HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per marzo 26, 2013

Natura fake


Il rispetto si scava una nicchia per sé e poi ne determina la profondità, e l’acutezza delle interazioni con altre realtà. È pura dislocazione, è pura disamina della natura fake del reale.

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Evertrip: Tegumenta Tour


Dal blog di Paolo “Evertrip” Ferrante la notizia che dopo la presentazione di Tegumenta del 21 marzo scorso, prenderà vita un tour pugliese di date per presentare la silloge in altre località della regione.

Sabato 6 aprile h. 19.00, MAD (Meeting Architecture and Design), CAMPI SALENTINA (Le), via Taranto 67
Presentazione a cura dello storico e critico dell’arte ANDREA FIORE

Domenica 7 aprile h. 21.00, ANGELÈ Pub, MANDURIA (Ta), Vico III F. Donno
Presentazione a cura del filosofo MIMMO PESARE

Venerdì 12 aprile h. 21.00, P.ART (Palazzo della Cultura), Via Cafaro 2, GALATINA (Le)
Presentazione a cura del Gallerista GIGI RIGLIACO

Chi può, vada. E auguri a Paolo.

E. Gabriella Coleman – Coding Freedom: The Ethics and Aesthetics of Hacking – Neural.it


[Letto su Neural.it]

L’intero ecosistema di hacking e FLOSS sono stati raramente considerati dalla ricerca accademica, nonostante il loro agire fosse spesso identificato come una formidabile produzione collettiva. FLOSS è stato considerato più come uno “strumento” e non riconosciuto come un importante e concettuale “laboratorio” di pratiche e libertà. Coleman si concentra sulle comunità hacker e su quello che queste significano e dimostrano al resto della società. La trattazione si sviluppa lungo differenti percorsi, guardando all’identità hacker, alle occasioni d’incontro, ai modelli di relazione e alla politica. C’è – in realtà – un tentativo di descrivere un hacker “tipico”, indagato attraverso settanta diverse interviste, condotte dal vivo o via e-mail. Coleman (definito da Cory Doctorow come un “antropologo geek”) può anche essere assimilato a un etnografo hacker, per la sua presenza a una serie di conferenze di Debian GNU/Linux (“Debconfs”) e per la sua puntuale descrizione dell’organizzazione interna di Debian, oltre alla sua gestione rigorosa di preparazione tecnica, di pari passo agli impegni etici essenziali. Una delle parti più interessanti è l’analisi dei modelli economici sostenibili di FLOSS e la permeazione dei valori radicali attraverso la produzione di contenuti. Le comunità hacker sono anche caratterizzate dalla fiducia e dalla abilità dei loro membri, oltre alla condivisa consapevolezza che essi avranno un impatto sulla società “agendo” e servendo come esempi. Il tratto comune che l’autore identifica come associazione hacker proveniendo da ambienti eterogenei è la realizzazione di una “produttiva libertà”. La ricerca prende in considerazione anche la convinzione hacker che il refrain “code is speech” (il codice è il discorso) merita di diventare un paradigma fondamentale intorno a cui strutturare una parte seminale della nostra società.

Princeton University Press, ISBN: 978-0691144610, 264 pages, 2012, English

The Decelerator – Real Slow Motion – Neural.it


[Letto su Neural.it]

Indossare un casco integrale di metallo riflettente rimanda immediatamente all’idea di distacco totale dalla realtà circostante. “The decelerator” progettato dall’artista tedesco Lorenz Potthast è un casco siffatto, che tuttavia non trasporta in una realtà virtuale o aumentata, ma modifica la percezione temporale di ciò che avviene all’esterno: permette infatti all’utente una visione del mondo in “slow motion”. Una telecamera riprende l’ambiente, un netbook memorizza le immagini, le rallenta, e le ritrasmette su un doppio display: all’interno del casco in corrispondenza degli occhi e all’esterno su un monitor visibile a tutti. Da un controller remoto che funziona tramite una rotellina simile a quella solitamente posizionata sul dorso del mouse, l’indossatore del casco ha la possibilità di scegliere tra tre modalità di fruizione: Auto Mode in cui le variabili di rallentamento sono decise dal computer; Press Mode, che permette una specifica e fissa variazione di velocità; Scroll Mode, che permette di variare la velocità in diretta e mentre la si osserva. La superficie a specchio che ricopre il casco è emblematica del suo funzionamento: non serve solo a nascondere quello che c’è sotto, ma è una schietta rappresentazione del funzionamento del dispositivo. La realtà allo specchio infatti appare solitamente più nitida di come la vediamo a occhio nudo, mentre riflessa sulla superficie bombata del casco diventa distorta e ripiegata. Allo stesso modo la sicurezza ufficialmente riconosciuta del trascorrere delle ore così alterata e rallentata in diretta, rovescia completamente la nostra posizione all’interno della realtà. Personalizzabile all’infinito, la tecnica del deceleratore potrebbe potenzialmente sconvolgere la nostra consapevolezza del tempo, e trasformare il concetto di presente in una costruzione, in uno stato artificiale e spaventosamente arbitrario.

Tworse Key – A Twitter Telegraph – Neural.it


[Letto su Neural.it]

Negli ultimi decenni gli artisti multimediali hanno dimostrato un crescente interesse nella storia delle tecnologie e dei loro linguaggi (forse spinti da una crescita esponenziale di questi), parallelamente al convergere non sincrono di incongrui procedimenti e relative opere. Le attitudini futuriste-vintage e steam-punk hanno tirato fuori una miriade di opere anacronistiche ed epocalmente ibride. A tal proposito Martin Kaltenbrunner ha creato un sistema di comunicazione che combina la telegrafia vintage – utilizzando il codice Morse – con il contemporaneo protocollo di rete di Twitter. Sia Twitter che il codice Morse condividono un requisito comune e un modello per la condivisione di informazioni: sono entrambi interessati a inviare informazioni in piccoli pacchetti. Questi flussi di dati compressi – che definiscono in un certo qual modo la maniera di comporre sintatticamente i messaggi – rendono tuttavia questo sistema ibrido concettualmente più conciso. Questa affinità tra i protocolli ha ispirato Martin a creare Tworse Key. Utilizzando una struttura di supporto hardware open source, Martin ha modificato un classico telegrafo Morse, permettendogli d’inviare messaggi Twitter tramite un cavo standard di rete LAN. I segnali Morse, creati dai gesti analogici battuti sul tasto telegrafico, vengono convertiti in formato digitale, pronti per la trasmissione alle API di Twitter, utilizzando una scheda Arduino Ethernet incorporata. Nello spirito dell’hacking hardware e della filosofia open source, Martin sul suo sito web fornisce inoltre dettagliate istruzioni, schemi, configurazioni software e requisiti generali su come costruire un Tworse Key. La natura quasi-musicale del codice Morse è stata molto sfruttata nelle ultime ricerche elettroniche sperimentali. Lo staccato dei bip ritmici ha agito come un ritornello percussivo per quelli che stanno esplorando paesaggi sonori infusi di dati. Scrivere un messaggio twitter è un’azione che comporta una serie di sequenze percussive su una tastiera standard: inserendo lo stesso messaggio attraverso Tworse Key si accentua la “battente” qualità della comunicazione digitale, in modo tale che un tweet di 150 caratteri è percepito come una sorta di minimale musica dai bit binari. La telegrafia è una tecnologia ormai dimenticata ma Morse, come protocollo di comunicazione, è ancora molto popolare fra gli appassionati radioamatori per trasmettere e calibrare i loro sistemi. Non deve sorprendere se i radioamatori sono stati subito ricettivi nei confronti di Tworse Key. Potete ascoltate infatti alcuni dei loro tweets, così come altri esempi di tweeting morse, accedendo al sito di Tworse Key. L’ invenzione di Samuel Morse e Alfred Vail, che è di circa 170 anni fa, con quest’opera risplende di vita nuova: un tributo che gli era dovuto.

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Remember! Once warmth was without fire.

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La differenza tra prosa e poesia è che la prosa dice poco e ci mette molto tempo, la poesia dice molto in pochissimo tempo. C. Bukowski

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poesie seminate, di Martina Campi

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Quel cinema invisibile...

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Il Calamaio Elettrico

Versi di Mauro De Candia e influenze varie

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Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti

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