HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per agosto 11, 2015

Subway, dancer in the dark | Neural


[Letto su Neural.it]

L’Iran oggi non promuove alcuna forma di cultura occidentale e deve rispettare i rigidi dettami religiosi islamici: è vietato bere alcolici, è vietato avere rapporti sessuali prima del matrimonio, è vietato ballare in pubblico… e per le donne queste regole e le restrizioni si moltiplicano. Anche se non è stato sempre possibile cambiare le leggi, è spesso possibile trovare modi per mantenere vivo il desiderio di cambiamento anche a miglia di distanza, tra i paesi e le persone che sono apparentemente molto diverse. Subway è stato creato per questo scopo. Un progetto di collaborazione che utilizza i media digitali e i dispositivi mobili in modo creativo, Subway, ha avviato un dialogo a distanza che ha permesso a molti iraniani di fare piccoli gesti di resistenza nei confronti della cultura repressiva a cui sono esposti. L’iraniana Ansari, oggi residente a New York, ha realizzato un breve video ballando liberamente in una stazione della metropolitana. In collaborazione con la Georgia Tech University, il ricercatore Andrew Quitmeyer e il Digital World and Image Group hanno poi sviluppato un’applicazione per Android, grazie alla quale il video in questione è stato diviso in fotogrammi e diffuso in Iran, dove la gente ha liberamente replicato le pose dei singoli fotogrammi come se fossero fotografie. Dance, quindi, senza realmente ballare. I fotogrammi, ricomposti nell’ordine corretto, hanno fatto rivivere la coreografia iniziale, con una moltitudine di iraniani ballerini.

Sinth


Ho i simboli appiccicati sulla pelle sintetica di riporto, come costruire su strati artificiali di energia.

How?


Non v’è alcun movimento espanso da giudicare, soltanto cadenze studiate empiricamente che racchiudono l’essenza stessa dell’istinto. Come? A te capirlo…

Racchiuso


Sei racchiuso in un mantra esclusivo che contempla ogni vibrazione fallica del tuo dominio.

Biosphere Deathprod – Stator | Neural


[Letto su Neural.it]

Geir Jenssen e Helge Stein – meglio conosciuti come Biosphere e Deathprod – sono per l’occasione di questo album, Stator, chiamati dalla Touch per un progetto che non è una collaborazione ma bensì una vera e propria split release, una selezione che diligentemente alterna produzioni dell’uno e dell’altro sperimentatore. I musicisti – avvezzi sia ad esibizioni nei club che nei festival internazionali più rappresentativi della scena, il primo sul crinale fra laptop music e video art, l’altro con un set ancora più non convenzionale, pregno di elettronica apparecchiata in casa, vecchie macchine a nastri per eco, modulatori ad anello, filtri vari, theremin, campionatori ed un sacco di roba elettronica – sentiti in successione sembrano moltiplicare esponenzialmente le loro peculiari attitudini in vista di un suono corposo e avvolgente, tanto alfine il continuum è denso e coeso. Poco importa se la successione sia stata preparata ad arte o se uno dei due artisti abbia modulato volontariamente in direzione dell’altrui sound o se ancora questo sia stato fatto in entrambe le direzioni. Quello che va segnalato è la primordiale bellezza del risultato, che sa raccontarci di spazi inospitali ma eterei, con tremolii e spettrali concatenazioni auditive, sospese fra tempo, materia, spazio ed energia, in ipnotizzanti pieces astratte e quintessenziali per sapore e atmosfere. Soundscape armonici e droni più ritorti, ronzii e prostranti melodie che forse oggi non ridefiniscono più – nelle forme dell’ambient music oramai tradizionali – lo stato dell’arte della sperimentazione sonora ma che ancora ci catturano all’ascolto con forza, coerenza ed eleganza. Il progetto – per essere più precisi – è stato commissionato in origine da quelli del Tape To Zero festival e i due artisti norvegesi di buon grado si sono sottoposti alla sperimentata tecnica dei cadavre exquis, elaborando – a quanto pare – una singola traccia dopo l’altra.

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