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Sul filo del rasoio – Carmilla on line ®


Da CarmillaOnLine una bella critica all’ultimo romanzo di Thomas Pynchon, La cresta dell’onda. Parliamo di un’opera che analizza molto in profondità il nostro attuale contesto sociale dando indietro, con molto acume, il risultato delle nostre lotte tecnologiche, nazionali, di benessere: il nulla. Incollo qui sotto alcuni tratti salienti della recensione sentendo in tutto ciò il filo rosso del caos, che è in fondo quanto il Connettivismo si è prefissato di seguire da sempre, non solo nel campo sociale.

Perché l’obiettivo del vecchio scrittore (Pynchon, n.d.a.) non è spiegare qualcosa di secondario, l’attentato appunto e i suoi possibili, infiniti artefici. L’obiettivo è altro. È il NASDAQ, l’indice dei titoli tecnologico-elettronici istituito a partire dal 1971 a New York con un valore iniziale di 100 punti e che ha raggiunto un massimo storico di 5132 punti il 10 marzo 2000, in pieno boom della New Economy prima del successivo scoppio della bolla speculativa, madre di tutte le successive speculazioni e di tutte le crisi (da quella del 1985 a quella del 2008).

La madre di tutte le speculazioni, da cui non possono discendere che disastri economici, politici, sociali e militari. Ed è sul filo tagliente di un rasoio spietato che corrono tutti i personaggi, più che sulla cresta di un’onda. Sia che si tratti di nerd ingegnosi e sfruttati nella loro capacità di creare nuovi giochi e nuovi ambienti, sia che si tratti di spietati killer di agenzie ultrasegrete legate alla CIA pur, però, capaci di improvvisi atti di coraggio oppure di malavitosi russi, agenti israeliani più o meno sinceri, truffatori incalliti e imprenditori vincenti o falliti.

L’economia reale è morta, ma il capitale deve fingere di continuare a vivere. Con la truffa, la speculazione oppure con la minaccia e l’omicidio. Singolo o di massa non importa. Una sorta di ”lavoro socialmente utile senza prodotto finito, dei nerd in una stanza” (pag.394) potrebbe essere tutto ciò che regge la facciata. Dietro il vuoto, oppure uno spazio virtuale dove nulla è quel che appare.

Anche se la tecnobolla, un tempo in appariscente curva ellissoidale, ora penzola, rosa shocking, sull’orlo del precipizio sopra il mento tremante dell’epoca, con solo una parvenza di fiato in corpo” (pag.360) Basterebbe questo romanzo da solo a distruggere tutte le false certezze che giovani presidenti del consiglio e vecchi lupi mannari della finanza europea ed internazionale vorrebbero rivenderci con la banda larga, le nuove tecnologie, le start- up e app come panacea universale per la crisi mortale del capitale.

DeLillo in Cosmopolis s’era avvicinato al tema, ma non aveva colpito così duramente.
Reale e fasullo è tutto quello che volevo dire […] La fibra è reale, la tiri nelle canaline, la appendi, la seppellisci ci fai le giunte. Ha un peso. Tuo marito è ricco, forse anche sveglio, ma è come tutti voi, vive in questo sogno lassù tra le nuvole, galleggia nella bolla, la crede reale, ripensaci. Resterà lì solo finché va la corrente. Che succede quando la griglia diventa buia? Il carburante del generatore si esaurisce e abbattono i satelliti, bombardano i centri operativi e rieccoti sul pianeta Terra. Tutte quelle chiacchiere sul niente, quella musica di merda, e quei link, giù, giù e morti” (pag. 553).

1 commento»

  pykmil wrote @

L’ha ribloggato su The Connective World.

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