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Ripensare la sete: critica situazionista della società della merce – Carmilla on line x


Su CarmillaOnLine un lungo articolo sul Situazionismo. Imperdibile. Un estratto:

[L’Internazionale Situazionista può essere senza dubbio considerata come uno dei più luminosi esempi di pensiero critico radicale espresso dalle lotte della seconda metà del ‘900. Il principale motivo per potere sostenere ciò risiede nel fatto che tale movimento, nelle sue espressioni più significative, ha saputo anticipare e tentato di fornire gli strumenti teorici per realizzare una rivoluzione che non fosse soltanto frutto e figlia della necessità, ma anche, e soprattutto, della ricerca della felicità collettiva e individuale e della piena realizzazione dell’essere sociale. In questa ricerca i situazionisti presero le distanza dalle forme partitiche ed organizzative prodotte fino ad allora dal Movimento Operaio, sganciando il pensiero antagonista dalla semplice critica della miseria economica, destinata sempre a produrre soltanto ipotesi di carattere economicistico e riformista, per misurarsi più in generale con l’immaginario che stava alla base di tale produzione ideologica. Così, oltre che critici del lavoro salariato e della società divisa in classi e dello Stato che la giustificava, i rappresentanti dell’Internazionale Situazionista appuntarono i loro strali su quelli che fino ad allora erano stati aspetti minori, e spesso dimenticati, della teoria rivoluzionaria: le merci, intese come strumento di soddisfazione di bisogni profondi di realizzazione individuale e collettiva attraverso il consumismo, e il tempo libero, inteso come momento dedicato al consumo più che ad una effettiva liberazione dell’individuo e della collettività dal lavoro salariato e dalla schiavitù capitalistica. Nel fare ciò furono forse i primi ad individuare il terreno del politico come uno dei territori dell’immaginario collettivo. Immaginario che se non fosse stato rovesciato non avrebbe fatto altro che prolungare la schiavitù capitalistica basata sul lavoro salariato e sul consumo mercantile di tutto ciò di cui era stato precedentemente espropriato l’essere umano proletarizzato. Anche una volta “fatta” la Rivoluzione, come la drammatica esperienza sovietica e stalinista avevano già fin troppo bene dimostrato. Proprio per questo furono i primi e migliori interpreti del’68, avendo saputo anticiparne i contenuti e gli slogan più originali (“L’immaginazione al potere”) fin dai primi anni sessanta. In questo senso l’ultimo testo di Gianfranco Marelli, studioso da sempre del Situazionismo e dei suoi protagonisti,1 si rivela una guida magistrale per cogliere tutte le sfumature della critica della società delle merci operato dal detournment situazionista nei confronti di quella insaziabile sete di felicità che accompagnava, e probabilmente accompagna ancora, la lotta di classe e che veniva però tradita da un immaginario ancora basato sul consumo di un prodotto già a monte reificato in forma mercantile. Si trattasse, o si tratti ancora, pure di sentimenti, sogni e ideali. Come lo stesso Marelli dimostra ancora una volta in questa occasione non sempre tutto filò liscio e gli stessi critici del “reale” non poterono sempre esimersi dalla critica a cui furono sottoposti dalla “realtà” in grazia anche dei forti personalismi che caratterizzarono e finirono col dividere tra di loro i principali esponenti del movimento, ma ciò non toglie che quella esperienza sia degna ancor di grande attenzione. Qui di seguito pertanto si riproducono le pagine 62 e 63 del testo in questione, utili al fine di riassumere i caratteri generali della “politica” situazionista.]

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1 commento»

  glencoe wrote @

L’ha ribloggato su l'eta' della innocenza.

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