HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per dicembre 3, 2014

Il raccolto


Reagisci nelle constatazioni che ho nei tuoi confronti e costruisci un castello olografico di nulla, manufatti affastellati sulla discriminazione psichica e restia a ogni compromesso. Raccogli piccoli frutti rinsecchiti, mostrati al vento.

IL CONNETTIVISMO E L'”ALTRO” SECONDO GIOVANNI DE MATTEO – PostPopuli


Su PostPopuli un eccellente intervento di Giovanni “Kosmos” Agnoloni sul Connettivismo. Contributo molto approfondito e lucido, che si concentra sulla principale figura del Movimento, ovvero Giovanni “X” De Matteo. Un estratto:

Il Connettivismo e l’”Altro” secondo Giovanni De Matteo

L’Altro è la persona con cui si interagisce, che spesso è lo specchio di ciò che noi siamo, o non riusciamo a essere o, ancora, non riusciamo a essere insieme. Con questa dimensione, che ha una valenza tanto individuale quanto sociale, la coscienza di ogni soggetto finisce inevitabilmente per rapportarsi. La forte propensione all’indagine psicologica e sociale che il movimento connettivista manifesta nelle sue varie voci trova in questo universo un campo di esplicazione ed esplorazione di assoluta importanza. In particolare, qui emergono i tratti di maggior contiguità e interazione con la letteratura postmoderna, che, sulla scorta degli elementi di fondo già presenti nel modernismo, ha trovato nella dispersione dell’identità individuale uno dei suoi aspetti più importanti. Emergono inoltre alcune parole-chiave care a questa tradizione, non meno che a quella del Cyberpunk, come distopia e interfaccia.

La distopia, ovvero l’utopia negativa, di fatto rientra già negli aspetti salienti della riflessione sull’ambiente, e segnatamente sul kipple, ché la catastrofe ambientale è senza dubbio uno dei risvolti distopici più preoccupanti della visione del (prossimo) futuro. La cosa che più mi interessa sottolineare fin da adesso, però, è che questo contatto con l’Altro si spinge fino a sfiorare l’Oltre della morte. È questo il tema al centro delle opere più importanti di Giovanni De Matteo, il romanzo Premio Urania 2006 Sezione π², ma presente anche nel suo spin-off Sulle ali della notte e nel suo sequel Corpi spenti.

∂| ThrillerMagazine | Tutto quel blu


Proprio ieri annunciavo Tutto quel blu, di Cristiana Astori. E oggi, sulle stesse colonne virtuali di ThrillerMagazine, è uscita la recensione. Ve ne propongo uno stralcio (il libro mi sembra davvero eccellente):

Dopo aver incantato e stupito i lettori de “Il Giallo Mondadori” con il suo Tutto quel nero (il titolo della collana più venduto nel 2011) è arrivato il momento più critico per un artista: la seconda opera. È quello infatti il momento in cui si stabilisce se il successo della prima è stata fortuna o talento: Tutto quel rosso non ha lasciato dubbi in proposito, visto che ha conquistato e stupito anche chi non aveva ancora letto il primo romanzo.
La bravura della Astori è infatti di aver fatto propria la regola aurea dell’intrattenimento seriale di genere: presentare gli stessi elementi ma che siano diversi; trattare di argomenti diversi ma nello stesso modo. Perché i lettori sono persone strane: vogliono che le avventure dei loro personaggi preferiti siano tutte uguali ma anche diverse…
Sebbene Susanna Marino rispetti fedelmente le regole della serialità e sia “uguale” in tutti e tre i romanzi, la Astori riesce a creare tre storie completamente diverse così che nessuno potrà accusarla di star furbescamente ripetendo una sua formula vincente. Non è una scelta che piaccia agli autori, ci sono nomi noti che hanno scritto decine di romanzi tutti identici proprio per paura di rischiare: la Astori si spinge spavaldamente là dove gli autori seriali temono di metter piede. Tutto quel blu ci tuffa in quell’universo sconosciuto ai più che è ancora troppo “giovane” per essere di moda: il mondo delle videocassette pirata degli anni Ottanta.

Oscure regioni, il lato misterioso dell’Italia ∂ Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di una raccolta di racconti di Luigi Musolino, Oscure regioni — vol. 1°, che racconta i punti di vista insoliti appartenenti al territorio italiano. Cosa significa ciò?

L’orrore è mutevole. Assume forme complesse, si rintana negli angoli bui delle cascine e nei fienili di campagna, fluttua nelle strade vuote delle città, quando l’ora è tarda e la foschia si alza dal terreno come un vapore venefico, che fa male ai polmoni.

L’orrore è una telefonata nel cuore della notte, quando stai dormendo un sonno pesante e gli incubi sono le tue lenzuola, e cerchi di difenderti da cose troppo vaghe per poter essere descritte. Perché quell’augurio pronunciato quando ci si corica, buonanotte, è una fandonia: nel pieno della Nox anche lo squillo del telefono può farti morire di crepacuore.

Il paese del sole e del mare è solo una facciata, uno specchietto per turisti: l’Italia in realtà è piena di streghe, creature mostruose, caverne oscure. È il paese della follia e dell’inquietudine, dietro il velo quotidiano della normalità.

Oscure Regioni: dieci racconti horror basati sulle storie del folclore italiano, quelle che una volta, prima della televisione, si raccontavano intorno al fuoco, nelle notti d’inverno…

MAteriale intrigante da parte di uno dei migliori scrittori della nuova generazione. Ne sono notevolmente incuriosito…

Prima dell’art.18 – Carmilla on line ®


Da leggere e tenere bene a mente, per chi non capisce cosa vuol dire abolire l’art. 18. Da CarmillaOnLine.

Se ci trovavano con un volantino della Cgil venivamo licenziati in tronco. Quando entravamo in fabbrica ci perquisivano le borse, per vedere se avessimo materiale politico. E se ci beccavano a parlare di questioni sindacali prima ci sospendevano, o ci demansionavano a tempo indeterminato. Poi poteva arrivare la perdita del lavoro” (Ernesto Cevenini, licenziato per rappresaglia alla Maccaferri di Bologna).

Dal 1947 al 1966 nelle fabbriche italiane si contarono più di 500.000 licenziamenti, di cui circa 35.000 per rappresaglia politica e sindacale contro ex partigiani, attivisti di reparto, membri delle commissioni interne. Era questo il modo in cui gli industriali dimostravano la propria riconoscenza verso coloro che, pochi anni prima, gli avevano salvato le fabbriche, impedendo il trasferimento dei macchinari in Germania, ricostruendo mattone su mattone i capannoni bombardati.

Nel corso degli anni ’50 e ’60 centinaia di migliaia di operai scesero in piazza a fianco dei licenziati, lasciando compagni morti sul terreno o chiusi nelle galere. Fu il prezzo da pagare per ottenere nel 1966 la prima legge contro i licenziamenti senza giusta causa.

Continua.

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