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NeXT Hyper Obscure

Archivio per luglio 23, 2016

Sguardo frattale


Lo sguardo frattale diventa inesauribile.

La fine dell’innocenza – Uduvicio Atanagi – CrapulaClub


Un racconto breve di LeoBulero – Uduvicio Atanagi, preso CrapulaClub. Apprezzate la qualità fantastica e innovativa, interiore dell’autore, uno dei migliori talenti espressi da questi ultimi anni in Italia.

Qualcosa mi svegliò nel cuore della notte.
Mi alzai a sedere con le coperte che mi coprivano fino al petto mentre un leggero freddo scivolava sulla parte nuda del mio corpo. Mi guardai intorno, cercai di vedere meglio, di osservare la figura che si trovava a pochi metri da me immersa nella penombra ma leggermente illuminata dalle poche luci che filtravano dalla finestra. Quella cosa era vicina, così vicina da potermi quasi toccare.
Inorridii.
Mi sentii cogliere dal panico, rimasi immobile per minuti con le coperte sopra la testa, tremando, nella speranza infantile che quel centimetro di lana potesse proteggermi, nella speranza che una volta aperti di nuovo gli occhi quella cosa sarebbe scomparsa.
Passò del tempo, abbassai il lenzuolo e detti un’altra occhiata: pensai che stessi sognando, o che almeno fino a pochi minuti fa avessi sognato, guardai.
La cosa era ancora lì, immobile, non c’era dubbio che fosse lì, adesso la vedevo chiaramente, deve essere morta, qualsiasi cosa sia, pensai, deve essere morta.
Cercai di rimanere immobile, cercai di svegliarmi, ma alla fine mi resi conto dell’impossibilità di sfuggire a quella presenza, potevo rimanere lì anche per ore ma prima o poi avrei dovuto andare in bagno o mangiare o comunque spostarmi, rimasi a riflettere ancora un po’ e alla fine decisi di affrontarla.
Sgusciai fuori dalle coperte con cautela e mi sporsi con la testa dal fondo del letto, allungai il collo cercando di tenermi ancorato al materasso, cercando di evitare il contatto col terreno, la mia vista si abituò al buio, guardai ancora e fu allora che la vidi.

La festa pagana di Robert Plant, dal folk tribale al rock dei Led Zeppelin – Musica – Spettacoli – Repubblica.it


Bellissima recensione al concerto di Robert Plant di questi giorni a Milano. Di Mario “Black M” Gazzola, su Repubblica.

Incurante di qualsiasi tentazione promozionale dei fasti del suo indimenticabile passato, il Plant di oggi sale sul palco in ottima forma – con quel look che ricorda il fumettista Alan Moore e il Michael Caine-vecchio hippie nel film I Figli degli Uomini – per offrire al suo pubblico l’oggi di un’ondivaga quanto inesausta ricerca musicale di nuovi orizzonti, mai la malinconia per i giorni di fuoco che furono. Lo fa spalleggiato da un’eccellente band di sei elementi, i Sensational Space Shifters, musicisti brillanti senza primedonne a svettare per forza sul lavoro di squadra.

Hypnopazūzu (David Tibet & Youth) – Magog at the Maypole


La filastrocca si distanzia dalla discontinuità e diventa omogeneità.

Il dito indicava la globalizzazione e avevamo ragione, ma voi avete visto l’estintore | Rosario Dello Iacovo


In relazione al G8 di Genova, del 2001, una rilettura di quegli anni e del caos sociale che si è scatenato da allora. Dal blog di RosarioDelloIacovo.

A Genova abbiamo provato a dirvelo: questa globalizzazione provocherà disastri. Ma voi avete fatto spallucce e siete rimasti dalla parte dell’ordine e della legge anche quando hanno indossato i panni del boia. Mica solo dei nostri carnefici. Quelli di Carlo Giuliani, dei poveri cristi della Diaz e di Bolzaneto, delle migliaia di persone massacrate in piazza. Ma pure dei vostri. Dovreste rifletterci: noi abbiamo provato a dirvelo che si stava globalizzando lo sfruttamento e non i diritti. Che si stava allargando la forbice fra ricchi e poveri anche in occidente, e che fra quei poveri sarebbe stata scatenata ad arte una guerra.

Cosa metterete oggi a tavola, ammesso che abbiate soldi a sufficienza per riempire il frigo? Pesce surgelato in arrivo dal Pacifico, in un paese come il nostro che è tutto costa e mare? Frutta e verdura dalla sponda settentrionale dell’Africa? Hamburger con scadenza di dieci minuti che arrivano da allevamenti costruiti sulle terre rubate ad altri poveracci di un’altra parte del mondo? E già che ci siete guardatevi pure i vestiti, le scarpe, la sedia sulla quale siete seduti, la tv e il monitor dove lasciate che si perda il vostro sguardo.

Tutto proviene da ogni parte. Ovunque sia economicamente conveniente produrlo, pescarlo, allevarlo, coltivarlo, assemblarlo, brandizzarlo, rubarlo, esportarlo o importarlo. E poi quotarlo in borsa trasformandolo in capitale finanziario. Di cosa vi meravigliate, quindi, quando sotto la vostra finestra ci sono donne e uomini in carne e ossa che arrivano dai ogni angolo di questo pianeta? Anche le donne e gli uomini sono una merce, non ve l’ha mai detto nessuno? E se il capitalismo va a casa loro a comprare un’ora del loro lavoro, mettiamo a un dollaro, cosa vi stupisce se fanno il movimento inverso provando a vendere qua quell’ora di lavoro fosse pure solo a due dollari?

È la stessa logica di quell’economia di mercato contro la quale noi avevamo provato a mettervi in guardia indicandovi la luna della globalizzazione. La stessa che spinge i giovani italiani, spagnoli, portoghesi, greci, in Francia, Inghilterra e Germania. La stessa che mette in competizione italiani e stranieri in Italia. Ma voi avete preferito guardare il dito dell’estintore. Un estintore vuoto a sette metri di distanza dal retro del minuscolo finestrino di un defender. E poi l’avete chiamata legittima difesa, anche se erano ore che un corteo autorizzato veniva caricato, gassato, bastonato, rincorso, umiliato.

Noi ci siamo difesi, quando nemmeno scappare è bastato più, provando indirettamente a difendere le ragioni di tutti. Voi quando inizierete a farlo pensando che la risposta non sia un insensato nazionalismo, ma la difesa collettiva del genere umano contro un’esigua minoranza di carnefici transnazionali?

ADESSO-DOPO

SCIVOLO.

J. Iobiz

Scrittore. In realtà, sono solo un personaggio di fantasia, ma di quale fantasia non ricordo più

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"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

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