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NeXT Hyper Obscure

Archivio per settembre 5, 2015

Ombre insalubri


Ricordi che si atteggiano a ombre insalubri, mentre il pianoro è percorso dalle avvisaglie di disturbanti nenie esoteriche.

Parole aliene


Volentieri mi aspergo di polvere cosmica, come una tormenta psichica che alberga nel delirio interiore delle parole aliene.

Passioni antropomorfe


Essenzialmente, non accade nulla che non sia comprensibile agli occhi profondi dell’inumano, nulla che possa poi scatenare passioni insane come quelle proprie antropomorfe.

Emozioni virate


Raccolgono istantanee di un fulgido presente per mostrarle altrove, nel perfetto scansionamento delle idee lasciate affondare nel fuoco psichico anomalo: le emozioni virate all’inumano.

UFO nei testi sacri: fatti o sciocchezze? Intervista al ricercatore Fabio Marino dell’Associazione Per il Progresso Interdisciplinare delle Scienze, ASPIS | Kipple Officina Libraria


Bel post su KippleBlog sulle ricerche (clipeologia) per capire se nell’antichità gli UFO sono stati al centro di alcune imagescronache o se è una interpretazione attuale dettata da alcune suggestioni moderne. Un estratto della chiacchierata con Fabio Marino:

Che cos’è la clipeologia e qual è la sua storia?

Il termine di per sé deriva dallo scudo romano rotondeggiante detto “clypeus”. Infatti, esistono numerose presunte testimonianze di epoca romana, trasmessa attraverso gli scritti di parecchi storici, in cui accanto a veri e propri fenomeni che oggi definiremmo fortiani sono riportate le apparizioni di “clypei (o clipei) ardentes” nei cieli. Si trattava di “travi infuocate” che solcavano il firmamento, spesso registrate dettagliatamente dagli storici dell’antica Roma, e in questo senso molto importante è il “Libro dei prodigi”, redatto da uno storico minore – Giulio Ossequente – il quale riferì di svariate decine di casi dall’apparenza pre-ufologica. Naturalmente, molte civiltà antiche hanno ricordato eventi similari; personalmente, non inserirei però nella lista la saga dei Vimana indù, in quanto ha più l’aspetto di un componimento narrativo, che quello di un resoconto storico, più o meno affidabile. Come dunque scrive il mio amico Enrico Travaini, “la clipeologia o paleoufologia è una disciplina che studia le presunte manifestazioni di UFO verificatesi nei secoli passati.” Il termine è entrato nell’uso corrente in ambito ufologico (subendo purtroppo una recente e ingiustificata eclissi) grazie a Umberto Corazzi, dalla cui intuizione prese anche il nome la storica rivista torinese “Clypeus”. In altri termini, si dovrebbe parlare di “clipeologia” per tutti gli avvistamenti avvenuti nell’antichità; di “ufologia”, invece, per gli anni successivi al 1947, visto che il “certificato di nascita” del fenomeno-UFO (e quindi lo spartiacque fra le due discipline sorelle) è considerato il giugno del 1947, dopo lì avvistamento di Kenneth Arnold all’altezza del Monte Rainer. Tuttavia, in linea generale il termine cronologico della clipeologia è normalmente considerato il XIX secolo.

La clipeologia sembra basarsi sopratutto – anche se non solo – sulla traduzione e la reinterpretazione di testi antichi, sacri e non. Quali sono i pregi e i limiti di questo approccio?

In effetti, la reinterpretazione in chiave ufologica di molti testi sacri a cominciare dalla Bibbia è una corrente che oggi va decisamente per la maggiore, specialmente presso il grande pubblico, e ha fatto la fortuna di parecchi autori, nostrani e non. Non si può dimenticare però che un simile approccio alla clipeologia rischia di essere largamente fuorviante. Bisogna sottolineare, infatti, che la valenza dei libri sacri è per l’appunto “sacra”, e tendente, con ogni probabilità, a favorire la descrizione di eventi assolutamente naturali in termini “misterici” e misteriosi, per evidenti motivi. Di converso, questa ottica sembra spesso ignorare dei veri e propri resoconti che paiono albergare nelle pieghe delle opere anche di Autori del passato molto qualificati sotto il profilo storico, uno per tutti Tito Livio. Si corre il rischio, insomma, di annettere un significato profondamente sbagliato ai testi sacri, privilegiando un aspetto degli stessi (quello cronachistico) che sicuramente è di gran lunga secondario rispetto alle intenzioni degli autori dei medesimi (che è quello metafisico). Inoltre, può succedere di annettere a tutti i costi un’importanza clipeologica a ciò che non ne ha. Ad esempio, nell’Esodo esistono delle descrizioni che possono far pensare a una casistica specifica (penso alla nube e al cilindro di fuco che apparentemente scortava la marcia degli Ebrei nel deserto); invece, potrebbe non rientrare nel tema il famoso racconto di Ezechiele. Quest’ultimo ben si presta a una possibile interpretazione allucinatoria, oppure, come acutamente suggerito da Robert Schoch, alla descrizione di un fenomeno di esplosioni di plasma in atmosfera. In ultima analisi, sarebbe bene non confondere le elucubrazioni basate su libri ad impostazione religiosa (del tutto prive di un substrato storico minimo) dalle possibili interpretazioni fondate su resoconti di natura eminentemente storica. Solo questi, a mio avviso, rientrano a pieno titolo nella definizione di clipeologia.

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Laudabunt alii claram Rhodon aut Mytilenem...

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