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Archivio per giugno 28, 2016

Che cos’è la “crowdculture”? – D Editore


Sul crowdfunding, una strada ampiamente percorsa da Deleyva Editore. Dal suo blog:

Negli ultimi anni si è sentito parlare con sempre maggior insistenza di crowdfunding, una tecnica che, a quanto pare, sarebbe in grado di risolvere ogni problema di qualsiasi startup, ente pubblico o grande impresa. Secondo la pagina di Wikipedia,

il crowdfunding (dall’inglese crowd, folla, e funding, finanziamento), è un processo collaborativo di un gruppo di persone che utilizza il proprio denaro in comune per sostenere gli sforzi di persone e organizzazioni. È una pratica di microfinanziamento dal basso che mobilita persone e risorse.

Per l’autore della pagina di Wikipedia, uno degli aspetti principali della pratica del crowdfunding sarebbe quello economico. Eppure, non è così: che differenza c’è tra il crowdfunding ed una tradizionale raccolta fondi? È proprio la prima parte della parola a suggerircelo, crowd, ossia folla.
Uno degli aspetti fondamentali del crowdfunding, infatti, è proprio la capacità di coinvolgere nel progetto un numero il più alto possibile di persone interessate all’idea del proponente al fine di creare una comunità capace di partecipare in modo attivo al progetto, contribuendo alla sua realizzazione non solamente con un piccolo sostegno economico ma, soprattutto, con il proprio carico di idee, esperienze, suggerimenti. Questo processo in particolare viene di solito chiamato crowdsoursing, che può essere definito in termini più semplici in uno sviluppo collettivo di un progetto da parte di numerose persone esterne all’entità che ha ideato il progetto stesso.

C’è da dire, che l’editoria fatica ad affrontare questo processo nella sua interezza, utilizzando il crowdfunding per lo più come una campagna di prevendita del libro che di lì a poco verrà pubblicato. Noi, sin dalla nostra nascita, abbiamo sempre creduto nell’importanza del crowdfunding e del crowdsoursing: è grazie a questo confronto diretto con la comunità di lettori che piano piano si è raccolta attorno al nostro progetto editoriale che siamo riusciti a migliorare il nostro lavoro così tanto negli ultimi anni! Certo, questo espone a molte critiche, e le critiche a dei rischi. Ma per noi è diventato fondamentale lavorare in questo modo con le decine e decine di amici che hanno il piacere di condividere il nostro percorso! Per fare questo usiamo un gruppo di discussione (che per comodità affidiamo alla rete di facebook), che viene usato anche per discutere dei temi legati ai nostri libri. E guarda un po’, anche quest’attività ha un nome, ossia crowdreading, che è qualcosa di più del semplice scambio di opinioni e riflessioni sui libri, ma diventa una scrittura collettiva che cerca di superare e ampliare gli orizzonti tracciati dal testo in questione (oltre che, ed una volta ci avete pizzicato, a correggere possibili errori presenti nell’edizione che viene commentata)!

Insomma, che cos’è la crowdculture?

Crowdculture è condivisione, scambio, orizzontalità, non aver paura del confronto, ma soprattutto comunità! Siamo orgogliosi di poter dire, infatti, che noi non stiamo semplicemente pubblicando libri, ma creando una comunità di lettori aperti all’innovazione, alla cultura urbana, alla cultura della condivisione!

The Space Between Us, Lovers’ Direction | Neural


[Letto su Neural.it]

Nonostante la comunicazione in tempo reale (mediante testi, audio, immagini o video) la distanza fisica da una persona amata è ancora profondamente percepita dal nostro corpo. The Space Between Us è una semplice ma potente applicazione concettuale di David Horvitz che utilizza la potenza di calcolo di uno smartphone per calcolare la distanza corrente con un altro smartphone. Questa distanza in tempo reale è poi rappresentata in Km e visualizzata con una freccia minima nella giusta direzione. Come astrazione è estremamente coinvolgente. La freccia è viva come la persona che sta indicando, quello che non possiamo vedere con i nostri occhi ma che nondimeno sentiamo intimamente. Si tratta di una bussola guidata da endorfine, che indica la direzione per i nostri più appassionati pensieri. Oceani o montagne nel mezzo diventano irrilevanti, come lo “spazio” qui definito, che è lo spazio di vicinanza, paradossalmente più vicino di quanto possa essere una chiamata video. Qui il nostro senso di orientamento è potentemente allertato, e può durare più dei pixel sulla retina.

Eymerich | Su LASPRO Luigi Lorusso recensisce i tre volumi de IL SOLE DELL’AVVENIRE


Recensione alla trilogia de Il sole dell’avvenire, opera di Valerio Evangelisti che romanza le lotte operaie di inizio ‘900 nella Romagna sconvolta dalle mancate emancipazioni della classe operaia. Dal sito di Valerio.

1500 pagine in tre anni, per una trilogia che racconta la storia di un clan familiare romagnolo tra il 1870 e il 1945: dagli ultimi epigoni delle tendenze socialiste dei garibaldini alla Resistenza tra i colli e gli Appennini tosco-emiliani, passando per le leghe di resistenza contadina, la nascita delle cooperative, alcuni socialisti che diventano amici dei padroni, quel ragazzo taciturno figlio di un bravo compagno, Alessandro Mussolini, le due guerre, la Spagna dove i figli anarchici combatteranno contro i padri stalinisti e ritratti memorabili di quanto facevano e fanno schifo i fascisti.
Valerio Evangelisti in tre anni pubblica questa trilogia che fa riemergere pezzi di storia d’Italia che non troviamo mai sui libri di storia ufficiali e neanche in altri, semplicemente perché le categorie di interpretazione marxiste non trovano più spazio. La storia, secondo Evangelisti, è storia di lotta di classi, e questo è quello che ritroviamo nella carne e nel sangue vivo delle famiglie Verardi e Minguzzi e dei loro vicini e compagni. Scopriamo episodi di solidarietà internazionalista alla fine dell’Ottocento, l’organizzazione delle squadre fasciste, la realtà consolidata delle cameracce romagnole, antesignane dei centri sociali. Come spesso gli accade, Evangelisti è maestro nel tracciare ritratti degli infami e perciò una delle figure che rimane più impressa è quella di Spartaco Tito Vezio Verardi, figlio di Canzio “mezzo socialista e mezzo anarchico”, combattente della I guerra mondiale, fascista, nazionalista, ex legionario fiumano, rinnegato da sua madre come traditore.
Un’opera che andrebbe salutata come un capolavoro nazionale, studiata nelle scuole, premiata con onoreficenze, ricordata negli anni a venire: ci piace pensare che, di queste cose, forse l’ultima avverrà davvero. Questi sono libri che dureranno da qui a cent’anni.

Una Tomba per gli alieni: Mentre l’Italia Brucia, recensito da Antonio Russo De Vivo, su Crapula Club


Una recensione a Mentre l’Italia brucia, di Uduvicio Atanagi – Leo Bulero. Un estratto:

Mentre l’Italia brucia di Uduvicio Atanagi – autore misterioso, avanguardista e cultore della fantascienza, pare – ha un inizio che ricorda Ginger e Fred (1985) di Federico Fellini: un gruppetto di personaggi dal passato televisivo ai limiti del trash e ormai falliti intraprende un viaggio per partecipare a una trasmissione Mediaset dedicata alle vecchie glorie. C’è il grottesco, tipico del regista, portato però ai massimi livelli, fino alla volgarità, e si sente la mancanza di quella patina poetica sempre presente nella cinematografia del riminese. Questo è solo uno dei diversi limiti di un’opera che scintilla di buoni spunti, di diverse idee, ma che nel complesso non funziona.
Atanagi concettualizza bene la decadenza irrimediabile dell’Italia, che è quanto più gli interessa, e riesce quando si concede certe pause di analisi filosofico-socio-antropologiche che a tratti ricordano Giuseppe Genna (ad esempio il riferimento, sopra, a piazzale Loreto), ma il plot, troppo frammentario, soffre: la coralità regge a fatica.
Altro limite è l’accerchiamento di Silvio Berlusconi, il Colpevole o il Capro Espiatorio, fantasma richiamato sin dalla progettazione dell’opera che individua nella società dello spettacolo televisivo l’annichilimento definitivo degli abitanti/spettatori del ‘belpaese’. Leggendola oggi, in uno scenario diverso rispetto all’epoca berlusconiana, c’è l’impressione che il tutto sia fuori tempo massimo, pur non potendo non cedere alla fascinazione di certi ragionamenti.
Il romanzo, a dispetto dei limiti, giustifica almeno in parte la sua lettura quando ci mette in contatto/conflitto con il vero fantasma della società italiana: il cattolicesimo. Atanagi in questo caso usa bene le armi, affilatissime, del grottesco; indimenticabile l’immagine della bambola gonfiabile con le fattezze di Cristo in grado di simulare la passione, prodotto di sicuro successo e utilissimo agli italiani, eternamente in conflitto con il complesso di colpa.

Andreas Trobollowitsch – Roha | Neural


[Letto su Neural]

Roha è il primo album solista di Andreas Trobollowitsch, ex membro del duo Nörz and Acker Velvet, un musicista e compositore adesso di base a Vienna, performer e sound artist che in collaborazione con David Schweighart, per l’austriaca Filmarchiv, ha composto la colonna sonora Digi Wave cinema serie del 1920. Rispetto ai suoi passati lavori le strutture improvvisative – che sono usate come materiali seminali – sembrano subire adesso un processo di manipolazione più denso, una maggior combinazione e sovrapposizione, anche seguendo siderali e sibilline traiettorie, rese vivide da accordi sofisticati e consonanze studiatissime (non crediamo sia frutto d’una casuale malia l’accostamento forse insolito ma non affatto ingenuo di certi passaggi). Trobollowitsch è avvezzo a installazioni sonore – questo è certo – nelle quali il processo auditivo è certo assai più “meccanico”, basti pensare a “Sambas De Uma Nota Só”, agli “Acoustic Turntables” o a “Santa Melodica”, dei quali noi udiamo alcuni estratti anche nel corso delle otto tracce di Roha (così ci sembra – almeno ­– suggestionati da un ascolto in parallelo di questi materiali sonori). Infine, alcun suono digitalmente prodotto è incluso, seppure da un singolo suono di partenza una traccia può avere origine, dal feedback prodotto da un basso elettrico, dal contrabbasso, da un loop pianistico che si trasforma gradualmente fino a quasi scomparire in un muro di suono. Non mancano più intricate e strutturate trame alle quali seguono variazioni di pitches, rumori striduli, accennate melodie: il tutto in un contesto decisamente organico, costruito con abbondanza di audio-materiali e con un denso patchwork texturale. Anche l’artwork che si deve a Miguel Carvalhais – una delle menti della Cronica Electronica – è impeccabile, congegnato sulla stessa fascinazione organico-meccanica che permea l’intero album.

Oui Magazine

Per me cultura significa creazione di vita. (Cesare Zavattini)

Thinkingmart.com

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Eleonora Zaupa • Writer Space

Una finestra per un altro mondo. Un mondo che vi farà sognare, o...

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“Siamo l’esperimento di controllo, il pianeta cui nessuno si è interessato, il luogo dove nessuno è mai intervenuto. Un mondo di calibratura decaduto. (…) La Terra è un argomento di lezione per gli apprendisti dei.” Carl Sagan

AI MARGINI DEL CAOS

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È impossibile non comunicare. (Primo assioma della comunicazione. Scuola di Palo Alto)

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“Quando siamo calmi e pieni di saggezza, ci accorgiamo che solo le cose nobili e grandi hanno un’esistenza assoluta e duratura, mentre le piccole paure e i piccoli pensieri sono solo l’ombra della realtà.” (H. D. Thoreau)

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