HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per febbraio 13, 2016

Nel tuo spazio siderale


Italiano: Dallo Spazio totale

I ricordi si attestano sulle diottrie espanse delle tue percezioni, mostrando rivetti di pura materia esotica persa nello spazio siderale che sei tu.

Suono inumano


Se ne sprecano a lotti espansi, di ricevitori misti a cadenze sincopate di pura ardesia cotta. Il suono che ne esce è inumano.

Scovati


Necessitano alcune segnalazioni sul richiamo estemporaneo delle icone, lì fuori si rivelano i sensori criptici, basta il mio tatto dimensionale a scovarli.

Buenos Aires, lo spazio della Memoria – Carmilla on line ®


Su CarmillaOnLine una interessante disamina di come il fascismo di marca statunitense abbia colpito l’Argentina con la violenza del Nazismo. Di come abbia represso il dissenso con la potenza ben conosciuta del Nazismo. Sappiamo che molti burocrati nazisti siano fuggiti negli USA alla fine della Seconda Guerra, e di come essi abbiano prosperato e si siano riprodotti nella cloaca capitalistica e liberista, facendo figli che hanno generato il SudAmerica e i suoi colpi di stato e, oggi, l’ISIS. Il Nazismo non è per niente morto, il nero occulto che è alla sua base risiede negli interstizi siderali che Lovecraft ha esplorato.

«Terrorismo de Estado» recita senza ambiguità il titolo del cartello che accoglie i visitatori subito oltre la cancellata d’ingresso di quello che oggi è diventato grazie al governo Kirchner l’Espacio Memoria di Buenos Aires, e che fino a pochi decenni fa era l’ESMA, Escuela superior de Mecánica de la Armada (il Politecnico della Marina militare). Per sette anni (1976-83) l’ESMA fu il principale centro di detenzione illegale dell’Argentina, autentica fabbrica di desparecidos per i quali uno spazio nella memoria dovrà sostituire la tomba che non avranno mai. Era la Guerra Sucia, la guerra sporca contro il comunismo, nella quale l’esercito di ogni paese del Cono australe si trasformò in forza di occupazione sul proprio territorio.

Dal centro di Buenos Aires ci vuole quasi un’ora di autobus, linea 130, per raggiungere il Museo della Memoria. L’automezzo segue l’infinita avenida del Libertador per 85 isolati in linea retta verso ovest. Tutti gli edifici del perimetro dell’ex ESMA sono oggi occupati da associazioni per i diritti umani, come per esempio le abuelas (le nonne di plaza de Mayo), centri di documentazione e uffici. Ma la quasi totalità dei visitatori che arrivano qui si dirigono verso l’ultima palazzina a sinistra, leggermente arretrata rispetto all’avenida e circondata da alberi: è l’ex circolo ufficiali dell’ESMA, dove furono detenuti, torturati e assassinati migliaia di argentini.

Di 5000 di questi non è mai stato ritrovato alcun resto.

Néstor Kirchner, il presidente peronista dell’Argentina, inaugurò nel 2004, soltanto sei anni prima di morire, la trasformazione di questo vasto spazio infame in struttura recuperata per sempre alla memoria nazionale. Anche le organizzazioni peroniste di base furono infatti perseguitate, disperse e sterminate dalla dittatura, esattamente come i militanti dei partiti di sinistra. Il governo militare, che si definì con magniloquenza “Processo di ristrutturazione nazionale”, imperversò dal colpo di stato del 1976 fino alla disastrosa guerra delle Malvine contro la Gran Bretagna, che esacerbò le masse già prostrate dalla crisi: questo tempo fu sufficiente per distruggere non soltanto il tessuto sociale e civile del paese, ma anche la sua economia.

Il generale Videla, capo della prima giunta militare, sostenne che la repressione non poteva lasciare dietro di sé i corpi degli oppositori, per evitare problemi di ordine sociale. È l’applicazione del principio Nacht und Nebel, inventato dai nazisti nelle zone occupate durante la guerra mondiale: i sospettati non devono essere sottoposti a regolare processo e pena capitale, ma  scomparire “nella notte e nella nebbia” in modo che rimanga l’incertezza sulla loro sorte. Un desaparecido non è né vivo né morto, è un’incognita, una “X” che mantiene amici e parenti nell’incertezza e nella speranza.

Visione dell’indefinito


Aspiro la visione dell’indefinito.

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"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

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