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Archivio per giugno 21, 2013

Prepariamoci a uno shock terminale | Il futuro è tornato


Intervista a Giovanni “X” De Matteo su IlFutoroTornato, in relazione alla sua ultima uscita editoriale, Terminal shock per la MezzoTints Ebook.

D: Terminus e la sua  imponente alienità sembrano poter riproporre temi ed atmosfere della hard SF, vengono in mente Arthur C. Clarke e il suo Incontro con Rama; come si pone un autore moderno di fronte a un tema “classico” come questo?

R: Clarke è stata una lettura illuminante, con Rama ma anche con i suoi racconti, a partire dal leggendario “Sentinella” che già fornì a Kubrick l’ispirazione per il monumentale 2001: Odissea nello Spazio. Sono sempre stato affascinato dai grandi misteri in spazio aperto, e credo in ambito letterario che non ci sia mistero più grande dei Big Dumb Object che dai tempi di Clarke costellano la storia della fantascienza rivolta verso la frontiera dell’esplorazione spaziale: penso a Titano di John Varley (la cui trilogia è in corso di ristampa su Urania Collezione) ma anche a tantissima new space opera, specie di stampo britannico, come i reperti del Fascio Kefahuchi di cui ci parla M. John Harrison nella sua trilogia iniziata con Luce dell’universo, oppure la tecnologia “marziana” della trilogia di Kovacs di Richard K. Morgan, senza dimenticare l’inarrivabile Iain M. Banks, o ancora Paul J. McAuley e Alastair Reynolds.

Si tratta di un soggetto affascinante, perché mette l’uomo a confronto con l’ignoto, si rifà in qualche misura alla teoria kantiana del sublime e impone una sfida straordinaria, per i personaggi della storia, ma anche per l’autore stesso. Praticamente siamo davanti a un condensato di sense of wonder, a cui si possono accompagnare problemi di ordine etico, cosmologico, e via dicendo, a seconda delle attitudini dell’autore. Anche pensando a una dimensione più umana, il contatto con una struttura inspiegabile, di origine ignota, richiederebbe quello che viene definito come “cambio di paradigma”, ovvero la necessità di riconsiderare il ruolo dell’umanità nell’ordine dell’universo. Non è un caso se lo stesso J.G. Ballard, a cui dobbiamo la rivoluzione dell’inner space e della New Wave, a un certo punto pensò di cimentarsi con la tematica, in uno dei suoi racconti non più noti, ma a mio giudizio comunque memorabile: “Relazione su una stazione spaziale non identificata”.
In definitiva pensiamo alla carica immaginifica che accompagna il tema, all’impatto che un’ipotetica scoperta del genere potrebbe avere sull’evoluzione della civiltà. In questo senso, penso che i manufatti alieni rappresentino un espediente letterario ancora attualissimo, che si presta a essere sfruttato anche da chi vuole distanziarsi dai classici: si tratta di un ambito così vasto che ogni scrittore può esplorarlo secondo una traiettoria personale, capace di garantire una prospettiva nuova e non abusata.
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Nel solstizio_reprise


Ascolta la decadenza solare, nel momento del suo culmine, e sublima la carne nella consistenza empatica del Nulla senziente.

Nel solstizio


Calando il capo verso il terreno, abbacinato dall’enorme luce intorno, ascolto le energie farsi voce, e poi immagini, poi presenza; sembra di esistere su piani paralleli collegati, wormhole inaspettati mentre il delirio mi prende.

”Lo zinco” di Maurizio Landini Marco Saya Edizioni – recensione di Iannozzi Giuseppe | Iannozzi Giuseppe in arte “Beppe Iannozzi”


Sul blog di Giuseppe Iannozzi (che ha bisogno di zero presentazioni) è comparsa la recensione al lavoro poetico di Maurizio “Scarweld” Landini, Zinco. Lascio le parole al buon Giuseppe, e come dargli torto? Complimenti a Maurizio, per l’ennesimo capolavoro.

La poesia di Maurizio Landini non indica soluzioni né si presta a convincimenti di sorta. In apparenza la tentazione sarebbe quella di bollare i versi scabri e diretti di Landini come ungarettiani e morta lì; e però diremmo bestemmia, perché la rivoluzione che Landini porta (e rinnova) è anche majakovskijana oltreché ungarettiana, tenendo così fede a un suo personalissimo stile che scava nella drammaticità dell’umana (r)esistenza .
Nei versi di Landini prepotente si fa strada la precarietà del vivere quotidiano che, quasi mai, si disgiunge dalla caducità di cose e persone. La vita che Landini descrive è all’insegna della precarietà, nessuno si eterna e tutti sono potenziali vittime di Kronos, del dio che per paura d’esser spodestato dal trono divora i propri figli: “L’attimo prima/ del taglio è il rumore/ di carne che cede/ l’urlo che taglia il lume degli occhi.”

NEON – ISOLATION


È il momento del solstizio estivo, ora, e questa volta lo voglio festeggiare con un brano che avevo sommerso nella marea dell’oblio. Neon, da Firenze, prima metà ’80, in piena ondata dark, mi sommerge un’orda di ricordi di quegli anni e del culto che si appiccicava addosso alle persone, alle situazioni, agli artisti, perché le notizie non circolavano o circolavano pochissimo. Il suono di quegli anni: adoro…

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