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DAVID GILMOUR: INTERVISTA A CLASSIC ROCK: IL PASSATO, IL PRESENTE, IL FUTURO | PINK FLOYD ITALIA


Nuova intervista a David Gilmour, nell’occasione del suo nuovo album Rattle that lock. A differenza dell’altra, questa è molto più intimista e sonda il mare dei ricordi.

Di recente ho intervistato Nick e Roger e ho chiesto loro della possibilità di una reunion dei Pink Floyd. Nick Mason mi ha risposto: “Mi piace fare tournée e vivo nella speranza”. Roger mi ha risposto che la “questione non si pone affatto” perché alla sua età [ha 71 anni, n.d.r.] la vita dev’essere dedicata a fare ciò che ti piace fare”. Finora, i Pink Floyd sono un’opera in tre atti. Ci sarà un quarto atto?
No. Io ho finito. Ho passato una vita come Pink Floyd. Quanti anni sono dall’età di 21 anni fino a 69? Proprio tanti. Ho passato 48 anni come Pink Floyd – un bel po’ dei quali, all’inizio, con Roger – e il 95% di quegli anni che oggi sono considerati il nostro periodo d’oro sono stati musicalmente soddisfacenti, pieni di gioia, divertimento e risate. E di sicuro non voglio che il restante 5% sporchi il mio punto di vista su quello che è stato un lungo e fantastico periodo trascorso insieme. Ma i Pink Floyd hanno fatto il loro corso, abbiamo finito, e sarebbe un imbroglio tornare indietro e farli rivivere.
E farlo senza Rick sarebbe sbagliato. Fa bene Roger a fare tutto quello che ha voglia di fare e a divertirsi e a provare la soddisfazione che devono avergli dato tutte quelle repliche di The Wall. Io sono in pace con tutte queste cose. Non voglio assolutamente tornare indietro. Non voglio tornare a suonare negli stadi… sotto la bandiera del gruppo. Sono libero di fare esattamente quello che ho voglia di fare e come lo voglio fare. Non so se è meglio farlo come Pink Floyd oppure no. Non me ne frega. È quello che voglio fare ed è quello che farò.

Fammi l’esempio di un momento Pink Floyd che hai rifatto nella tua testa una infinità di volte affinché fosse magnifico.
Oh, i grandi momenti sono una schiera. Ho migliaia di grandi ricordi ed istantanee. Meddle fu un grande momento per noi. Quel disco indicò la strada ed ebbe grande successo. Ma così fu anche A Saucerful Of Secrets. Dark Side Of The Moon ovviamente fu il momento di svolta, fu fantastico e all’improvviso passammo dal livello medio al livello mega.

C’è un momento rispetto al quale pensi con orrore di averlo fatto?
Non c’è nulla che mi provochi imbarazzo, ma se guardo Pink Floyd at Pompeii rabbrividisco.

È splendido. E almeno due di voi sono senza maglietta!
Esattamente! È una cosa… è una cosa personale. Soprattutto, vedo quanto è bello; è tutto felicemente riposto nella scatola dei ricordi. Comunque, sono molto bravo a dimenticare le cose brutte.

Quando rivedi i vecchi filmati dei primi Pink Floyd, ti riconosci in quella persona?
[come se osservasse uno schermo immaginario] Vedo un tizio lì! Allora la musica era sperimentale e fu emozionante sperimentare. Ma quello a me, oggi, appare come un processo – un processo per scoprire che cosa ti piace e che cosa no. E quando vai avanti con gli anni, come nel mio caso necessariamente, scopri che cosa ti piace e questo, forse, restringe un po’ la tua visione. Allora era eccitante, ma tantissime cose erano imbarazzanti e pensavi: ‘Oddio, e adesso che cosa facciamo?’

Che cosa vuoi dire?
Bè, avevamo uno schema di quello che dovevamo suonare dal vivo. Uno contava o cominciava a suonare e dovevi sapere quale brano fosse e avevi uno schema di massima; poi dovevi spiccare il volo sulla traiettoria che ti piaceva; così la musica veniva costruita e volava via vagando in un’altra direzione. Alcune di quelle direzioni erano vicoli ciechi mentre altre erano eccitanti.

Che cosa ricordi del breve periodo durante il quale tu e Syd siete stati insieme nel gruppo?
Fu tragico, davvero. Facemmo insieme cinque concerti e lui… [sospira] Abbiamo un filmato di Syd in camerino, da qualche parte in occasione di uno di quei concerti, nel quale lo si vede mentre muove qualche passetto, una piccola danza, e ride e ride. Ma lo guardi in faccia e dici: ‘Oddio, no, è una tragedia’. Poverino. Non ricordo molto di quel periodo. Ero nuovo e credo che sapessero che ne avrei preso il posto.

C’era una canzone che non ti sei mai stancato di suonare?
Per la gioia molto palpabile che pezzi come ‘Comfortably Numb’ o ‘Wish You Were Here’ danno al pubblico, non mi stanco mai di quei brani sapendo l’effetto che fanno. Suonare ancora quegli stessi vecchi pezzi può essere considerato tedioso, ma sono sempre contento di fare i brani che la gente ama.

Ricordo il grande aereo di legno che scendeva giù appeso ad un filo sulle teste degli spettatori, fino al palco di Knebworth nel 1975 durante Dark Side Of The Moon. Quel vecchio ma divertente mondo analogico non sembra piuttosto bizzarro nel 21esimo secolo?
È divertente e bizzarro. Tutte quelle cose oggi si potrebbero fare molto meglio, ma sarebbero più efficaci? Non lo so. Oggi potrebbero accadere come per magia ma chiunque potrebbe pensare: ‘Oh sì, l’ho visto in Star Wars III’. Ma allora era davvero reale e la gente si stupiva: ‘Al diavolo! Un aeroplano che vola sulle nostre teste!’ Adesso tutto deve diventare più grande e migliore, e migliore significa più grande e non migliore.

Quali sono i tuoi ricordi del Live 8?
Mi è piaciuto molto, anche se abbiamo avuto alcuni giorni di prove molto tese. Non ci parlavamo da anni.

Come decideste che cosa suonare?
Noi demmo dei suggerimenti, Roger dette dei suggerimenti e non me ne importai. Alla fine pensai: siamo noi i Pink Floyd e lui è nostro ospite; può solo fare quello che gli diciamo di fare altrimenti se ne va aff…

Lui che cosa propose?
Voleva fare Money, che tutti volevamo fare, Another Brick In The Wall e In The Flesh.

E fu scavalcato.
Sostanzialmente sì.

Io ero appena sotto il palco e per me fu magia pura.
Così fu. Fu magico. Eravamo rilassati e ci piacque. Facemmo una prova generale la sera prima senza pubblico nel parco e fu eccezionale. Ci aiutò a farci sentire rilassati e fiduciosi. Andò molto bene.

Ma nessuna tentazione di continuare?
Ci furono. Ovviamente, accetto l’idea che ci possa essere chi vuole vedere ed ascoltare questa leggenda che erano i Pink Floyd, ma temo che non sia una mia responsabilità. Per me sono soltanto due parole che uniscono il lavoro fatto insieme da quattro persone. È solo un gruppo pop. Non ne ho bisogno. Non ho bisogno di tornare ai Pink Floyd. Non faccio il difficile o ritrosia, semplicemente credo che alla mia età devo poter fare solo ciò che davvero voglio fare nella vita.
Ma sono entusiasta del fatto che ogni nuova generazione si lega a noi, così che abbiamo sempre nuovi seguaci ed ascoltatori con il passare degli anni. Tuttavia, non so che cosa determini questo fenomeno, che non avviene per molti altri musicisti.

2 commenti»

  metalupo wrote @

La foto è meravigliosa.

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  pykmil wrote @

L’ha ribloggato su The Connective World.

"Mi piace"


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