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Archivio per aprile 25, 2016

L’Armata Brancaleone. La sceneggiatura | FantasyMagazine.it


Su FantasyMagazine.it la segnalazione dell’uscita sul mercato editoriale della sceneggiatura de L’armata Brancaleone. Cinquant’anni da allora, ecco la sinossi che accenna al capolavoro filmico che mette alla berlina, tramite il Medioevo, i costumi cialtroneschi attuali e sempreverdi degli Italiani:

Questa pubblicazione – spiega Fabrizio Franceschiniarriva a conclusione di un corso svolto all’Università di Pisa , dove abbiamo un laboratorio permanente che si occupa di lingua, cinema e scrittura.

Un libro, come racconta il professore dell’Ateno pisano, che è nato dal ritrovamento e dal confronto delle tre stesure della sceneggiatura, una conservata nell’Archivio Centrale dello Stato a Roma e le altre due ancora in possesso della famiglia Scarpelli.

Si va da Capalbio – dice  Franceschinidove nell’agosto 2013 Giacomo Scarpelli mi ha consegnato il primo dattiloscritto, alla casa presso Piazza di Spagna ove nel settembre successivo la signora Cora e Giacomo mi hanno messo a disposizione, con un buon tè, il copione più recente, sino alla casa toscana di S. Cristina ove Giacomo e Massimo Ghirlanda ne hanno reperito, nel luglio 2015, l’ultima parte.  

Ma oltre a recuperare le varie versioni della sceneggiatura – quella pubblicata nel volume è la terza e ultima – Franceschini si concentra sull’analisi linguistica del film: al contrario di quanto comunemente ritenuto, la sua tesi è che quella dell’Armata Brancaleone non sia una lingua inesistente o inventata. Il suo studio evidenzia infatti l’ampio utilizzo delle fonti letterarie da parte degli sceneggiatori, teso specialmente a caratterizzare i personaggi delle classi superiori o del clero: si va dai poeti siciliani, a Dante, specie per Brancaleone, a Iacopone riflesso dal personaggio di Zenone, a Machiavelli e al Pulci, per giungere al Bacco in Toscana di Francesco Redi sino al Belli, Manzoni e Pascoli. In base poi all’assunto degli sceneggiatori che “in questi anni oscuri, mal precisati, del Medioevo, la gente non doveva parlare in modo sostanzialmente differente dalle persone semplici di oggi”, i personaggi delle classi umili sono associati alle varie aree dialettali, da quella mediana e in particolare laziale (Taccone e Pecoro), a quella settentrionale (Mangoldo) sino a quella campana (Zito) e all’estremo sud. Una lavoro sui dialetti facilitato dall’esperienza che Monicelli, Age, Scarpelli avevano già maturato nei film precedenti, in particolare nella “Grande guerra”.

In questo quadro, fanno forse eccezione solo i ‘portatori di morte’, ossia i predoni barbari e i pirati saracini, che sono caratterizzati da “non-lingue” animalesche, mentre i loro capi usano parole incomprensibili ma allusive al mondo germanico o al mondo arabo. E così anche il temibile Cavaliere Nero, che si esprime non con parole ma col fiammeggiare dell’unico occhio o con ruggiti, comincerà a parlare solo dopo l’incontro col monaco Zenone che lo umanizza.

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Lankenauta | Alla ricerca della pecora Fassina


Su Lankelot la segnalazione dell’ultima pubblicazione di Sergio Staino, il celebre disegnatore e fumettista autore di Bobo, che ha dato alle stampe Alla ricerca della pecora Fassina. Di cosa si parla? Eccone un breve accenno, qui sotto. Sostanzialmente, è un piccolo manuale per non annegare di disperazione tragicomica per questo pseudo Governo, di finta e millantata Sinistra, vomitevole in ogni sua manifestazione e idea.

Abbiamo sempre guardato con grande interesse a quella che lo stesso Staino definisce “carne viva delle contraddizioni ideologiche” dei compagni ex comunisti – o pur sempre comunisti -, più che mai ora che il partito di riferimento, PD, è in mano ad un personaggio come Matteo Renzi. Un segretario-premier che, fosse nato soltanto un po’ più a nord, sicuramente non avrebbe avuto remore a intestarsi la legittima successione a Berlusconi. Contraddizioni di cui Bobo-Staino (“un uomo mediamente retto, un militante appassionato ma non fazioso, un tesserato critico ma sostanzialmente fedele alle direttive del suo partito”), nel suo viaggio “Alla ricerca della pecora Fassina”, sembra essere del tutto consapevole; e che il linguaggio satirico di questo romanzo a fumetti, con tutti i suoi “componenti di moralismo e di canzonatura” (cit. Italo Calvino), rende palesi.
Il tentativo eroico di recuperare la pecorella smarrita Fassina diventa così un viaggio dantesco nel bailamme della politica italiana: incontri surreali e inquietanti con Grillo, Casaleggio e i loro fedeli, con Molotov tentato dai 5 Stelle, con Matteo premier che fa il “bomba” e non fa nulla per smentire  di essere un berlusconiano travestito, con Veltroni che sbrocca confondendo fiabe e realtà, con Verdini che si riscopre repubblicano e riformista, con Scalfari e Prodi ormai imprigionati in un universo parallelo. Virgilio della situazione è lo zingarello Marlonbrando che, almeno agli occhi del lettore non militante, probabilmente rappresenta il buonsenso ormai perduto.

“Riassunto dei tre più grandi insegnamenti che si traggono alla fine della storia: […] il peggiore dei governi di sinistra [ndr: anche se è sinistra solo nel nome] è comunque sempre migliore del miglior governo di destra” (pp.10). Ancora una volta è lo zingarello Marlonbrando, che risponde a Bobo proprio su questa affermazione, a mostrare il volto più ragionevole: “Che te devo di’…me pare una stronzata” (pp.80). Appunto.

«Animali ammassati, schiacciati, in fin di vita: ecco cosa ho visto dentro gli allevamenti intensivi» – Corriere.it


Su Corriere.it la denuncia di cosa avviene negli allevamenti intensivi di animali, anche qui in Italia. La mia domanda è: siete davvero convinti che mangiare cadaveri serva alla vostra salute?

«La prima cosa è l’odore. Lo percepisci mentre ti stai avvicinando, ti colpisce già molto prima di entrare, da fuori. Ti invade quando entri, lasciandoti quasi senza respiro. Non è un odore naturale di animali, ma un odore innaturale, violento, crudele, dovuto alla presenza di migliaia di individui ammassati insieme». Marco (nome di fantasia) è un attivista di Essere Animali che da qualche anno si occupa delle investigazioni con cui l’associazione ha denunciato (e continua a denunciare) cosa accade dentro gli allevamenti intensivi in Italia. Ha chiesto di rimanere anonimo per motivi di privacy e sicurezza. Mentre parla al telefono, sullo schermo del pc scorre l’ultimo video diffuso da Essere Animali «Divieto di accesso», pubblicato in esclusiva dal Corriere della Sera. Un’indagine di sei mesi, realizzata da giugno a dicembre 2015, in cui il team investigativo dell’associazione ha documentato le condizioni degli animali in diversi allevamenti situati in Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, regioni che hanno il primato in Italia per il maggior numero di animali allevati. Dai suinetti che finiscono schiacciati dalle scrofe, agli animali che non sopravvivono alle condizioni dell’allevamento intensivo, sino ai vitellini allevati da soli in piccoli box (separati dalle loro madri il cui latte è destinato al consumo umano): l’obiettivo del video è quello di offrire una panoramica della condizione in cui versano 600 milioni di animali allevati ogni anno nel nostro Paese tra maiali, mucche, conigli, galline ovaiole, tacchini e polli, «svelando quello che può accadere in un sistema in cui gli animali sono considerati unità produttive», sottolineano gli attivisti.

KREDRZ – concreta elettronica in buffo box | Posthuman.it


Su PostHuman la recensione a KREDRZ, il progetto di musica industrial che unisce Krell (Lukha B. Kremo) e ODRZ su etichetta Kipple nella collana Intonarumori (qui per vederlo e acquistarlo). Un brano della rece:

La confezione è quella di una “torretta” da 20 cd masterizzabili, come se ne comprano nei supermercati. L’etichetta nera sopra però recita KREDRZ, ossia l’ultima follia di quel mattacchione di Lukha B. Kremo, edita dalla sua “officina libraria” Kipple. Multiforme ingegno di musicista e performer di elettronica spinta – sub nomine Krell – oltre che scrittoreditore di s/f della galassia connettivista, per la sua ultima fatica discografica Kremo ha ideato (e artigianalmente realizzato) una spiritosa “caccia al tesoro” very conceptual, anche un po’ beffarda per l’incauto acquirente del suo manufatto (ma tranquilli, esistono solo 24 copie dell’oggetto, le arrabbiature non potranno superare quelle per lo storico Metal Machine Music di Lou Reed!). Il quale, come ben vi mostrano le immagini ai lati, svitato il coperchio del cofanetto, ci porge subito un cd di plastica trasparente con etichetta bianca, palesemente non riproducibile: ovvio, è quello abitualmente usato per bloccare la pila dei cd masterizzabili nelle suddette confezioni da 20!

Né musica né “materia prima” per duplicazioni private, il malcapitato collezionista di dischi è ormai rassegnato a sentirsi sbertucciato da un’operazione post dadaista, come è accaduto anche a un vero esperto di questo mondo che spazia dal fluxus alla mail art e alle musiche non convenzionali come Vittore Baroni, decano della critica musicale avanguardistica su Rockerilla, Rumore e oggi Blow Up e musicista a sua volta, che (prima di parlarne col sottoscritto) aveva già accantonato la copia ricevuta come se fosse ciò che in realtà il suo autore aveva originariamente concepito: un “cd-oggetto d’arte concettuale, assolutamente silenzioso. Volevo realizzare un’opera d’arte concettuale che avesse dei suoni al proprio interno, ma in cui la musica fosse solo una componente dell’insieme, e l’oggetto non solo il contenitore del protagonista-suono”.

cdFortunatamente, con un moto di pietà per noi musicofili, il dispettoso connettivista ha evoluto il progetto in uno split cd di 70 minuti, che ospita – in un’unica traccia perché non si può mica rinunciare a un’ultima beffa – due brani: il primo arriva dopo 10’ di autentico silenzio, è “del padrone di casa” e s’intitola Ipnotico un po’ depresso, “parte di un progetto in progress di un’opera in 5 movimenti”, come spiega lui stesso; questo primo assaggio sfoggia un’elettronica che sfibra i dettami dell’ambient techno oltre le frontiere di Aphex Twin, con beat distanziati di diversi secondi e ronzii postindustriali che tendono se mai verso le installazioni video sonore (appunto concettuali) di Alva Noto/Carsten Nicolai. Quando vi viene il dubbio che quest’evoluzione dell’ambient degli Eno, Schulze & co. sia davvero una nuova forma di psichedelica, è la cosa giusta da ascoltare.

Disincarnata


Vedo soltanto una figura antropomorfa che si staglia e vola via dall’incarnazione…

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