabilmente credeva perfino che fosse già morto.

Da Tolosa alle stelle con Jean Claude Dunyach ∂ Fantascienza.com


Français : L'écrivain français Jean-Claude Dun...

Français : L'écrivain français Jean-Claude Dunyach (Imaginales 2010, Epinal, France) (Photo credit: Wikipedia)

Una bella intervista a Jean Claude Dunyach è apparsa oggi su Fantascienza.com; Jean Claude è il coautore del grandioso Stelle morenti, un romanzo scritto a quattro mani un po’ di anni fa che ho apprezzato molto quando lo lessi nell’edizione Fanucci: una space opera con postumanità in lotta militare tra loro, sullo sfondo di movimenti galattici dello spazio profondo. Ecco un breve estratto della chiacchierata:

Come si colloca la tua fantascienza rispetto ai temi delle generazioni che ti hanno preceduto? Trovi affinità di intenti in altri autori francesi contemporanei?

Beh, vedi, nei miei trent’anni come scrittore ho visto prodursi un’evoluzione dei temi trattati da una generazione di autori alla seguente, in media ogni dieci anni. Ho cominciato a essere pubblicato subito dopo quello che è stato chiamato il periodo della fantascienza politica (gli eroi dovevano avere la barba, vivere in campagna, in baracche ecologiche, e combattere contro l’energia atomica e gli stati totalitari), poi c’è stato il periodo “letteraturante”: era imperativo servirsi di una forma molto elaborata, fare esperimenti di stile, mentre la storia passava in secondo piano.

In seguito, in reazione ai letteraturanti, sono arrivati i “narrativi” (lo stile non conta, importa solo la storia!), poi gli scrittori transgenere (che mescolavano nello stesso testo un po’ di fantascienza, un’oncia di fantastico e una goccia di letteratura mainstream, mantenendosi alla frontiera fra i vari generi).

All’epoca inoltre il Cyberpunk (lo adoro: sono informatico di formazione) cedeva il passo alla nuova Space Opera (adoro anche quella, benché ne abbia scritta raramente). Aspetto con impazienza la prossima moda.

Quanto a me, sono solo uno che racconta le storie che gli vengono in mente, niente di più. Lo faccio da trent’anni. Non ho messaggi da trasmettere o rivendicazioni da far valere, sono un semplice cantastorie. Ho però un punto in comune con gli autori della generazione anni ’80: l’Arte. Le mie storie pullulano di artisti, di opere d’arte strane, di riflessioni sulla creazione… C’è poi il lato “organico”, che si richiama un po’ al surrealismo (influenza di una certa fantascienza francese). Mi piace che le cose che mi circondano siano vive, particolarmente le città. Per il resto, sono convinto che ogni autore di fantascienza sia un continente a sé: crea il proprio territorio, senza rifarsi necessariamente a quanto lo circonda.

Titanic: la fine di un’epoca e l’inizio della fine « NeoRepubblica Kaotica di Torriglia


[Letto su NeoRepubblicaKaoticaTorriglia’s blog]

Oggi (per l’esattezza la prossima notte), sono trascorsi 100 anni dalla tragedia più celebre della storia: l’affondamento del Titanic, celebrato da migliaia di libri e almeno 7 film.
Ma la notte tra il 14 e il 15 aprile 1912 non avvenne soltanto un tragico incidente, ma il fatto fu l’emblema della fine di un periodo storico: il positivismo ottocentesco. L’infrangersi dell’inaffondabile transatlantico segnò il fallimento del sogno positivista. Per la prima volta, in modo plateale e clamoroso, una nuova tecnologia considerata infallibile falliva al primo varo.
Dagli anni ’30 dell’Ottocento, infatti, si erano diffuse idee e teorie di grande fiducia nei confronti della scienza e della tecnologia, sostenendo che insieme potessero risolvere tutti i problemi dell’uomo, fino a includere anche il superamento della morte.
Queste ottimismo si era rafforzato grazie al forte sviluppo della medicina, della chimica e delle altre scienze inserite in un quadro geopolitico di sostanziale stabilità: l’Europa disegnata da Metternich al Congresso di Vienna del 1814 aveva resistito e vi era appena stato il più lungo periodo di pace conosciuto allora, nota come “la belle époque”.
Tale eccesso di ottimismo fu sconfessato per la prima volta dal Titanic nel 1912, e “La bella epoca” terminò nel 1914 con la Grande Guerra, seguita dalla Rivoluzione russa, dalle dittature nazifasciste, dall’altro grande disastro del dirigibile Hindenburg nel 1937 e dalla Seconda Guerra Mondiale dal 1939.
La fiducia nella scienza e nel progresso civile naufragò insieme con il Titanic, e per sempre, se consideriamo che nel 1945 s’inaugurò la fase della Guerra Fredda con i suoi tremendi spauracchi nucleari, fino alla caduta del muro di Berlino e del regime sovietico (1989 e 1992), prontamente rimpiazzata dal Terrorismo internazionale dell’11 settembre 2001, che caratterizza ancora oggi lo scenario mondiale.

Promozione Kipple


[Letto su KippleBlog]

Da venerdì 13 aprile, Noi di Kipple vi regaliamo una nostra T-shirt per gli acquisti, fatti sul sito Kipple.it, pari ad almeno 15 €; basta specificare nelle note finali della transazione la taglia e il colore. Al momento sono disponibili capi di colore nero o rosso e taglie S – donna – e M-L-XL – uomo. Le scorte sono in esaurimento.

Cavallette neanche tanto Criptiche

http://waitforthericochet.blogspot.com/

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Colui che non riesce a trovare spazio per gli altri manca di comprensione, e a chi manca di comprensione tutti risultano estranei.- Zhuāngzǐ

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