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Archivio per agosto 31, 2016

Nemico (e) immaginario. Il postumano tra soggettivazione emancipatoria e nuove forme di dominio – Carmilla on line x


Da CarmillaOnLine un articolo molto speculativo sul postumano, su ciò che significa socialmente e su come l’immaginario SF di varia estrazione politica abbia trattato la suggestione che, ormai, di suggestione ha più ben poco. Un estratto:

Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80 anche in Italia, grazie a studiosi come il compianto Antonio Caronia, si apre un serrato dibattito sulle trasformazioni tecnologiche che stanno investendo tanto il sistema produttivo che il soggetto stesso. A tal proposito Giuliano Spagnul (“Distruggere l’utopia”) sottolinea come Caronia non parli di mutazione antropologica come conseguenza di una tecnologia intesa come agente autonomo; essendo la tecnologia figlia dell’attività umana, essa non può essere causa ma sintomo della trasformazione che avvolge l’essere umano. Ne consegue che non è possibile concepire l’ibridazione uomo-macchina o solo come minaccia o solo come promessa esaltante e ciò vale a maggior ragione per una contemporaneità che ha notevolmente ridotto la distanza tra naturale ed artificiale, tanto che quest’ultimo appare sempre più inglobato all’interno dell’uomo. «Caronia non rinnega l’interesse e la necessità di affrontare il nuovo e di accettare la sfida di un mondo in cui reale e immaginario sempre più sembrano fondersi; semplicemente, in una radicale scelta anti-utopica, ancora il proprio interesse a un presente che possa contenere in sé il futuro come possibilità e non come programma» (p. 24).

Per meglio comprendere la questione del postumano, vale la pena indagare quell’ambito che, meglio di ogni altro, da tempo si è posto tanto il problema del rapporto tra l’uomo e la tecnologia, quanto la proiezione del presente nel futuro: la fantascienza. Lo scritto di Domenico Gallo (“Una solitudine inespugnabile. Critica del presente ed elaborazione del futuro nella fantascienza statunitense”) si focalizza proprio sull’uso della fantascienza come strumento di elaborazione politica e sull’impatto delle scienze e della tecnica sull’organizzazione sociale. Lo studioso ricorda come a partire da fine Ottocento la tradizione dell’utopia come luogo isolato subisca una netta trasformazione. «Dalla critica all’utopia nasce il desiderio di costruire una società migliore combattendo all’interno dei luoghi dello sfruttamento occidentale […] È un passaggio importante quello che dall’idealizzazione letteraria conduce all’utopia come pratica, perché dimostra che anche le classi che erano state escluse dalla cultura e dalla lotta per il potere, e i cui desideri di pace e prosperità erano stati esclusivamente declinati dalla religione, potevano essere realizzati nella vita reale» (pp. 25-26). Dunque, contro l’idea tradizionale di utopia come luogo separato di molta letteratura americana «si schiera una cultura collettiva e urbana che, attraverso il sindacalismo, si sposta progressivamente dall’utopia al miglioramento quotidiano delle condizioni di vita e di lavoro. L’altra linea proviene dall’Illuminismo e dal mito del progresso scientifico e tecnologico, che ha supportato negli Stati Uniti la creazione di un ceto di tecnici sempre più numeroso e che ha giocato un ruolo ambivalente all’interno dei rapporti [di] classe» (pp. 26-27).

Storia naturale del nerd | N I G R I C A N T E


frankensteinSul blog di Michele “DottoreInNiente” Nigro, una riflessione sul concetto di nerd applicato principalmente al capolavoro letterario romantico Frankstein. Un estratto:

Colgo la triste occasione della dipartita del mitico Gene Wilder (“Frankenstein Junior”) per parlarvi di un libro letto non molto tempo fa – “Storia naturale del nerd” di Benjamin Nugent (Isbn Edizioni) – e in particolare per soffermarmi sul capitolo intitolato Contro gli scienziati nelle torri, che a mio avviso rappresenta il punto nevralgico (o uno dei punti) della tesi di Nugent sull’eziologia del nerdismo. E per farlo l’autore attinge a piene mani dalla letteratura gotico-fantascientifica e precisamente scomoda il noto “romanzo nero” Frankenstein, o il moderno Prometeo della scrittrice britannica Mary Shelley.

Secondo Nugent, Victor Frankenstein è un proto-nerd; e infatti scrive: <<… l’antieroe è uno scienziato genialoide che finisce per sottrarsi completamente all’affetto dei suoi cari… […] rappresentando così la sua sete di conoscenza come un surrogato di un più urgente bisogno virile (“penetrare” i segreti della natura, n.d.b.). […] Ma al contrario del desiderio amoroso, il desiderio di progresso scientifico finisce per corrompere lentamente il corpo. […] La bellezza e la salute, qualità importanti per un giovane uomo che vuol essere marito e padre, vengono sacrificate alle esigenze della scienza.>>

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Tonalità


Sfocando i bipolarismi su tonalità psichedeliche, per comprenderle.

THE PINK FLOYD EXHIBITION: “THEIR MORTAL REMAINS” | PINK FLOYD ITALIA


Come ci dice PinkFloydItalia, a maggio prossimo, a Londra, ci sarà la mostra Their mortal remains. Cos’è?

Si svolgerà al London Victoria and Albert Museum la prima grande retrospettiva internazionale dei Pink Floyd. Per celebrare i 50 anni dal primo singolo Arnold Layne, e oltre 200 milioni di dischi venduti in seguito, la mostra sarà un viaggio coinvolgente, multisensoriale e teatrale attraverso il mondo straordinario dei Pink Floyd.
Una storia di suono, design, performance, musica e tanto altro, dalla scena underground negli anni 60 ai giorni nostri, il loro uso innovativo di effetti speciali, sperimentazione sonora, immagini potenti e critica sociale. La mostra segna la prima collaborazione da decenni dei membri rimanenti dei Pink Floyd ed è promosso da Michael Cohl e Iconic Entertainment Studios. La mostra The Pink Floyd Exhibition: Their Mortal Remains si apre il 13 maggio 2017 per 20 settimane.

Per acquistare i biglietti clicca qui. Per il sito ufficiale della mostra e tutte le info clicca qui.

Infinity Room, unquantifiable time and space | Neural


[Letto su Neural.it]

Nord, Sud, Ovest, Est. Un metro, un piede, un miglio, un pollice, un pixel. Buona parte della nostra serenità spesso deriva da certezze, da sovrastrutture, da unità di misurazione, dal rispetto dei ruoli, dalla conoscenza dello spazio e del tempo. I nostri sensi ci guidano per esplorare il mondo che ci circonda, eppure spesso non basta. Molte volte, infatti, è necessario arrendersi all’idea che non tutto sia misurabile o universalmente conoscibile. La mente umana è così complessa, così profondi i nostri stimoli, da renderci esseri viventi costantemente alla ricerca di nuove esperienze sensoriali. Presso lo Zorlu Performing Art Center di Istanbul è stata recentemente presentata l’installazione Infinity Room dell’artista turco Refik Anadol che, in un progetto più vasto di studi sulle realtà immersive, ha concepito una stanza dove il fruitore possa avere la percezione di essere fisicamente presente in un mondo non fisico. La proiezione di un’animazione cinetica 3D basata su algoritmi crea una serie di pattern di luci che danzano sulle pareti della stanza fino a plasmarle in nuove forme in movimento, eludendo la percezione umana e creando l’illusione di una dimensione diversa da quelle conosciute. Una stanza per compiere un viaggio non solo visivo, ma musicale e sensoriale che voli altrove, trasportando il visitatore in una realtà mutevole, inaffidabile eppure convincente. Un’esperienza per mettere a dura prova la razionalità e la costante ricerca umana di punti di riferimento. Un luogo dove il tempo e lo spazio perdono le proprie caratteristiche analogiche di misurabilità: la stanza dell’infinito.

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“Siamo l’esperimento di controllo, il pianeta cui nessuno si è interessato, il luogo dove nessuno è mai intervenuto. Un mondo di calibratura decaduto. (…) La Terra è un argomento di lezione per gli apprendisti dei.” Carl Sagan

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Laudabunt alii claram Rhodon aut Mytilenem...

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