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Archivio per febbraio 9, 2016

Drumcorps – Falling Forward | Neural


[Letto su Neural.it]

Uscendo nove anni dopo Grist (Ad Noiseam adn70, 2006), un album che ha dato origine a intensi spettacoli dal vivo, procurando a Drumcorps una notevole base di fan, Falling Forward non poteva certo deludere, seppure dopo tutto questo tempo le scene industrial, metal e breakcore sono sicuramente molto mutate, grazie a nuovi generi e influenze che sono apparsi all’orizzonte, effetto anche della maniera di fruire la musica, che sempre più massicciamente infusa dalle piattaforme streaming ha portato a un consumo decisamente differente rispetto al passato. Nonostante sequenze urticanti, glitcherie vacue, tagli devastanti e intoppi, aleggia tra i solchi un pizzico di mutoide sound grunge anni novanta e Mike Justian (Madball) abbellisce tre tracce con il suo drumming metalcore, potente e soul, mentre Leo Miller (Animosity) contribuisce con il suo pesante marchio di fabbrica vocale su due piste e Iggor Cavalera, batterista brasiliano (ex-Sepultura, Mixhell) completa il novero delle collaborazioni al fine di costituire una massiccia struttura ritmica. Alla Ad Noiseam sono avvezzi ai densi riff, ai feedback e a ogni sorta di contaminazione noise nelle forme più caotiche e parossistiche: non poteva trovare di meglio per questo album il maestro bostoniano, un musicista abile nell’organizzare distorti e contundenti hardcore breakbeat. Se le estetiche glitch e principalmente l’idea del malfunzionamento sin dai primordi del genere breakcore sono state fra le seminali ispirazioni, Aaron Spectre – questo il vero nome nascosto dietro il moniker – ha voluto insistere su questo riferimento e non solo nei vortici, nelle forzate accelerazioni dei suoni o nei salti e nelle distorsioni vocali: anche l’artwork è partecipe di questo traballante concetto concedendosi una foto del sound-maverick ad arte difettata, con pixel distorti o mancanti. Un ulteriore maniera di sottolineare la diversità e l’asprezza di questi suoni nati e prosperati indefessamente all’ombra dell’underground più genuino ed elettronico.

Markus Krajewski – World Projects: Global Information before World War I | Neural


[Letto su Neural.it]

Quando la “globalizzazione” è veramente cominciata? Scavando attraverso la storia sarebbe stato facile tornare indietro di qualche decennio, quando Internet stava iniziando a diventare così pervasiva. Ma esattamente quanto lontano possiamo tornare indietro nel tempo prima di non potere più paragonare quelle di una volta alle condizioni attuali? Il momento cruciale è senza dubbio l’inizio del ventesimo secolo con il nuovo impulso d’energia elettrica a indurre un improvviso cambiamento nella velocità di distribuzione delle informazioni e di trasporto, portando alla percezione del mondo come uno spazio unico. Nei primi due decenni questo processo è progredito fino alla prima guerra mondiale, con la realizzazione di visionari “sistemi” atti culturalmente e strutturalmente allo scopo di “unificare”. Krajewski ha approfonditamente studiato questo argomento, scavando negli archivi – soprattutto quelli di lingua tedesca – e portando alla luce progetti assai rilevanti rilevanti per la comprensione della contemporaneità. La limitazione di spazio, nei termini della sensazione di un mondo intero coinvolto simultaneamente, viene descritta dall’autore come un “world wide web” ante-litteram con un “software” umano capace di farlo funzionare sia a livello intellettuale che funzionale, disciplinando la relazione fra tra entità e nodi. Al di là di atteggiamenti ingenui e megalomani, il prefisso “mondo” – così alla moda durante la belle époque – viene utilizzato per definire, tra l’altro, progetti come gli ambiziosi “world auxiliary language” e “world currency” di Ostwald. Soffrendo talvolta della traduzione dal tedesco, il libro può sembrare a volte intricato, pur risultando sempre informato e prezioso per i ricercatori e gli archeologi dei media.

Su IL BECCO Dmitrij Palagi recensisce IL SOLE DELL’AVVENIRE vol. 3: NELLA NOTTE CI GUIDANO LE STELLE | Nicolas Eymerich Official SiteIl Sito Ufficiale di Valerio Evangelisti


Recensione all’ultimo lavoro di Valerio Evangelisti, che tocca il sociale e i diritti delle masse lavoratrici, argomento che di questi tempi è desueto ma, provate voi a sentirvi desueti quando sul posto di lavoro vi sentirete vittime di soprusi insanabili…

L’imponenza della trilogia del Sole dell’Avvenire merita studi, analisi e convegni, che infine potrebbero rivelarsi di dubbia utilità se non vivessero questi romanzi come preziosi spunti, per volgere lo sguardo alle proprie spalle con il giusto atteggiamento. Nel rugby si usa l’espressione “andare avanti guardando indietro”. La possibilità di lottare per le proprie idee è un privilegio consegnatoci dal “quarto stato” che marciò contro la determinazione della borghesia tra la fine del XIX secolo e il XX.

La lotta di classe è sopravvissuta a due guerre mondiali, per poi impantanarsi in un lungo arco di tempo, a cui però Evangelisti non è interessato come autore letterario.

“Non voglio toccare temi che riguardino la mia stessa biografia (sono nato nel 1952). Non sarei sereno e distaccato il necessario dalla materia” (intervista a SetteSere).

Contingent Cartographies, Fluid Identities, breaking a visual spell | Neural


[Letto su Neural.it]

Google Street View è lentamente cresciuta nel corso degli anni verso il suo ambizioso obiettivo di diventare “l’occhio di Dio” disponibile su qualsiasi schermo connesso. La pura illusione di vedere (e quindi per i nostri sensi primari di essere) in tutto il mondo, accedendo a qualsiasi spazio pubblico è stata programmaticamente espansa. Ma più che utilizziamo queste simulazioni, saltando in uno spazio urbano sconosciuto, tanto più gloriosamente ci sfugge il contesto fisico locale. Nel suo progetto “Contingent Cartographies, Fluid Identities” Alice Dalgalarrondo combatte contro questo falso lucido nomadismo, fornendo al contesto di scuotere la media dei “viaggiatori da tastiera”. L’artista new media si concentra sul disperato distretto di Cracolândia a San Paolo, popolato da tossicodipendenti, spacciatori di crack e cocaina. Il rasoio affilato dell’analisi visiva della rappresentazione Google di Cracolândia è realizzato infine per mezzo d’una voce in bilico tra il sintetico e naturale, rompendo il nitido incantesimo visivo e restituendo alla realtà quello che si merita.

Pink Floyd – Set The Controls For The Heart Of The Sun HD 1972


Potentissima energia acida ed evocativa, creativa, sperimentale. L’inizio della nostra attuale musica; un bel po’ più dell’inizio…

Una Tomba per gli alieni: Queste piccole farfalle.


Un’altra perla da leggere per Leo Bulero, da leggere sul suo blog. Qui sotto un estratto, mi richiama alla mente alcune mie cose, un senso di empatia…

Lo sapevate che la pioggia si ricorda le cose? Lo sapevate che immagazzina informazioni? Loro scostavano il velo dalla faccia, le loro bocche secche accennavano dei sorrisi sdentati, vi dico che è così dicevo, a volte mi puntavano un Kalashnikov, a volte mi invitavano nelle loro tende a mangiare carne croccante e a bere misture segrete.

Era il periodo in cui mi mandarono a fare il rappresentante di ombrelli nel deserto libico, li trovai lì, non mi ricordo da cosa scappavo ma probabilmente scappavo da me stesso, mi ricordo benissimo però che cosa cercavo, me lo ricordo benissimo.

La ditta aveva detto che era un buon lavoro, avevo accettato e loro mi avevano mandato nel deserto.

Mi ricordo che ai tuareg gli ombrelli piacevano, un capo tribù mi firmò un contratto per una fornitura, all’inizio ci si riparavano dal sole, avevano costruito delle armature di ombrelli da montare sui cammelli, schermature di ombrelli per le tende e per le aree dove riposavano, poi iniziarono ad usare gli ombrelli con una funzione rituale, una forma di selezione di casta, una notte sotto una distesa di stelle infinite mi invitarono a partecipare ad una specie di festa di Imajaghan, mi offrirono un Thè con dentro non so cosa ma quando mi svegliai era come se per una notte tutto il deserto mi fosse scivolato nel cuore. La mia anima era rimasta vuota, uno stregone disse che dovevano avermela rubata, io sapevo chi ce l’aveva, gliel’avevo regalata io.

Fu più o meno quello il periodo in cui conobbi i vecchi punk di Teheran, era gente che aveva deciso di vivere da punk durante la rivoluzione iraniana del 79, gente che aveva fatto a sprangate con le milizie Basiji, che si era accoltellata con i mods e i metallari durante le retate dei guardiani della rivoluzione, gente che aveva creduto in forme impazzite di anarchia, nella rottura di tutti i suoni, nella sregolatezza di un amore feroce.

CineFatti

Almeno un film al giorno, come il caffè.

Alessandro Rolfini

Be Different...Be Free !!

Pmespeak's Blog

Remember! Once warmth was without fire.

L'edera

e le altre poesie in ordine sparso by MerMer

My Mad Dreams

Sognatore è chi trova la sua via alla luce della luna... punito perché vede l'alba prima degli altri. [Oscar Wilde]

anche-ombre

percorsi ombreggiati, riflessioni esauste, alcooliche, liberatorie

There was a vision…

… of an outstanding and individual concept, which would last for many years hence.

Giacomo Ferraiuolo

Avevo un sogno e l'ho realizzato.

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Per informarsi su fumetti, film, serie tv, cartoni, musica e tutto ciò che è pop

Inchiostro e Sanguenero

È impossibile non comunicare. (Primo assioma della comunicazione. Scuola di Palo Alto)

Stregherie

“Quando siamo calmi e pieni di saggezza, ci accorgiamo che solo le cose nobili e grandi hanno un’esistenza assoluta e duratura, mentre le piccole paure e i piccoli pensieri sono solo l’ombra della realtà.” (H. D. Thoreau)

L'occhio del cineasta

La porta su un'altra dimensione

La Sindrome del Colibrì

The more you know, the less you fear (Chris Hadfield)

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"Un libro ben scelto ti salva da qualsiasi cosa, persino da te stesso" Daniel Pennac

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E’ un’illusione che le foto si facciano con la macchina… si fanno con gli occhi, con il cuore, con la testa. (Henri Cartier-Bresson)

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Laudabunt alii claram Rhodon aut Mytilenem...

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ORME SVELATE

la condivisione del dolore è un dono di amore da parte di chi lo fa e di chi lo riceve

francesca del moro

La differenza tra prosa e poesia è che la prosa dice poco e ci mette molto tempo, la poesia dice molto in pochissimo tempo. C. Bukowski

Istanze & Fantasmi

poesie seminate, di Martina Campi

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The Twittering Machine

Racconti di fantascienza (e altro) di Piero Schiavo Campo

Quel cinema invisibile...

Cinema was made to reunite the Visible and the Invisible

Il Calamaio Elettrico

Versi di Mauro De Candia e influenze varie

ON THE ROAD

Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti

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