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Archivio per aprile 4, 2013

∂| ThrillerMagazine | Il diario segreto di Marco Aurelio


Bel romanzo di Giulio Castelli quello segnalato da ThrillerMagazine: Il diario segreto di Marco Aurelio.

Marco Aurelio fu l’ultimo esempio dell’antica virtus romana incarnata in un condottiero. Il romanzo è un diario a due voci, quelle di Marco Aurelio Antonino e del suo amico e consigliere greco, Isidoro di Sifnos, che lo sosterrà nelle terribili disgrazie che si abbatteranno sulla famiglia imperiale, lo aiuterà a districare le trame dei nemici e le cocenti delusioni. L’imperatore buono lotta per Roma e lotta contro Roma: per salvare la città e i suoi cittadini dalle carestie e le pestilenze, ma anche per estirparne il seme cattivo della degenerazione, dell’egoismo e dei vizi più abominevoli. Ma neppure il saggio e prudente Isidoro potrà salvarlo dall’ultima, efferata insidia ordita contro il padre dal perverso Commodo. Sullo sfondo, le lunghe e terribili guerre danubiane contro la violenza dei popoli germanici, le spedizioni nei roventi deserti dell’Oriente, il fanatismo settario dei seguaci della nuova religione, i cristiani e, non da ultimo, carestie e pestilenze che misero in ginocchio l’impero. Basato su fatti storicamente esatti, l’appassionante ritratto di un’epoca al tramonto nel destino di un uomo capace e assennato, un filosofo e un saggio piegato dalla crudeltà della grande Storia.

Qui non c’è nessun gladiatore a fare da perno alla storia, ci sono solo i fatti romanzati ma veri, e un bellissimo modo di scivolare nel passato che ancora vive accanto a noi.

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E-Doll a Teatro a Roma ∂ Fantascienza.com


Fantascienza.com ci segnala un evento interessante e seminale: la riduzione teatrale del romanzo connettivista e-Doll, di Francesco Verso, che da Premio Urania è passato a un’edizione rivista in eBook – uscita per la Kipple Officina Libraria – fino a questo nuovo e prestigioso media.

Il 5 aprile 2013, a partire dalle ore 20:30, al Teatro Valle Occupato, in via del Teatro Valle a Roma, all’interno del festival Da Mieli a Queer, verrà proposta agli spettatori una rappresentazione che è una vera e propria anteprima della versione teatrale del romanzo, La Scena del Dungeon: Incontro con Berenice Cubarskij.

Un romanzo che ha già molte vite alle spalle, che si adatta continuamente al tempo che passa. Chi può vada.

L’umano è destrutturato


Devastazioni minimali dell’incoerenza sinaptica. Un fiume di verde si snoda non visto dagli occhi umani, e rimane solo la iperdefinizione empatica del continuum energetico, laddove l’umano è destrutturato.

.:: L’ARCHITETTURA DEL CONTINUO di Lars Spuybroek | PEJA TransArchitecture research


Post interessante e seminale, quello dell’architetto (anzi, transarchitetto) Emmanuele “Peja” Pilia comparso in questi giorni sul suo blog.

«Non è forse vero che noi architetti siamo addestrati a pianificare i movimenti per poi estruderli in un secondo momento per creare un’immagine? Non siamo forse addestrati a disegnare prima le piante, la superficie dell’azione, per poi estruderle per dar vita agli alzati, le superfici della percezione? Non siamo forse addestrati a considerare pavimenti e pareti come discontinui? Inoltre, non siamo abituati a trattare pareti, pavimenti e colonne come elementi tra loro distinti e separati? Potremmo considerare uno schema architettonico, parallelo allo schema del corpo, come qualcosa di fondamentalmente elastico, topologico e continuo?». Sono queste alcune delle domande attorno cui il leader dei NOX, Lars Spuybroek, costruisce il suo testo. Noto sin dagli anni ’90 per i suoi progetti particolarmente controversi, Lars Spuybroek ridisegna le nozioni di percezione, corpo e spazio, ripensandole all’interno delle nuove possibilità di interattività che l’architettura può oggi raggiungere. Un’architettura che viene disegnata su basi parametriche, ma non formalistiche – come troppo spesso viene frainteso -, riconciliando così, in modo sorprendente, l’architettura digitale con il gotico. In un periodo in cui l’architettura vive una profonda stagnazione teorica, “L’architettura del continuo” segna il tentativo di superare ogni forma di dualismo tra mero formalismo e freddo high-tech, senza cercare facili strade conciliatorie.

Questa è la sinossi di una prossima pubblicazione della casa editrice dei Transarchitetti, Deleyva; uno studio sulla disorganicità progressiva del tessuto umano e sulla susseguente acquisizione di organicità da parte del tessuto urbano, una simbiosi osmotica splendida e geniale, da seguire assolutamente. Leggete il post per maggiori dettagli ed eventuali prenotazioni del testo relativo.

Jon Wozencroft, Neville Brody – Fuse 1-20: From Invention to Antimatter – Twenty Years of FUSE – Neural.it


[Letto su Neural.it]

Nel 1991 due dei più talentuosi designer grafici di tutti i tempi (Jon Wozencroft e Neville Brody) lanciarono un esperimento unico: FUSE, una pubblicazione annuale presentata in una scatola di cartone che conteneva una rivista stampata con articoli relativi alla cultura tipografica, un floppy disk con quattro font e quattro poster che utilizzavano quegli stessi font. Nel bel mezzo della rivoluzione della information technology e appena prima di internet per le masse, questa produzione è stata una pietra miliare per il graphic design contemporaneo e una nuova forma di publishing (si sarebbe detto “multimediale” a quel tempo). Creative Review descrisse FUSE come “la rivista del futuro”, riferendosi all’idea che la forma è stata progettata specificamente per il contenuto, che a sua volta era uno strumento per la creazione di nuovi contenuti (potenzialmente disparati). Ogni edizione aveva un tema – “Codes”, “Religion” o “Pornography” – attorno al quale gli articoli, i font e i poster erano creati. L’alfabeto ha iniziato così ad essere considerato – insieme con la tastiera del computer – come un medium creatore di senso digitalmente codificato e l’antologia rende omaggio a FUSE agendo come un’efficace forma di tutela di quel seminale approccio. Nella raccolta sono pure compresi anche gli inediti numeri 19 e 20 e a parte i due redattori sono stati coinvolti diversi radicali innovatori dell’epoca, come Peter Saville, David Carson, il collettivo Tomato e molti altri designer appassionati nel dar vita a nuove finestre concettuali tra la macchina e la pagina stampata. L’estetica degli anni novanta è facilmente riconoscibile – si pensi ai flyer techno ad esempio – come è pure probabile che nell’arco di cinquant’anni questo progetto sia riconosciuto ed etichettato come pura avanguardia.

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