HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per agosto 24, 2014

The same


Cadenze sistemiche quando il suono si riverbera sui vestiti che indossi; il passo danzante è parte dello stesso arredo sonoro, letteralmente lo stesso.

L’epilogo


Ancora movimenti sotterranei a delimitare gli eventi evaporati come ghiaccio secco, sublimazione delle esistenze quando il rullo sembra volgersi verso l’epilogo.

Perfezione dei momenti


Le esalazioni psichiche si alzavano dal muro sull’abisso, e poi rimanevano soltanto le luci della notte che illuminavano la perfezione di un momento.

.:: Ampi margini_ | PEJA TransArchitecture research


Post a doppia interpretazione quello che il buon Emmanuele “Peja” Pilia ha reso noto sul suo blog: può sembrare antropocentrismo, ma il considerare il pianeta visto dallo spazio come un’esaltazione della razza umana, a mio avviso significa proprio il contrario, ovvero esaltare l’assoluta inutilità della nostra specie, della nostra biologia (qualcuno potrebbe sostenerne la dannosità). E voi, cosa ne pensate? Uno stralcio del post:

Il 7 dicembre del 1972, durante l’ultima visita che l’uomo porterà alla Luna, l’equipaggio della missione Apollo 17 scatterà quella che sarà destinata a divenire un’icona dell’avventura che l’uomo stava compiendo nello spazio. Conosciuta come Blue Marble, anche se il nome ufficiale si nasconde dietro l’asettica sigla di AS17-148-22727, questa immagine, catalizzerà l’attenzione di un’intera epoca: completamente illuminata, essendo stata scattata con il sole alle spalle, per la prima volta mostrava la terra nella sua solitudine, completamente assolta da qualsiasi contesto o ruolo che non fosse la sua completezza, sufficiente a sé stessa e drammaticamente fragile, esposta. Le immagini fatte circolare dalla NASA che avevano preceduto Blue Marble, infatti, vedevano sempre il nostro pianeta in rapporto dialettico con il suo spazio, oppure nell’atto di sorgere sul cielo lunare, o ancora nascente o calante, secondo le definizioni a cui siamo abituare offrire al nostro satellite.

La visione che i terrestri potevano condividere per la prima volta con i loro fratelli astronauti (o cosmonauti) è radicalmente diversa rispetto a quella avuta dall’oblo di un aereo o di un grattacielo: le colline, le case, addirittura le città, scompaiono, restituendoci lo sguardo di un pianeta che fino ad allora non era mai stato così sconosciuto. Scompaiono i segni chiari e lineari creati dalla tecnica, così come quelli densi e sfumati della geografia. Ma soprattutto, scompaiono i segni stabiliti dalla politica: i confini. Nota Stefano Catucci, nel suo Imparare dalla Luna, come l’umanità che si vede dallo spazio sia «infatti “una” perché svuota di senso le discriminazione politiche, ideologiche ed economiche». Sempre Catucci, ricorda come di ritorno dalla missione Apollo 8, il comandante Frank Borman, dichiarò che «guardando la Terra dalla Luna i confini e i caratteri delle nazioni sembravano fondersi tra loro».

Groviglio dimensionale


Come dare una visione d’impossibile insieme al groviglio frattale delle dimensioni in cui coesistiamo.

THE PRODIGY OF IDEAS

This blog is a part of my inner world. Be careful to walk inside it.

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"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

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