HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per gennaio 23, 2015

Liberi da tutto


Distanti dalle proiezioni antropomorfe, essi apprezzano la discendenza energetica cui tutto risponde. Sentirsi liberi da ogni vincolo, liberi di essere se stessi.

In waiting


Contestualizzazioni ermetiche che rispondono al dettame oscuro della tua coscienza, tu centro nevralgico del complesso energetico in attesa di una risposta, sulla spiaggia siderale.

Digerire il caos


I doveri si sommano come stratificazioni, aumentano la carica visionaria nell’accezione estrema del Nulla senziente che riprende ogni cosa percepita, digerendola in caos psichedelico.

Terror and Wonder: The Gothic Imagination in mostra a Londra ∂ HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione della fine di una mostra incentrata sui 250 anni del Gotico:

Si conclude in questi giorni presso la British Library di Londra, una delle più importanti librerie del mondo, la mostra Terror and Wonder: The Gothic Imagination, inaugurata a ottobre 2014 e dedicata alla nascita ed evoluzione del genere gotico negli ultimi 250 anni a partire dall’ambito letterario, di cui gli inglesi sono stati maestri.

Più di duecento oggetti in esposizione, tra cui le prime edizioni di romanzi come Il Castello di Otranto di Horace Walpole, Dracula di Bram Stoker e Frankenstein di Mary Shelley.

Le varie aree tematiche approfondiscono figure care al genere gotico come il vampiro, le streghe, la fanciulla in pericolo, abbazie e cimiteri in cui hanno luogo molte delle vicende narrate, nonché gli zombie e l’attenzione riservata al corpo e all’identità, messa in risalto da opere come Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde e Il Dottor Jekyll e Mister Hyde di Robert Louis Stevenson.

Ampio spazio è riservato anche all’ambito cinematografico, con proiezioni e locandine tratte da pellicole di genere, tra cui The Innocents di Jack Clayton tratto dal romanzo Giro di Vite di Henry James, ma anche La Moglie di Frankenstein di James Whale o The Lodger di Alfred Hitchcock.

Il modo migliore, direi, per festeggiare questo quarto di millennio della particolare declinazione del Fantastico rappresentata dal Gotico. Festa per tutti noi amanti dell’usuale, e dello stacco dal reale, quindi. Lunga vita e prosperità

Tutti gli epiloghi andrebbero scritti all’inizio – il lavoro culturale | Francesco D’Isa


Tornando a Francesco D’Isa e al suo romanzo Anna, storia di un palindromo, è uscita questa bella recensione/intervista all’artista toscano su LavoroCulturale.org. Un paio di estratti, uno dalla rece:

Anna è una giovane donna che subisce un intervento al cervello volto ad asportarle un angioma. A operarla è Ezio, neurologo e neurochirurgo, che ha scelto questa specializzazione ritenendola «una forma di ricerca più simile all’arte che alla scienza». Ma durante l’intervento qualcosa va storto, un minuscolo errore provocato dal medico determinerà nella paziente alcune strane confusioni tra sogno e realtà: Anna non riesce più a ricordare il suo passato se non tramite immagini oniriche. Ezio cerca di indagare su quell’anomalia incomprensibile, ma cercare di capire la mente di Anna e innamorarsene paiono essere uno la conseguenza dell’altro, e i due finiscono per stare insieme, in quella che però è una Zweisamkeit: non una solitudine né una coppia ma una duitudine, una solitudine in due.

La scansione temporale del romanzo è interrotta dalle immagini attraverso le quali Anna rievoca il proprio passato sotto forma di sogno, e dalle lettere che Ezio le scriverà da Berlino, dove verrà trasferito e attenderà che lei lo raggiunga. Queste irrompono nella narrazione fin da subito, calandoci nell’atmosfera dei ritorni. In tutto il libro l’autore dipana un gioco tra salute e malattia, sogno e realtà, amato e amante che si confondono fino a lasciare un’impressione ovattata e spiraliforme nello stesso lettore, acuita dalla disposizione delle lettere stesse (la prima, infatti, è molto simile all’ultima e le due potrebbero essere invertite) che danno l’idea che la storia di Anna ed Ezio, come la medicina secondo quest’ultimo, sia un sistema chiuso con i due estremi a coincidere. In fondo quello che è successo ad Anna e quello che succederà a Ezio sono i due capi di una stessa linea, due rette parallele che procedono in direzioni opposte e si sfiorano.

…e l’altro dall’intervista:

Una delle mie domande era: come possono convivere gli opposti nel mondo? E soprattutto, che effetto ci fa? Da qui il palindromo, una storia che può essere unione come di separazione, tragedia o lieto fine, eccetera.

Come tutti i paradossi anche questo palindromo ha un punto cieco: nel caso di Anna è il finale, che delude alcuni e soddisfa altri. Il motivo è che (non spoilerare qua è dura) non potevo né volevo dare la tranquillizzante conclusione di ogni narratore, ovvero una fine decisa da me. Doveva deciderla il lettore. Anche se un suggerimento c’è, quando Ezio vede e confonde Anna in tutte le persone, e anche le persone perdono identità… lì si incontrano le rette parallele. Ho scelto una struttura complessa e ambiziosa, lo so, ma ci ho provato.

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