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A Convention of Tiny Movements, Objects, subjects, spies | Neural


[Letto su Neural.it]

A guardarsi intorno in una giornata-tipo di una fiera di arte moderna e contemporanea, troveremo: studenti curiosi alla ricerca di illuminazioni, accompagnatori annoiati, professionisti del settore (che sembra sempre stiano facendo qualcosa di importantissimo), personale dipendente (che sembra spesso fare il conto alla rovescia delle ore restanti), coppie di innamorati che bighellonano, contenti di una scusa qualsiasi per passare una giornata insieme, donne di mezza età alla scoperta di nuove verità… Con un pubblico così eterogeneo nell’età così come negli intenti, spesso le opere d’arte restano protagoniste in disparte. Incomprese, fraintese, talvolta abusate, dal costo imprecisato e comunque, pur sempre numerosissime. Senza una guida, impossibile orientarsi in questi hangar enormi, pieni di bisbiglii e commenti, brulicanti di visitatori e di imprecisate genialità. Come affrontare tutto questo? Scarpe comode, spirito di attenzione e, ovviamente, uno snack. Ma se lo snack fa parte di un’installazione, allora è l’era in cui le opere si avvicinano veramente allo spettatore, causando riflessioni, paranoie, un sorriso e una piccola scorta di carboidrati. A questo deve aver pensato il brillante artista, dj e ricercatore Lawrence Abu Hamdan, giovanissimo eppure già affermato collaboratore di giustizia per le sue perizie sul suono in casi di omicidio ed immigrazione. La sua complessa opera A Convention of Tiny Movements, commissionatagli in occasione dell’Armory Show di New York, è nata sulla base della scoperta di alcuni informatici del MIT che, registrando con video ad alta velocità degli oggetti colpiti dalle onde sonore, sono stati in grado di estrarre le microscopiche vibrazioni che essi producono, ricostruendo, in parte, il suono di partenza. In una stanza, oggetti di uso comune come una pianta in vaso, un bicchiere d’acqua e, appunto, un pacchetto di patatine, posano in bella vista, accogliendo sulle proprie superfici tutti i suoni generati d’intorno. Simbolici microfoni sono situati nello spazio e creano una futuristica situazione in cui gli oggetti non sono più semplici oggetti, ma diventano ascoltatori, o forse trasmittenti. 5.000 pacchetti di patatine, con questa spiegazione stampata sul retro, sono stati lasciati a disposizione dei visitatori, finendo ben presto in tutta la fiera, come potenziali oggetti-spia di un futuro, non più troppo lontano.

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