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Archivio per aprile 21, 2015

Quando Forlani si ispira a Lovecraft ∂ Fantascienza.com


Nuova uscita editoriale per Alessandro Forlani con i tipi della DelosBooks; parlo di M’rara, di seguito la sinossi presentata su Fantascienza.com:

La spettrofobia, che non ha nulla a che vedere coi fantasmi, è la paura degli specchi. Molti ne soffrono, magari in forma lieve, un leggero disagio. E se nello specchio apparisse qualcosa, sembra suggerire il nostro subconscio? E se il mio riflesso fosse diverso da me stesso? A volte la spettrofobia è il risultato di un trauma, o magari di un’esperienza paurosa legata agli specchi, come un film. O un racconto come M’rara di Alessandro Forlani, che ambienta un incubo in puro stile lovecraftiano in un cantiere in epoca fascista, dove durante gli scavi viene ritrovato qualcosa… che era meglio restasse sepolto.

Alessandro, grande scrittore, è noto per aver vinto contemporaneamente, con lo stesso romanzo, sia il Premio Urania che il Premio Kipple; seguitelo sul suo blog, è un piacere immenso leggerlo.

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.:: VERSUS_ ISIS: Geografia di uno stato-confine 4a/? | PEJA


Sul blog di Emmanuele “Peja” Pilia un’interessantissima prima parte della genesi e della conformazione dell’ISIS, il famigerato Stato islamico che sembra nato da una costola malata dell’Islam e che, a pensarci e guardare bene, è molto altro. Un estratto:

Il costo umano e biopolitico di questa espansione è difficilmente quantificabile. Ma anche questa volte, il paragone con una strategia di gestione del territorio ben collaudata in occidente resta valido: la gentrificazione. Questa volta non è il reddito a fornire una discriminante, ma obbedienza, genetica e credo: appropriandosi degli assi principali che servono la sussistenza degli insediamenti, le comunità sono spinte fuori dal confine. Come la Roma del mito coincise con il suo pomerium, anche lo Stato Islamico ha nel suo confine la sua vera estensione. Ed attraversare tale confine da indesiderati avrebbe richiesto un pedaggio assai elevato, come Remo scoprì suo malgrado. Non è quindi casuale la continua ricerca di un collegamento continuo con Roma in quanto simbolo. Roma, sotto la cui bandiera si unirono gli eserciti la cui onta è ormai giunto il tempo di lavare.

Thomas Köner – Tiento De Las Nieves | Neural


[Letto su Neural.it]

Thomas Köner è un media artist che frequenta quelle zone di confine situate nell’intersezione fra le sfere più puriste e creative della composizione sonora, delle arti visive, delle installazioni e della produzione digitale. Specifici ambiti che qui sono accantonati e più distintamente agiti solo nelle forme musicali di stilizzate strutture minimali, molto melodiche e ambientali. Il continuum – di appena più d’un ora – a noi non appare affatto desolato, quanto piuttosto contemplativo ed estetizzante nei suoi inviluppi, densi di pause e sequenze dilatate, sibillino e altrettanto elegiaco. Con il termine “Tiento” – che è un concetto evocato nel titolo – si fa riferimento infatti a una forma di musica strumentale in voga in Spagna fra il XVI e il XVIII secolo. Un cantante e teorico italiano di quell’epoca, Pedro Cerone, che era uno studioso della musica spagnola, ha spiegato bene in un suo trattato che questo genere musicale deve essere fatto in modo che si può “squillare” in uno strumento a tastiera. Immaginiamo sia questo il trait d’union con l’opera presentata oggi da Thomas Köner ed edita da Denovali: far “risuonare” in maniera decisa certi accordi, partendo da un sottofondo meditativo e dronico, come nell’atto di testare un clavicordo o un clavicembalo, pratica ricorrente prima del preludio in certe esibizioni di musica classica o barocca. È solo un pianoforte infatti ad essere utilizzato per tutta la durata della performance e Ivana Neimarevic – non nuova a collaborazioni con Köner – è abilissima nel rendere poetico il flusso esitante della composizione, irradiando all’ascolto un poetico decadimento, fitto di nuances appena disegnate e incantatori intrecci, dove le note non sembrano avere fra loro distanze certe e un ordine prefissato ma comunque sono percepite magicamente vaganti.

Una Tomba per gli alieni: Il deposito dei treni aveva una forma che mi sembrava una croce d’acciaio


Splendido post di LeoBulero (o tutti gli altri nick che si è preso); qui:

I treni ricominciarono a scricchiolare nel gelo gelato della notte fredda che era freddissima,come le ossa dei dinosauri grigi come il cielo  e sotto scorrevano come dei fiumi che poi travolgevano le case e le persone e le nostre armature personalizzate con l’uniposca mentre il pianeta Crypton si avvicinava disegnando delle aurore boreali che macchiavano di verde il nero, sempre più nero della notte.
Sentivo i cuori traboccare di un dolore nuovo lanciato sul mercato dalla Apple, sponsorizzato dall’ISIS e dai servizi segreti turchi, l’ultimo firmware del mio cervello a terra massacrato, i vostri volti coperti sopra i nostri corpi devastati, i nostri corpi devastanti con le tute arancioni e le teste tagliate, e poi sopra sventolava una bandiera di merda, sporcata di sabbia e di sangue, sporcata di voi.
Su una strada asfaltata male, vicino agli escrementi di magrebino, alle custodie dei telefonini, nella rifrazione della luce sulle vetrine sfondate, riflesse dai volantini riflessi, come una pioggia, poi, le teste spaccate degli operai della fiom disegnarono una specie di ritratto, come di un Dio che bruciava.

| Fernando Fazzari. Lavatrice e penna


Bella intervista a Fernando “BlackHoleSun” Fazzari, su Contempo, dove ha pubblicato nel recente passato alcuni suoi racconti. Un estratto:

La scorsa volta ci parlavi del movimento ‘connettivista’. Ne fai ancora parte e come sta crescendo?

Ne faccio ancora parte, certo. Gli ultimi anni sono stati molto produttivi, con i romanzi di Lukha B. Kremo, Sandro Battisti, Giovanni Agnoloni, Francesco Verso e Giovanni De Matteo. L’ultima iniziativa cui ho dato il mio contributo è stata “Next-Stream”, una raccolta di racconti pubblicata da Kipple Officina Libraria, in cui proviamo a portare in ambito mainstream le suggestioni del Fantastico e della Science Fiction di cui si è sempre nutrito il Movimento.

Ci sembra che la forma racconto negli ultimi tempi stia acquistando terreno anche in Italia. Nascono nuove riviste, siti web, approfondimenti. Sei d’accordo?

Hai ragione. Ma da qui a convincere certa editoria a scommetterci su, ce ne vuole.

Madri è il secondo racconto che pubblichi con noi. Raccontaci: com’è stato il lavoro di editing?

Utile, come ogni buon editing. Avere due editor – affiatati e con le idee chiare – al lavoro sul racconto mi ha permesso di passare al setaccio “Madri” in maniera efficace e nel minor tempo possibile.

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L'occhio del cineasta

La porta su un'altra dimensione

La Sindrome del Colibrì

The more you know, the less you fear (Chris Hadfield)

Terracqueo

multa paucis

Il maestro dei sogni

"Tutti siamo fatti della stessa sostanza dei sogni"

Il Bistrot dei Libri

"Un libro ben scelto ti salva da qualsiasi cosa, persino da te stesso" Daniel Pennac

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Ri Orientarsi, alla ricerca del nostro baricentro interiore

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