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Archivio per luglio 7, 2016

Oltre le paratie


Constato una divergenza estemporanea del perverso steccato del Nulla senziente; ne provo ubriacatura intensa, interiore, sublime oltre le paratie del suono psichico.

The Zero Theorem di Terry Gilliam arriva al cinema | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione dell’uscita in Italia, dopo ben tre anni, del film di Terry Gilliam, The Zero Theorem. Un misto di cyberpunk, distopia e introspezione che affascina. Credo sia da non perdere…

In un mondo futuristico e orwelliano in cui l’umanità è controllata dal potere delle corporazioni e da “uomini videocamera” che rispondono alla losca figura nota solo con il nome di Management, il genio informatico Qohen Leth (Christoph Waltz) vive recluso all’interno di una ex cappella distrutta dalle fiamme. Eccentrico, solitario e afflitto da angoscia esistenziale, Qohen da tempo lavora su un misterioso progetto – il Teorema Zero – volto a scoprire lo scopo della vita, qualora ne esista uno. Il suo lavoro e il suo isolamento sono a volte interrotti dalle visite della sensuale e vistosa Bainsley (Mélanie Thierry) e dell’adolescente prodigio Bob (Lucas Hedges). Sarà grazie a una delle invenzioni di quest’ultimo che Qohen affronterà un viaggio all’interno delle dimensioni nascoste della sua anima, dove si nascondono le risposte che sia lui che Management stanno ricercando per provare o confutare il Teorema Zero.

Toxic Jungle | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione e la recensione a un film molto interessante, imbevuto di Realismo magico: Toxic Jungle, di Gianfranco Quattrini.

Toxic Jungle racconta la storia, dalla nascita alla morte al ritorno, dei Fratelli Santoro, la mitica band di pionieri del rock argentino nella psichedelica onda dalla fine degli anni ’60 ai primi settanta. Dall’educazione musicale dei piccoli fratelli Diamond e Nicky, al primo 45 giri trasmesso in FM, al successo del primo disco, tra concerti, ragazze e prime esperienze psicotrope. Fino al richiamo della magica Ayahuasca, la ‘buona medicina’ da prendere nel folto sciamanico della Foresta Amazzonica. E alla preparazione del secondo disco. Rimasto incompiuto. La meteora dei Fratelli Santoro si interrompe, ma il mito di questi Doors tropicali non smette di perseguitare Diamond, che 40 anni dopo torna per intraprendere il viaggio interrotto di Nicky nella foresta. E liberare così il fantasma di una musica intrappolata nel cuore.

Clark Ashton Smith, l’imperatore dei sogni | Italian Sword&Sorcery


Clark Ashton SmithSu ItalianSwordAndSorcery un bell’articolo che indaga a fondo Clark Ashton Smith, l’autore che ha dato forma e poesia alle barriere dell’oscuro che inglobano, e raccontano il regno dell’inumano… Un estratto:

“Inchinatevi: Io sono l’Imperatore dei Sogni. Mi incorono con i milioni di astri colorati di mondi segreti e incredibili, e prendo i Loro perduranti cieli come mie vesti regali. E allorché mi innalzo sul Trono dove il vertice ascende, illumino l’orizzonte che s’espande nell’universo infinito”…

– C. A. Smith, “The Emperor of Dreams” (1912)

Uno degli scrittori più illustri e popolari di Weird Tales, la celebre “rivista dell’insolito e del bizzarro” (come citava il sottotitolo) che, paradossalmente, ebbe il suo periodo di maggior splendore negli anni 30 durante lo squallore della Grande Depressione americana, è stato Clark Ashton Smith (1893-1961) il quale, insieme a H.P. Lovecraft e a Robert E. Howard, fu definito – da Lyon Sprague de Camp – uno dei “Tre Moschettieri” della rivista. Sul magazine guidato da Farnsworth Wright (direttore di Weird Tales dal 1924 al 1940) apparvero tutti i suoi lavori di stampo più marcatamente macabro e orrorifico, molti dei quali sono stati poi raccolti in una serie di volumi editi dalla mitica casa editrice Arkham House, pubblicati con titoli che evocano quel sense of unknown tipico delle storie di Smith: Out of Space and Time (1942), Lost Worlds(1944), Genius Loci (1948), The Abominations of Yondo (1960), Tales of Science and Sorcery (1964) eOther Dimensions (1970).

La fortuna di questi racconti, allo stesso tempo terrorizzanti e sublimi, risiede ancora oggi nella loro prosa, immaginifica e scintillante, stilisticamente perfetta, arcaica, sognante (Smith era anche un apprezzato verseggiatore, e prima di dedicarsi alla narrativa aveva già pubblicato diversi libri di poesia; i suoi versi sono stati paragonati a quelli di Baudelaire e Rimbaud, e osannati da personalità letterarie del calibro di George Sterling e Ambrose Bierce). A detta di molti critici, Smith possedeva una prosa che lo elevava sopra al resto dei suoi contemporanei, e fu solo per necessità che si mise a scrivere narrativa per i grezzi pulp e le riviste popolari dell’epoca: fantasie velenose e sardoniche su maghi e negromanti, vampiri, diavolesse e mostri, terribili divinità e strane creature aliene, giganti, stregoni, licantropi e tutto il resto dell’immaginaria Corte dei Miracoli del racconto soprannaturale, che in Smith si arricchisce però di un substrato “cosmico” il quale traeva linfa dalla sua filosofia escapistica, allontanandolo da ogni altro suo contemporaneo e rendendolo scrittore unico nel panorama del fantastico di marchio weird. Benché riprendesse lo stile ornato e fiorente dei classici del genere (Poe, Machen e Blackwood), integrandolo con lo spleen dei poeti Decadenti, Smith nel suo isolamento sviluppò un punto di vista altamente originale, dove le vicende dell’esperienza umana appaiono al più secondarie, e simile per certi versi a quello del suo contemporaneo e amico Lovecraft. Questo, in un iter narrativo che evolse e si potenziò durante il corso delle circa cento storie che scrisse in un periodo fertile che va dal 1925 al 1936, anno in cui smise quasi completamente di produrre narrativa per dedicarsi a forme d’arte manuali come la pittura e la scultura. Le prime storie di Smith sono favole orientali influenzate dalle narrazioni delle Mille e una Notte e dal Vathek di William Beckford (a cui aggiunse anche un epilogo con “The Third Episode of Vathek”), e il soprannaturale vi gioca un ruolo ancora tutto sommato secondario. Tra le nove che appartengono a questa categoria, soltanto “The Ghost of Mohammed Din” e “The Ghoul” possono considerarsi realmente fantastiche.

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Intervista a Paolo Di Orazio | TrueFantasy


Bella intervista Paolo Di Orazio, uno dei pochi maestri horror italiani, che sta pubblicando molto in questo scorcio di storia italiana e non solo. Su TrueFantasy.

Caro Paolo, innanzitutto grazie per aver accettato l’intervista per il blog TrueFantasy, ti andrebbe di presentarci la tua nuova raccolta di racconti pubblicata pochi giorni fa da Nicola Pesce Editore dal titolo: Nero Metafisico. 23 racconti tra la carne e l’inferno?

Nero Metafisico, voluto da Nicola Pesce e accolto da me con somma gioia, è un progetto antologico che copre quasi 30 anni di pubblicazioni. I 23 racconti sono apparsi in antologie oggi irreperibili perché alcune offstream, altre di insospettabile connotazione. Ho sempre preso parte a queste iniziative editoriali, anche se underground o miste, perché la narrazione breve è la mia dimensione preferita e mi ha imposto, nel tempo, un esercizio continuo. Venendo al libro NPE, abbiamo l’opera quasi omnia che ho sempre desiderato, dato che sono nato coi racconti brevi di Poe, Lovecraft e i fumetti brevissimi Marvel e Warren, e rinato con i brevi di King e Barker. Posso dire di aver messo tutto. Il libro consta di 380 pagine, ed è diviso in tre parti tematiche (non cronologiche). Una dedicata ai racconti di possessione demoniaca, discendenti diretti dei film L’Esorcista, Il presagio, Rosemary’s baby, The Believers, Angel Heart, anche se alla lontana; la seconda parte invece sprofonda nell’horror irrazionale, dove regnano i miei preferiti La vendemmia (dall’antologia Madre Mostro, Acme, 1991), che è finito nella selezione mondiale dei Best Horror Of The Year a cura di Ellen Datlow, l’editor numero 1 al mondo per quanto riguarda la narrativa horror è Il Divoratore di cadaveri, personaggio ispirato a Simon Garth, che creai nel 1992 per un mensile horror voluto da Granata Press e mai realizzato, poi finito sulle pagine della mia resuscitata e presto abortita «Splatter».

La terza parte, invece, è più dedicata agli orrori da appartamento (il mio must). Uno di questi, Lo scarico, è ambientato a casa mia e lo pensai per una bella raccolta dedicata a Lovecraft, voluta da Gianfranco De Turris (Da Arkham alle stelle, Cagliostro ePress), ed è uno dei miei preferiti in assoluto. Sempre dedicato all’immenso HPL, c’è un provocatorio remake de I topi nel muro che ho osato convertire in un affresco tra Barker e Burroughs, sesso e delirio metafisico.

Insomma, credo di aver composto una parata di incubi completa, dove l’horror è declinato nelle principali arterie sovrannaturali, gotiche, splatterpunk (Le galline hanno gli occhi, Blocco nero).

Quali sono le caratteristiche peculiari della tua narrativa? Come definiresti il tuo stile?

Quel che mi preme è concretizzare il giusto incantesimo tra forma scritta e impressionismo. Le parole devono costruire immagini, e le azioni dei protagonisti guidare le nostre emozioni. Non so come definire il mio stile, poiché mi adatto continuamente alla natura della storia. Nella raccolta Nero Metafisico, ci sono vari miei registri, forse tutti, ma non saprei nemmeno classificarli. Il mio stile, globalmente, forse potrebbe essere definito decadente, forse proprio perché nei miei racconti non c’è mai un appiglio scientifico e razionale (ma proprio perché l’horror classico non vuole essere giustificato razionalmente – altrimenti non sarebbe racconto dell’irrazionale), né il rispetto o la fiducia dei valori sociali contemporanei. Per quanto riguarda il mio antipositivismo, addirittura molto spesso adoro lasciare un debito di spiegazioni, proprio perché trasporto il lettore dentro i fatti, come fosse egli stesso un personaggio a cui non è data alcuna risposta oggettiva. Non scrivo gialli, quindi non cerco di rassicurare il lettore, ma lasciarlo avvolto nel mistero e nella frustrazione di aver subito un torto e condiviso la beffa del destino dei protagonisti in balia degli eventi.

ADESSO-DOPO

SCIVOLO.

J. Iobiz

Scrittore. In realtà, sono solo un personaggio di fantasia, ma di quale fantasia non ricordo più

Unclearer

Enjoyable Information. Focused or Not.

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