HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per agosto 4, 2015

VVAA – Holo 1, CreativeApplications.net | Neural


[Letto su Neural.it]

Nel liquido territorio d’espressione creativa che utilizza la tecnologia c’è un’area ibrida che comprende – in varia misura – la programmazione, la progettazione, il suono, l’interazione e la scienza. Holo è un nuovo lussuoso magazine, concepito come un primo “best of” focalizzato su queste aree di ricerca: un prodotto davvero “costruito” in maniera professionale. La rivista è stata finanziata attraverso una campagna Kickstarter, che ha raccolto 71.494 dollari – più del doppio dell’obiettivo iniziale – attraverso poco meno un migliaio di “sostenitori”, cifre impressionanti che sono venute insieme questo primo numero (l’uscita prevista è di due numeri l’anno). Il progetto è nato a Toronto intorno al collettivo che ha dato vita al sito web CreativeApplications.net dove la stessa ibrida zona concettuale viene a fondo esplorata nei molti e frequenti post pubblicati. Con un’estetica impeccabile la rivista stampata può vantare classici punti di forza grazie a redazionali su artisti ben noti agli addetti ai lavori quali Chris O’Shea, Semiconductor, Zimoun, con gli articoli, con gli indici visivi e un curioso pieghevole “stream”, oltre a brevi note su importanti stuff/events/news accaduti durante la produzione. Per rafforzare esteticamente la sua identità, il design di copertina e le pagine “partner” (istituzioni che sostengono il progetto), sono “mappe di densità”, “che tracciano tutte le lettere nella rivista”, astrazioni ben congegnate con un programma d’elaborazione sviluppato appositamente dal Moniker Studio. Infine, l’elenco di nomi sul retro di copertina diventa una sorta di lista contestuale, che specifica i riferimenti e l’ispirazione. Questa rivista è benvenuta come una nuova “voce” nel campo dell’arte e della tecnologia: speriamo che possa contribuire ad espandere l’intera scena, entrando a far parte d’una rete di rafforzamento reciproco che troppo a lungo ha atteso per un riconoscimento storico.

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Sei tutt’altro


Mi ricordi la tua stessa volontà sublimata, mentre le spese fatte al delimitare del confine estremo si rapportano lievi e ripide sul doloroso comprendere di essere tutt’altro che il senso inumano.

Acconto


Acconto per un racconto minimale di devastazione simbolica, masse bioluminescenti di angoscia si ramificano nel tuo kernel psicofisico, mostrandoti il dramma incarnato.

1992, ovvero come guardarsi davanti a uno specchio (non) deformante – Emanuele Manco


Sul blog di Emanuele “Manex” Manco un significativo post che, traendo spunto da una fiction TV italiana (1992) fa una carrellata nemmeno troppo veloce sulla società del nostro Paese in quest’ultimo quarto di secolo. Ne deriva un quadro desolante, che parte da Mani Pulite e giunge pari pari ai giorni nostri, senza fare una piega.

Ma, prima di tutto, cos’è 1992?

Da un’idea di Stefano Accorsi.

Le idee sono del primo che se le prende, ma penso che quella di raccontare il 1992, un anno cruciale nella recente storia italiana non sia venuta solo a lui. In realtà pezzi di quell’anno li abbiamo già visti nelle produzioni sulla Mafia, nel racconto degli ultimi giorni dei magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, uccisi in attentati mafiosi quell’anno.
Qui però siamo davanti al racconto di un’altra stagione, parallela a quella degli eventi mafiosi, ma non realmente distante, quella della cosiddetta Tangentopoli, sistema di tangenti e di corruzioni che, attraverso gli appalti pubblici affidati al sistema imprenditoriale, finanziava i partiti politici. La stagione dell’inchiesta battezzata Mani Pulite, venuta alla ribalta della cronaca il 17 febbraio 1992, con l’arresto di Mario Chiesa, Presidente del Pio Albergo Trivulzio.

Ed ecco il momento della critica sociale, che così ben calza a noi Italiani.

Quell’anno non poteva essere rappresentato da un capolavoro, ma da una perfetta sintesi della nostra mediocrità. Non siamo così profondi come vogliamo credere. Se lo ammettiamo è meglio. Ma siamo i più qualificati a metterci in scena con i nostri macroscopici difetti di chi, sulla carta, sarebbe più adatto a farlo. E se diamo addosso a questa fiction, prendendocela con questo o quell’attore, con le soluzioni narrative forzate, gli sguardi basiti e le luci “finto non smarmellato”, è perché non vogliamo ammettere che Mani Pulite e la successiva ascesa del berlusconismo e la “seconda repubblica delle banane e del bunga bunga” non sono tra le cause del nostro declino, ma tra i sintomi.

Come andrà a finire a noi, oggi, non lo sappiamo. Abbiamo un pregresso inquietante però. Gli anni successivi al 1992 sembrano dimostrare che, come c’è gente che è morta democristiana, qualcuno di noi è morto berlusconiano e altri ancora rischiano di morire renziani. Senza soluzione di continuità pestando nello stesso mortaio.

Alexander Rishaug – MA.ORG PA.GIT | Neural


[Letto su Neural.it]

Non ci sono altri casi nei quali uno strumento musicale può esibire le funzioni di “architettura”, “ambiente” e “produzione musicale”: l’organo che è essenzialmente un tool di collocazione e d’uso liturgico può vantare queste speciali caratteristiche e da sempre – non a sproposito – è stato qualificato come il re degli strumenti musicali (questo ci ha ricordato il Santo Padre Benedetto XVI alla presentazione del nuovo organo della Alte Kapelle di Ratisbona nel 2006). Alexander Rishaug, che ha fatto parte del collettivo d’improvvisazione ARM, con Arne Borgan e Are Mokkelbost, si è applicato allo spazio, all’acustica e alla meccanica dell’organo della Norwegian Seamen’s Church di Rotterdam – invece – sviluppando due pezzi di lunga durata, composizioni che vibrano dei sibili, degli overtone e dei feedback di un vecchio amplificatore valvolare e d’una chitarra elettrica. Il risultato è sorprendente, anche quelle che a un orecchio “comune” potrebbero sembrare solo sovrapposizioni accidentali – scricchiolii, fruscii, ticchettii – qui concorrono a dar fiato all’opera, superlativamente remixata poi in una release solo digitale da alcuni dei maestri più amati dalla Cronica, sound artisti come Machinefabriek, Svalastog, Köhn, Sakana Hosomi, Phonophani, Tetsuro Yasunaga, Seaworthy, Asuna, Loscil, Curvere e Mark Fell. Le atmosfere s’imprimono all’ascolto in maniera non del tutto quietista, seppure meditative, dilatate e siderali. Organo, chitarra e amplificatore è come se interagissero autonomamente nella prima delle due composizioni. Nell’altra – di circa un quarto d’ora – le frequenze sono più sommesse e ovattate, gli interventi meno decifrabili e le sfumature parecchio insistite seppur lievi. Un’ottima prova per lo sperimentatore norvegese che soprattutto nell’articolare strutture ipnotiche e ammalianti è davvero a suo agio e stilisticamente coerente.

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