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Archivio per ottobre 8, 2016

Oltre il sipario


Propagando le derive sinaptiche, si risentono le urla dei ricordi infangati, proventi di pura fascinazione psichica: sei oltre il sipario.

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Ladytron – Destroy Everything You Touch


EasyPop acidino? Perché no?

Intervista a Danilo Arona | Weird Magazine | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Su WeirdMagazine è uscita una bellissima intervista a DaniloArona; ne estrapoliamo alcuni brani che riguardano anche Kipple, che è piena di persone che guardano a Danilo come a un guru connettivo_sciamanico. Eccole qui:

È da poco fuori per Kipple la riedizione del tuo romanzo “Blue Siren e l’ultimo giro di vite”, che, come si evince dal titolo, analizza in chiave macabra il celebre romanzo di James. Raccontaci qualcosa di questa tua interessante destrutturazione del classico e anche del tuo rapporto con “Il giro di vite”.

In prima cosa ho “continuato” il “Giro di vite” di James. Perché il finale sospeso di quel capolavoro inarrivabile è quasi un invito a provarci anche se l’accademico che giace sepolto in me urla al sacrilegio. Urla insopportabili quando iniziai, ma gradualmente scoprii che nel mondo non ero l’unico. Alla rinfusa: Michael Hastings con “The Nightcomers”, che fu anche la sceneggiatura del film “Improvvisamente un uomo nella notte”; il lungo e raffinato omaggio inserito nel capolavoro di Peter Straub “Ghost Story”, in Italia “La casa dei fantasmi”; un ulteriore prequel, in forma di rappresentazione teatrale, firmato da Don Nigro, “Quint and Miss Jessel at Bly”; due clamorosi adattamenti a fumetti, l’uno di Alfredo Castelli e del sublime disegnatore Aldo Di Gennaro, uscito negli anni Settanta nella rivista “Horror” di Gino Sansoni, e l’altro, perla nella mia biblioteca, di Guido Crepax uscito nel 1989; un apocrifo di Sherlock Holmes a firma di Donald Serrell Thomas “Sherlock Holmes and the Ghosts of Bly” e nientepopodimeno che Joyce Carroll Oates nel racconto “The Accursed Inhabitants of the House of Bly”, pubblicato nell’antologia personale “Haunted – Tales of the Grotesque”. Mi pare di essere in ottima compagnia. Diciamo che prima ho scritto il sequel che è in buona sostanza un lungo interrogatorio cui è sottoposta Miss Giddens da parte di un avvocato incaricato dallo zio di Flora e Miles di indagare sulla misteriosa morte di quest’ultimo. Poi ho recuperato la cornice di James “al contrario” nel senso che l’ho trasformata in una provvisoria conclusione post-interrogatorio, con quei personaggi che hanno ascoltato i fatti di Bly destinati a diventare I Veglianti, una sorta di cricca esoterica che si dedica alle sedute spiritiche e ai racconti di fantasmi. Non mi addentro, per non complicare troppo l’esposizione del prolungamento contemporaneo, nelle varie vicende dell’oggi e in che modo di azzecchino con “Giro di vite”. Ma ci azzeccano… perché da un peccatuccio del turpe giardiniere Quint con Miss Jessell scaturì una bimba “mai nata”. E quella bimba, annegata in grembo materno nelle acque di Bly, se fosse nata sarebbe stata chiamata Melissa… Ma qui mi devo fermare. Magari qualcuno vorrebbe leggere.

Veniamo a un altro archetipo per te fondamentale: Melissa. Fra realtà e leggenda, vorrei comprendere come nasce un personaggio.

Già, ne abbiamo appena parlato. Che devo dirti? Come nasce il personaggio l’ho già confessato più volte. L’ho scoperta in rete in un sito scomparso http://www.melissa1999 e la storia di questa misteriosa sconosciuta investita sulla Bologna/ Padova che proiettava nel momento della sua morte la sua immagine in altre cinque zone autostradali al momento dell’impatto, con tanto di testimoni, era un bel gancio narrativo. Prima di farla mia (si fa per dire), ho tentato in ogni modo e pubblicamente di entrare in contatto con il webmaster del sito che nel frattempo aveva già smantellato il tutto. Volevo riconoscergli copy ed eventuali diritti, se mai li avesse accampati. Poi Melissa, per colpa o per merito di una certa antologia, si è evoluta. Ha delle origini mitologiche, anzi direi “cosmiche”, che sono raccontate da un certo Yon Kasarai in “Pazuzu” (Delos) e riportate ancora nei Libri Proibiti del medesimo dei quali un frammento è apparso, appunto, in “Bad Prisma”. Facendo l’inventario, Melissa appare per la prima volta in “Cronache di Bassavilla” e prosegue la sua carriera, si fa per dire, in “Melissa Parker e l’incendio perfetto”, “Pazuzu”, “Ritorno a Bassavilla”, “Blue Siren e l’ultimo giro di vite”, “Gli ultimi giorni di Bassavilla” e “Km 98”. Poi esistono contributi non di mio pugno in tutta l’antologia “Melissa e dintorni” e comparsate di altissimo rango ne “Il Diacono” di Andrea G. Colombo e in “Zona Zero” di Sergio Altieri. In onore della sua natura prismatica, Melissa è il Male al femminile in grado di irrompere in ogni epoca e situazione di crisi.

In alcuni casi come “L’ombra del Dio alato” (Marco Tropea, Kipple), il saggio pare voler tornare quasi nell’alveo della narrativa. Il narratore che è in te cerca sempre di venire fuori?

Sicuro. E viceversa. Sono due anime. Ma, appunto, come Price, mi sento bipolare. Sì, un paio di capitoli de “L’ombra del dio alato” sono pura fiction. Ma francamente l’argomento quasi lo richiedeva. Pazuzu, non so se mi spiego…

Praticare la notte di Ksenja Laginja, recensione di Federico Cerminara


Bella recensione, significativa e intensa perché scava nelle parole, nei sensi, alla silloge di Ksenja Laginja, Praticare la notte. La trovate su VersanteRipido; un estratto:

Qualche giorno fa il mio vicino ha rischiato di investire un gatto mentre tornava dal lavoro. Il micio era messo male già di suo, pieno di graffi, tremava; Carlo lo ha preso con sé, lo ha fatto visitare da un veterinario, ora il gattino se ne sta accoccolato sotto una copertina, in una cesta rotonda sul terrazzo che vista dal mio balcone sembra un anfiteatro romano. Sta bene, ha soltanto bisogno di qualche giorno per leccarsi le ferite, avvolto nella piccola bolla a forma di Colosseo che gli hanno regalato.

Ho pensato molto al gatto del mio vicino mentre leggevo le poesie di Ksenja LaginjaPraticare la notte (Giulio Ladolfi Editore) nel suo raccontare la lotta quotidiana con i sentimenti, con il peso della distanza, con l’angoscia dei ricordi (Ho socchiuso la porta \ perché l’ultima traccia di te \ abbandonasse quelle stanze \ insieme alla caffettiera che \ comprammo a natale \ a tutte le cose \ lasciate cadere distrattamente \ agli angoli della cucina), ci descrive inermi, indifesi (il passato esce dall’ingresso principale \ ma le porte sono difettose). Impauriti come il micio che il mio vicino ha affidato alle cure della coperta perché potesse guarire. Come il gatto anche noi avremmo bisogno di una cesta in cui imparare a coltivare l’assenza (Ti confesso che non è stato semplice \ calcare il mondo senza radici), a lenire il dolore (non è servito a niente \ insultare la tua voce \ né scaraventare il tuo nome \ lontano). Avremmo bisogno di un cerchio degli affetti, un cerchio della fiducia, uno spazio abbastanza grande da avvolgerci assieme a un’altra persona, abbastanza piccolo da non farcene sentire la mancanza quando si è soli. I graffi del tempo devono fare meno male sotto una coperta di lana (Ricordi l’inverno passato? \ Venivi a coprirmi nella notte).

Praticare la notte è il disegno del cerchio, è il racconto della fortezza, dell’assedio e allo stesso tempo delle ferite; nei versi di Ksenja Laginja prendono vita i ricordi che vorremmo cancellare e di cui non possiamo fare a meno (ce l’hanno chiesto così spesso \ restiamo qui \ cogliamo l’attimo, la virgola, il punto). Praticare la notte è il racconto del tentativo, quotidiano, di fare pace con l’amore disseminato lungo la strada.

PINK FLOYD: CHILDHOOD’S END – VIDEO UFFICIALE | PINK FLOYD ITALIA


[Letto su PinkFloydItalia – I Floyd sono morti (alcuni per davvero) ma stanno riuscendo a essere di nuovi vivi…]

tumblr_mw34s3jx4v1rkuqo0o1_1280In attesa dell’uscita l’11 Novembre del “mega-box” THE EARLY YEARS BOX SET 1965-1972 il canale YouTube dei Pink Floyd sta pubblicando dei video di alcune canzoni con del materiale rimasterizzato presente nel box.

Questa è la volta di Childhood’s End dal settimo album dei Pink Floyd Obscured By Clouds, che è stato remixato dai master tapes originali nel 2016 da Andy Jackson e Damon Iddins. Nel febbraio 1972, la band stava già suonando quello che poi sarebbe diventato “The Dark Side Of The Moon” dal vivo e aveva iniziato a registrarlo, ma la produzione è stata brevemente interrotta quando hanno accettato la loro seconda commissione per il regista Barbet Schroeder, per creare la colonna sonora del suo film La Vallée. Nell’ultima settimana di febbraio del 1972, i Pink Floyd hanno iniziato a lavorare agli Strawberry Studios in Herouville, Francia, e come David Gilmour in seguito ha detto: “Ci siamo seduti in una stanza, abbiamo scritto, registrato, come una linea di produzione“. Il risultato sono stati 10 pezzi di musica: sei canzoni di cui quattro strumentali, che Melody Maker ha descritto come “alcuni dei brani strumentali più aggressivi che i Floyd abbiano mai registrato“.

Childhood’s End di David Gilmour è stato uno dei pochi brani della colonna sonora a essere incluso negli spettacoli dal vivo dei Pink Floyd ed è stata suonata in alcune date europee a partire dal 1 dicembre 1972, e dall’inizio del tour in Nord America del marzo 1973 anche con un passaggio strumentale esteso.

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