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Archivio per aprile 22, 2016

I vampiri dello spazio, Colin Wilson tra fantascienza e horror | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione dell’Urania del mese, Colin Wilson con I vampiri dello spazio. Interessante e splendida la quarta, libro da prendere senza indugio.

Autore di una vasta Enciclopedia del delitto, saggista del deviante, studioso del paranormale, Colin Wilson non poteva mancare all’appuntamento con gli alien della fantascienza. In questo romanzo il primo personaggio a entrare in scena è un’astronave immensa e deserta, una cattedrale volante trovata in orbita nella fascia degli asteroidi, ma poi la storia si trasferisce sulla Terra e assume connotati sinistri, ricchi di agghiaccianti sfumature. Cadaveri che si risvegliano, vittime che si gettano affascinate in braccio alla morte, orribili sostituzioni di persona, efferati delitti e una caccia sempre più affannosa alla creatura (ma è soltanto una?) che uccide e distrugge senza pietà, seminando vittime in tutta l’Inghilterra. La soluzione sarà insieme spaziale e vampirica, combinando felicemente i sudori glaciali del suspense con le emozioni classiche della fantascienza.

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Citofonare Interno 7, sabato 23 aprile ore 19,30 | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di un appuntamento romano assai particolare: Citofonare Interno 7.

Con Citofonare interno 7 l’aperitivo si fa a casa e l’intimità domestica si trasforma in condivisione culturale. Citofonare Interno 7 è un vero e proprio reading-mob che mobilita la cultura e la offre a domicilio. Il format è stato ripreso diverse volte a Roma, proponendo reading di testi inediti di scrittori con intermezzi di musica d’autore, in un’abitazione messa a disposizione della collettività. Dopo il successo dell’appuntamento di ottobre, tenutosi in uno spazio davvero speciale per gli amanti della letteratura italiana – Casa Bellonci – e dopo il pienone di pubblico in una casa privata di Centocelle a gennaio, gli organizzatori Rossano Astremo e Girolamo Grammatico accolgono nuovamente i propri ospiti in un accogliente appartamento in via Selinunte 49 (Quadraro), a Roma, con un evento speciale, con alcuni tra i migliori scrittori contemporanei di fantascienza della scena italiana.

Iniziativa geniale, il buon Astremo colpisce ancora.

Il silenzio degli abissi | ThrillerMagazine


Su ThrillerMagazine la segnalazione dell’uscita di un vecchio romanzo di Michael Crichton, Il silenzio degli abissi, uscito nel 1970 sotto pseudonimo. È un thriller, ma c’è davvero del mestiere nella storia riassunta dalla seguente quarta.

Sotto la superficie del mare, negli abissi che si spalancano al largo della barriera corallina giamaicana, il silenzio è assoluto. Accompagnato solo dal ritmico gorgogliare del respiratore subacqueo, James McGregor continua la sua discesa. Più giù, quasi completamente avvolto dalle tenebre e infestato dai barracuda, si staglia il profilo scuro e incombente del timone di uno yacht. È il Grave Descend, quaranta metri di eccellenza armatoriale, inabissatosi in circostanze misteriose qualche giorno prima. La missione per cui James, un passato nelle forze armate e un presente da cacciatore di tesori, è stato ingaggiato è in apparenza molto semplice: ispezionare il relitto per conto della compagnia assicurativa e indagare le possibili cause del naufragio. Manca più di una tessera per completare il mosaico: l’affondamento è stato denunciato alle autorità solo ventiquattr’ore dopo l’accaduto e nessuno degli uomini a bordo, sei membri dell’equipaggio e un solo passeggero tutti prontamente messi in salvo, racconta la stessa versione dei fatti. La traccia più concreta per risalire alla verità sembra passare proprio per quell’unico passeggero, l’affascinante e misteriosa Monica Grant. E mentre dalle profondità del mare riaffiora un tesoro dal valore inestimabile, James si trova ben presto a lottare per la sua stessa vita, oltre che per svelare un segreto che affonda le sue radici nel passato, nei torbidi giorni dell’armistizio italiano durante la seconda guerra mondiale.

Prince, Tom Petty, Steve Winwood, Jeff Lynne and others — “While My Guitar Gently Weeps” – YouTube


Un tributo a Prince, morto poche ore fa – a morire in quest’anno orrendo mancano solo i figli di troia, ormai, ma c’è sempre una piccola e concreta speranza per loro – evidenziato dal sempre attento e prezioso Salvatore Proietti (che sa sorprendermi ogni volta con le sue segnalazioni chirurgiche). Questo video è eccezionale, l’ho amato da subito, una cover realizzata da urlo, il modo migliore per ricordare quest’artista così schivo, e bravo, geniale, non particolarmente nelle mie corde ma comunque eccellente.

I 40 anni della casa maledetta | Fiori del male


Su I fiori del male una bella recensione a La casa dalle finestre che ridono, di Pupi Avati. Un cult, una pellicola imperdibile, uno strisciante senso di lovecraftiano che si congiunge alle sue terre d’elezione, per quanto riguarda l’Italia. Uno scorcio della rece:

La torbida vicenda si basa infatti sull’arrivo in paese di un compassato restauratore, interpretato dall’algido Lino Capolicchio, incaricato di recuperare un affresco censurato situato nella chiesetta del posto, allo scopo di ravvivare grazie a quella scoperta l’inesistente afflusso di turisti. Attorno al misterioso dipinto, attribuito al pittore maledetto (ritrattista di agonie) Buono Legnani, muoveranno intricate vicende, in un crescendo d’impicci arrecati al protagonista dall’ipocrita popolazione locale – il comandante dei carabinieri, l’avvocato, il farmacista, la maestra, il sagrestano, l’imprenditore filantropo e soprattutto il ruffiano prete, vero soggetto d’interesse della storia – intenzionata a non svelare i torbidi segreti che l’opera pittorica nasconde. Oltre alla trama indubbiamente coinvolgente, sospesa tra sacro e profano, e ad un finale inquietante, il lungometraggio trova notevole forza espressiva nella ruralità sgarrupata del paesaggio fluviale, nella decadenza consortile così prossima al mare. Quella è ancora oggi terra zuppa ed intrisa di vuoti, caratterizzata da una malinconia inspiegabile, come se l’assolato cazzeggio da spiaggia, distante pochi chilometri, fosse in realtà inconciliabile con ciò che l’anticipa.

Strappata alle paludi, regno di zanzare, anguille e leggende, la zona che ospita la fatiscente casa dalle finestre che ridono, diventa sordido recesso per elucubrazioni etnografiche, per fosche dissolvenze paesaggistiche e per ancestrali ritualità contadine, quali corrispettivi autoctoni del brumoso immaginario gotico anglosassone. Intendiamo ovviamente menzionare la meravigliosa Comacchio, ben visibile nel film con i suoi ponti ed i canali adiacenti alle case, e ancor più il nulla metafisico che aleggia attorno. Pupi Avati – qui confortato dalla recitazione impeccabile di uno dei suoi attori-feticcio, ovvero Gianni Cavina nella parte dell’ubriacone di paese – riesce nell’impresa di creare con poco un immaginario estetico perfetto, senza l’impiccio di dover ricorrere alle esasperazioni emorragiche, tipiche del genere horror. Lo fa riesumando abitudini conviviali, codici acquitrinosi ed idiomi probabilmente già obsoleti nel 1976, ma per qualche strana ragione, si sospetta, tuttora ancora presenti da quelli parti.

Perché poi ciò che inquieta veramente, oltre al grottesco agricolo ben maneggiato da Avati, è proprio il limes silente, la sensazione di un confine imminente, ovvero quel lento scivolamento della fertile terra arata in vasta acqua salata; tutto ciò conferisce ai luoghi il sentimento di un epilogo geografico degno d’essere narrato, ma nel film superbamente relegato nel non detto, in atmosfera. “Adès, l’è tòtt cemènt e luci”, sosteneva Pier Vittorio Tondelli, girovagando da quelle parti negli anni ‘80, in direzione Rimini. Film, questo, che lo scrittore di Correggio probabilmente apprezzò, anche solo per il tragico riferimento al martirio di San Sebastiano dipinto dal fantomatico Buono Legnani. D’altronde se la costa adriatica festante è poi decaduta per eccesso ludico, da qualche parte nel noioso entroterra, è ancora possibile trovare una casupola diroccata, dai beffardi sorrisi dipinti sulle imposte. Nell’acqua lenta di un trapasso costante, dove la mattanza dei maiali si congiunge a quella delle anguille, considerando sacrificabili talvolta pure gli umani.

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