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Archivio per agosto 16, 2016

DOMIST.net – “Marco Milani” personal site & “Pykmil” webpage | My road


Novità in arrivo per Marco “pykmil” Milani, che dal suo sito segnala l’uscita su Amazon di quattro traduzioni dello stesso racconto, La mia strada. L’acquisto in lingua inglese, qui; sotto, invece, la sinossi in inglese, una delle quattro lingue in cui il racconto è stato tradotto (le altre sono tedesco, spagnolo e portoghese).

I shake my head, look at him again while he is going away, and he’s already disappeared, along his road. My road is an asphalt stripe again, while the mix of roads that before created make out a non-sense muddle is now impending over me, as if I was inside it. Everything is getting bigger and closer.
A history ‘beyond’ the borders known…

Marco non ha bisogno di presentazioni, è un’altra pietra angolare degli inizi del Connettivismo, imprescindibile dagli altri epigoni; questo racconto è il segno di una rinata voglia di esprimersi, imperdibile per chi lo conosce e motivo di conoscenza per chi non lo ha mai letto per il suo esprimersi apparentemente scanzonato, eppure denso di sapienza zen applicata al Fantastico, amore interiore per gli eventi.

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Edited by Yuk Hui and Andreas Broeckmann – 30 Years after Les Immatériaux: Art, Science, and Theory | Neural


[Letto su Neural.it]

Nella linea delle seminali mostre che hanno formulato le prime visioni di nuovi media e arte, Les Immatériaux ha un posto speciale. Curata nel 1985 da Jean-François Lyotard, con l’aiuto del design theorist Thierry Chaput al Centre Pompidou di Parigi, quell’esposizione ha contribuito a rafforzare il postmodernismo ed è stata anche una dei primi veri eventi new media, definendo in maniera critica l’importanza d’un tale approccio. Tra i suoi tratti distintivi vi era l’integrazione – negli stessi spazi – di opere d’arte e di apparati tecnologici, il design eccentrico del catalogo e i testi site-specific di Lyotard fruibili attraverso apposite cuffie mobili. Il concetto di una mostra preparata da una creativa, innovativa entità e curata da un filosofo, che intendesse realizzarsi come opera d’arte in sé, è stato meglio compreso un decennio più tardi, quando parte della società prefigurata nell’esposizione ha iniziato a materializzarsi. Al di là dell’approviggionamento del catalogo a prezzi scandalosi nei mercati di libri di seconda mano, il problema più urgente era quello di recuperare informazioni dirette (come l’intervista assai meticolosa con Jean-Louis Boissier), considerato che la maggior parte dei protagonisti erano passati a miglior vita. Questa ricerca è veramente preziosa, allora. Hui e Broeckmann hanno incluso un rapporto inedito di Lyotard sulla concezione della mostra e poi in due sezioni (arte e teoria) hanno invitato gli storici, i filosofi e gli artisti a condividere le loro ricerche e le loro memorie, la compilazione di una sorta di postuma estesa documentazione testuale della mostra, confermando anche trenta anni dopo l’aura assai speciale di Les Immatériaux.

LE APOCALISSI RITROVATE | La legenda di Carlo Menzinger


Sul blog di Carlo Menzinger un post di approfondimento sulle tematiche gnostiche, condivisibili nelle loro derive filosofiche che sfiorano le Indeterminazioni care ad Heisenberg. Uno stralcio dell’articolo:

Lo gnosticismo è stato un movimento filosofico, religioso ed esoterico, a carattere iniziatico, molto articolato e complesso, presente nel mondo ellenistico greco-romano, la cui massima diffusione si ebbe tra il II e il IV secolo d.C. Il termine gnosticismo deriva dalla parola greca gnósis (γνῶσις), cioè «conoscenza», che era l’obiettivo che esso si poneva.

Anche se parrebbe collocarsi principalmente in un contesto cristiano, in passato alcuni studiosi ritennero che lo gnosticismo precedesse il cristianesimo e inclusero credenze religiose pre-cristiane e pratiche spirituali comuni alle origini del cristianesimo, al neoplatonismo, all’ebraismo del Secondo Tempio, alle religioni misteriche e allo zoroastrismo (specialmente per ciò che riguarda lo zervanismo) (testo ripreso da wikipedia).

Come scritto in prefazione a Le Apocalissi gnostiche, “l’apocalittica immagina la storia universale come un’unità alla quale Dio ha stabilito un termine che segnerà il trionfo completo e definitivo dei giusti”.

Sempre in prefazione si evidenzia come in Ezechiele l’apocalisse fosse vista come lo scontro tra i malvagi guidati da Gog e l’Eterno, che difende i giusti e che è in Daniele che s’introduce per la prima volta la fede nella risurrezione dei giusti.

Altri ancora sono i riferimenti biblici. C’era dunque una cultura apocalittica ebraica tutto sommato poco recepita dal cristianesimo. Nel Vangelo l’unica apocalisse è Gesù Cristo e persino l’Apocalisse di Giovanni stentò a essere riconosciuta come parte di questi libri.

Le Apocalissi gnostiche furono ritrovate in lingua copta (egizio scritto in caratteri greci). Il volume non presenta un testo a fronte nell’originale, ma accanto ad alcune parole ne riporta la versione greca, soluzione che ho trovato apprezzabile, dato che, almeno per me, un intero testo a fronte si sarebbe rivelata lettura troppo impegnativa, mentre ho gradito questi veloci riferimenti linguistici.

Affascinante è leggere le differenze di visione tra i testi evangelici e quelli gnostici, anche se rimpiango di avere conoscenze teologiche alquanto limitate. In particolare, mi ha colpito il concetto che non vi sia un solo Dio, ma un Demiurgo, che crea i corpi, e un Dio supremo, vero Dio. Singolare è ritrovare l’idea platonica di un’anima completa maschile e femminile, poi scissa e che ora cerca di ricomporsi tramite l’unione sessuale, l’attrazione tra maschio e femmina.

Curiosa l’idea che il Demiurgo sostenesse la stirpe di Seth (figlio di Adamo, nato dopo la morte di Abele), contro le altre.

È questo un concetto centrale per lo gnosticismo, secondo il quale, come scrive il padre della Chiesa, Clemente Alessandrino, negli Excepta 54-56: “A partire da Adamo sono generate tre nature: la prima irrazionale, alla quale appartiene Caino; la seconda razionale e giusta alla quale appartiene Abele; la terza pneumatica alla quale appartiene Seth… Molti sono gli iilici (irrazionali) piccolo il numero degli psichici (razionali), rari sono i pneumatici”.

I pneumatici, anime giuste, devono essere educati alla perfezione, quando la raggiungeranno saranno dati in sposa agli angeli del Salvatore. Per gli irrazionali non c’è speranza, mentre i razionali, dotati di libero arbitrio, difficilmente assurgeranno, però, alla grazia.

Gli gnostici, poi, rifiutano l’organizzazione della Chiesa in “episcopi” (vescovi e diaconi), che considerano inammissibile.

Ben diversa è anche la concezione della passione di Cristo. Negli Apocrifi del Nuovo Testamento, si legge qualcosa di simile al concetto gnostico di Cristo “per voi io sono un ineffabile mistero”:

Io, dunque, non ho sofferto alcuna di queste cose che essi diranno a mio riguardo; ed anche la passione che danzando ho indicato a te e agli altri, voglio che sia chiamata ‘un mistero’. Giacché ciò che sei tu, tu lo vedi, te l’ho indicato io. Ma ciò che sono io, lo so soltanto io e nessun altro… Non curarti dei molti e disprezza coloro che sono fuori del mistero. Tu senti dire ch’io patisco, ed io invece non ho patito, ch’io non patisco, ed io invece  ho patito, ch’io sono trafitto ed io invece non sono trafitto, ch’io sono appeso, ed invece io non sono stato appeso… In breve: ciò che quelli affermano di me non ha avuto luogo, mentre ciò che essi non affermano di me è proprio ciò che ho patito.

Abisso multiforme


L’abisso nelle sue molteplici multiforme.

Le olimpiadi delle macchine intelligenti – OggiScienza


Example of how the Turing test was done.

Un altro articolo sulle Olimpiadi, questa volta dedicato alle macchine intelligenti, ovvero a quegli organismi meccanici che sono stati dotati di particolari algoritmi d’intelligenza artificiale. Su OggiScienza.

Siamo nel vivo delle Olimpiadi di Rio: migliaia di atleti, provenienti da tutto il mondo, si sfidano in centinaia di discipline diverse, puntando a un sogno davvero glorioso, conquistare una medaglia d’oro. Nel frattempo però, c’è qualcuno che ha concepito un’altra competizione globale, con dei protagonisti davvero d’eccezione: le macchine.

Infatti, la crescente complessità delle macchine ha spinto da tempo scienziati e ricercatori a identificare nuovi paradigmi per la verifica delle potenziali capacità intellettive artificiali, sottolineando l’obsolescenza di uno degli studi più famosi in proposito: il test di Turing.

Come molti già sanno, si tratta di un criterio, concepito dalla mente geniale di Alan Turing nel 1950, che consente di verificare se una macchina è in grado di pensare. Lo schema di base è molto semplice: un interrogatore umano A dialoga (usando, ad esempio, una tastiera e un terminale video) con due interlocutori: un altro umano B, e una macchina. La macchina supera il test di Turing, e quindi è (almeno potenzialmente) da ritenersi intelligente, qualora l’interlocutore umano A non sia in grado di decidere, basandosi sul contenuto delle conversazioni, quale dei due sia l’interlocutore B e quale la macchina.

L’effettiva capacità di questo test di identificare un comportamento intelligente, o meglio, senziente, in un automa è sempre stato oggetto di dispute e discussioni molto serrate nel mondo scientifico. Quando, nel 2014, un chatbot denominato Eugene Goostman, imitando le risposte di un tredicenne ucraino, ha infine superato il test, alcuni ricercatori si sono convinti della sostanziale inefficacia pratica del criterio ideato da Turing.

Infatti, per quanto sofisticato, Eugene Goostman è un algoritmo che non possiede alcun barlume di intelligenza, intesa come auto-consapevolezza, volontà o simili: esso è nient’altro che un algoritmo sviluppato da un programmatore umano, che lo ha munito di una efficacissima capacità di apparire, nelle sue risposte, del tutto simile a un ragazzino.

E c’è chi è sicuro di poter andar oltre: Charlie Ortiz, direttore del Laboratory for AI and Natural Language Processing di Nuance Communications è uno dei più convinti assertori di questa possibilità. Al punto da concepire una vera e propria sfida a cui algoritmi e automi di nuova generazione dovranno sottoporsi affinchè li si possa ritenere, con maggiore certezza, intelligenti: il Winograd Schema Challenge. Insomma, una sorta di olimpiadi di intelligenza artificiale, con tanto di podio, medaglie e commissione.

Nato tre anni fa, il simposio biennale voluto da Ortiz raccoglie tutti i più brillanti e visionari scienziati che, in giro per il mondo, studiano o sviluppano automi in grado di manifestare quello che è ormai comunemente ritenuto un prerequisito fondamentale di un’intelligenza simile a quella umana: il senso comune.

Per Ortiz, infatti, una macchina può dirsi davvero intelligente se è in grado di affrontare e risolvere una serie di situazioni che richiedono non una mera capacità di analisi sintattica, ma una spiccata dose di capacità di interpretazione e di pensiero laterale e, perchè no, di senso dell’umorismo: doti tutte molto umane.

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