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Piccola recensione a Corpi spenti, di Giovanni De Matteo


Per chi ha letto Sezione PiQuadro, il romanzo vincitore del Premio Urania del 2007 che ha inaugurato il filone della Polizia psicografica di Napoli, leggendo Corpi spenti troverà lo scenario allo stesso tempo familiare ma rinnovato; per chi, invece, non ha avuto esperienze di quel mondo, la sensazione ricavata potrebbe essere fuorviante ma avvolgente, uno shock cognitivo. Parliamo di una Napoli del 2061, nel pieno bicentenario dei festeggiamenti dell’unità d’Italia in cui s’innestano stravolgimenti sociali e politici epocali, come una secessione che ha protagonista il Meridione anziché il Settentrione, al contrario quindi di quello che potremmo invece aspettarci; in tutto ciò, il consueto malaffare mafioso convive con gli interessi di multinazionali, talmente potenti da condizionare la vita politica dello Stato Meridionale.

La ricchezza autoriale di Giovanni De Matteo si evince già da questo sfondo sociale su cui s’innesta il romanzo vero e proprio, un turbine di eventi trascendentali e postumani assolutamente iperreali, tanto da dare una resa nitida, come se si stesse parlando della cronaca attuale. Uno dei tanti pregi di Corpi spenti e della prosa di Giovanni è proprio questo: la credibilità assoluta della storia che racconta, anche quando narra di iperboli postumane, o ci s’immerge in navigazioni psichiche nei morti o in chi giace in coma. Protagonista è la Polizia psicografica, che ha a capo la figura preminente di Vittorio Briganti, il poliziotto già principale attore di Sezione PiQuadro insieme alla sua squadra, conosciuti nel giro come negromanti, ovvero postumani che grazie alla tecnologia riescono a navigare tra le ultime immagini e sensazioni di chi è morto recentemente. Loro si contraddistinguano per la capacità di galleggiare tra i flutti dell’abisso che trascina giù, nelle profondità della psiche vertiginosa di un defunto per morte violenta.

Non mancano i momenti di vertigine da spazio profondo, in questo romanzo, armonizzati perfettamente con lo scenario che ha il suo kernel nella Napoli dei prossimi cinquant’anni, in cui lo sfruttamento dello spazio prossimo alla Terra si è già sviluppato, è diventato routine: è una delle linee guida maggiori del romanzo, e De Matteo coinvolge ed è credibile anche qui, ma ciò non sorprende perché il territorio di elezione dell’autore è prettamente SF, e seguire i suoi ragionamenti e suggestioni è uno splendido entrare nelle spire del Connettivismo, di cui è l’attuale maggiore esponente.

Il romanzo è ricco di spunti, tanti e così capaci d’iperboli narrative che avrebbero potuto riempire almeno il doppio delle pagine; il solidificato che ne esce è una lingua di latte condensato su una torta perfettamente bilanciata e golosa, e qualcuno vorrebbe forse lamentarsi di ciò?

Attendiamo gli sviluppi, e altri spin-off: questo metamondo non può estinguersi.

2 commenti»

  Corpi recensiti (2) | Holonomikon wrote @

[…] seconda recensione è del mio socio Sandro Battisti, che sulle pagine di Hyperhouse ha dato ampia eco all’uscita del romanzo. Ma non è l’unico motivo che ho per […]

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  Corpi recensiti 4 | Holonomikon | HyperHouse wrote @

[…] blog di Giovanni De Matteo il quarto post dedicato alle recensioni di Corpi spenti, il suo romanzo uscito su Urania quest’estate. Pareri qualificati e argomentati di lettori, […]

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