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Archivio per giugno 8, 2016

The Neon Demon | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la recensione a un film stimolante: The Neon Demon. Parliamo del mondo della modo, in cui la perversione dell’immagine raggiunge picchi inarrivabili, dove la carne è idolatrata oltre ogni ragionevole limite.

Su una cosa siamo certi: The Neon Demon, il nuovo film di Nicolas Winding Refn, non può suscitare indifferenza. Se dobbiamo ridurre, o introdurre l’analisi del film alla storia raccontata, possiamo dire che è la vicenda di una giovane e bellissima donna, interpretata da Elle Fanning, troppo bella per non suscitare invidie, gelosie, desiderio. Una bellezza la cui essenza molti personaggi cercheranno di carpire a proprio modo. Fotografi che vogliono rinchiuderla nelle loro immagini, stilisti che ne vogliono fare il loro trofeo, un rozzo albergatori in cerca di sesso a buon mercato, modelle invidiose del suo successo, una truccatrice che, stanca di restituire parvenza di vita alla morte con l’artificio, ambisce a farla sua.

A quali estremi si può arrivare per un’aspirazione alla bellezza che diventa ossessione? Erotismo sublimato, corpi mutilati, sangue copioso, cannibalismo e necrofilia. Non manca nulla in un film che mescola linguaggi ed estetiche, attingendo a suggestioni da realismo magico, all’estetica della video art e del mondo della moda, alla crudezza del sesso e della violenza del pulp. Refn realizza quasi un film definitivo un’opera ricca di simbologie e metafore tutte visive, restituendo al cinema la sua piena valenza di narrazione per potenti immagini. Un film che potrebbe essere completamente muto per quanto scarni ed essenziali sono i dialoghi. Non tutti i pezzi combaciano, in una sceneggiatura che in alcuni momenti si scolla quasi senza vergogna.

Primo meeting della Horror Writers Association Italy |KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Su HorrorMagazine la segnalazione del primo meeting della HorrorWritersAssociation italiana, il 18 giugno, cui anche KippleOfficinaLibraria parteciperà assieme a tante altri amici, belle realtà dell’editoria indipendente e alternativa italiana.

L’incontro è dedicato all’approfondimento del mercato internazionale e alle opportunità offerte dalla HWA ai propri associati.

Presto altre notizie succulente; KeepTalking!

Il paradosso del tempio infinito | L’indiscreto


Un articolo di Francesco D’Isa sul concetto dell’infinito, una corruzione della mente che per la sua limitatezza intrinseca non potrà mai comprendere appieno tutte le sfumature di ciò che non ha dimensione. Su L’indiscreto.

Apri gli occhi e ti trovi in una pianura sassosa. È circa mezzogiorno, il sole brucia la pelle e il suolo. Non molto lontano scorgi una muraglia bianca, che sembra superare il cielo in altezza. Ti avvicini e scopri che quel che credevi essere un muro è in realtà una fila sterminata di colonne, che si estende senza fine sia per lunghezza che per altezza. La curiosità ti spinge in avanti e dopo un breve tragitto ti trovi ai piedi della gradinata. Alzi lo sguardo e scopri che le colonne, oltre che innumerevoli, sono anche altissime, tanto che non puoi vederne la cima. Non ti è difficile immaginare che il tempio sia composto da infinite colonne*, ma ipotizzare che queste siano anche infinitamente alte ti pone davanti a un interrogativo: «Hanno un capitello?». Se lo avessero sarebbero finite, se non lo avessero non sarebbero colonne.

Questo, in breve, è l’enigma. Le poche righe che seguono servono invece a non affrettare i tempi, permetterti di rifletterci e cascare nell’ennesima trappola dell’infinito. D’altra parte si tratta di un’idea che invischia da sempre le menti; Borges scriveva che è un concetto che corrompe e altera tutti gli altri, Hilbert che: il chiarimento definitivo della natura dell’infinito […] è necessario per la dignità stessa dell’intelletto umano e questo per citare soltanto due tra i molti che sono caduti nel tranello.

THANATOMORPHOSE | IL FILO A PIOMBO DELLE SCIENZE


Sul blog di Marco “Antares666” Moretti la recensione al film Thanatomorphose, disturbante pellicole che affonda il suo motivo di essere nella corruzione carnale che diventa carne marcia, carne viva e putrida.

Trama:
Laura vive una vita squallida e vuota, imprigionata in una relazione con un energumeno che la sottopone ad abusi. Le sue velleità artistiche sono frustrate dal mondo e lei ha la chiara sensazione di non arrivare da nessuna parte: ogni sentiero che ha intrapreso ha portato al nulla. Per sfuggire a un simile vuoto, trova scampo in un mondo di masturbazioni solitarie. A un certo punto, dopo una notte di sesso rude e violento, si ritrova con un livido su un braccio. Non dà peso alla cosa, sapendo che il suo compagno ha i modi di una scimmia. L’ecchimosi tuttavia non si riassorbe, ma anzi si estende a tutto il corpo, e presto diventa evidente ciò che sta accadendo: i processi di decomposizione che avvengono nei cadaveri stanno prendendo possesso del suo corpo vivo, riducendolo a qualcosa di molto simile a un morto vivente!

Recensione:
Ritenuto simile a Contracted, in realtà è qualcosa di molto diverso. Il film non ci dice quale sia la causa della malattia di Laura, che la fa marcire: non è affatto evidente che possa trattarsi di un contagio sessuale. La vicenda appare surreale e isolata dalla realtà circostante: la donna, presa da questo processo di decomposizione, non pensa nemmeno di uscire, di rivolgersi a un medico. Non c’è alcuna resistenza da parte sua allo stato in cui viene a trovarsi. Anzi, si chiude in se stessa, trasforma la sua dimora in un sepolcro, pensa di conservare i pezzi caduti del suo corpo facendone una cronistoria fotografica. A questo punto non è più la sua volontà a muoverla, ma il Principio stesso della Morte. Una potente metafora della condizione umana come dannazione, in cui il corpo è il macigno di Sisifo.

Vietato ai Minori: un Dylan Dog a “8mm” | PostHuman


Su PostHuman la recensione all’uscita Vietato ai minori, albo di DylanDog dedicato a tematiche forti, assimilabili allo splatterpunk. Un estratto:

Il numero 357 di Dylan Dog ora in edicola, Vietato ai Minori (copertina in apertura), proietta il celeberrimo investigatore dell’incubo in una vicenda dai toni nettamente vintage, ossia nel torbido mondo degli snuff movie. E già questo tema sa di cinefilia intrinsecamente un po’ retrò: infatti, nell’era dei video girati con lo smartphone e postati direttamente sui social network, nella storia scritta da Pasquale Ruju si parla di ancora di vecchie sale cinematografiche, recuperate per proiezioni clandestine di film ultraviolenti “dal vero”, riservate a un ristretto circolo di viziosi dell’ambiente hollywoodiano chic. Le belle tavole intense e ricche di sfumature firmate da Davide Furnò & Paolo Armitano ci mostrano magazzini di segrete pizze di pellicole piene di torture e morte in diretta che – se anche il mondo dello snuff è esistito come ce l’hanno mostrato gli storici film del genere – con ogni probabilità oggi sembrano un omaggio nostalgico ai tempi che furono.

In effetti, tornando al fumetto bonelliano, 8mm (Delitto a luci rosse, da noi) sembra il modello più vicino per la sceneggiatura dylaniana di Ruju, che infatti si basa sulla ricerca di una donna scomparsa, qui un’attrice di horror al tramonto, che sembra aver scelto il modo più estremo d’interpretare l’artaudiano teatro della crudeltà per morire in scena, che si dice sia il vero nirvana dell’attore. Non posso rovinarvi qui le sorprese della trama, ma posso dirvi che il twisting end del fumetto ci riserva una sorpresa “gialla” che lo distacca da quello che ci aspetteremmo da questo tipo di trame, con un finale gustosamente aperto. Sembra quasi di essere tornati alle origini della testata, in quel periodo fra fine anni ’80 e primi ’90 in cui il ciclone splatter (anche con la S maiuscola della rivista fondata dall’ottimo Paolo Di Orazio) investiva il fumetto italiano con un’onda rossa di bulbi oculari strappati, arti mozzati col machete etc.

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