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Da Siri a “Samantha”: il futuro dell’intelligenza artificiale e come cambierà la nostra vita | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com, nell’ambito di Delos182, un interessante articolo di Roberto Paura che traccia il presente e il futuro della IA, intelligenze artificiali. Con tutti i rischi enormi connessi alla situazione: attenzione, abbiamo la possibilità di creare il nostro annichilitore.

L’evoluzione tecnologica mette oggi a disposizione della comunità scientifica capacità di calcolo e di elaborazione dell’informazione impensabili fino a pochi anni fa. Avendo ormai quasi raggiunto i “limiti fisici” della celebre legge di Moore, che prevede il raddoppio delle capacità di calcolo di un processore ogni 18 mesi, i colossi dell’informatica sono da tempo al lavoro su soluzioni rivoluzionarie, come quella di IBM, che punta all’utilizzo dei fotoni invece degli elettroni – che generano calore limitando il numero di operazioni al secondo – all’interno di particolari chip nei quali dispositivi elettronici sono integrati con dispositivi di tipo ottico. In tal modo diventa possibile accelerare significativamente il numero di operazioni al secondo, raggiungendo il livello dell’exaflop, pari a un trilione di operazioni al secondo: circa cento volte più veloce della capacità di elaborazione del cervello umano.

La velocità, naturalmente, non è tutto. Per riuscire a simulare artificialmente un cervello umano bisognerebbe avere degli algoritmi in grado di imitare i processi di apprendimento. L’approccio più utilizzato al momento è quello delle reti neurali artificiali, che connettono tra loro chip al posto di neuroni e utilizzano tecniche di “apprendimento per rinforzo”: inizialmente, il software utilizza metodi del tutto casuali per risolvere un problema, ma quando riesce a portare a termine con successo un compito i circuiti che hanno condotto a quel risultato vengono rinforzati, mentre quelli che hanno portato a vicoli ciechi vengono indeboliti, esattamente come avviene nel nostro cervello, dove le sinapsi responsabili di azioni o riflessioni considerate efficaci sono gradualmente rinforzate. In tal modo diventerebbe possibile imitare la plasticità cerebrale che è alla base della capacità di un essere umano di apprendere partendo da zero. Mettendo a disposizione di una rete neurale particolarmente efficace la mole enorme di informazioni estraibili da Internet, potrebbe essere possibile riuscire a ottenere un’IA forte, un’AGI.

Non tutti sono a proprio agio con l’idea di realizzare un’AGI. È noto che personalità influenti come Stephen Hawking, Bill Gates o Elon Musk abbiano di recente messo in guardia l’umanità dai potenziali rischi di “superintelligenze” artificiali. Libri come Our Final Invention: Artificial Intelligence and the End of the Human Era di James Barrat (2013) o Superintelligence: Paths, Dangers, Strategies di Nick Bostrom (2014) trattano nel dettaglio i rischi collegati a un simile scenario. Bostrom, in particolare, ha analizzato diversi casi in cui un’intelligenza artificiale potrebbe trasformarsi in una “minaccia esistenziale” per l’intera umanità. Non si tratta solo di scenari “alla Terminator” o “alla Matrix”, dove le IA riducono la nostra specie in schiavitù, ma anche più banali casi di errori di programmazione. Nello “scenario paperclip”, un’IA che ha per obiettivo ottimizzare e massimizzare la produzione di graffette (paperclip) all’interno di una fabbrica potrebbe finire per sfruttare tutta la materia del pianeta a questo scopo, impedendoci di fermarla grazie alla sua superiore intelligenza. Secondo Bostrom, una volta realizzata un’IA con un livello di intelligenza pari a quello umano, il passo per raggiungere la “superintelligenza”, superando quindi significativamente i nostri livelli cognitivi, sarebbe brevissimo. A quel punto le IA diventerebbero inevitabilmente incontrollabili, quali che possano essere i loro obiettivi, perché non riusciremmo in nessun modo a prevederli e a comprenderli.

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