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Archivio per ottobre 8, 2013

Verso Terminator: cubi-robot che si auto-assemblano – Corriere.it


Sul Corriere una segnalazione di minirobot in grado di assemblarsi e vivere di vita propria. A quando la nascita di un essere sintetico dotato di libero arbitrio?

Si tratta di cubi, chiamati M-Blocks, senza parti esterne in movimento ma contengono ciascuno un volano che può raggiungere una velocità di 20 mila giri al minuto. Quando il volano si arresta passa il suo momento angolare passa ai cubi, che hanno magneti sui bordi. In questo modo i cubetti sono in grado di arrampicarsi, aggirare e saltare uno sull’altro oppure allinearsi in numerose disposizioni.

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Il nostro universo proviene da un buco nero? ∂ Fantascienza.com


Su Fantascienza.com una interessante dissertazione  sui buchi neri, orizzonte degli eventi e fluttuazioni quantiche delle realtà. Un estratto:

Tutto comincia in un megauniverso quadridimensionale, di cui fanno parte stelle a loro volta quadridimensionali, che hanno lo stesso ciclo vitale delle stelle che conosciamo. Le più grandi esplodono come supernova e il loro nucleo centrale collassa, creando un buco nero, sempre quadridimensionale.

Il buco nero ha il suo event horizon, ovvero il confine tra il suo interno e l’esterno.

Il buco nero poi esplode e i suoi frammenti formano una (specie) di membrana tridimensionale, che circonda un event horizon tridimensionale, il quale si espande, diventando di fatto il nostro universo.

Il nostro universo sarebbe dunque il prodotto di un buco nero quadridimensionale, l’espansione dell’event horizon giustifica l’espansione dell’universo stesso e il fatto che la sua creazione derivi da un universo quadridimensionale giustifica la temperatura uniforme.

L’astrofisico aggiunge che nel nostro universo tridimensionale, l’event horizon appare come una superficie bidimensionale, mentre in quello quadridimensionale, appare come un oggetto tridimensionale chiamato ipersfera.

Tutto ciò ha una logica molto interessante, cui mi sento di aderire. Mi sembra molto verosimile il fatto, per esempio, che i nostri movimenti cerebrali interessino n dimensioni meno una, se viviamo in 3D pensiamo in 2D (per esempio noi abbiamo questo e quello, bianco o nero, e così via) e le confusioni di teorie sul nostro mondo potrebbero benissimo interessare la nebbia dimensionale dell’orizzonte degli eventi. Appuntamento alle prossime puntate di questa teoria, quindi…

CRONACHE DI UN SOLE LONTANO: IL PREFETTO di Alastair Reynolds recensione di Stefano Sacchini


Giorni fa parlavo ancora di Alastair Reynolds, relativamente al suo ultimo romanzo Il prefetto, prequel nella saga della Rivelazione che sto rileggendo delirando nell’incarnazione del primo capitolo, Revelation space. Su Cronache di un sole lontano la recensione, quindi, del Prefetto, entusiasta (ma come non esserlo di Reynolds?) di cui vi copioincollo degli stralci:

Quando riaprì gli occhi, dei bersagli non rimaneva altro che quattro nebulose in espansione nel vuoto dello spazio: i resti atomizzati, ionizzati di ciò che un tempo erano state le case di più di due milioni dei suoi cittadini. C’erano state bellezza e miseria in quegli habitat, meraviglia e tristezza, ogni sfaccettatura dell’umana esistenza, una storia che andava avanti da duecento anni. Nello spazio tra un respiro e l’altro, tutto questo era stato cancellato dalla faccia dell’universo, come un sogno delirante che non era mai accaduto.”

Dalla seconda di copertina:
Tom Dreyfus è un prefetto, uno dei migliori. La sua forza è Panoply, il corpo di polizia per cui lavora, e il suo battito è la vita complessa e pulsante della Fascia splendente, un anello di asteroidi spaziali di diecimila habitat umani che orbitano intorno al pianeta Yellowstone. Quando un attacco mortale distrugge uno di questi habitat, il caso appare subito di non facile soluzione. Ma le indagini di Tom lo porteranno su una pista ancora più pericolosa: dietro l’atroce massacro c’è un complotto per rovesciare il regime demarchico, ordito da una figura oscura, Aurora, convinta che la popolazione della Fascia splendente non possa più essere padrona del proprio destino. Presto Tom e la sua squadra combatteranno contro qualcosa di peggiore della tirannia e scopriranno che per salvare ciò che è prezioso a volte può essere necessario distruggerne una parte.

Geoff Cox, Alex McLean, Franco “Bifo” Berardi – Speaking Code: Coding as Aesthetic and Political Expression | Neural


[Letto su Neural.it]

Una delle principali questioni che si pongono circa il codice è la sua somiglianza con la lingua parlata. Quest’ultima è collegata al codice per molti aspetti: come un’essenziale “interfaccia” con la macchina ma anche come qualcosa d’intrinsecamente legato ala logica della macchina stessa, situata agli antipodi della nostra più naturale maniera di comunicare. Le peculiarità del codice sono anche importanti, come la sua capacità di descrivere i processi e di eseguirli allo stesso tempo, eventualmente incorporando linguaggio parlato non-eseguibile nei commenti. A partire da queste qualità il libro esplora il discorso teorico ed esempi di codice (forniti dal rinomato ricercatore e live-coder Alex McLean), anche impegnandosi in argomenti come la ripetizione degli elementi in maniera auto-simile, la generazione e l’auto-modifica. La sinergia tra teoria e programmazione espresse nel libro sembrano combinare fisicamente il forte legame tra il linguaggio e il codice, in qualche modo anche manifestando le intenzioni di Cox: “Ho voluto esplorare le maniere nelle quali il linguaggio va fuori controllo”. La natura processuale infinita del codice è una delle sue caratteristiche più sottovalutate. Un altra è la spessa dimenticata centralità della società contemporanea, delle culture e delle economie. Il testo ribadisce il ruolo chiave che il codice gioca nei processi economici e la sua influenza sulle dinamiche di potere. Qui la ricerca – nel parallelo fra libertà di parola e free software – è nodale, e la lotta contro la mancanza di alfabetizzazione di massa diventa emblematica per il movimento di liberazione, che si sforza di dare agli individui la possibilità, pubblicamente ed in modo efficace, d’interagire con il codice.

The MIT Press, ISBN-13: 978-0262018364, 168 pages, 2012, English, USA

Panel semiconnettivista all’interno della manifestazione RadaЯ, al Centro Culturale Elsa Morante di Roma


1381200_10151711990728920_1043638579_nBenvenuti al RadaЯ, il Primo Salone di letteratura per ragazzi di Roma. Dall’11 al 14 ottobre, dalle ore 10 alle 22, presso il Centro Culturale Elsa Morante (zona Eur-Laurentino), quattro giorni di eventi, manifestazioni, incontri con autori d’eccezione come Giulio Leoni e Francesco Falconi di Mondadori, Giovanni Nucci di Salani, Roberto Genovesi di Newton & Compton; qui l’evento Facebook.

Ci saranno anche fumetti, proiezioni, oggettistica, videogiochi gratuiti a cura del VIGAMUS, Museo del videogioco di Roma. Saranno presenti anche le giornaliste Carla Cucchiarelli e Roberta Ammendola del Tg3 Lazio, insieme a Silvina Pérez di La7.

Chi ama il fantasy e la fantascienza sa che nel Lazio mancano le manifestazioni su questi temi. Allora, con il patrocinio del Municipio Roma IX, in collaborazione con il Centro Culturale Elsa Morante e Zetema, e con la partecipazione di Assoartisti (Associazione italiana artisti), ecco un Salone sulla letteratura per ragazzi.

L’offerta è varia e spazia da autori a editori che esporranno i loro migliori prodotti. Ci saranno inoltre presentazioni di libri e fumetti, esibizioni e conferenze sulle possibilità lavorative offerte dal settore, per invogliare i giovani a entrare nel mondo dell’immaginario come professionisti. Il VIGAMUS, Museo del videogioco di Roma, sarà presente con postazioni free-play e una mostra dedicata alla storia del videogioco.

Nell’ambito di questa manifestazione, domenica 13, alle ore 19, avrà luogo una tavola rotonda dal titolo “Tecnologia, piaceri profani e Roma nella scrittura di genere e nel Futuro”. Parteciperanno: Massimo Mongai, Alessio “Galessio” Brugnoli e io, con la moderazione di Pier Luigi Manieri. Sarà un percorso per portare in evidenza gli argomenti di tre autori romani di SF, capaci di evocare qualcosa di diverso e futuribile nella Roma tradizionalmente incline ai piaceri e in grado, spesso, di guardare soltanto indietro, non avanti.

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