HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per maggio 20, 2014

The Computer Orchestra by Simon de Diesbach, Jonas Lacôte and Laura Perrenoud, musician-screen playing. | Neural


[Letto su Neural.it]

Utilizzare campioni per “orchestrare” una melodia è stato tentato molte differenti volte in passato: dai remix di YouTube di voci/strumenti al fine di dar vita ad uno specifico brano, fino ai molti giochi che permettono d’immedesimarsi in un direttore d’orchestra, come quello popolare, giocabile nel Sony Centre della Potsdamer Platz di Berlino, alla fine degli anni Novanta. Questi tentativi sono stati agiti – tuttavia – più spesso nascondendo la componente macchinica, cercando di essere il più vicino possibile ad una simulazione perfetta della realtà. In questo progetto di Simon de Diesbach, Jonas Lacôte e Laura Perrenoud, le macchine sono collocate su piedistalli, in un ambiente neutro e ben illuminato. Essenzialmente sono poste al centro dell’attenzione (anche più del conduttore) e supportate nel loro funzionamento attraverso una corretta visualizzazione. Il computer emerge come protagonista preponderante, interessato solo alla esecuzione perfetta di un pezzo. Questo cambiamento emblematico ci dice molto sulla nostra contemporanea percezione e su come i musicisti possono essere sostituiti da quello che gli autori chiamano un “musicista-schermo”.

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Martedì Bus Stop, un inedito di Alessandro Forlani e un classico di Silvio Sosio ∂ Fantascienza.com


Segnalazione da Fantascienza.com per un’interessante pubblicazione, per la DelosBooks, di un racconto di Alessandro Forlani e di Silvio Sosio. Parliamo di Sonno verde e di Uno nessuno centomila, quest’ultimo una riedizione fedele al racconto uscito tanti tanti anni fa che valse a Silvio il Premio Courmayeur.

Relativamente a Sonno verde, ecco la sinossi:

La terraformazione di un pianeta: un’impresa titanica che trasformava un pianeta alieno in un paradiso abitabile dall’uomo, ricco di vegetazione e terreni fertili. Richiedeva vent’anni, tempo durante il quale gli aspiranti coloni vivevano sottoterra, in un ambiente artificiale, per controllare e seguire lo sviluppo del loro mondo futuro. Terminato il lavoro, era compito di Eleanor Cole, ufficiale antropologo, aiutarli a compiere il passaggio tanto atteso, a uscire alla luce del sole e iniziare una nuova vita. Ma sul pianeta Sisifo le cose erano andate diversamente. Il momento del passaggio era passato da anni e i coloni si rifiutavano di uscire dal loro mondo sotterraneo. Sarebbe toccato ancora una volta a lei, Eleanor Cole, risolvere la grana. Ma ciò che la attendeva su Sisifo era molto peggio di ciò che si aspettava.

L’ebook è in vendita qui, al prezzo di 1.99€

Bruce Gilbert And BAW – Diluvial | Neural


[Letto su Neural.it]

Il nome di Bruce Gilbert non è certo nuovo per chi appena ventenne bazzicava i suoni punk-rock emergenti dalle periferie inglesi: come non ricordare – infatti – i Wire, una delle band più scontrose e intellettualoidi di quella scena, della quale Gilbert è stato uno dei protagonisti, chitarrista, studente dell’accademia d’arte di Watford, da dove il gruppo aveva mosso i primi passi. Nel frattempo ne è passata di acqua sotto i ponti – è proprio il caso di dirlo – tanto da ritrovare l’ex-punk nelle vesti di compositore experimental, qui per Touch assieme ai Beaconsfield ArtWorks (ovvero David Crawforth e Naomi Siderfin), combo con il quale già dal 2012 aveva avviato un progetto collaborativo che aveva come tema l’aumento del livello del mare, le dinamiche geologiche, il riscaldamento globale e il cambiamento climatico. Quella di “Diluvial” – tuttavia – s’imprime anche come una elegante metafora su un paesaggio sonoro in continua evoluzione, immaginando il mondo prima, durante e dopo la prossima probabile grande alluvione. Le field recording delle spiagge di Suffolk e Londra, i soffusi soundscape, rimandano non a caso ad un universo interiore dalle venature distopiche: è solo lo spazio interiore quello che veramente ci parla di noi ed è oggetto d’esplorazioni proficue, affermava Ballard – un altro “new wavers” del contemporaneo – e “l’unico pianeta veramente alieno è la Terra”, il luogo della nostra esistenza e dove si consuma ogni umana peripezia. Occuparsi dello stato di salute del pianeta – anche solo idealmente – significa prendersi cura di noi stessi, immaginare nuove derive possibili e territori: la preoccupazione ecologica tuttavia mai sembra sopravanzare il bisogno concettuale di “nuovi approdi”, l’imperioso diritto a una natura anche tristemente bella e contaminata.

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Corpi spenti: questione di prospettiva | Holonomikon


Continuando il discorso del nuovo romanzo di Giovanni “X” De Matteo in uscita il mese prossimo per Urania, Corpi spenti, intrapreso qui e qui sul suo blog, oggi esce un ulteriore approfondimento che delinea un po’ le coordinate che Giovanni si è prefisso durante la stesura del suo seguito-spinoff di Sezione π², il romanzo con cui vinse il Premio Urania qualche anno fa. Senza copiarvi molto del post di X, ecco qui sotto l’incipit, che è già un gustoso leccarsi i baffi.

Quando mi sono messo al lavoro su Corpi spenti, avevo un’unica cosa ben chiara in mente: scrivere un seguito di Sezione π² che ne rappresentasse allo stesso tempo un approfondimento e una discontinuità. Avevo un’idea in mente per lo scenario, avevo un gruppo di protagonisti ereditati dal primo romanzo, con una buona alchimia già espressa in quella sede ma con una riserva di potenziale abbastanza cospicua ancora da esprimere. Quello che mi serviva, senza girarci intorno, era l’angolo giusto: la giusta prospettiva da cui inquadrare la scena e i soggetti che interagivano in essa.

Dopo una serie di pianificazioni, tentativi di implementazione, ripensamenti, ripianificazioni, altri tentativi, conseguenti ripensamenti e così via, mi sono convinto che quello di cui avevo bisogno era uno scarto rispetto a Sezione π². Avevo inquadrato uno scorcio del futuro, in quel romanzo, eppure c’erano ancora diversi particolari di cui s’intuiva l’importanza ma che restavano tuttavia poco distinti: meritavano per questo una messa a fuoco. Era come scrutare la fuga prospettica di una strada cercando di decodificare le caratteristiche del paesaggio urbano dalla posizione in cui mi trovavo. Non potevo pensare di ottenere il risultato che mi prefiggevo continuando a osservare l’angolo di Napoli post-Singolarità dallo stesso punto, standomene fermo sullo stesso marciapiede.

Per questo ho deciso di attraversare la strada.

Christoph Korn & Lasse-Marc Riek – Series Invisible / Collection 2 | Neural


[Letto su Neural.it]

Nella quasi ventennale “carriera” di recensore experimental e audio art per Neural mi sono trovato a fronteggiare non pochi progetti discografici veramente ostici, attraversando più generi stilistici, formati e media tecnologici. Si pensava d’esser pronti a tutto in redazione, eppure così non era, perché un uscita musicale che consta delle sole descrizioni delle location delle registrazioni effettuate, delle rilevazioni del giorno e dell’ora di cattura e dei minuti di durata dei brani, assieme al giorno e all’ora di cancellazione di quegli stessi materiali auditivi e al tempo necessario per questa “distruttiva” operazione, questo non l’avevamo mai nemmeno immaginato (e conseguentemente s’imprime sulla mia faccia un ghigno beffardo: comunque altre di tali trovate – forse anche più terribili e radicali – a proposito di strambe uscite sonore nel corso degli anni hanno fatto capolino nelle nostre discussioni sulla musica di ricerca). Quello che resta è un elegante libretto – insomma – che testimonia del processo di ricerca di un luogo, della registrazione e della cancellazione: il risultato di ogni audio-evento viene accuratamente annotato e trasformato in un lapidario script. Ci tengono gli autori ad avvertirci che la scelta dei luoghi è puramente personale e non segue alcun interesse sistematico: alla luce di una simile propensione anche il fogliettino d’errata-corrige – nel quale si avverte che il nome corretto è Franz Kafka e non Frank Kafka – appare un pochino sospetto e sibillino, allusivo di una situazione comunque assai paradossale ed estrema. “Qualcosa è accaduto” sottolinea nelle note introduttive dell’uscita Georg Imdahl e concretamente i “logs” di queste Series Invisible ci ricordano luoghi, persone, eventi, “non da ultimo l’auto-svuotamento del mondo e della vita annientata”, quell’oblio che in parte e paradigmaticamente viene strappato all’esistenza stessa.

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Net neutrality, la lettera di Woz – Corriere.it


Un bell’articolo sul Corriere.it mostra perfettamente le paure che genera un’Internet a due velocità, come si sta prospettando in questi giorni, dove la velocità maggiore corrisponde ad aziende o corporazioni che pagano fior di soldi per avere un canale più veloce. Contro questo monopolio si è espresso Steve Wozniak, il cofondatore di Apple. Nell’articolo le sue assolutamente condivisibili motivazioni.

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Clearing Out Four Months Of Internet Cache by Evan Roth, description. | Neural


[Letto su Neural.it]

Solo lentamente stiamo imparando a trattare con le nostre memorie estese e le tracce fisiche che tali ricordi lasciano in tutto il mondo. Sia gli hardware che i software tengono traccia dei nostri comportamenti al fine di servirci meglio, agendo quindi come una sorta di estensione dei nostri cervelli e corpi. Le informazioni che questi immagazzinano per un possibile riutilizzo futuro sono chiamate cache. La forma più comune di cache per la maggior parte di noi è quella del browser. Questo particolare archivio della memoria personale è utilizzato dall’artista Evan Roth in Clearing Out Four Months Of Internet Cache. Questo lavoro – che sembra essere un follow-up del suo Internet Cache Self Portrait – è un video dell’artista che cestina una stampa venuta fuori dalla sua cache del browser e poi presenta il risultato dell’operazione in una galleria. Roth ha stampato tutta la cache raccolta in quattro mesi di navigazione su un lungo pezzo di cartone. Il video mostra lui e un amico che spingono questa grande stampa in un compattatore di rifiuti. La macchina trasforma la stampa in un cubo irregolare che è legato con una corda ed esposto in una galleria, dove sarà illuminato dal soffuso bagliore di un faretto. Quattro mesi di esperienza online, di divertimento, di comunicazione, di navigazione insensata e di lavoro si riducono a un mattoncino senza vita. Ciò che sorprende del lavoro è il titolo. Roth è un artista hacker sofisticato che sa che il web è solo una parte di Internet. Il titolo potrebbe quindi essere un gesto verso un pubblico che non ha familiarità con la diversità dei modi di lavorare con la rete. Potrebbe anche essere un commento su come una incredibile e intricata rete come Internet è istupidita nel diventare una serie di immagini, non molto diversamente da un canale TV. In Clearing Four Months of Internet Cache vediamo i risultati dell’essere schiacciati e avvolti ordinatamente, lasciati in una galleria per un pubblico stupefatto. Evan Roth ci lascia interdetti a interrogarci circa il valore, la forma e la funzione delle nostre memorie estese con un lavoro che solo apparentemente può sembrare semplice.

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