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IL FILO A PIOMBO DELLE SCIENZE > La trentunesima ora


Post nostalgico – mai avrei pensato di scriverlo, il Connettivismo lascia passare troppo impunemente gli anni –  di Marco “Antares666” Moretti che rievoca così, in punta di tastiera e anima, matematica esoterica, il mediometraggio che insieme a Marco “pykmil” Milani, Giovanni “X” De Matteo e Francesco “DeadToday” Cortonesi pensammo e realizzammo nell’ormai lontano 2006: La trentunesima ora.

“Ho rivisto con estremo piacere La trentunesima ora, e mi sono immerso in complessi turbini di purissimi memi matematici. Intuizioni sui numeri primi mi hanno sfiorato come tentacoli, sfuggendomi sempre. Per un attimo mi è quasi parso di poter cogliere il segreto di Feynman, ma la musica delle quasar ancora una volta si è dissolta in me. Più consono alla mia natura, il personaggio di Nephilim rappresenta un’epifania dell’insondabile sempre viva in me.”

“La trentunesima ora è film di contenuti, poetico senza dubbio, con una storia che potrebbe vagamente ricordare Pi greco il teorema del delirio ma che in realtà cela al suo interno come scatole cinesi svariati argomenti, diciamo che può essere, come molte opere concettuali, analizzato e percepito secondo vari livelli di interpretazione. Personalmente, dopo averlo visto paio di volte per meglio coglierne tutti i riferimenti, sono riuscito ad apprezzare il lato indubbiamente nostalgico e onirico che circonda questa opera prima, l’andamento a spirale della storia che confonde finzione e realtà. I temi che la permeano sono importanti: il mistero della morte prima di tutto che si presenta in forma di visioni e allucinazioni da parte del protagonista, l’amore, il mistero dell’infinito, il dolore che ognuno di noi cela nei momenti di difficoltà o di malattia, per fluisce in un finale estremamente poetico e rivelatore.”

“Il corto, mi ha ricordato un po’ PI di Darren Aronofsky (ma l’associazione, era abbastanza scontata, avendo entrambi dei matematici ossessionati e malati come protagonisti 😉 ).
Belle le inquadrature, ed anche i colori mi sono piaciuti molto, specie il contrasto fra i colori accesi delle scene nell’ostello ed il buio delle inquadrature esterne. Non so se l’effetto grana nelle inquadrature notturne fosse voluto, ad ogni modo, ci stava bene. 🙂
È un film che, mentre lo guardi, al pari di PI, riesce a trasmetterti la paranoia e l’ossessione del protagonista. Capiterà di accorgersi di fare particolare attenzione ai numeri degli autobus che si vedono ed, in generale, a qualsiasi numero che appare sullo schermo. Verrà spontaneo cercare di trovare dei pattern nella grana delle inquadrature notturne. Gli eventi non seguono una cronologia lineare, quindi, è necessaria una seconda visione per cogliere certi particolari. Questo anche perché i dialoghi o, più comunemente, le didascalie (essendo un film quasi muto), sono molto ermetici. La trama sembra quasi funzionale all’atmosfera ed allo scopo dichiarato di coinvolgere lo spettatore nelle paranoie del protagonista.”

Qui è possibile reperire la sceneggiatura originale, una vera chicca questa che avevo dimenticato io stesso, insieme a tutte le splendide sessioni di registrazione e le estenuanti e psichiche sedute di montaggio. Grazie per questo splendido viaggio, Marco!

P.S. – Dovrei avere ancora una copia del DVD, il film non dovrebbe essere perso. Qui sotto il trailer.

1 commento»

  Fossili di Cybergoth | HyperHouse wrote @

[…] io non ricordavo più una cosa del genere, per cui ringrazio ancora una volta Marco per questa sua incessante opera che strappa all’oblio la prima storia del Connettivismo, […]

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