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Archivio per maggio 27, 2014

Body circus – Mostra collettiva a Oristano | Daniele Cascone


Daniele Cascone, artista grafico connettivista prima della prima ora, esporra nella mostra collettiva “Body circus” che si terrà a Oristano dal 6 giugno al 19 luglio 2014. Auguri, Daniele, la tua capacità artistica è ormai nota ovunque!

Verrà inaugurata venerdì 6 giugno presso la Pinacoteca comunale Carlo Contini di Oristano la mostra BODY CIRCUS con la partecipazione di venti artisti, sardi, nazionali e internazionali. La mostra, aperta fino al 19 luglio, affronterà uno dei temi più stringenti e ostici della realtà contemporanea: il corpo, col suo uso e il suo abuso, oggetto e soggetto di narrazione, particolarmente venerato dagli artisti di questi ultimi anni e, soprattutto, da quelli delle ultime generazioni.

Interessante, stimolante e utile, sarà verificare tangenze e differenze tra la produzione di alcuni giovani artisti isolani e altri operanti in realtà più strutturate, sia nazionali sia internazionali. Il nuovo progetto espositivo, prodotto dalla Pinacoteca Comunale Carlo Contini e dall’Associazione artistica ASKOSARTE, col patrocino della Fondazione Banco di Sardegna, è curato da Chiara Schirru e da Ivo Serafino Fenu mentre le opere pittoriche, plastiche, fotografiche, installative e video sono firmate da Karin Andersen, Juha Arvid Helminen, Lidia Bachis, Benedetta Bonichi, Gianni Casagrande, Daniele Cascone, Marianna Di Palma, Daria Endresen, Matteo Farolfi, Massimo Festi, Gavino Ganau, Kyrahm e Julius Kaiser, Daniela e Francesca Manca, Moju Manuli, Michele Mereu, Sergio Padovani, Josephine Sassu, Giorgia Vlassich.

Dell’ostensione e dell’ostentazione del corpo l’arte contemporanea ha fatto vangelo. Almeno per una parte significativa e in certi momenti dominante, il corpo è stato e continua a essere il luogo privilegiato, il Sancta Sanctorum del conflitto. Corpo, dunque, come sede del controllo sociale e della repressione, corpo come “carnaio di segni”, come lo definisce Foucault e, per l’arte contemporanea, segno per antonomasia. BODY CIRCUS è questo. Spettacolo di provocazione, di scarnificazioni, menomazioni ed erotismo, che non vuole spettatori, ma esige testimoni e complici, in cui gli artisti si violentano e auto torturano, lacrimano sangue, si fanno appendere con delle catene agganciate alla schiena, fondendo reale e surreale tra voyerismo ed esibizionismo. Esasperazione dettata dalla moda, roba per fuorviati e guardoni o, piuttosto, ricerca di un’identità non omologata al sistema, antidoto al declino, trasgressione volta a sovvertire le convinzioni in materia d’espressione artistica? O, piuttosto, l’ennesimo sberleffo dell’arte contro una contemporaneità malata e della cui malattia anch’essa è, al contempo, testimone e complice?

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The Sound Of The Earth by Lotte Geeven, audio frequencies at 9 Km deep. | Neural


[Letto su Neural.it]

Nel 2013 l’artista olandese Lotte Geeven ha viaggiato fino alla più profonda cavità ambientale oggi esistente per fare una serie di registrazioni che gli permettessero di rendere udibile il suono del pianeta Accompagnata da un team di ingegneri, geofisici e sismologi, la sperimentatrice sonora calò le sue attrezzature nel super-profondo pozzo KTP, creato per il German Continental Deep Drilling Program, in una area situata al confine tedesco-ceco. L’enorme scavo scende attraverso la litosfera fra gli strati geologici in cui due masse fuse oltre 300 milioni di anni fa formarono il supercontinente Pangea. A quasi nove chilometri di profondità le condizioni ambientali impediscono l’uso di microfoni standard. Invece di trasduttori sonori e registrazioni geofone i dati sono stati analizzati e riassegnati in frequenze audio di software progettati dal suo team appositamente per quello specifico progetto. The Sound Of The Earth comprende un’installazione di manufatti, alcuni basati su audio e documentazioni visive fatte sul posto, altri ricostruiti in guisa di una risposta poetica al viaggio e ai dati raccolti. Un sismografo enfatizza le registrazioni audio, l’elegante finitura della penna traccia minuscoli fili d’inchiostro che sembrano quasi in contrasto con le basse e profonde frequenze delle registrazioni. Sismicamente potremmo percepire la terra come un pianeta delicato e tremolante, con i suoni bassi in crescendo che s’insinuano più agitati, arrabbiati e sinistri. Nell’installazione – inoltre – è inclusa una foto incorniciata del team di lavoro, a testimonianza dell’enorme aspetto collaborativo presente in una tale opera. Una coppia di altoparlanti ottimizzati a bassa frequenza sono usati per trasmettere il “suono della terra”, una breve firma sonora di una più estesa audio-testimonianza che si è evoluta per centinaia di milioni di anni.

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Dario Tonani • Premio Italia a “Mechardionica” e tanto altro…


Aggiornamenti sul sito di Dario Tonani che, nei giorni scorsi, ha vinto il Premio Italia nella categoria Racconti professionali con Mechardionica. Oltre a questa notizia, quindi, Dario ci segnala:

La seconda novità riguarda l’uscita, prevista per il 3 giugno, dell’antologia “Tutti i Mondi di Mondo9”, la raccolta di 82 spin-off (tra i quali anche uno del sottoscritto) dedicati alla mia saga steampunk. Il volume uscirà per Delos sia in edizione ebook, sia in versione cartacea, e inaugurerà (questo per me è un onore) la collana Odissea Digital.

La terza si riferisce alla conclusione dell’intera saga, con l’uscita — programmata probabilmente per il 10 giugno — dell’ebook dell’ultimo episodio, che s’intitolerà “Miserable”. Insomma il gran finale, che porterà il conto conclusivo — e non poteva essere altrimenti! — a 9 storie.

La quarta e ultima riguarda invece il fix-up cartaceo della serie, previsto per il prossimo anno. E qui mi fermo, perché alcuni aspetti della questione sono ancora in corso di definizione. E io, come si dice, non amo vendere la pelle dell’orso prima di… Ma saranno news importanti. Per cui, stay tuned, sarete i primi a saperlo. Molto molto presto!

Approfitto di ciò per fare i complimenti a Dario, ospite fisso ormai di ogni premiazione; ma se lo merita, ed è sempre un vero piacere segnalarlo. Al prossimo successo!

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edited by Sean Cubitt, Paul Thomas – Relive: Media Art Histories | Neural


[Letto su Neural.it]

Media Art Histories è una conferenza internazionale biennale “sulle storie di media art, scienza e tecnologia” che ha avuto inizio nel 2005. La terza conferenza è stata ospitata a Melbourne nel 2009 e ha fornito l’ispirazione per questo libro. Il rapporto tra arte contemporanea e storici dell’arte è stato sempre abbastanza difficile e vi è stata una evidente assenza oltre alla mancanza di riconoscimento dell’arte digitale nel “mondo dell’arte biennale”, come Cubitt e Thomas indicano chiaramente all’inizio di questo libro. L’archeologia dei media e la storia e la filosofia dei media sono gli elementi fondanti di questo tipo di ricerca e vengono esplorati in cinque sezioni che affrontano i metodi, la specificità territoriale (Europa e Australia/Nuova Zelanda), la vita artificiale in generale e le prospettive future. L’internazionalità è un elemento fondante della stessa selezione , che copre storie geograficamente lontane e in gran parte ancora da scrivere: poesia polacca digitale, metodologie di video arte australiana, Biennale di Venezia computer art degli anni Settanta, così come l’uso che Konrad Zuse fa degli stock di nastri di celluloide perforati e la formulazione di una presocratica teoria dei media. Quindi, il monitoraggio e il collegamento di tecnologie, strategie, opere e teorie del passato e il confronto con gli scenari contemporanei non è un mero esercizio, ma un atteggiamento fondamentale per esplorare l’aspetto centrale della “mediazione” nell’arte, come affermato dalla stessa redazione. E se questa mediazione è ora nella pratica e nella cultura quotidiana, il pieno riconoscimento della sua importanza è (ancora una volta) solo una questione di tempo e di opportunità.

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Corpi spenti: input #4 | Holonomikon


Altre fonti di ispirazione per “X” De Matteo, usate nella stesura del suo imminente Corpi spenti per Urania, sono stati i quadri di Zdzisław Beksiński.

Quando la nebbia si disperde, davanti a lui si delineano le sagome di manufatti familiari. Sono sedie – un numero imprecisato di sedie, nel bel mezzo di quella vuota vastità.

Su una di queste riposa un pensatore triste, avvolto in una mantella rossa. Il Viandante contempla gli arbusti rinsecchiti che spuntano dalla cenere e si aggrappano alle gambe della sedia. In alto, lo schiarirsi della bruma ha rivelato la profondità siderale di un cielo d’acciaio. Stanotte le conformazioni stellari sembrano disposte per evocare l’immagine di una gigantesca ameba scintillante, fluttuante nel vuoto.

Stelle come neuroni, riflessi come dendriti e sinapsi…

Per una frazione di secondo il Viandante viene folgorato dall’immagine del cielo e vede in essa una proiezione olografica dell’attività neurale del pensatore. Per un istante si chiede se tutto il mondo intorno a lui non si origini dalla mente dell’uomo immobile e silenzioso, come il prodotto di un sogno.

Se ne è parte, non può essere un frutto della sua immaginazione il Viandante stesso?

Un estratto, questo qui sopra, dal romanzo stesso, che lascia presagire il delirio che ci attende…

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Situation Rooms by Rimini Protokoll, first-person collective shooting. | Neural


[Letto su Neural.it]

Situation rooms è una opera firmata dal collettivo tedesco Rimini Protokoll. Difficile farla rientrare nella categoria della performance, di una rappresentazione teatrale o di un esperimento cinematografico di realtà aumentata. Ha una scenografia: c’è un labirinto di stanze, che sono arredate diversamente l’una dall’altra per essere consone alle scene girate al suo interno, come un vero set cinematografico. Ha dei personaggi: in ogni stanza è stata girata una scena in cui qualcuno (che non si vede mai poiché le scene sono girate in soggettiva) vive un momento di pericolo o di tensione legato all’uso di armi (che sia un avvocato pakistano che difende vittime di attacchi di droni statunitensi, o un fotografo che stampa foto di guerra, o un alto funzionario che prende decisioni in una stanza dei bottoni). Ha dei visitatori: essi sono guidati dentro lo spazio scenico grazie a tablet dotati di cuffie. Ogni tablet trasmette una narrativa diversa tra quelle girate in precedenza negli stessi ambienti. Ogni visitatore passa attraverso le stanze seguendo le istruzioni dettate dalla sua specifica narrativa vivendo lo spazio secondo occhi e prospettive via via diverse: passando dall’essere spia all’essere spiato, da vittima a carnefice. Incontrando, scontrando, o mai vedendo gli altri per tutta la durata del percorso. Non ci sono attori, ma lo sono in qualche modo i visitatori stessi. Non sono infatti scelti a caso: sono 20 persone provenienti da 20 nazioni diverse, tutti con una biografia strettamente legata all’uso delle armi. Rubando il nome alla mitica “situation room” della Casa Bianca, quest’opera forse vuole descrivere la reciprocità di ciò che avviene in una singola “stanza” sulla storia di tutti. In questo continuo scambio di ruolo tra attori e pubblico, in una costante e reciproca tensione drammatica, è difficile stabilire verso chi, ma ovunque, ma da qualche parte, prima o poi, le armi da fuoco agiscono.

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“Siamo l’esperimento di controllo, il pianeta cui nessuno si è interessato, il luogo dove nessuno è mai intervenuto. Un mondo di calibratura decaduto. (…) La Terra è un argomento di lezione per gli apprendisti dei.” Carl Sagan

AI MARGINI DEL CAOS

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