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Archivio per marzo 7, 2016

Cadenza ieratica


Racconto ogni definitiva interdizione al mio luogo lucore, istantanee estese che ricordano la cadenza ieratica del tuo incedere.

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3000 ab Urbe condita: fantasy e fantascienza, magia e tecnologia in otto racconti | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di una bella iniziativa editoriale, 3000 ab Urbe condita, esperimento a mani molteplici per raccontare il compleanno numero 3000 di Roma, che avverrà nel 2247.

Racconti di otto autori diversi con la stessa ambientazione: una Roma del futuro che si trova all’improvviso invasa dagli abitanti di un mondo parallelo, per un interessante esperimento che unisce fantasy e fantascienza.

Il libretto digitale è scaricabile liberamente qui.

Eymerich | Su IL PRIMO AMORE Antonio Moresco recensisce IL SOLE DELL’AVVENIRE vol. 3: NELLA NOTTE CI GUIDANO LE STELLE


Bella, ennesima recensione all’ultimo lavoro di Valerio Evangelisti, Nella notte ci guidano le stelle. Un breve stralcio che illumina sulle ben note eccelse qualità delle opere di Valerio.

Non era un’impresa facile mettere mano a una narrazione così vasta e così felicemente inattuale, dove avviene una moltiplicazione di forze tra lo storico e il romanziere, che fa emergere passo dopo passo le nostre radici e tutto il dolore e il sogno in cui affondano. L’enclave di questo libro, la ribollente Romagna dell’Ottocento e del Novecento, diventa qui il microcosmo attraverso cui si può leggere con emozione e partecipazione la storia d’Italia e non solo. 
Quest’ultimo romanzo è diviso in tre parti, che prendono il nome di tre personaggi del libro e di tre “figli”: il primo Tito, il secondo Destino, il terzo Soviettina. La prima parte è tragica, la seconda picaresca, la terza epica. 
Quest’ultimo volume, che narra del fascismo divenuto regime, è ancora più drammatico degli altri, anche se la mano dell’autore è come sempre leggera e riesce a coniugare la tragedia con la spinta narrativa incessante, la commozione con il riso, l’epica con la mancanza di retorica e trombonaggine, il tutto con un passo elementare e costante. Il quadro è cupo e a volte disperato, ma Valerio ci tira su ogni tanto il morale con Cincin. 
Attraversiamo nella prima parte, seguendo la vicenda di Tito, la tragedia di una vita contrassegnata da un’inestricabile schizofrenia, che mostra bene, dall’interno e con la seconda vista del romanziere, la doppia anima del fascismo, nato da una costola del socialismo e divenuto braccio armato di agrari e di industriali e, alla fine, dell’invasore nazista. Nella seconda parte troviamo l’emigrazione antifascista e la guerra di Spagna, con le sue lotte suicide tra comunisti, anarchici e socialisti delle varie fazioni, male endemico, inguaribile e permanente della sinistra. Nella terza viene narrata, tra le tante altre cose, la tragedia dell’8 settembre, la caduta del regime fascista, la Repubblica di Salò, gli eccidi e la pratica della tortura, il lavoro delle staffette e la lotta partigiana, nella sue forme più ideologiche e organizzate e in quelle più fantasiose e guascone, insieme alle vicende personali e amorose, che sono il filo conduttore di tutte le parti di questo libro e degli altri due che l’hanno preceduto. 

Dear Data, slow data postcards | Neural


[Letto su Neural.it]

Raccogliere e visualizzare dati implica quantificare e poi cercare di rappresentare il senso dei dati stessi. Con il progetto “Dear DataGiorgia Lupi e Stefanie Posavec, entrambe infodesigner, si sono avventurate in questo tipo di pratiche e l’hanno fatto tramite una corrispondenza di infografiche disegnate a mano su cartoline postali, inviate a cadenza settimanale tra New York e Londra. Una cartolina illustrata ogni sette giorni per 52 settimane è stata usata di volta in volta per rappresentare un tema o un’azione reiterata nelle rispettive vite, a partire da una rigorosa, continua e metodica raccolta dati. Il retro di ogni cartolina è dedicato alla “legenda”, al metodo e alle istruzioni su come leggere le (bellissime) illustrazioni, i colori e i segni. I temi dello scambio sono svariati: dalle parole offensive dette nei momenti in cui si prova invidia, dai suoni uditi durante le giornata alle ore dedicate alla fruizione dei media. Il format rituale utilizzato innesca curiosità e fidelizzazione, mentre la puntuale descrizione del processo di raccolta educa a cambiare prospettiva. Dopo aver letto le cartoline dell’intimo scambio camminando in città sarà infatti facile sorprendersi a contare i propri sorrisi, i suoni oltre le cuffie, gli sguardi incrociati, le news lette e su quali media. In forma disegnata, una raccolta di dati così strutturata mette a nudo l’utilità del conteggio, svelandoci nostre azioni inaspettate, abitudini nuove, bisogni non percepiti: contandole è più facile e tangibile comprendere l’entità delle nostre azioni e usarle per modulare di conseguenza le nostre scelte. Questa consapevolezza può, tuttavia, generare una successiva e più inquietante osservazione: raccogliere queste informazioni è prezioso per le nostre decisioni quotidiane. Come le raccogliamo, adesso, senza un corrispondente oltreoceano? A chi, realmente, affidiamo e confessiamo quotidianamente ogni nostra scelta, ora che tutto passa, quasi sempre, dall’utilizzo di dispositivi e servizi online che tracciano ogni nostro click?

Praticare la notte, Ksenja Laginja, Giuliano Ladolfi Editore [Recensione] :: LaRecherche.it


Bella, corposa recensione a Praticare la notte, silloge di Ksenja Laginja uscita pochi mese fa per Ladolfi Editore. Su LaRecherche. Uno stralcio:

C’è quasi una ferocia titanica nella poesia di Ksenja Laginja,  che fa ciò che raccomanda Paul Valery, da lei citato: “entrare dentro se stessi armati fino ai denti”.  Essa è preannunciata dal titolo della silloge: Praticare la notte, che in qualche modo rimanda a quello del celebre romanzo di Céline, Voyage au bout de la nuit  con il quale  condivide soprattutto quel prendere le distanze dalla vita umana ( per entrambi per lo più dis-umana o sub-umana)  fin quasi a desiderare di vivere nelle profondità marine, munita di branchie e pinne anziché di polmoni.

Da qui ha origine quel titanismo, come si diceva, dell’autrice che, nell’ ingaggiare la sua guerra contro il mondo,  è costretta a mitizzare, facendone un punto di forza, il peso divorante della sua solitudine, che si erge “alta e verticale” come “una roccia a picco sul mare” su quella che lei chiama “assenza orizzontale”,  ossia sul vuoto che le appare  l’esistenza, imbastardita com’è dalle medesime costrizioni e addomesticamenti del pensiero comune.

Così, anche se nei versi dell’autrice, sono presenti, sia pure per vaghi accenni, altre figure, è lei che sempre parla a se stessa, che si guarda dentro e si scopre ferita, tormentata, assediata. Se un colloquio c’è, ( e in esso lei trova un qualche ristoro),  è quello che stabilisce  con la Poesia, la quale,  a sua volta, ha da combattere la sua battaglia contro l’opacità del dire, contro l’usura dei nomi, contro la falsità degli enunciati. La poesia, infatti, deve rinominare per essere l’altra lingua, quella autentica e veritiera, la rifondante.  Ma  si tratta di un colloquio apparente, che continua ad essere, di fatto, un monologo poiché  la poeta ( direi il poeta, in generale)  è la poesia che scrive: è questa la sua “voce suono visione”, la sua trasgressività, il suo stare nel mondo con fare dissonante, la fede che le permette di “svegliarsi nel mondo/ e praticare la notte”.

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“Quando siamo calmi e pieni di saggezza, ci accorgiamo che solo le cose nobili e grandi hanno un’esistenza assoluta e duratura, mentre le piccole paure e i piccoli pensieri sono solo l’ombra della realtà.” (H. D. Thoreau)

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The more you know, the less you fear (Chris Hadfield)

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